in autonomia
con difficoltà
anche con accompagnatore
Da piazza della Signoria a piazza della Repubblica il percorso ha la forma di due ‘ L ‘ con il giro di 90° in senso antiorario: la prima giunge fino all’incrocio di via dei Tavolini con via dei Calzaiuoli; la seconda, da via dei Calzaiuoli ci conduce fino a piazza della Repubblica.

torna a inizio
pagina Uscendo dal Cortile della Dogana, a diritto, si attraversa la piazza per entrare in via delle Farine, Quasi all’angolo con via della Condotta (dall’omonimo ufficio che si occupava dell’assoldamento delle milizie della Repubblica), si nota una scultura schiettamente quattrocentesca riproducente la Madonna col Bambino. La Vergine, avvolta da un ampio panneggio che lascia però vedere l’impostazione delle gambe, è seduta quasi di profilo, con un libro chiuso nella mano destra, mentre con la sinistra sorregge alla vita il Figlio già grandicello, inginocchiato e vestito con abiti da fanciullo. La notevole ricchezza delle vesti ed i movimenti naturali delle figure, fanno ravvisare la buona mano dell’artista che eseguì l’opera, forse da attribuirsi alla bottega di Jacopo della Quercia.
Continuando
a camminare sempre a diritto, imbocchiamo la già nota via de’
Cerchi, fino a giungere sulla cantonata di via dei Cimatori, al Canto alla
Quarconia, dove si trova un grande tabernacolo
del XVII secolo in pietra serena e muratura.
Esso racchiude un bel dipinto raffigurante la Madonna col Bambino che appare
su una nuvola al sacerdote fiorentino San Filippo Neri (1515-1595) attorniato
da un gruppo di ragazzi. L’affresco fu eseguito con buona tecnica
pittorica da Alessandro Gherardini e ricorda la presenza in questo palazzo
di cantonata, della cosiddetta Casa dei Monellini ossia del primo riformatorio
per la correzione dei minori istituito in Italia.
L’origine della pia struttura, voluta inizialmente dall’artigiano
occhialaio Ippolito Francini amico del granduca Ferdinando II de’
Medici, risale al 1650 quando, viste le deprecabili condizioni di vita randagia
che conducevano alcuni ragazzi, privi di famiglia, alloggio e sostentamento,
il buon Francini li ospitò prima direttamente nella sua abitazione
e poi nel chiasso Baroncelli in un magazzino concessogli dal cardinale Leopoldo
de’ Medici. Oltre al mangiare, veniva curata particolarmente l’istruzione
affinché i ragazzi potessero correttamente reinserirsi nella normale
vita cittadina. L’amore e la virtù del Francini nell’esercizio
di questa carità, ebbe però fine dopo soli tre anni quando
nell’ottobre del 1653, il pio uomo volendo metter pace fra due duellanti,
si frappose tra le lame delle loro spade finendo gravemente ferito; poco
dopo cessò di vivere perdonando chi lo aveva trafitto e raccomandando
i suoi “monellini” a due carissimi amici: il sacerdote Filippo
Franci e Benedetto Salvi. Le aspettative non furono deluse: per concessione
granducale fu aperto il grande edificio detto della Quarconia che divenne
il rifugio dei poveri ragazzi della strada. Don Franci, della congregazione
di San Filippo Neri, prese talmente a cuore l’istituzione da organizzarla
in tutti i particolari, non ultimo quello dell’igiene al fine di debellare,
con un suo speciale unguento, la diffusa malattia della tigna. La Casa dei
Monellini rimase attiva fino al 1786 quando, a seguito delle riforme di
Pietro Leopoldo, venne trasferita prima in via delle Casine e poi in via
dei Malcontenti alla “Pia Casa di Lavoro”.
