in autonomia
accompagnatore
necessario
Dall’inizio di via de’ Benci fino a piazza della Signoria, il percorso ha la forma di due ‘L’ consecutive: la prima con il giro di 90° in senso orario, arriva fino all’incrocio di via dei Neri con via dei Leoni; la seconda con il giro in senso antiorario arriva fino in piazza della Signoria.

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Ritornati
sulla piazza, ci dirigiamo in via de’ Benci verso l’Arno, dove,
sulla sinistra, al numero civico 20 vi è il palazzo
Mellini decorato con la facciata affrescata
e con al lato del grande portone una buchetta
del vino. A tal proposito è da rilevare
che curiosando per le strade del centro cittadino, non di rado si possono
osservare antichi palazzi con queste particolari finestrelle, inusitate
in altre città. Non si tratta di arredi architettonici bensì
di utili piccole porticine fornite di usciolino attraverso le quali si vendeva
il vino. Tali aperture, alte e larghe quanto un fiasco,
erano predisposte al piano terreno e sovente in speculare corrispondenza
della cantina interna, consentendo un’attività simile a quella
delle “celle” ossia delle botteghe dove si esercitava il commercio
del vino. Attraverso queste piccole aperture i nobili proprietari del palazzo
potevano vendere direttamente al minuto “il nettare degli dei”,
principale prodotto ottenuto nei loro possedimenti terrieri. Altra utilizzazione
di queste “buchette” riservata esclusivamente ai palazzi nobiliari,
era quella di beneficenza. Infatti, si usava lasciare nel piccolo vano che,
considerata la sua ridotta altezza da terra garantiva l’anonimato,
cibo o una brocca di vino appunto per i più bisognosi. Questi caratteristici
sportellini erano incastonati quasi sempre in eleganti cornici di pietra
liscia o bugnata che gli conferivano un sobrio aspetto tanto da essere detti
in antico “tabernacoli del vino”.
Proseguendo a diritto si giunge all’angolo con borgo Santa Croce
dove svetta l’antichissima torre
degli Alberti, caratteristica costruzione
verticale che si diparte da una loggetta
sorretta da esili colonne e pertanto detta “delle
Colonnine”.
Nella parte alta della facciata mediana della torre si nota l’arme
in pietra degli Alberti: quattro pezzi di catena (poiché la famiglia
era originaria di Catenaia in Casentino) moventi dai cantoni dello scudo
e legati nel cuore da un anello; sui capitelli delle due colonnine che sostengono
la tettoia, si ripete il motivo delle catene, simbolo araldico della famiglia.
Quindi attraversiamo ora la strada per immetterci, a destra, nella movimentata
via dei Neri, corruzione
di via de’ Nori, dal nome della famiglia che vi ebbe case e, dal 1469,
anche il trecentesco palazzo in cantonata con via de’ Rustici acquistato
da Francesco Nori, che diede la vita per difendere Lorenzo il Magnifico
quando, il 26 aprile 1478, giorno di Pasqua, scattò nella Cattedrale,
la Congiura de’ Pazzi.
Dal lato opposto, all’angolo di via de’ Neri con via dei Rustici, vediamo in una edicola con arco a tutto sesto, un bassorilievo in stucco policromo, opera di scultore fiorentino del XV secolo (forse della bottega dei fratelli Benedetto e Giuliano da Maiano), riproducente la Madonna del latte. Infatti la Vergine è ritratta proprio nell’atto di porgere la mammella al piccolo Gesù che, tutto nudo, sulle ginocchia della Madre, sta per essere allattato.
Andando avanti ancora un po’, ci troviamo sulla cantonata di via de’ Neri con via San Remigio, dove si notano due lapidi che ricordano le due più disastrose alluvioni sofferte da Firenze: quella del 1333 e l’altra, più recente, del 1966. Nonostante i 633 anni che intercorrono fra queste due terribili inondazioni le date dell’evento coincidono: il 4 novembre. La targa marmorea posta più in alto è quella moderna, che indica il livello raggiunto dalle acque in questo luogo, con la seguente scritta:
IL 4 NOVEMBRE 1966 L’ACQUA D’ARNO ARRIVO’ A QUESTA ALTEZZA.
L’altra, più bassa ma molto più originale, è quella trecentesca nella quale sono rappresentate addirittura le onde dell’Arno con una mano destra indicante l’altezza dove arrivò l’acqua, con la scritta:
1333 DI’ QUATTRO DI NOVEMBRE GIOVEDI LA NOTTE POI VEGNENDOL VENERDI FU ALTA L’ACQUA FINO A QUI.
Camminando
sempre in avanti, giungiamo al termine di via dei Neri dove, all’angolo
con piazza del Grano, si innalza autorevole, con tre archi sul fronte e
due ai lati, la Loggia del Grano.
