II SESSIONE
"Nuove Droghe:
La Situazione Attuale"
L'impatto del fenomeno Nuove Droghe sui Servizi
Edoardo Polidori
Responsabile Ser.t Faenza, Consulente scientifico di "Fuori Luogo"
Sarò conciso. Innanzitutto ringrazio gli organizzatori del convegno
per l'invito rivoltomi e successivamente esprimo la mia riconoscenza al Dr.
Bricolo per le cose che ha detto, nel senso che fondamentalmente sono le cose
su cui ci riconosciamo ed il suo intervento mi consente di snellire il mio e
di dire altro. Il tema affidatomi era: l'impatto del fenomeno "nuove droghe"
sul mondo sui servizi. Io penso che l'impatto sia esattamente quello che lui
ha detto poco fa, dal punto di vista delle cose da fare. Penso anche che ci
siano tutta una serie di modifiche che i nostri servizi hanno avuto fino ad
ora. Ma se io devo pensare a quello che è successo quando il fenomeno
è comparso nei nostri Sert penso anche che sia successo quello che vedete
qui (lucido). Tutti noi operavamo (e forse operiamo ancora) in servizi centrati
su tematiche che erano quelle dell'eroina e su cui avevamo costruito un mondo,
un pensiero, un modo di leggere la dipendenza, che era quello che Renato ha
espresso perfettamente. Ad un certo punto è comparso qualcuno che ha
detto: "esistono nuovi fenomeni, esistono nuove cose, non si può
più pensare a servizi che siano centrati su questo..."; il rischio
è allora quello di buttarsi a costruire servizi centrati, nuovamente,
su qualcos'altro che rischia di essere un semplicemente un nuovo modello organizzativo,
un nuovo "idolo" organizzativo che viene a sostituire quello che c'era
in precedenza. Il rischio è sempre quello di pensare a nuovi servizi,
a nuovi modelli di servizio, più che a nuove presenze o a nuovi modi
di essere presenti, una diversa cultura dell'intervento. Se io devo pensare
a un impatto che questo fenomeno ha avuto su noi, sui nostri Ser.T, penso che
sia stato soprattutto un impatto di tipo culturale. Parlare di Nuove Droghe,
nuovi consumi ha fatto sì che cominciassimo a ragionare sul fatto che,
comunque, droghe e consumi sono parole che cominciavano a stare insieme. Nella
nostra testa penso che prima stessero assieme droghe e dipendenze; lo dirò
fino allo sfinimento, lo ha detto benissimo Renato. Penso che fino a qualche
anno fa usare droghe, toccare una sostanza per molti operatori di Ser.T. volesse
dire "cominciamo a ragionare sui problemi di dipendenza", che "continuare
ad usare questa sostanza ti darà molti problemi, perché sicuramente
tu continuerai ad usare questa sostanza e sicuramente questa sostanza ti darà
problemi, in particolare problemi connessi al fatto che ne abuserai e ne diverrai
dipendente". Questo è già un impatto culturale non da poco.
Abbiamo cominciato a dire che le sostanze possono essere semplicemente consumate
ma questo non vuol dire che non daranno problemi, semplicemente i problemi connessi
all'uso sono diversi da quelli connessi all'abuso e alla dipendenza. Anche il
consumo può determinare dei problemi, delle conseguenze spiacevoli, certo;
ma non c'è già più un abbinamento automatico sostanze-
dipendenza.
L'altro impatto, anche questo già detto, è stato apprendere dall'esperienza
degli interventi di riduzione al danno che molti hanno condotto in questi anni
nel campo dell'uso di eroina: parlare di queste sostanze vuol dire esserci in
mezzo, essere nei luoghi dove queste sostanze vengono consumate, vuol dire uscire
dai servizi, vuol dire per gli operatori fare orari diversi e chiunque svolga
ruoli di responsabilità all'interno di un servizio sa bene che questo
è un impatto non da poco rispetto all'organizzazione di un servizio.
Vuol dire che gli operatori sono presenti in luoghi probabilmente strani in
ore particolarmente strane per un dipendente pubblico. Ma un'altra cosa che
la presenza di tutte queste sostanze ha voluto dire per gli operatori (e mi
ci metto tranquillamente in mezzo) è stata: dovete studiare le sostanze.
