con assistenza
accompagnatore
necessario
Dall’inizio di via degli Speziali a piazza San Firenze il percorso assume la forma di due ‘L’ con il giro di 90° in senso orario: la prima arriva fino all’incrocio tra via dei Cerchi e via Dante Alighieri (piazza dei Cimatori); la seconda inizia in via Dante Alighieri e termina in piazza San Firenze.

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Da
piazza della Repubblica, inoltrandoci
nella breve via degli Speziali (toponimo derivato dalle diverse spezierie
all’ingrosso, che qui avevano sede specialmente nel Rinascimento),
si procede a diritto e, attraversata via dei Calzaiuoli, ci immettiamo direttamente
nel frequentato Corso dalle
tante luccicanti botteghe le cui giovani commesse hanno dolci volti pieni
di pazienza sui quali si può intuire la gioia della vita. Difatti
la giovinezza, si sa, è la stagione dell’attesa e dei sogni.In
questo tratto principale dell’antica strada si sviluppava, fino all’Ottocento,
la corsa dei bàrberi,
la quale prendeva “le mosse” cioè il via, dal ponte che
si disse appunto alle Mosse per arrivare a Porta alla Croce dove avveniva
la “riparata” dei focosi destrieri. Il Palio, che si svolgeva
durante i festeggiamenti in onore del patrono San Giovanni Battista, rappresentava
una grande attrattiva non solo per i fiorentini, ma anche per la gente del
contado che, numerosissima, si riversava in città. L’ambìto
premio destinato al vincitore dell’avvincente corsa “in lungo”,
consisteva in un drappo di notevole valore (il “palio”),
decorato col giglio fiorentino e la croce rossa del popolo.
L’importante gara ippica è ricordata anche da Dante quando fa dire al suo trisavolo Cacciaguida:
Li antichi miei e io nacqui nel loco
dove si truova pria l’ultimo sesto
da quel che corre il nostro annual gioco.
Percorsi pochi metri ci troviamo sulla cantonata di via de’ Cerchi, al Canto di Croce Rossa, cosiddetto per le due marmoree croci rosse in campo bianco che si trovano ai lati dell’angolo, con al centro un piccolo tabernacolo in marmo con il busto del Redentore. L’edicola, sporgente dallo spigolo del palazzo, è chiusa da inferriata decorata a motivo geometrico; sotto un cartiglio con la scritta:
AMO CHI MI AMA.
Nel trecentesco loggiato dell’edificio, del quale si notano ancora le tracce, ebbe sede la più antica “farmacia” fiorentina che aveva gli sporti sul Corso e in via de’ Cerchi, denominata appunto “Spezieria della Croce Rossa”.
Se,
a questo punto, si proseguisse a diritto nel Corso, allontanandoci un poco
dal nostro percorso, al numero civico 46 rosso troveremmo, sotto a piccolo
tabernacolo con bassorilievo in stucco policromo raffigurante la Madonna
in adorazione del Bambino, un anomalo cancello
il quale, se pure accostato, non impedisce di
scorgere e di percorrere l’antico vicolo del Panìco che unisce
il Corso a via Dante Alighieri, definito dai fiorentini il “Vicolo
dello Scandalo”. Infatti, al termine della lotta
fratricida insorta fra Guelfi e Ghibellini,
dopo la vittoria dei primi, nel 1300 avvenne una scissione all’interno
del partito di Parte Guelfa (che rimase padrone assoluto della politica
cittadina), in due nuove fazioni: i Guelfi Bianchi
guidati da Vieri de’ Cerchi, ed i Guelfi
Neri capeggiati
dalla famiglia di Corso Donati. Entrambe le famiglie vivevano porta a porta
nella stessa zona tanto che i loro palazzi, torri e case sovente confinavano.
Le strade attorno a tali dimore divennero spesso veri e propri campi di battaglia, teatro di ripetuti scontri singoli e collettivi con inevitabili spargimenti di sangue. Tanta era l’acredine e la temerarietà delle due fazioni che addirittura si ricorse allo sfondamento delle mura perimetrali delle proprie abitazioni per entrare direttamente all’interno di quelle degli avversari. Ad evitare il ripetersi di ciò, pose rimedio l’indignata autorità pubblica facendo realizzare uno spazio vuoto di demarcazione fra queste costruzioni a “rischio” dividendole, tramite l’abbattimento di fette di muro confinanti. Si creò pertanto un piccolo vicolo che andava ad unire le varie corti interne già esistenti, realizzando così una “strada pubblica” sebbene strettissima tanto da essere appunto denominata “vicolo del Panìco”, ma che, per i noti motivi, si disse abitualmente “dello scandalo”.