Questa costruzione fu fatta edificare nel 1619
dal granduca Cosimo II de’ Medici (servendosi dell’opera dell’architetto
Giulio Parigi che la disegnò a colonne e pilastri), affinché
le contrattazioni per il commercio delle granaglie avvenissero al riparo.
La spesa fu di 5200 scudi.
Tutti i giorni non festivi al riparo delle ampie arcate, si svolgeva la compra - vendita del grano, alla presenza e sotto la diretta sorveglianza degli “Ufficiali della Grascia”. Questi cosiddetti “grascini” controllavano la qualità e la quantità del grano e delle biade, le regolarità dei prezzi e delle contrattazioni che iniziavano all’ora nona dietro il segnale degli stessi ufficiali. Si aveva molta cura che il mercato del grano non subisse alterazioni di sorta in quanto il pane, alimento base per eccellenza almeno per i ceti meno abbienti sul quale ruotava l’intera organizzazione dei pasti, fosse assicurato a tutti. Ai fornai che avessero “artefatto e guastato” il pane era comminato addirittura il carcere o il bando dalla città.
Nel Settecento, Chiarissimo Fancelli da Settignano pose sull’arco
centrale della loggia in un’ornata nicchia di marmo bianco, il busto
del granduca detto dal popolo “il padre
dei poveri”, ed applicò al pilastro d’angolo un’elegante,
marmorea fontanella con
mascherone grottesco gettante acqua in un bacile di marmo sorretto da un’aggraziata
mensola. L’ingegnoso scalpello dell’artista, ha connotato l’opera
con un vivacissimo atteggiamento beffardo della grossa faccia deforme, dando
alle fluenti linee che convergono verso la sottostante tazza di raccolta
dell’acqua, una forma di barba fra l’immaginario fantastico
e quello reale.
L’equilibrio, la sobrietà e la razionalità dell’opera
contribuirono ad evidenziare l’importanza della loggia, luogo animatissimo
che, come detto, serviva quotidianamente al commercio del grano tra venditori
e privati cittadini. Legato al ricordo della Loggia è il vecchio
detto fiorentino “a tutto spiano” che indica un’azione
compiuta con totale abbondanza, cioè al massimo della misura. E lo
“spiano” era appunto la misura della quantità del grano
che ogni mese gli Ufficiali della Grascia o dell’Abbondanza assegnavano
ai fornai per la panificazione: se non c’erano carestie o particolari
scarsità del prodotto la quantità erogata con profusione era
appunto quella a “tutto spiano”, mentre in caso contrario veniva
ridotta a mezzo spiano o anche di meno.
Si
imbocca ora via dei Leoni (dove
dal Trecento al Cinquecento si trovava il serraglio che custodiva i leoni,
simbolo del popolo fiorentino), che si percorre fino a giungere alla cantonata
di via del Corno, toponimo derivato dal nome dalla famiglia che qui ebbe
le case, dove si nota un tabernacolo con la Madonna protettrice di Firenze.
La moderna scultura, modellata da Giuseppe Riccetti nel 1955, mostra la
Vergine in piedi col Bambino benedicente seduto sul suo braccio sinistro,
mentre tiene sul palmo della mano destra la cattedrale di Santa Maria del
Fiore, simbolo religioso della città.
Si segnala che, sulla destra, a circa metà
della breve via del Corno, si scorge il cinquecentesco palazzo Schiattesi,
dove all’altezza del primo piano, è presente una singolare
finestrella per
bambini (adesso murata dall’interno), che è una vera e propria
curiosità: con tanto di inferriata sporgente e arrotondata consentiva,
ai più piccoli, senza alcun pericolo, di vedere quello che succedeva
nel vicolo sottostante senza doversi arrampicare e sporgersi dal davanzale
della grande finestra che la sovrasta.
Dopo questa breve ma bizzarra divagazione, ritorniamo in via dei Leoni per svoltare poi a sinistra in via de’ Gondi già Sdrucciolo della Dogana lungo il fianco di Palazzo Vecchio, così denominato dopo il 1559 quando Cosimo I lo lasciò per trasferirsi nel Palazzo Pitti. In questa strada in leggera salita si trova, nell’androne del numero civico 2, una epigrafe posta a ricordo del luogo dove visse Leonardo da Vinci in una vecchia casa dell’Arte dei Mercadanti andata distrutta per costruire il palazzo Gondi che è uno dei più pregevoli della città, il cui ingresso principale si affaccia, come abbiamo visto, su piazza San Firenze.
Siamo giunti ora in piazza della Signoria dove, sulla sinistra si apre
la Porta della Dogana per accedere all’interno di Palazzo Vecchio.