Si seguita quindi per pochi metri e, girando a sinistra in via dei Tavolini,
continueremo la passeggiata che sta per terminare, fino ad immetterci, girando
a destra, nell’animata via dei
Calzaiuoli dove
gironzolano sempre tanti effervescenti e ameni personaggi e belle ragazze
ancheggianti, impazienti di fermarsi sotto l’ala dell’amore,
ma intente, nel frattempo, a guardare le ammiccanti vetrine dei negozi,
magari degustando un cono di gelato.
Percorso il breve tratto che ci separa da via
degli Speziali, raggiungiamo questa strada
e, una volta imboccata, ci ritroviamo di fronte alla solitudine, da tenere
in considerazione e rispetto, della Colonna
dell’Abbondanza in piazza della Repubblica
dove ha termine l’odierna l’escursione, in un andirivieni di
gente indaffarata, che lascia trasparire un grande desiderio di esistere
e di far bene.
Qui, con una cordiale stretta di mano, si conclude
anche la quarta ed ultima nostra passeggiata per le strade del centro di
questa famosa, intima, ospitale e storicamente ricchissima Firenze, nido
di cultura che odora di Rinascimento, rinchiusa come un fiore immortale
nel calice verde delle sue colline.
inizio pagina
Via delle Farine è una breve strada pedonale che, percorsa in direzione Nord, dopo quasi 30 metri incrocia via della Condotta, anch’essa pedonale.
Dopo aver attraversato via della Condotta in direzione Nord, ci si ritrova di fronte via de’ Cerchi. Poi, proseguendo nella stessa direzione per una trentina di metri, si incrocia via dei Cimatori: si attraversa anche questa strada e, dopo aver percorso all’incirca altri 40 metri, si giunge all’incrocio con via dei Tavolini.
In via delle Farine è facile individuare un noto ristorante fiorentino; all’angolo tra via de’ Cerchi e via della Condotta c’è una farmacia.
Inoltre se all’incrocio con via dei Cimatori ci spostiamo in questa strada per una cinquantina di metri verso Ovest, troviamo sul lato un antico vinaio di Firenze famoso per la degustazione di vini ed ancor più per i suoi gustosissimi panini.
All’incrocio con via dei Tavolini si prende la direzione Ovest e si percorre questa strada per circa settanta metri fino al successivo incrocio con la grande strada pedonale del centro di Firenze: via dei Calzaiuoli.
Via dei Calzaiuoli deve essere percorsa verso Nord per circa 80 metri, cioè fino al punto in cui sul lato Ovest si apre ampia e molto frequentata via degli Speziali che, percorsa verso Ovest, ci riconduce sul lato Est di piazza della Repubblica.
inizio pagina
Attraversata senza problemi la parte centrale di piazza della Signoria
si giunge in via delle Farine, in zona pedonale.
Si procede nel mezzo della sede stradale. La pavimentazione è molto
sconnessa; le lastre lapidee sono particolarmente consunte.
All’incrocio con via della Condotta le condizioni della pavimentazione diventano ancora più critiche per la presenza di inserti in calcestruzzo e in asfalto. È opportuna la presenza di un accompagnatore.
Il percorso prosegue in via de’ Cerchi, strada caratterizzata
da un compluvio centrale che determina una contenuta pendenza laterale.
Si avvertono forte vibrazioni dovute alla lavorazione superficiale delle
lastre lapidee.
La pavimentazione in corrispondenza dell’attraversamento di via dei Cimatori è molto sconnessa.
Si imbocca via dei Tavolini che è in leggera salita.
Anche qui si avvertono delle modeste pendenze laterali causate dal compluvio
centrale della strada.
La pavimentazione lapidea, di recente realizzazione, non pone problemi fatta
eccezione per la lavorazione superficiale a righe in rilievo che produce
fastidiose vibrazioni.
Si imbocca via dei Calzaiuoli. La marcia è piuttosto difficoltosa a causa delle irregolarità della pavimentazione.
Procedendo con i soli disagi dovuti alle vibrazioni prodotte dallo strato di finitura della pavimentazione lapidea si ritorna, attraverso via degli Speziali, in piazza della Repubblica.