Quasi di fronte al cancello del vicolo, si può osservare il secentesco portico, opera dell’architetto Gherardo Silvani, della chiesa di Santa Maria dei Ricci. La costruzione di questo tempio, risalente al 1508 e dedicato alla Vergine Maria, fu originata quale atto di rimedio ad un grave oltraggio sacrilego fatto ad un’immagine dell’Annunciazione esposta in un tabernacolo al Canto de’ Ricci vicino al Corso: era la sera del 21 luglio 1501 quando Antonio di Giovanni Rinaldeschi, un po’ alticcio per aver trascorso molto tempo all’osteria del Fico a giocare a dadi, dopo aver perso “denari e panni” nel far ritorno a casa, passò di fronte al tabernacolo ed accecato dall’ira, bestemmiando, raccolse una manciata di sterco di cavallo e la gettò sulla faccia della Vergine Maria Annunziata, fra lo stupore dei presenti. Giunta subito notizia dell’accaduto ai Signori Otto, il sacrilego venne catturato dai famigli e condotto al Bargello dove, dopo un sommario processo fu defenestrato.Tutta la storia compare dipinta a tempera in una tavola, suddivisa in nove riquadri, con una sorta di ‘fumetti’ che mostravano la fedele sequenza dei fatti. La tavola si trova ora nel Museo Stibbert, mentre nella chiesa di Santa Maria de’ Ricci è visibile una copia fedele, nonché l’originale della quattrocentesca Annunciazione oltraggiata dal Rinaldeschi, già nel tabernacolo.
Tornando
sui nostri passi, al Canto di Croce Rossa, si gira a sinistra in via de’
Cerchi (nome derivato dal palazzo, loggia e case che qui possedeva questa
antica famiglia originaria della Val di Sieve), e quindi ci troviamo nella
contigua piazza dei Cimatori, dove erano raggruppate numerose botteghe di
questi artigiani che rifinivano i panni di lana mentre adesso si può
fare un gustoso spuntino, che costa poco, con un panino alla trippa preparato
all’istante presso un tipico banco.
Dirigendosi ora a sinistra, si accede in via Dante Alighieri, già
via Ricciarda in quanto la famiglia Ricciardi aveva qui le proprie case.
Proseguiamo per poco spazio, fino ad entrare in piazza San Martino dove in angolo troviamo la Torre della Castagna, singolare monumento di storia patria, per essere stata all’epoca di Dante, la prima sede del Governo libero di Firenze, sul lato della quale è posta una lapide con la seguente epigrafe:
Questa torre detta della Castagna
unica resta delle sedi
onde i priori delle arti ressero Firenze
prima che la forza e la gloria
del fiorente comune facessero sorgere
il Palazzo della Signoria
A fronte della torre vi è l’oratorio
della Compagnia dei Buonomini di San Martino,
fondata nel 1442 da Sant’Antonino con lo scopo di alleviare le sofferenze
dei cosiddetti “poveri vergognosi”, cioè di quei poveri
divenuti tali all’improvviso, dall’oggi al domani, in seguito
a sconvolgimenti politici e relative impietose confische di beni.
Essi, provenendo da famiglie benestanti ed essendo sempre vissuti nell’agio,
si vergognavano a chiedere la carità al prossimo, carità che
però accettavano di buon grado se restavano nell’anonimato.
Sul lato destro della porta d’ingresso, sormontata da una pregevole lunetta con l’immagine di Sant’Antonino fondatore della Compagnia, è ancora presente la buca delle elemosine con la lapide sottostante che reca la scritta:
Limosine per li poveri
verghognosi di S. Martino.
