in autonomia
accompagnatore
necessario
Il primo tratto del terzo itinerario, che da piazza della Repubblica porta in piazza San Giovanni, ha la forma di due ‘L’ consecutive. Ambedue hanno l’angolo retto orientato in senso orario, ma alla fine della prima ‘L’, il percorso prevede un giro di 90° in senso antiorario prima di iniziare a percorrere la seconda.

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Iniziando
il terzo itinerario a partire sempre dall’esile Colonna dell’Abbondanza,
cuore della Firenze antica, ci incamminiamo sul lato destro della piazza
lungo la siepe delle fioriere situate sul perimetro esterno di due eleganti
caffè,
fino a raggiungere, proprio davanti, il pesante complesso della galleria.Procedendo
quindi a destra per la corta via de’ Brunelleschi (nome derivato dall’antica
famiglia guelfa che aveva qui palazzi, torre e loggia), nell’ultimo
tratto dei portici, passeremo sotto
il grande edificio progettato dall’architetto Giuseppe Paciarelli
nel 1903.
Tale imponente fabbricato,
ornato con sculture e fregi di ceramica
colorata, si differenzia da tutti gli altri perché presenta la singolare
decorazione dell’allora nascente stile Liberty già fiorente
in altri Paesi europei.
Terminato il loggiato che doveva servire al “piacevole passeggio
della gente”, si giunge adesso in via de’ Pecori e quindi, girando
a destra, nella piazza
dedicata al patrono della città, San Giovanni Battista.
La piazza è delimitata a sinistra, da via de’ Pecori a via
de’ Cerretani, dal grande Palazzo
Arcivescovile la cui facciata fu arretrata nel 1895 perché troppo
vicina alla scarsella del Battistero. L’opera di “arretramento”
fu eseguita, su progetto dell’architetto Pietro Berti, da muratori
e scalpellini di grande professionalità i quali, recuperando originali
materiali d’arredo ed integrandoli con altri moderni, riuscirono a
mantenere gli antichi caratteri dell’edificio delimitato agli angoli
della monumentale facciata da due grandi ed artistici stemmi: quello dell’arcivescovo
Agostino Bausa su via de’ Pecori, e l’altro di Alessandro di
Ottaviano de’ Medici, papa Leone XI (sul soglio pontificio per solo
ventisei giorni), sulla cantonata opposta.
Ci
troviamo ora di fronte il Battistero,
prima importante opera architettonica della nostra passeggiata. Dante, che
qui fu battezzato, lo definì affettuosamente il “mio bel San
Giovanni”. La singolare, armoniosa costruzione a pianta ottagonale
che risale ai secoli VI - VII, sorta forse su precedente tempio romano,
fu la cattedrale della città dal 1059 fino al 1128. Rivestita di
luminosi marmi bianchi della Lunigiana e verdi e neri di Prato, ha la copertura
a tenda castrense sormontata da lanterna; tre stupende porte di bronzo dorato
ne consentono l’accesso: quella di fronte
al Duomo, definita da Michelangelo “del Paradiso”,
suddivisa in dieci pannelli a rilievo che riproducono storie dell’Antico
Testamento, è il capolavoro di Lorenzo Ghiberti che la condusse a
compimento in 27 anni (1425 - 52). Fiancheggiando
il Battistero voltiamo a sinistra transitando di fronte alla facciata
della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
In questo spazio, nella mattinata di Pasqua, ha luogo la tradizionale cerimonia dello Scoppio del Carro che affonda le sue radici nei lontani tempi della prima Crociata, indetta per liberare il Santo Sepolcro. La mistica propaganda per indire la crociata fu divulgata attraverso tantissimi predicatori in tutta Europa. A Firenze, il vescovo Ranieri, a coronamento di esaltanti prediche, entusiasmò talmente i concittadini che 2500 di essi, al comando di Pazzino de’ Pazzi, andarono ad infoltire le schiere dell’esercito cristiano. Nella torrida estate del 1099, i crociati posero l’assedio alla città di Gerusalemme che espugnarono il 15 luglio. Secondo la tradizione fu proprio Pazzino a salire per primo sulle mura della città santa dove pose l’insegna bianca e vermiglia. Per questo atto di valore, Goffredo di Buglione donò al prode fiorentino tre schegge del Santo Sepolcro. Rientrato a Firenze il 16 luglio 1101, il valoroso capitano fu festeggiatissimo ed accolto con solenni onori.
