percorribile in autonomia da persone non vedenti
con difficoltà anche con accompagnatore per disabili su ruote
Dal Via de Guicciardini fino all' incrocio di Via Porta Rossa con Via de Tornabuoni, il percorso ha la forma di una 'L' con il giro di 90° in senso antiorario, più una 'I' in direzione Nord, più precisamente Nord-Est

torna a inizio
pagina Adesso si torna indietro per via de' Guicciardini fino ad arrivare all'altezza del Ponte Vecchio dove si svolta a sinistra in borgo San Jacopo: qui, in cantonale, è posta la Fonte del Bacchino, statua bronzea in una nicchia a filo muro, sopra una vasca in marmo bardiglio, su uno zoccolo sporgente di tre scalini.
Il
vissuto borgo, ricco di negozi di ogni tipo, prende il nome dall'antica
chiesa di San Jacopo Soprarno del
XII secolo, già parrocchia di uno dei tre primitivi borghi esistenti
nella presente zona d'Oltrarno: borgo Pitiglioso l'odierna via dè
Bardi, borgo di Piazza oggi via dè Guicciardini e l'invariato borgo
San Jacopo.
Preceduta da tre case torri, sul lato destro a circa metà di questa
strada, si incontra la chiesa che mostra un breve porticato a tre archi
poggianti su colonne dai pregevoli capitelli.
Il secentesco campanile è opera di Gherardo Silvani, mentre la cupoletta,
progettata da Filippo Brunelleschi, pare sia stata di studio per realizzare
poi il cupolone di Santa Maria del Fiore.
La chiesa era nota anche perchè il suo priore, nella
ricorrenza del 25 luglio festività di Sant'
Jacopo (così com'era detto in
Firenze l'apostolo San Giacomo Maggiore), organizzava a sue spese il Palio
dei Navicelli in Arno. Infatti alla sera, fino dal lontano 1250, i barcaioli
disputavano a furia di vigorosi colpi di stanga la tipica "regata", sullo
specchio d'acqua fra Ponte Vecchio e la pescaia di Santa Rosa.
La partenza
dei navicelli avveniva proprio dal greto su cui ancora aggetta, sui caratteristici
sporti, l'abside della chiesa che i fiorentini indicano affettuosamente
come la "chiesa col culo in Arno" perchè nei momenti di piena quando il
livello del fiume aumenta, le acque vanno con impeto a bagnare la sua parte
absidale che può essere osservata dal Ponte Santa Trinità.
Al termine del borgo, sulla sinistra dove confluisce via dello Sprone, si trova la buontalentiana Fontana dello Sprone, opera di Andrea di Michelangelo Ferrucci. Risalente al 1608, il singolare e decorativo arredo urbano costituito da un mascherone che getta acqua nel sottostante bacile a forma di conchiglia, esalta lo spigolo a cuneo della cantonata.
Girando ora a destra ci si immette nella piccola piazza de' Frescobaldi per dirigersi poi sul ponte Santa Trinita.
Questo,
nell'ordine di tempo, fu il quarto ponte ad unire le due sponde dell'Arno
cittadino; costruito in legno nel 1252 per volere del nobile mercante Lamberto
Frescobaldi, che risiedeva in piazza Santa Trinità, per sette anni
divenne pure un'ottima terrazza per assistere alle feste che si svolgevano
frequentemente sul fiume, terrazza talmente vissuta che, nel 1259, durante
una rappresentazione, per l'enorme peso degli spettatori rovinò tragicamente.
Ricostruito in pietra a nove arcate, venne distrutto nel 1333 dall'Arno
in piena.
Nel 1346 su progetto di Taddeo Gaddi fu nuovamente gettato su sei archi,
ma anche questa volta crollò a causa di un altro "grande diluvio"
nel settembre 1557.
Bartolommeo
Ammannati, con preziosi suggerimenti di Michelangelo, lo ricostruì
tra il 1567 ed il 1570, su tre arcate di agile ed ampia curvatura con raffinate
decorazioni marmoree, poggianti su pigne ben profilate a forma di prua navale
tagliaflutti. Nel 1600 ai quattro lati d'inizio delle spallette, furono
poste statue
raffiguranti le quattro stagioni.