Per la generosità dei fiorentini, i Buonomini hanno potuto proseguire la loro utile attività caritativa fino ai nostri giorni; se talvolta avveniva che la loro cassa rimanesse vuota, senza un quattrino, tanto da avere estremo bisogno di aiuto, i fratelli accendevano una candelina accanto alla porta d’ingresso del loro oratorio, in maniera che i passanti, vedendola, esclamassero: “i Buonomini sono al lumicino” ed offrissero l’elemosina.Pure oggi il modo di dire “essere al lumicino” è sinonimo di aver finito tutti gli averi, o essere allo stremo delle forze. La Compagnia, dopo quasi seicento anni di vita, conserva ancora il suo spirito originario offrendo agli indigenti un conforto materiale e spirituale, sulle orme del suo fondatore, e c’è chi usa tuttora offrire elemosine introducendo monete nell’apposita fessura sotto il bel tabernacolo affrescato dal pennello di Cosimo Ulivelli, dove si vede San Martino attorniato dai poveri ai quali elargisce l’elemosina.
Continuando a camminare a diritto per via Dante Alighieri, troviamo la casa in cui nacque, nel maggio del 1265, il sommo progenitore dell’idioma italiano, e sulla facciata del numero civico 2, una lapide con i seguenti versi ripresi dalla Divina Commedia nei quali Dante palesa la propria origine:
“… io fui nato e cresciuto
sovra ‘l bel fiume d’Arno,
alla gran villa.”
Adiacente
all’abitazione si erge la Torre
Alighieri, dove su una mensola è stato
apposto il busto in
bronzo del divino poeta, opera dello scultore Augusto Rivalta; accanto (al
numero 1 di via Santa Margherita), ha sede il Museo Dantesco che custodisce
una raccolta di opere e documentazioni sulla vita dell’illustre personaggio
definito “il poeta più grande di tutti i tempi e di tutti i
popoli”.
Si ricorda che in via Santa
Margherita si trova pure la cosiddetta “Chiesa di Dante”, intitolata
alla vergine e martire Santa Margherita di Antiochia, a cui è affidata
la protezione delle partorienti.
L’antica, rettangolare chiesetta con facciata in filaretto di pietra, tettino spiovente sull’ingresso, campanile a vela e con soffitto a capriate, risale all’anno 1032; in essa si sposarono Dante Alighieri con Gemma Donati e Beatrice Portinari con il ricco e potente Simone di Geri de’ Bardi. In questa chiesa ha sede la Venerabile Compagnia dei Quochi dedicata a San Pasquale Baylon, patrono universale dei cuochi dove, davanti all’altar maggiore è tuttora visibile lo storico sepolcro della compagnia.A San Pasquale è attribuita l’invenzione del corroborante “zabaione”, in quanto lo stesso religioso nella chiesa torinese di San Tommaso, lo consigliava in confessionale alle donne insoddisfatte delle prestazioni amorose del proprio uomo. Questa la ricetta: 1+2+2+1 e cioè 1 tuorlo d’uovo, 2 cucchiai di zucchero, 2 bicchierini di marsala ed 1 d’acqua; mettere a bagnomaria, mescolando fino a bollore. Pasquale asseriva che l’effetto ricostituente sarebbe stato immediato, ed immediato fu davvero il successo dello squisito zabaione che si divulgò rapidamente tanto da arrivare fino a noi.
Ritornando in via Dante Alighieri, quasi al termine della strada, sulla destra, si apre l’accesso della benedettina Badia Fiorentina (che fu il centro mistico della primitiva città), fondata nel X secolo dalla contessa Willa, madre del marchese Ugo di Toscana il quale volle Firenze sede per il governo della Toscana. Per la sua saggezza e la buona reggenza politica ed amministrativa, i fiorentini lo amarono molto e la sua memoria si dilatò ai posteri così tanto che Dante lo collocò nel suo Paradiso con l’appellativo di “Gran Barone”.Annesso alla badia, svetta leggiadro contro il cielo, il campanile esagonale a cuspide su cui si aprono quattro ordini di eleganti bifore, mentre all’interno della chiesa si può ammirare il bel monumento funebre dedicato a Ugo di Toscana scolpito nel 1481 da Mino da Fiesole. Su questo austero sepolcro, il 21 dicembre di ogni anno, giorno della commemorazione del marchese, viene tuttora posto un cuscino di fiori bianchi e rossi e celebrata all’altar maggiore una messa solenne di suffragio con la partecipazione di popolo e autorità; un’ombra del passato che si proietta nel presente.
