Violenza sulle Donne, Amato (PaP): "Non ci accontentiamo di una mera celebrazione ma pretendiamo i diritti che ci spettano"

"Azioni e tutele concrete, investimenti per stare a fianco a chi lavora sul campo e progetti trasversali per un cambiamento culturale"

Questo l'intervento della consigliera Miriam Amato

"In conferenza dei capigruppo ho  proposto di organizzare come Consiglio Comunale  un convegno o un consiglio aperto, nel Salone dei 500 con tutte le realtà che ogni giorno lavorano a fianco delle donne, nella quotidianità,  nella disperazione, nella solitudine, per non ridurre il dibattito ad una mera celebrazione, ma per confrontarci e cercare soluzioni concrete che possano incidere sulla vita delle Donne ed a sostegno di chi è sul campo.

E’ di stamane la notizia del suicidio di una ragazza di 18 anni incinta, non so nulla della sua vita, ma la solitudine e la sofferenza riconduce a una probabile violenza, la violenza sociale in cui mutualismo e solidarietà  spariscono dal sentire comune e dalle politiche di governo, dove si registrano continui tagli al settore.

Dopo aver fatto un minuto di silenzio per ricordare l’ultima vittima, nella nostra città mentre era in viaggio di nozze, bisogna ribadire che non si può ridurre queste tragiche morti a mere statistiche, non dobbiamo farne un dibattito celebrativo, ma pretendere che le donne abbiano i diritti che gli spettano.

Non abbiamo bisogno di essere difese, ma di avere la certezza che davanti alla denuncia di una Donna ci siano  provvedimenti concreti e tutele. Invece, ancora oggi sono troppe le volte in cui nonostante le richieste d'intervento si arriva al più tragico degli epiloghi. 

La cultura dominante rimane quella della  stigmatizzazione verso chi subisce violenza, ancora oggi si sente dire “se l'è cercata”, tabù, pregiudizi, e altri veleni che affliggono le donne , fisicamente e mentalmente, lasciandole sempre più sole.

Il contributo di Daniela Morozzi ha ricondotto il tema sull’importanza della scuola e della cultura a partire dall'infanzia, dal nostro approccio ai bambini sono tanti i pregiudizi che distrattamente rischiamo di trasferire alle nuove generazioni. Il bambino è  spesso costretto a  rinnegare le proprie debolezze, la bambina si trova cucita addosso l'accezione maschiaccio  se vivace, forte e determinata,  come qualcosa di snaturato. Atteggiamenti e termini che incanalano verso stereotipi che umiliano la loro identità  ed incidono sugli adulti di domani". (fdr)

 

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