Purtroppo durante la seconda guerra mondiale lo splendido ponte, assieme a tutti gli altri della città - con l'esclusione del Ponte Vecchio - veniva fatto saltare dalle truppe tedesche in ritirata il 4 agosto 1944.
Finita la guerra, un comitato cittadino al motto di "dov'era e com'era"
diede vita alla sua ricostruzione, che venne eseguita con le medesime caratteristiche
strutturali ed estetiche dell'originale progetto dell'Ammannati.
Nel 1958, i fiorentini poterono finalmente riattraversare il loro ponte,
ancora ricco di dinamica michelangiolesca, davvero risorto dov'era e com'era.
Insino ai primi decenni del Novecento, l'11 novembre per la festività
di San Martino sull'elegante ponte a Santa Trinita (con estensione anche
alla parte iniziale di via Maggio), si svolgeva la caratteristica fiera
dei "trabiccoli".
Questi necessari attrezzi ad uso domestico, consistevano in un insieme di
leggere stecche di legno che formavano una singolare grande gabbia a forma
di cupola sotto la quale ad un gancio, si appendevano gli scaldini per rendere
caldi i letti o per asciugare la biancheria, specialmente quella dei bambini.
La "fierucola di San Martino" fatta di piccolo commercio e povero artigianato,
era animata da tanti compratori richiamati dal coro dei venditori i quali
sollecitavano a gran voce di comprare gli articoli spesso e volentieri eseguiti
con le loro stesse mani.
Superato
il ponte Santa Trinita possiamo vedere sulla destra il Palazzo
Spini-Feroni.
Questo antico palazzo-fortilizio della fine del
Duecento, ancora merlato alla guelfa, fu fra le prime opere che vide cimentarsi
nell'arte dell'architettura il giovane Arnolfo di Cambio, allora allievo
di Lapo Tedesco.
Posto con felice ubicazione all'angolo di via
de' Tornabuoni con il lungarno degli Acciaiuoli, ha subito nel corso del
tempo diversi rimaneggiamenti specialmente dalla parte che guarda l'Arno,
sulla cui riva terminava con un aggettante torrione attraversato da una
stretta ed alquanto buia arcata poi demolita nell'Ottocento.
Questo ristretto arco era detto "dei pizzicotti" perchè
i giovani, favoriti appunto dall'ambiente, si dilettavano a pizzicare il
posteriore delle avvenenti ragazze che si avventuravano nel disagevole transito.
Originariamente il palazzo fu dei Tornabuoni, poi dei Medici, quindi degli
Strozzi fintanto non venne acquistato dagli Spini, immatricolati nell'arte
dei tintori.
Estinta nel Settecento questa industriosa famiglia, il palazzo venne in
possesso dei Feroni che lo tennero sino all'inizio del XIX secolo. Passò
in seguito di proprietà degli Homert, che lo adibirono a lussuoso
albergo con il nome di Hotel de l'Europe. Nel 1846 venne acquistato dal
Comune di Firenze che vi stabilì vari uffici fino a quando, nel 1871, preferì
trasferirli definitivamente in Palazzo Vecchio.
Oggi l'imponente palazzo ospita una nota ditta di abbigliamento e calzature,
nonchè il Museo della Scarpa.
Oltrepassato palazzo Spini-Feroni, sul lato
opposto, vediamo la chiesa
di Santa Trinita, dedicata a Dio assolutamente uno e relativamente trino
nel Padre, Figlio e Spirito Santo. Sorse nell'XI secolo al posto di un più
modesto oratorio per volontà dei monaci vallombrosani.
Curiosamente fu detta e conosciuta subito dai fiorentini col nome di Santa
Trinita, e non della Santissima Trinità come liturgicamente sarebbe
stato più esatto.
Dopo circa due secoli la chiesa venne quasi del tutto ricostruita con l'ampliamento
dell'interno portato a tre alte navate.
La facciata tardo
rinascimentale, è opera di Bernardo Buontalenti; sopra il rosone
centrale mostra, nel timpano, l'altorilievo della Trinità,
opera di Giovanbattista Caccini il quale scolpì anche la statua di
Sant'Alessio
alloggiata in una nicchia laterale al portale di accesso.
Al centro della piazza
di Santa Trinita, al lato del palazzo Spini Feroni, si alza la Colonna
della Giustizia donata nel 1560 dal papa Pio IV° a Cosimo I dè
Medici che là volle collocarla. Infatti, proprio in tal punto, egli
aveva appreso la notizia della vittoria a Marciano riportata dalle sue truppe
sul ribelle Pietro Strozzi.
