Saluti delle autorità
Mario Santi
Direttore Dipartimento Dipendenze-ASL 10, Firenze
Dirò poche cose perché è compito di questo Convegno aprire
un confronto e una riflessione sulle varie esperienze presenti a livello nazionale.
Ritengo comunque importante sottolineare alcuni aspetti di particolare rilevanza.
Il Direttore Generale, Menichetti, ricordava che ben 21 anni fa si riuniva a
Firenze, per la prima volta, il Coordinamento Nazionale dei Servizi per le tossicodipendenze,
da allora molte cose sono cambiate, ma credo opportuno far tesoro dell'esperienza
acquisita al fine di non ripetere gli stessi errori di quando veniva affrontato
il "problema eroina".
Difatti, quando si iniziò a prendere in considerazione il fenomeno "ecstasy",
uno dei concetti maggiormente utilizzati, che trovava notevole amplificazione
nei mass media e, quindi, nella sua rappresentazione sociale, era quello di
emergenza.
Nel momento in cui un fenomeno diventa di massa è difficile parlare di
emergenza e di patologia, di una scheggia impazzita del mondo giovanile che
fa uso di questo tipo di sostanze, sganciata e ben differenziabile dal resto
"normale", "sano" e "tranquillo".
Se da un lato parlare di emergenza e patologia può essere tranquillizzante
in quanto dà dei confini al fenomeno e lo circoscrive a gruppi e tipologie
ben definite e riconoscibili, dall'altro avvia un pericoloso processo di stigmatizzazione,
che abbiamo visto pesantemente presente anche nella dipendenza da eroina.
In altre parole, la semplificazione di un fenomeno, inevitabilmente complesso,
inficiava una corretta capacità di analisi, con modelli terapeutici forzatamente
unici per tutti i soggetti coinvolti.
Voglio qui sottolineare che gli aspetti prioritari che dobbiamo affrontare sono
le problematiche strutturali della dipendenza, strettamente correlati agli attuali
stili di vita, alla "normalità" quotidiana della popolazione
giovanile, e non ad una frangia deviante e minoritaria. Già nei tempi
non sospetti affermavo che forse si poteva comprendere meglio il fenomeno delle
dipendenze attraverso una lettura ed un'analisi attenta dell'adolescenza "normale",
non legata a problemi di rapporto con le sostanze.
Un altro aspetto di contiguità fra questi due fenomeni, fra l'altro completamente
diversi, concerne l'idea, inizialmente molto diffusa, di proporre interventi
basati sull'utilizzo di messaggi "minacciosi" e di campagne informative
che facessero leva sulla paura e sul timore degli effetti connessi all'uso e
al consumo della sostanza.
Tale concezione è sempre andata di pari passo con l'opinione opposta,
ma altrettanto limitante e fuorviante, che tendeva a sottovalutare la portata
del fenomeno affermando che tutto sommato "l'ecstasy non è un problema
e non lo sarebbe mai stato".
Queste due tendenze erano presenti nel campo dell'eroina e, talvolta, riecheggiano
anche quando si parla di ecstasy.
Appare oggi sempre più evidente che i processi di classificazione e tipizzazione
non possono essere adottati e utilizzati, se non in modo flessibile, per descrivere
e comprendere i fenomeni connessi all'uso, all'abuso e alla dipendenza da sostanze.
Al fine di rapportarci in modo adeguato ad una realtà complessa, che
sottolineo riguarda non solo l'uso e l'abuso di sostanze, ma anche e soprattutto
stili di vita e comportamenti soggettivi diversi, occorre rinunciare a semplificazioni
concettuali e interpretative che, se da una parte esorcizzano la paura, dall'altra
impediscono lo sviluppo di chiavi di lettura adeguate al fenomeno delle dipendenze.
Per lungo tempo ci siamo accostati al problema della dipendenza utilizzando
categorie logiche e interpretative circoscritte che individuavano fattori causali
di tipo sociale o psicologico o biologico costruendo una sorta di determinismo
causa - effetto. La complessità del fenomeno, della persona che attua
un certo comportamento o che è portatrice di un certo disagio e sofferenza,
non può essere compresa all'interno di categorie discriminanti, ma occorre,
per implementare anche la professionalità degli operatori, procedere
ad una comprensione del contesto culturale della realtà giovanile e degli
stili di vita che la caratterizzano.
L'operatività, sia del pubblico che del privato sociale, come è
stato da altri sottolineato, non può dunque prescindere da una lettura
dinamica e dialettica di questi aspetti.
Un ulteriore fattore da prendere in considerazione riguarda la clandestinità
del fenomeno e la sua stretta interrelazione con un mercato delle sostanze in
continuo mutamento.
La presenza sul mercato di nuove sostanze e nuove combinazioni delle stesse
pone l'obbligo di procedere ad una ricerca attenta e ad un monitoraggio costante
in termini di espansione, diminuzione e distribuzione in relazione alla tipologia
delle sostanze presenti.
Il piano della ricerca e dell'intervento deve quindi far riferimento a piani
e categorie concettuali trasversali che vanno dalla chimica della sostanza,
alla cultura giovanile, agli stili di vita e di consumo, alle modalità
educative e alla relazione con il mondo adulto.
Quanto sopra, sommariamente illustrato, diviene presupposto ineludibile al fine
di progettare politiche di intervento efficaci ed efficienti all'interno di
un'ottica di rete integrata di servizi, sia pubblici che del privato sociale.
Solo attraverso l'integrazione e il confronto tra strategie, modalità
operative e professionalità diverse si può costruire un approccio
sufficientemente adeguato ad un fenomeno che abbiamo visto complesso e in rapido
mutamento.
Scopo del Convegno di oggi, "Nuove droghe - Strategie a confronto",
è consolidare una cultura del confronto e del dialogo come elemento fondante
del Coordinamento Nazionale Nuove Droghe.
Pagina a cura di Nicola Gambi
Data di verifica/aggiornamento: 19-04-2001