Io penso che la media degli operatori dei SER.T., me compreso, sia molto ignorante
rispetto alle sostanze, molto ignorante rispetto a che cosa può distinguere,
come effetti, come farmacologia e come chimica, le sostanze tra di loro, quali
sono i rischi legati alle singole sostanze, come sappiamo differenziare le singole
sostanze. Ma l'altra cosa che abbiamo imparato (e se fate una rassegna sul banchetto
in fondo lo vedete tranquillamente) con il materiale che è stato esposto,
con il materiale del progetto Mosaico, con il materiale che tutte le realtà
hanno prodotto è che quando si parla di queste cose dobbiamo essere seduttivi.
Dobbiamo pensare al modo di porgere l'informazione, dobbiamo trovare modi che
siano seduttivi per i nostri interlocutori potenziali; dobbiamo attirare l'attenzione.
Siamo in una sala magnifica la vostra attenzione può essere "distratta"
da tante seduzioni; anche noi relatori, se vogliamo essere ascoltati dobbiamo
sedurvi, dobbiamo essere competitivi con quello che ci sta intorno. In un certo
senso abbiamo imparato che, in qualche modo, bisogna attirare l'attenzione;
c'è una sorta di competizione tra chi si occupa di fare informazione
e il mondo dello spaccio e della vendita di sostanze (anche legale), il mondo
dei pari (che possono diffondere notizie di tutti tipi): bisogna comunque attirare,
in un modo o nell'altro, l'attenzione anche usando una parola tremenda: stimolando
la curiosità. Io penso che tutti quelli che fanno informazione nelle
scuole si siano sentiti dire, ma se fate così rischiate di stimolare
la curiosità. Come se stimolare la curiosità fosse sempre e soltanto
una cosa negativa. Ma forse per un adolescente stimolare la curiosità,
la voglia di sapere sulle sostanze può essere una cosa enormemente positiva
non negativa. Un'altra cosa che è successa e che abbiamo finalmente capito
che le sostanze sono tante. Uno può dire "beh, era ora". Se
mi passate la banalità, e vi garantisco che è una banalità,
abbiamo capito che le droghe sono tante. Ma dirò di più. Abbiamo
capito che le droghe sono legate alle feste. Non c'è festa senza droghe,
ci ha ricordato Roberto Merlo. Mi sento quasi di sottolineare
questo ancora più pesantemente. Non c'è vita quotidiana senza
droghe.
Non c'è vita quotidiana senza l'uso di droghe. Se per "droga"
prendiamo una definizione banalissima: una sostanza psicoattiva che in qualche
modo agisce sui nostri sistemi, modifica il tono dell'umore, modifica le sensazioni,
modifica le percezioni; quindi se per droghe consideriamo tutte quelle che vanno
considerate droghe dirò ora una grande banalità. Se per droghe
cominciamo a considerare tutto ciò che lo è: tè caffè,
alcol, nicotina, eroina, cocaina, crak, cannabis, LSD... io inviterei ad alzare
la mano qui dentro chi nella giornata di oggi non ha assunto una di queste droghe,
nè caffé nè nicotina, nè tè...nè nulla.
Questo vuol dire capire che le droghe fanno parte del nostro quotidiano, che
parlare del consumo di droghe non vuol dire parlare di una minoranza strana,
stravagante che come venendo da una altro pianeta è comparsa nel centro
della città, in mezzo ad una discoteca; vuol dire che parlare di droghe
comporta ragionare su come la maggioranza delle persone si relaziona con le
sostanze. Noi siamo abituati a pensare che la droga riguardi una minoranza,
che la maggioranza delle persone non usi sostanze. Dal punto di vista strettamente
statistico penso che la normalità sia usare sostanze, chi non usa niente
sia dal punto di vista strettamente statistico è al di fuori della norma.
Questo però vuol dire uscire dal sillogismo che dicevamo prima che introduceva
il Dr. Bricolo: cioé droga=dipendenza, che comporta come conseguenza
il fatto che droga voglia dire un certo tipo di intervento un certo tipo di
trattamento, perché questi sono percorsi lungo i quali molta gente, in
certo senso, viene schiacciata ... (lucido). Dunque se abbiamo un punto A dobbiamo
per forza avere un punto B. Se abbiamo una sostanza dobbiamo per forza avere
un tossicodipendente. Ecco quello è il punto B, quello è il percorso.
E se dal punto A tracciassi una linea che va fino a B, una linea retta, un percorso
lineare..., la conseguenza è che spesso, nelle nostre diagnosi, le persone
rimangono infilzate dai nostri percorsi perfettamente lineari.
Questo non attiva quasi mai il percorso che diceva Renato, un percorso di accompagnamento,
ma diventa un percorso che stende, che etichetta, che inquadra, che non aiuta.