Dagli
storici sappiamo che dopo la liberazione di Gerusalemme, nel giorno del
Sabato Santo, i crociati si radunavano nella chiesa della Resurrezione e,
in devota preghiera, consegnavano ai presenti il fuoco benedetto simbolo
di purificazione. A questa cerimonia risale l’usanza pasquale di distribuire
il fuoco santo al popolo fiorentino. Difatti, dopo il ritorno di Pazzino,
ogni Sabato Santo, i giovani di tutte le famiglie usavano recarsi nella
Cattedrale dove al fuoco benedetto che ardeva, accendevano rispettivamente
una ‘facellina’ (piccola torcia) e, tutti assieme, in processione,
andavano per la città cantando laudi per portare la fiamma purificatrice
in ogni focolare domestico. Il fuoco santo veniva acceso con le scintille
sprigionate dallo sfregamento delle tre schegge di pietra del Santo Sepolcro.
Con l’andar del tempo la festa assunse sempre più attrazione
per cui venne introdotto l’uso di trasportare il fuoco santo con un
carro dove, su di un tripode, ardevano carboni infuocati e successivamente
anche i “fuochi lavorati”. Alla famiglia Pazzi era affidata
tutta l’organizzazione del carro e l’onere delle relative spese.
Il carro era inizialmente molto più semplice di quello attuale, ed
a causa delle deflagrazioni e delle vampate che sopportava ogni anno, a
cerimonia avvenuta, doveva essere quasi del tutto ricostruito. Parve quindi
giusto ai Pazzi allestirne uno molto più solido ed imponente che
dovesse durare per sempre. Fu pertanto costruito
il grande carro del tipo “trionfale”
a tre ripiani, che da secoli, se pur più volte restaurato (anche
dopo la tragica alluvione del 1966), gode di ottima salute.
I fuochi di questo carro vengono incendiati da una colomba o, come si dice
a Firenze, dalla colombina, la quale altro non è che un razzo dalle
sembianze di un bianco piccione.
L’antica festa ha sempre richiamato una gran folla di turisti e cittadini, oltre a numerosi contadini della campagna fiorentina che traevano gli auspici per il raccolto dal felice esito della corsa della colombina che doveva svolgersi senza alcun intoppo. Attualmente nella mattina di Pasqua, scortato da 150 fra armati, musici e sbandieratori del Calcio Storico Fiorentino, il carro del fuoco pasquale, detto affettuosamente dai fiorentini “Brindellone”, si muove dal piazzale del Prato trainato da due paia di candidi bovi infiorati ed arriva in piazza del Duomo, fra il Battistero e la Cattedrale dove, alle ore undici, al canto del Gloria in Excelsis Deo, viene dato fuoco alla miccia della colombina che, sibilando, va ad incendiare i mortaretti ed i fuochi d’artificio disposti su di esso. Inizia con fragore lo scoppio assordante e, sia pure in maniera simbolica, la distribuzione a tutta la città del fuoco benedetto. L’imponente mole dell’antico carro si avvolge di nubi e scoppi come se l’aria stessa emettesse scintille sempre più luminose. Il profilo del “Brindellone” scompare del tutto in questo caleidoscopico gioco di colori che, pian piano, unitamente al fumo ed agli assordanti scoppi, si dissipa rendendo nuovamente visibili i marmi del Battistero, di Santa Maria del Fiore e del campanile di Giotto.
Questa è la rievocazione dello Scoppio del Carro, una manifestazione tuttora genuina e molto sentita nell’animo popolare dei fiorentini.
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Si raggiunge il lato Nord di piazza della Repubblica.
Poiché su questo lato - tra il marciapiede e la piazza - c’è una zona delimitata da file di fioriere in cui sono sistemati i tavolini e le sedie di due caffè, si consiglia di camminare lungo le fioriere anziché sul marciapiede.
Giunti all’angolo Sud/Ovest dell’edificio, si prende la direzione Nord e si percorre via de’ Brunelleschi: si attraversa via de’ Tosinghi e si giunge fino all’incrocio con via de’ Pecori, che deve essere percorsa verso Est per una cinquantina di metri, fino al successivo incrocio con via Roma.