Fatti ancora pochi passi si entra in via del Proconsolo e, proprio di fronte all’angolo con via Pandolfini si nota, al numero 6, la casa dove aveva sede fino dal XIV secolo l’Arte Maggiore dei Giudici e Notai della quale il Proconsolo (da cui deriva il nome della strada) era il massimo esponente. L’importante, saggia, figura giuridica, che durava in carica quattro mesi, era degna della massima stima ed aveva primato anche su tutte le altre ventuno Arti.
Girando
adesso verso destra si procede in via
del Proconsolo, che segue l’antichissimo
tracciato delle mura romane. Memoria di questo tracciato è data da
un nastro circolare d’ottone intarsiato nel lastrico della sede stradale,
di rimpetto al palazzo del Bargello, che delimita il perimetro di un’antichissima
torre rotonda. Nell’austero, medievale palazzo
(primo edificio pubblico fiorentino, ora Museo
Nazionale, così chiamato perché sede del Capitano di Giustizia,
detto Bargello, capo della polizia), si erge connessa all’edificio
stesso che occupa l’intero isolato, sul Canto del Bargello all’angolo
con via Ghibellina, la torre denominata “Volognana”. La torre,
nei cui sotterranei ebbe per secoli angusto spazio la prigione, venne così
appellata dal nome di Geri da Volognano, uno dei primi carcerati che vi
furono rinchiusi.Alla sommità è posta la campana chiamata
dai fiorentini “la Montanina”
che suonava sempre in funeste occasioni come per richiamare i giovani alle
armi, o per annunciare esecuzioni capitali, o in caso di sollevazioni e
tafferugli che generavano sempre feriti e morti. I tristi rintocchi originarono
un modo di dire che veniva affibbiato ad una persona che parlava male di
tutti: “Ha la lingua lunga come la campana del Bargello; quando suona,
suona sempre a vituperio”. Nel XIV secolo
il palazzo fu rialzato di un piano ed alcune parti terrene vennero adibite
a prigioni e luoghi di esecuzione dei condannati.
Non appena superato il palazzo del Bargello, si accede alla piazza San Firenze dove a sinistra, su una vasta scalinata troneggia l’omonima chiesa con il grande convento di stile barocco dei padri Filippini, oggi sede del Tribunale. Di fronte l’elegante Palazzo Gondi, dall’antica famiglia che lo fece costruire. La maestosa opera fu realizzata, su progetto di Giuliano da Sangallo, alla fine del XV secolo con tre portali ad arco dalle eleganti cornici incastonate nel rustico bugnato.
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Per arrivare al punto d’inizio si consiglia di raggiungere il lato Nord e poi l’angolo Sud/Est di piazza della Repubblica.
Sull’intero lato Nord della piazza, lo spazio riservato ai tavolini
dei caffè è delimitato da una fila di fioriere; per trovare
l’angolo Sud/Est è più agevole seguire la linea guida
rappresentata dalle fioriere stesse, anziché le facciate dei palazzi.
Dall’angolo Sud/Est di piazza della Repubblica si attraversa via
Roma in direzione Est e ci si porta sul lato Est della piazza.
Si ricorda che lungo questo lato scorre una carreggiata stradale, con solo
traffico di servizio, che a Nord si immette in via Roma e a Sud in via Calimala.
Camminando sul lato Est in direzione Sud per una trentina di metri, si percorre
circa la metà del lato fino ad incrociare via degli Speziali.
Via degli Speziali è una breve strada pedonale lunga
circa 70 metri. Si percorre in direzione Est fino all’incrocio regolare
ad ‘X’ con via dei Calzaiuoli, l’importante strada pedonale
che congiunge piazza del Duomo con piazza della Signoria che scorre da Nord
a Sud perpendicolarmente alla nostra direzione di marcia.
Mantenendo la direzione Est, si attraversa via dei Calzaiuoli
e si prosegue in questa direzione immettendoci in una strada denominata
il Corso, situata proprio di fronte a via degli Speziali. Si percorre, quindi,
il Corso per circa 60 metri.
Nel Corso ci sono molti negozi, bar e una gelateria molto frequentata.
Sul lato Sud del Corso si incrocia via de’ Cerchi che va percorsa in direzione Sud per circa 60 metri, fino all’incrocio con via Dante Alighieri.
Si inizia a percorrere via Dante Alighieri verso Est.