Sulla destra del portone si trova
la Camera dell’Arme, vasta ed austera sala rimasta integra nel suo
assetto originario ed adibita adesso ad esposizioni d’arte. Entrando
nel Cortile della
Dogana, per due scalinate costruite dal Vasari nel 1555, si può passare
ai piani superiori. Al primo piano si trova il Salone dei Cinquecento progettato
e realizzato da Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca alla fine del XV
secolo per ospitare le riunioni del Consiglio Maggiore formato appunto da
cinquecento cittadini. In seguito il salone fu ampliato da Giorgio Vasari
che ne affrescò le pareti con scene esaltanti casa Medici. Dal 1865
al 1871, con Firenze capitale del regno d’Italia, fu sede della Camera
dei Deputati. Al piano di sopra si trovano i Quartieri Monumentali decorati
su disegni e sotto la direzione del Vasari (1555-1558), con aiuti.
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Si lascia piazza Santa Croce percorrendo di nuovo il lato Sud, ma in direzione
Ovest fino a raggiungere nuovamente l’attraversamento di via de’
Benci che si deve attraversare in direzione Ovest.
Dopo si gira verso Sud e si percorre in questa direzione via de’
Benci sul lato Ovest. Il tratto da percorrere è lungo poco
meno di 150 metri.
Circa a metà si incrocia un’apertura: ha la forma di una strada,
ma, in realtà, è l’inizio di piazza de’
Peruzzi.
Sul lato Ovest di via de’ Benci, si trovano pub molto frequentati, in particolare, dai turisti stranieri.
Prima della fine della strada si trova una rientranza a forma di ‘L’, già Piazzola di S. Iacopo tra le Fosse. Il primo tratto di questa ‘L‘ si percorre in direzione Ovest ed è lungo una quindicina di metri, dopo un giro di 90° verso Sud si percorre il secondo tratto della ‘L’ lungo una cinquantina di metri e si arriva così all’incrocio con via dei Neri.
Oltrepassando via dei Neri di circa 4 metri, si trova l’angolo di via dei Vagellai; qui un attraversamento regolato da semaforo permette di attraversare via de’ Benci in direzione Est.
Se dopo ci spostiamo verso Sud di circa 7 metri, troviamo l’ingresso della Fondazione Horne.Presso questa Fondazione ha sede un museo che custodisce opere d’arte del XIV, XV e XVI secolo, dove i non vedenti possono toccare gran parte degli oggetti esposti ed usufruire di visite guidate.
Ci si immette, quindi, in via dei Neri e si prosegue verso Ovest. Questa strada è lunga circa 250 metri: non è rettilinea, ma chi la percorre alla fine mantiene la direzione Ovest.
Su via dei Neri, una strada pedonale molto caratteristica, si affacciano negozi di ogni tipo oltre a paninoteche e bar. Sul marciapiede lato Sud, tra via Osteria del Guanto e via del Castello d’Altafronte, c’è una farmacia.
Su via dei Neri si aprono diversi vicoli. Sul lato Sud: via della Mosca, via Osteria del Guanto e via del Castello d’Altafronte. Sul lato Nord: via dei Rustici e via S. Remigio. Circa a metà della sua lunghezza, via dei Neri forma un incrocio ad ‘X’ con via San Remigio e via della Mosca.
Si consiglia di percorrere via dei Neri sul lato Nord per arrivare nella posizione più comoda all’incrocio con via dei Leoni, una strada carrabile facilmente riconoscibile come strada perpendicolare alla nostra direzione di marcia.
Negli ultimi 20 metri di via dei Neri si affaccia sul lato Sud della strada un lato della Loggia del Grano, che attualmente ospita un ristorante.
All’incrocio con via dei Leoni si gira verso Nord e, con la stessa
direzione, si percorre questa strada, lunga poco più di 100 metri,
sul lato Est.
Per effettuare questo tratto si devono attraversare due vicoli, praticamente
privi di traffico, via Vinegia e, poi, via del Corno. Si arriva così
all’incrocio a forma di ‘X’ che via dei Leoni forma con
borgo dei Greci situato sul lato Est e via de’ Gondi situata sul lato
Ovest.
All’angolo, formato dal lato Sud di borgo dei Greci e dal lato Ovest di via dei Leoni, è presente l’attraversamento di quest’ultima strada.
Attraversata via dei Leoni in direzione Ovest, ci si immette in via de’ Gondi, strada pedonale che, proseguendo anch’essa in direzione Ovest, sale in piazza della Signoria.
In via de’ Gondi vi sono bancarelle che offrono
i classici souvenir di Firenze.
Procedendo sul lato Sud di via de’ Gondi in direzione Ovest, si cammina
accanto alla facciata Nord di Palazzo Vecchio.
