Invimit. Tommaso Grassi (Frs) e Miriam Amato (PaP): “A giugno venduti tre appartamenti ex Comune. Da grande operazione a svendita di beni per conto del Comune. Conferiti 42 appartamenti al fondo in cambio di 3 milioni”

“Sfidiamo l’amministrazione a dimostrarci quale sia stato il guadagno per il Comune e la collettività?”

A fine giugno, senza informazione alla collettività e grazie ad un accordo tra Invimit e il consiglio notarile, sono stati venduti tre appartamenti di quelli che sono stati conferiti dal Comune di Firenze alla fine dello scorso anno nel fondo immobiliare di investimento ‘Sviluppo Italia’ – affermano il capogruppo di Firenze riparte a sinistra Tommaso Grassi e la consigliera di Potere al Popolo Miriam Amato insieme al delegato Cobas Giuseppe Cazzato ed all'esponente di Potere al Popolo Lorenzo alba – e, sorprendentemente scoprire che quella che, per l’amministrazione fiorentina, doveva essere una operazione ventennale che portava risorse fresche al Comune si è trasformata nella vendita, a prezzi scontati, dei beni immobili tramite avviso”.

Ricostruendo la vicenda il Comune ha ceduto gli appartamenti al fondo con uno sconto di oltre il 13% sul reale valore commerciale, ha incassato solo il 30% del totale, pari a poco più di 3 milioni di euro, e il fondo ha emesso, per adesso nel mese di giugno scorso, sedici bandi per la vendita al prezzo pieno. Un prezzo – proseguono Grassi, Amato, Cazzato e Alba – che, in alcuni casi ci è, da sempre, parso assai ridicolo: per capirlo basta prendere in esame i tre appartamenti già venduti. Due case da oltre 70 metri quadrati ciascuna, sul piazzale Michelangelo, con qualche centinaio di metri quadrati di giardino confinanti col giardino dell’Iris; venduti ognuno a poco più di 230mila euro. Oppure l’altro, un appartamento da 6,5 vani in via dello Sprone, pieno centro storico, venduto a 336mila euro: curioso scoprire che se nella valutazione del bene in fase di vendita, dal Comune al fondo, era stato deprezzato perché in pessime condizioni, negli atti di vendita di giugno si scopre, che, senza alcun intervento, il bene è diventato in sufficiente stato di manutenzione. Miracoloso, diremmo!”.

Cosa succederà adesso agli altri 13 immobili, messi in vendita e non aggiudicati? Il fondo procederà alla vendita in trattative private con chi vorrà farsi avanti, abbassando ulteriormente il prezzo? Già questa procedura di giugno scorso aveva ben poco di trasparente, nessun avviso sui quotidiani come sarebbe di prassi nei casi di vendita da parte di enti pubblici, e non è stato fatto nulla per far conoscere l’asta, pensiamo a cosa succederebbe in caso di trattative dirette. Una operazione immobiliare – continuano Grassi, Amato, Cazzato e Alba – che ha sempre visto la nostra più ferma opposizione, dentro e fuori le istituzioni: dopo il caso degli alloggi di via dei Pepi, sui quali il Comune ha visto respingere anche la sospensiva davanti al Consiglio di Stato riguardo alla sentenza che dà ragione a Giuseppe, riconoscendo la natura Erp dell’intero complesso, adesso si apre un nuovo fronte. Se il Comune avesse voluto vendere gli alloggi non c’era bisogno che ricorresse ad Invimit ma, molto probabilmente, era necessario trovare un soggetto terzo che non avesse problemi a sporcarsi le mani e l’immagine, dopo che il Comune aveva provveduto a liberare ogni alloggio, poi conferito al fondo. Infatti ricordiamo come in molti casi, il Comune ha spostato nuclei assegnatari degli alloggi, adesso in vendita dal fondo, classificandoli come non Erp, ma assegnando loro gran parte degli alloggi Erp di Viale Giannotti”.

Anche le poche risorse finora incassate sono servite all’amministrazione per ridurre il debito verso le banche per circa 3 milioni di euro. Davvero poco rispetto al valore in un momento di crisi economica e di emergenza abitativa degli alloggi ceduti, e una completa incertezza sulle risorse che dovranno entrare nelle casse del Comune in futuro dai ‘proventi’ del fondo immobiliare. Si è conferito 100 per avere 30 certi e subito e 70 incerti e forse tra vent’anni. Sfidiamo l’amministrazione – concludono Amato, Grassi, Cazzato e Alba – a dimostrarci, nell’intera operazione Invimit, quale sia stato il guadagno per il Comune e la collettività e quali invece i costi sostenuti, diretti ed indiretti, pur di vendere”. (s.spa.)

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