Lungo questa strada, molto stretta, occorre prestare attenzione al transito
di piccoli e silenziosi autobus elettrici.
Nei primi 20 metri di questo tratto il piccolo spazio che viene percepito
sul lato Sud è piazza dei Cimatori.
In piazza dei Cimatori vi sono due ristoranti caratteristici.
Continuando a camminare per via Dante Alighieri in direzione Est, dopo
una trentina di metri, il lato Sud della strada scorre accanto a piazza
San Martino.
Sul lato Est di questa piccola piazza di forma rettangolare, proprio all’angolo
con via Dante Alighieri, si erge la Torre della Castagna.
Sul lato Ovest della piazza, a poco più di un metro da via Dante Alighieri, si trova il piccolo portone d’ingresso dell’Oratorio dei Buonomini di San Martino.
Tra la porta dell’Oratorio e l’angolo che la facciata forma
con via Alighieri, a meno di un metro e mezzo da terra, c’è
ancora la buca per la raccolta delle elemosine.
La feritoia è ricavata al centro di una croce in ferro incastonata
in una lastra di pietra serena.
Proseguendo per via Dante Alighieri in direzione Est, dopo 10 metri, sul lato opposto, si incrocia via Santa Margherita.
All’inizio di questa strada, sul lato Ovest, si trova la cosiddetta Casa di Dante.Ancora avanti, quasi alla confluenza di via del Proconsolo, si affaccia sul lato Sud della strada la Badia Fiorentina.Per finire di percorrere via Dante Alighieri è necessario camminare in direzione Est per altri 50 metri circa.
Giunti, così, in via del Proconsolo si svolta in direzione Sud e si procede per circa 40 metri; oltrepassata la scalinata della Badia Fiorentina si raggiunge uno scivolo che immette in un attraversamento pedonale regolarmente segnalato. Questo attraversamento ci conduce sul lato Est di via del Proconsolo, sul marciapiede attiguo al palazzo del Bargello.
Il palazzo del Bargello occupa lo spazio di un isolato di circa 4500 metri quadrati.
Via del Proconsolo scorre lungo la facciata Ovest del palazzo. L’ingresso è situato su questo lato, in prossimità del punto in cui si è terminato l’attraversamento; si trova, dunque, vicino all’angolo che via del Proconsolo forma con via Ghibellina, la strada che scorre lungo la facciata Nord del palazzo.
Ad Est il Bargello è costeggiato da via dell’Acqua, mentre
via della Vigna Vecchia scorre lungo la facciata Sud.
Quest’ultima strada si incontra, perpendicolare alla nostra direzione
di marcia, percorsi ancora una trentina di metri verso Sud.
Per raggiungere piazza San Firenze occorre attraversarla.
L’attraversamento è brevissimo, ma disagevole: il modo più sicuro è quello di percorrere via della Vigna Vecchia per circa venti metri verso Est, seguendo una delimitazione costituita da catene blande, poi attraversare la strada verso Sud e tornare indietro fino all’angolo che la strada forma con piazza San Firenze.
Per raggiungere piazza San Firenze in modo più semplice, alla fine
di via del Proconsolo, si attraversa con precauzione via della Vigna Vecchia,
mantenendo la direzione Sud. Finito l’attraversamento, lungo 3 metri
e mezzo, ci si trova davanti un cordolo semisferico in calcestruzzo che
delimita un parcheggio di motocicli. Si gira verso Est e si percorrono altri
7 metri tenendo il cordolo come linea guida.
Anche in questo modo si raggiunge l’angolo che via della Vigna Vecchia
forma con piazza San Firenze.
In entrambi i casi è consigliato chiedere aiuto ad un passante.
Giunti in piazza San Firenze, una piazza dalla forma bislunga molto irregolare, si procede in direzione Sud fino a giungere all’incrocio con via dell’Anguillara.
In particolare, superato il palazzo del Bargello, occorre girare verso Est e dopo 3 metri circa si trova il passaggio tra una delimitazione in catene blande; si attraversa via della Vigna Vecchia in direzione Sud e si raggiunge il marciapiede sul lato opposto: la prima strada che si incontra è via dell’Anguillara.
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Si percorre via degli Speziali (in zona pedonale) al centro
della strada.