La colonna, di ottimo porfido, proveniva dalle terme romane di Caracalla.
Essa fu eretta il 2 luglio 1565 e soltanto sedici
anni dopo, sul capitello, Francesco del Tadda pose la statua
simbolo dell'equità.
Il bronzeo panneggio del mantello che copre le spalle della Giustizia, originariamente
non era previsto. Fu applicato dall'artista soltanto a statua ultimata per
rimediare ad un difetto che evidenziava le spalle, assai piccole rispetto
al corpo.
Posto fra via Porta Rossa e via delle Terme,
si ammira l'elegante palazzo
Bartolini Salimbeni, fatto costruire da Giovanni Bartolini a Baccio d'Agnolo
con criteri molto innovativi.
La facciata, a tre piani suddivisi da cornici decorate, vede aprirsi particolari
finestroni crociati, con il motto araldico "PER NON DORMIRE",
allusivo alla sagace attività mercantile della famiglia, nota per
la sollecitudine con la quale si recava agli appuntamenti d'affari sacrificando
anche il sonno.
Il maestoso portale d'ingresso, incorniciato da due colonne con trabeazione
e timpano, mostra un'altra iscrizione, questa volta latina, "CARPORE
PROMPTIUS QUAM IMITARI" (è più facile criticare che imitare),
voluta dallo stesso Baccio d'Agnolo a difesa dello stile della propria architettura
innovativa caratterizzata anche dalla varietà delle pietre impiegate
e dallo sfoggio degli ornamenti.
Al ritorno si percorre via dè Guicciardini all'indietro, in direzione
Nord/Est, superate le 4 traverse (sdrucciolo de' Pitti, via dè Velluti,
via dello Sprone, via dè Barbadori), giunti all'incrocio con borgo
S. Iacopo, si prende la direzione Ovest per percorrere quest'ultima strada.
Si consiglia di attraversare borgo San Iacopo in direzione Nord e di continuare
a percorrerlo sul lato Nord.
Dopo aver percorso borgo San Iacopo per circa 150 metri, sul lato Nord
si percepisce con facilità un'apertura in concomitanza di un allargamento
del marciapiede.
Camminando verso l'apertura, dopo una quindicina di metri si trova una terrazza
sull'Arno dove si può sostare davanti allo spazio aperto del fiume.
Borgo San Iacopo è una delle strade di questo itinerario più ricca di ristoranti,
trattorie, negozi di oggetti d'arte, artigianato, alimentari.
C'è anche un Internet Point ed E-mail service.
Alla fine di borgo San Iacopo ci si trova di fronte ad un incrocio: via
Maggio a Sud, via Santo Spirito ad Ovest e piazza dè Frescobaldi
a Nord.
Tra borgo San Iacopo e via Maggio confluisce all'incrocio una breve strada
già attraversata percorrendo via dè Guicciardini: via dello
Sprone.
Il lato Sud di borgo San Iacopo e il lato Nord di via dello Sprone formano
quasi un angolo acuto dove è incastonata nel muro la Fontana dello Sprone facilmente accessibile per essere toccata.
Basta solo fare attenzione ad un bordo in pietra poggiato sulla pavimentazione.
Si prende la direzione Nord (più precisamente Nord-Est), si percorre Piazza Frescobaldi e si attraversa ponte Santa Trinita fino a raggiungere il lungarno degli Acciaiuoli che scorre perpendicolare (da Ovest verso Est).
Alla fine del Ponte, percorso sul lato Est della carreggiata, spostato di due metri verso Est, è segnalato l' attraversamento del lungarno degli Acciaiuoli, che può essere compiuto in autonomia facendo un pò di attenzione. (La situazione è la stessa sul lato Ovest della carreggiata del Ponte).
Attraversato il lungarno degli Acciaiuoli in direzione Nord, recuperato verso Ovest lo spostamento verso Est resosi necessario per l'attraversamento, ci si immette in via dè Tornabuoni e dopo un centinaio di metri, sempre sul lato Est della strada, si apre piazza Santa Trinita con la chiesa omonima.
Per proseguire, all'angolo formato da via dé Tornabuoni e da piazza
Santa Trinita, si consiglia di girare di 90± verso Est, entrare nella Piazza
seguendo il marciapiede, fino a trovare borgo SS. Apostoli.