Dopo quasi un centinaio di metri si trova la Porta della Dogana,
dove sono situate le biglietterie della parte museale di Palazzo Vecchio,
sportelli bancomat, i servizi igienici ed un ascensore che conduce ai quartieri
monumentali.
Subito dopo il Cortile della Dogana vi è l’’ingresso
alla Camera dell’Arme, un sontuoso ambiente, attualmente adibito ad
esposizioni.
Ancora pochi passi verso Ovest e si trova la fontana dell’Ammannati.
Prendendo la direzione Nord con la fontana alle spalle e camminando per
una quarantina di metri, si arriva pressappoco di fronte a via delle Farine,
incontrando, a metà del tratto, la statua equestre di Cosimo I.
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Ritornati all’incrocio con via de’ Benci facendo
a ritroso il tratto percorso in precedenza, la si attraversa per raggiungere
il marciapiede lato Ovest (destro).
L’operazione si presenta impegnativa per le sconnessioni del piano
di calpestio.
La rampetta di raccordo con il marciapiede presenta un risalto piuttosto
alto in concomitanza con una forte contropendenza della strada.
Il marciapiede di via de’ Benci è pavimentato in lastre di
pietra di recente realizzazione con una finitura rigata che produce vibrazioni
moleste.
Lungo la strada sono presenti delle pendenze laterali prodotte dalle rampette
di passi carrai.
Opportunità di sosta in via de’ Benci per veicoli muniti di contrassegno per disabili.
All’incrocio con piazza de’ Peruzzi l’attraversamento è in asfalto. Il manto presenta ondulazioni e le rampette di raccordo con il marciapiede sono difficili da superare in autonomia per la concomitante presenza di contropendenze, pendenze laterali e di risalti piuttosto alti.
Nel punto in cui via de’ Benci si allarga è presente una rampetta
che produce una forte pendenza laterale; i problemi sono accentuati dalla
presenza del chiusino in ghisa di un tombino che ingenera problemi di aderenza
alle ruote della sedia a ruote.
Proseguendo sul marciapiede si avverte una fastidiosa pendenza laterale
che si intensifica in corrispondenza di un passo carraio al punto di rendere
necessaria la presenza di un accompagnatore.
Giunti all’incrocio con via dei Neri si procede
sulla sede stradale visto che il percorso prosegue in zona pedonale.
A parte una contenuta pendenza laterale e la finitura rigata della pavimentazione
che produce fastidiose vibrazioni, la marcia in via dei Neri può
essere compiuta in autonomia.
Giunti all’incrocio con via dei Leoni, si ritorna in zona a traffico limitato. L’accesso al marciapiede di via dei Leoni è abbastanza agevole.
Si procede bene: gli attraversamenti di via Vinegia e della successiva
via del Corno possono essere eseguiti in autonomia.
Qualche disagio è procurato dalle vibrazioni dovute alla finitura
della pavimentazione.
Dopo via del Corno la strada è in leggera salita e, a causa della
presenza di alcuni passi carrai trasversali al senso di marcia, occorre
misurarsi con delle insidiose pendenze laterali.
Giunti all’incrocio con borgo de’ Greci, occorre
attraversare la strada.
L’operazione non si presente agevole poiché la rampetta di
raccordo in discesa si accompagna alla contropendenza accentuata della sede
stradale.
In corrispondenza dell’attraversamento la sede stradale ha una pavimentazione
piuttosto sconnessa.
Ci si immette sul marciapiede, davanti al Tribunale, mediante una rampetta che presenta una significativa pendenza laterale.
Si attraversa via dei Leoni con qualche difficoltà (causata principalmente dalle condizioni del manto stradale) e si giunge in via de’ Gondi, in zona pedonale.
In via de’ Gondi si procede nel mezzo della strada;
la pavimentazione è molto sconnessa.
La strada è in salita e la notevole pendenza impone la presenza di
un accompagnatore.
Da via de’ Gondi si accede a Palazzo Vecchio.
Nel cortile della Dogana sono presenti la biglietteria
del Museo, cui porta un ascensore accessibile, e un servizio igienico per
disabili raggiungibile con accompagnatore a causa del difficile utilizzo
delle rampette di accesso.
È presente un water con apertura frontale, e un maniglione reclinabile
sul lato destro. Gli accostamenti possibili sono il frontale ed il laterale
destro.
Il campanello di allarme, posto alle spalle del vaso, è di difficile
raggiungibilità.
Davanti all’accesso laterale a Palazzo Vecchio sono presenti parcheggi per disabili privi di delimitazione a terra degli stalli di sosta. L’effettiva possibilità di parcheggio è limitata a 4-5 auto.