Il manto stradale, di recente realizzazione, è costituito da lastre
in pietra con finitura superficiale a rilievi molto pronunciati che producono
forti vibrazioni.
La rampetta di raccordo tra il marciapiede di via degli Speziali e via dei Calzaiuoli è ben realizzata.
L’attraversamento di via dei Calzaiuoli è impegnativo per la conformazione della strada a dorso di mulo.
Si prosegue lungo il Corso sulla sede stradale.
La pavimentazione è consunta e sconnessa, i giunti tra le lastre
sono diagonali al senso di marcia e presentano delle irregolarità.
La marcia è piuttosto disagevole.
Si imbocca via de’ Cerchi che, nel senso della nostra percorrenza, è leggermente in salita.
La strada presenta un leggero compluvio centrale con presenza di caditoie
per la raccolta dell’acqua piovana.
Le lastre, congiunte diagonalmente al senso di marcia, sono in buono stato;
il tipo di lavorazione superficiale genera vibrazioni sulla sedia a ruote.
Lo stesso discorso può estendersi per la pavimentazione di piazza dei Cimatori.
Si procede lungo via Dante Alighieri su un lastricato simile al precedente; anche qui la strada presenta leggere pendenze laterali che convergono verso la mezzeria.
Proseguendo, le condizioni di marcia peggiorano nettamente.
La pavimentazione è molto sconnessa con mancanza di elementi costituenti,
inoltre la strada presenta un dorso di mulo pronunciato ed è in leggera
discesa rispetto al nostro senso di marcia.
Si rende indispensabile la presenza di un accompagnatore.
Lo slargo prospiciente la Casa di Dante (che ospita il Museo Dantesco) ha una pavimentazione molto sconnessa e il piano stradale presenta delle fastidiose pendenze laterali.
Il Museo Dantesco non è accessibile ma sono in corso lavori di adeguamento.
Una breve deviazione sulla sinistra ci porta in via S. Margherita sulla destra della quale, a poche decine di metri di distanza, si affaccia l’ingresso alla Chiesa di Dante, inaccessibile per la presenza di un gradino di soglia alto 22 cm.
La pavimentazione della via presenta le caratteristiche negative precedentemente descritte.
La Badia Fiorentina non è accessibile.
Raggiunto l’incrocio con via del Proconsolo si lascia la zona pedonale per percorrere un tratto in zona a traffico limitato.
Alla confluenza con via del Proconsolo si imbocca il marciapiede di destra, ben raccordato con il piano stradale mediante rampetta.
La pavimentazione del marciapiede è di recente realizzazione.
La posa delle lastre a giunti ortogonali al senso di marcia e la loro lavorazione
superficiale a spina di pesce sono causa di forti e fastidiose vibrazioni.
L’accesso al Museo del Bargello è situato sul lato opposto della strada; l’attraversamento pedonale risulta essere molto difficoltoso per la presenza contemporanea, al raccordo con la strada, di forti pendenze, contropendenze e gradini su entrambi i lati.
È indispensabile un accompagnatore.
Il Museo presenta all’ingresso un gradino alto 10 cm.
All’interno del Museo è possibile accedere al porticato,
posto davanti all’entrata, tramite una serie di rampe.
Per raggiungere l’ascensore che permette di collegare i vari piani,
fruibili in autonomia, occorre attraversare il porticato posto davanti alla
biglietteria.
La pavimentazione è realizzata in elementi in cotto orditi a spina pesce e presenta forti sconnessioni.
Il servizio igienico per disabili è ubicato al terzo piano.
Per accedervi è necessario superare, mediante un servoscala, quattro
gradini e una soglia alta qualche centimetro.
Riattraversando la strada e riprendendo a percorrere via del Proconsolo, il marciapiede in prossimità di piazza San Firenze, si restringe sensibilmente e presenta un’evidente pendenza laterale.
Nell’ultimo tratto la pavimentazione del marciapiede peggiora.
Si attraversa piazza San Firenze lungo l’attraversamento pedonale che porta verso via dell’Anguillara.
Il lastricato di piazza San Firenze è molto sconnesso e con lastre
consunte.
Occorre fare attenzione poiché tra le lastre sporgono in rilievo
i giunti di malta che possono generare impuntamenti della sedia a ruote.
Opportunità di sosta in piazza San Firenze per veicoli muniti di contrassegno per disabili.