Appena viene percepita questa strada, si gira di 90° in senso antiorario
e si attraversa prestando la dovuta attenzione. Si va ancora avanti per
pochi metri ripristinando la direzione Nord e si attraversa la successiva
traversa, via delle Terme.
Si percorrono ancora pochi metri verso Nord. Così si raggiunge l'inizio
di via Porta Rossa che scorre da Ovest verso Est, perpendicolarmente rispetto
a via dè Tornabuoni.
Nel tratto tra via delle Terme e via Porta Rossa c'è il palazzo Bartolini Salimbeni, anch'esso con la panca di pietra prospiciente la facciata. Per camminare lungo il marciapiede si passa davanti ad una scalinata che ne riduce la larghezza.
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In borgo San Iacopo si consiglia di procedere lungo il
marciapiede lato Sud (siamo in zona a traffico limitato).
Il marciapiede è piuttosto stretto e il piano di calpestio presenta
notevoli e diffuse sconnessioni; le rampette di raccordo all' incrocio con
via Toscanella e via de’ Sapiti sono abbastanza agevoli.
Agli incroci non sono presenti le strisce pedonali.
La pavimentazione della carreggiata stradale è costituita da lastre
in pietra ad opus incertum.
E' opportuna la presenza di un accompagnatore.
Opportunità di sosta per autoveicoli muniti di contrassegno in alcuni
tratti di borgo San Iacopo.
La rampetta di raccordo in uscita presenta un piccolo risalto, ma nel complesso
è percorribile in autonomia.
Sull’attraversamento pedonale, come succede frequentemente, è
presente un tombino in ghisa, che crea problemi di aderenza alle ruote della
carrozzina.
La rampetta di raccordo per accedere al marciapiede di Piazza
Frescobaldi presenta una notevole pendenza trasversale, ma è
percorribile in autonomia.
Il marciapiede è in forte pendenza, la pavimentazione del marciapiede
è sconnessa, inoltre la finitura superficiale delle lastre trasferisce
alla sedia rlevanti vibrazioni.
E' opportuna la presenza di un accompagnatore.
Giunti in prossimità di ponte Santa Trinita mediante una rampetta
con forte pendenza laterale si giunge al piano stradale; si attraversa Piazza
Frescobaldi per accedere al marciapiede lato Ovest.
Qui è presente una rampetta molto disagevole per il forte risalto
del gradino di raccordo.
Il disagio è notevolmente accresciuto dall’essere costretti
a cambiare direzione in pendenza.
Il marciapiede è stretto.
Esiste, inoltre, il rischio di perdita del controllo della sedia a ruote.
Sul Lungarno Guicciardini, in prossimità del Ponte Santa Trinita, sono presenti due posti auto per disabili.
Il ponte presenta una notevole pendenza longitudinale.
La discesa è difficoltosa anche se accompagnati in quanto le sconnessioni,
unite alla notevole pendenza portano la persona disabile che non ha un buon
controllo del tronco a perdere l’equilibrio cadendo in avanti.
La rampetta di raccordo con il Lungarno Corsini è da ritenersi
molto pericolosa per la compresenza di pendenze longitudinali e trasversali
e di contropendenze determinate dalla conformazione a schiena d’asino
di questo tratto del Lungarno.
Sul Lungarno Corsini in prossimità del Ponte Santa Trinita sono presenti
due posti auto per disabili.
In via dè Tornabuoni il marciapiede presenta discontinuità
e sconnessioni riempite con malta.
Per consunzione dalle lastre di pietra, i giunti di malta a tratti risaltano
rispetto al piano delle stesse così da rendere la marcia disagevole.
Opportunità di sosta per autoveicoli muniti di contrassegno sul lato destro (Est) di via dè Tornabuoni.
La chiesa di Santa Trinita è accessibile.
L’attraversamento di via del Parione non presenta particolari difficoltà.
La pavimentazione è in asfalto.
Sebbene siano presenti toppe e discontinuità, la natura del manto
semplifica molto la marcia che diventa sufficientemente fluida.
L’attraversamento di via de’ Tornabuoni per accedere a via Porta
Rossa si presenta agevole.
Il tratto da ponte Santa Trinita a via Porta Rossa si può compiere in autonomia.