E allora, ......beh, se siamo convinti che assumere droghe è un fatto
quotidiano, allora dobbiamo interrogarci se il vero quesito non è questo:
ci sono persone che assumo sostanze diverse da quelle che noi assumiamo, e lo
fanno per motivi che magari noi non condividiamo. Allora è possibile
che su questa domanda ci interroghiamo rispetto agli interventi che mettiamo
in atto. E' possibile, siamo disposti a pensare che, appunto, ci sono persone
che assumono sostanze che magari noi assumeremmo mai (per esempio io mai al
mondo fumerei una sigaretta) e lo fanno per motivi che noi non condividiamo.
E chiaro che questo lo accettiamo ma, siamo disposti a considerare che questa
differenza è il vero problema? Questo è dal punto di vista culturale
un impatto enorme, rispetto al mondo dei servizi. Cioé vuol dire che
entriamo nell'ordine di idee che le sostanze vengano usate e che il problema
si pone anche rispetto all'uso, perchè anche l'uso può comportare
dei problemi acuti.
Uno che usa una volta eroina può anche morire per overdose, uno che prende
una compressa può anche lasciarci la pelle, in casi particolari e per
svariati motivi. Chiunque tocchi una sostanza sconosciuta per qualunque causa,
per tanti motivi può essere a rischio di qualcosa. Allora, vuol dire
ragionare che ci sono rischi legati all'uso e poi ci sono problemi di abuso
che comportano altri rischi e problemi di dipendenza che comportano ancora altri
rischi ed altri problemi. Un ultimo aspetto, per essere più chiaro, è
che riprendendo anche uno schema usato da Roberto Merlo stamattina è
che in un triangolo dove ad un vertice c'è la chimica, la farmacologia
della sostanza, ad un altro vertice c'è la persona, la condizione della
persona e all'ultimo vertice c'è l'ambiente, il contesto e quello che
c'è intorno, la discoteca, il luogo. Se pensiamo che l'effetto di una
sostanza è dato dalla interazione di questi tre fattori allora dobbiamo
tenere presente che è importantissimo che i consumatori, le persone che
usano siano informate su quello che succede, lo hanno già detto in molti.
Che siano informati, almeno per dare una sottolineatura in particolare, sulla
farmacologia delle sostanze; possibilmente nel momento in cui consumano. L'invito
è di leggere Alice nel paese delle meraviglie. C'è una bellissima
situazione.........in cui Alice incontra un bruco seduto su un tronco, che fuma
un narghilé, mica roba da ridere, e il bruco dà ad Alice un fungo,
un pezzo di fungo e le dice: "Guarda che se mangi un lato il fungo ti farà
crescere, se invece mangi l'altro lato il fungo ti farà diminuire di
statura"; detto questo il bruco sparisce. Alice rimane perplessa con un
pezzo di fungo in mano e non sa capire quale è il lato che fa crescere
e il lato che fa diminuire, però ne mangia un pezzetto e mangiando quel
pezzetto cresce. Ciò che non la disorienta, ciò che la fa stare
in equilibrio è avere memoria, il ricordo dell'informazione che il bruco
le ha dato: quello che ti sta succedendo dipende dal fatto che hai mangiato
questa parte del fungo, se vuoi invertire l'effetto mangia l'altra parte. Possedere
l'informazione consente di leggere i fenomeni che stanno succedendo in seguito
all'assunzione di una sostanza. Uno dice "ma che cavolo c'entra",
ma pensate quanto può essere importante in una discoteca sapere pensare
che il proprio aumento di temperatura, il fatto che uno comincia ad avere difficoltà
di urinare, che magari quelle poche urine sono scure, il fatto che mi senta
un altro non dipende solo dal contesto, non dipendo soltanto dalla situazione,
non mi fa pensare che come mi sento io si sentono anche gli altri, ma mi fa
pensare che quello che io avverto, i miei sintomi possono dipendere dalla sostanza
che io ho assunto e possono essere dei campanelli di allarme rispetto agli effetti
di quella sostanza e che forse posso muovermi per contrastare gli effetti di
quella sostanza che sto avvertendo come pericolosi. Pensate come può
essere importante se io so collocare le sensazioni più sul versante della
chimica che su quello delle impressioni generali.