Si consiglia di attraversare via Roma e di portarsi sull’altro lato
della strada.
In via de’ Brunelleschi, all’angolo con via de’ Tosinghi,
c’è un importante negozio di musica.
Dal lato Est di via Romasi fanno pochi passi verso Nord e ci troviamo così nell’isola pedonale di piazza di San Giovanni.
Piazza San Giovanni è uno spazio rettangolare delimitato dal Palazzo Vescovile ad Ovest e dal Battistero ad Est. Confluiscono nella piazza due importanti strade del centro storico di Firenze: Borgo San Lorenzo sul lato Nord e via Roma sul lato Sud.
Lungo il lato Nord, scorre una carreggiata stradale con traffico intenso
separata dallo spazio pedonale da paletti in ferro, alti poco più
di un metro, collegati da catene blande.
Inoltre, piazza San Giovanni comprende anche gli spazi che si trovano a
Nord e a Sud del Battistero.
Complessivamente la piazza ha una superficie di circa 3000 metri quadrati.
Piazza San Giovanni è attigua alla piazza del Duomo che è situata al di là del Battistero.
Sul marciapiede del Palazzo Vescovile - lungo una sessantina di metri - si affacciano, oltre al portone d’ingresso del Palazzo, negozi, una farmacia, una agenzia di viaggi e una rinomata pasticceria.
Il Battistero di San Giovanni è una costruzione
di pianta ottagonale.
La costruzione, completamente circondata da una balaustra di ferro alta
poco più di un metro, presenta tre porte: l’entrata è
sul lato Nord, l’uscita sul lato Sud, mentre la celebre Porta
del Paradiso guarda a Est verso la facciata del Duomo.
Quest’ultima porta, protetta da una inferriata, non è raggiungibile
con le mani, mentre è possibile toccare le altre, anch’esse
rivestite da splendidi pannelli a rilievo.
Per terminare il primo tratto dell’itinerario il percorso prosegue verso Est, lungo le catene che delimitano la carreggiata stradale.
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Quasi di fronte all’ingresso del Battistero, accanto alla delimitazione, è collocata la Colonna di San Zanobi, circondata da una balaustra in ferro: per procedere occorre superarla mantenendo la direzione Est.
Dopo alcune decine di metri si trova un’apertura lungo le catene:
è il passaggio che permette di attraversare verso Nord la carreggiata
stradale sulle strisce pedonali.
Compiuto l’attraversamento, basta spostarci di pochi passi verso Ovest,
per trovare l’angolo da cui ha inizio via dei Martelli.
In corrispondenza di quest’angolo, sul ciglio del marciapiede, si
trova un telefono pubblico a scheda con schermatura a ‘cuffia’.
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L’attraversamento pedonale di via de’ Brunelleschi non è segnalato, e la pavimentazione in lastre lapidee è piuttosto sconnessa.
La rampetta che immette al marciapiede lato Ovest (sinistro) della strada
è praticabile in autonomia.
In prossimità della rampetta sono presenti espositori di un’edicola
che talvolta ostruiscono parzialmente il passaggio.
Si procede sotto i portici su una pavimentazione in marmi policromi che
rende la marcia spedita e fluida.
L’attraversamento di via de’ Tosinghi non presenta particolari
difficoltà.
La pavimentazione del marciapiede di via de’ Pecori è asfaltata
e presenta delle modeste ondulazioni.
Attraversata agevolmente via de’ Pecori all’angolo con via Roma, si giunge in piazza San Giovanni, in zona pedonale.
Opportunità di sosta per veicoli muniti di contrassegno in via de’ Pecori e in piazza San Giovanni.
La pavimentazione lapidea della piazza è molto sconnessa, presenta rilevanti pendenze laterali e frequenti mancanze di elementi costituenti.
Piazza San Giovanni è di difficile fruibilità anche se accompagnati.
All’entrata del Battistero di San Giovanni è presente un gradino
emergente alto circa 15 cm.
Una rampetta in legno raccorda il dislivello fra il gradino emergente e
il piano di calpestio interno. Per uscire si deve utilizzare la porta d’entrata.
Il Battistero è accessibile con assistenza.