Mi sta succedendo questo perché ho preso questo. Io non so se vi sia
mai capitato di andare nelle discoteche: una cosa che noi facciamo è
usare l'etilometro, misurare l'alcolemia. Ciò che si osserva, a volte,
è la presenza di persone che hanno un'alcolemia elevata, abbastanza elevata,
ma sono evidentemente attive, in movimento, lucide. Quant'è importante
in quelle situazioni dire "guarda hai l'alcol elevato, ma tu ti senti così
sveglio, così lucido, perché sicuramente ci hai messo insieme
qualcos'altro: hai calato, hai preso un'amfetamina, hai preso qualcosa e guarda
che in questa situazione ti succederà quest'altro perché l'amfetamina
ti calerà e l'alcol ti salirà".
Quant'è importante in quelle situazioni saper dare informazioni su quello
che sta succedendo in base alla chimica e non in base alle mie opinioni; perché
le sostanze, una volta che sono dentro un organismo, agiscono, "fanno".
Questo non dipende dalla nostra volontà e, di nuovo, questo vuol dire
riconoscere che ci sono persone che fanno cose che noi non faremmo mai. Ci sono
persone che cambiano e che desiderano dei cambiamenti, desiderano essere alterate
il sabato sera, desiderano vivere la festa in modo esagerato, fanno cose forse
strane, discutibili, a volte non condivisibili. Questo significa riconoscere
queste identità multiple. E' bellissimo il dialogo con il bruco: "Tu
chi sei" - chiede il bruco ad Alice. Alice viene da un mondo iper razionale.
"Tu chi sei disse il bruco", come un'introduzione ad una conversazione
non era incoraggiante. Alice rispose piuttosto intimidita "io...io ora
come ora non lo so più signore, almeno so chi ero quando mi sono alzata
stamattina, ma credo di essere cambiata parecchie volte da allora. "Cosa
significa tutto ciò - disse il bruco con severità - spiegati meglio"
"Non posso spiegarmi signore, mi dispiace -disse alice- perché io
non sono io, capisci?" "Non capisco" - disse il bruco. Temo proprio
di non poter essere più chiara - rispose Alice molto educatamente - perché
prima di tutto non riesco a capire qualcosa neanche io, e inoltre, cambiar di
misura tante volte in un giorno confonde le idee". "Non è vero"
- disse il bruco. Beh, forse la pensi così adesso - disse Alice - ma
quando dovrai trasformarti in una crisalide, un giorno ti capiterà sai?,
e poi ancora in una farfalla, vedrai che ti sentirai un poco confuso vero?"
"Neanche un po' - disse il bruco". "Beh, forse le tue sensazioni
sono differenti - disse Alice - quello che so è che io lo troverei molto
strano". "Tu?" - disse il bruco con disprezzo. E chi sei tu?".
Cominciava con tu chi sei. Se non riusciamo a capire che quelli che noi giudichiamo
cambiamenti assurdi per l'altro possono essere dei cambiamenti desiderati, vissuti
come piacevoli sarà sempre un dialogo dove non ci si incontra mai. Bisogna
recuperare il senso dell'accompagnare l'altro e di essere di aiuto nei momenti
in cui questi cambiamenti possono determinare dei pericoli. Io penso che vadano
bene tutti i progetti di accompagnamento.
Forse la cosa che dobbiamo imparare a fare è informare sull'uso per prevenire
sull'abuso e la dipendenza. Penso che dobbiamo ragionare molto su questa definizione
di prevenzione. Penso sia importante saper informare sull'uso per prevenire
l'abuso e la dipendenza e penso che dobbiamo saper leggere e conoscere i progetti
e le esperienze che, a livello nazionale e internazionale, vengono portati avanti
su questi temi.
Tenendo conto che progetti realizzati in contesti diversi devono essere sostanzialmente modificati ma costituiscono un bagaglio di informazioni che possiamo utilizzare. Costruiamo progetti, servizi, interventi pronti a cambiarli radicalmente domani. Alla fine, come ci dice Corto Maltese in questo fumetto, "Tutto quello che è fatto stava scritto e doveva accadere"; tutto quello che facciamo è scritto, è scritto in progetti, è scritto in interventi di cui noi rischiamo di innamorarci, proseguendoli anche quando magari andrebbero cambiati. Tutto è scritto: abbiamo scritto moltissime cose, abbiamo scritto moltissimi progetti; portiamoli avanti, lavoriamoci sopra, ma sappiamoli cambiare, perché, ancora con Corto Maltese: "...non c'è niente di scritto, niente che non si debba riscrivere un'altra volta".
Pagina a cura di Nicola Gambi
Data di verifica/aggiornamento: 19-04-2001