Introduzione

Il Coordinamento Nazionale Nuove Droghe nasce a Bologna nel 1997 dall’incontro di varie realtà pubbliche e del privato sociale accomunate dall’esigenza di costruire degli spazi e dei tempi di riflessione, altri rispetto a quelli tradizionalmente previsti, al fine di confrontare e condividere esperienze, ricerche e competenze in materia di prevenzione e riduzione dei rischi connessi all’uso delle sostanze di sintesi.
E’ nato così un gruppo di lavoro che si propone di individuare spazi di riflessione e scambio di esperienze al fine di legittimare e stimolare scambi trasversali tra soggetti appartenenti anche a organizzazione storicamente e culturalmente molto diverse fra loro.
Attraverso il confronto e la diffusione capillare delle conoscenze e delle esperienze il Coordinamento Nazionale Nuove Droghe si è proposto di costruire e attivare interventi coordinati e riconducibili ad un quadro normativo e di politiche sociali organiche ed omogenee.
Il percorso di confronto e di individuazione di strategie di intervento ha trovato la sua formalizzazione attraverso la stesura di una Carta d’Intenti, di seguito riportata, che declina obiettivi, finalità e modalità di lavoro del Coordinamento.
Il Coordinamento Nazionale Nuove Droghe lavora su due piani interconnessi. Da un lato costituisce un luogo e uno spazio di confronto e condivisione di esperienze e strategie a cui partecipano numerose realtà del pubblico e del privato sociale, dall’altro si sta formalizzando in Associazione di volontariato, con validità giuridica, al fine di divenire un interlocutore istituzionale riconosciuto e riconoscibile e attivare interventi e strategie comuni ed omogenee.

Attualmente all’interno delle differenti ed articolate progettazioni degli enti, pubblici e privati, aderenti al C.N.N.D, si possono sicuramente individuare alcune direttrici di lavoro condivise, che ci permettono di sviluppare una riflessione organica rispetto alle strategie costruite e realizzate in merito alla lettura e alla gestione dei fenomeni legati ai nuovi stili di consumo.

Un primo aspetto rilevante è l’attenzione continua e costante all’evoluzione dei fenomeni; in ognuno dei territori di intervento e con diverse metodologie, lo sforzo primario è rivolto alla comprensione e alla rilevazione dei mutamenti degli atteggiamenti di consumo, dei luoghi di consumo e della circolazione delle sostanze, attraverso coordinamenti territoriali tra enti che a vario titolo impattano questo genere di fenomeni. Sono sempre più frequenti situazioni di collaborazione tra organizzazioni pubbliche e del privato sociale con gestori di locali e discoteche, con le Forze dell’Ordine che si occupano del controllo e della repressione come anche con le Prefetture che incontrano i ragazzi segnalati. Le occasioni di confronto cominciano a far parte di vere e proprie strategie e sistemi complessi di raccolta di dati quali-quantitativi per meglio leggere ed interpretare i veloci cambiamenti del fenomeno in oggetto. Questo livello parte in primo luogo da un’esigenza di tipo conoscitivo necessaria per poter lavorare ed intervenire in tempi utili rispetto allo sviluppo di situazioni sempre nuove ed in continuo mutamento; da qui l’importanza di una buona competenza legata alla ricerca, senza la quale risulta difficile poter avere realmente il polso della situazione a livello sia locale sia nazionale.

Un secondo elemento di riflessione risulta essere la valutazione; essendo gli interventi molto complessi ed articolati, anche gli impianti di valutazione richiedono un’attenzione particolare. In questo senso non è sufficiente disporre di un buon sistema di raccolta dati di tipo quantitativo, ma diventa necessario elaborare dei sistemi più raffinati e mirati che permettano una valutazione di tipo quali-quantitativo, di efficacia e di efficienza, ma che soprattutto permettano di valutare i processi legati allo sviluppo di progettazioni sperimentali, i processi specifici legati ai target come destinatari diretti degli interventi, soprattutto quando gli obiettivi sono centrati sulle modificazioni dei comportamenti. Molto spesso i progetti mirano ad incidere sui comportamenti a rischio, sulla consapevolezza sviluppata dai ragazzi nel rapporto con le sostanze stupefacenti, sugli atteggiamenti legati agli stili di vita, sulla promozione di competenze. Tutti elementi che devono trovare dei possibili parametri e criteri di "misurazione e verificabilità"; ciò richiede una particolare attenzione, soprattutto quando le progettazioni prevedono interventi con target differenziati ma strettamente collegati e correlati.

I due elementi qui evidenziati attraversano come un filo rosso l’approccio a questi fenomeni da parte delle realtà facenti parte del C.N.N.D., come sforzo continuo verso una progettazione congruente e coerente con i bisogni rilevati e rilevabili con gli adolescenti e i giovani.

Gli ultimi due anni di lavoro hanno permesso alle diverse realtà di costruire progettazioni territoriali complesse, uscendo dall’emergenzialità e stabilizzando alcuni sistemi di intervento.
Rispetto alla lettura del fenomeno, uno dei presupposti da cui si è partiti è la percezione di inadeguatezza e impreparazione a diversi livelli: gli adulti (educatori, insegnanti, genitori, persino gli operatori sociali), le agenzie educative tradizionali e gli stessi consumatori. A partire da questo primo momento di spiazzamento, ci si è resi conto di non poter più utilizzare alcune delle strategie messe in atto nel lavoro sulle tossicodipendenze, ma di dover investire in modo significativo sulle politiche giovanili in maniera più complessiva.
Tenendo conto dei bisogni rilevati all’interno dei progetti territoriali, dei processi di cambiamento all’interno dei Servizi per le tossicodipendenze, le progettazioni attivate intendono incidere sui target in modo altamente differenziato anche rispetto ai luoghi.

IL MONDO ADULTO.
Gli interventi sul mondo adulto si strutturano in modo particolare rispetto al potenziamento degli strumenti di lettura e comprensione dei fenomeni giovanili e dell’atteggiamento rispetto al consumo di sostanze; la distanza relazionale vissuta negli ultimi anni da alcune agenzie educative nei confronti dei giovani e degli adolescenti ha portato molto spesso ad una cristallizzazione delle posizioni degli interlocutori con un irrigidimento nei ruoli, ad una modalità comunicativa priva di reale scambio, ma che soprattutto ha continuato ad interpretare l’uso di sostanze stupefacenti in una chiave di disagio individuale delle persone. In questo momento diventa quindi prioritaria la riscrittura di un patto educativo che ritrova nella figura adulta un accompagnatore di processi evolutivi, capace di una relazione in primo luogo non giudicante e che all’interno di una relazione d’aiuto si ponga in un’ottica di valorizzazione e supporto delle risorse e delle competenze dell’altro.
In modo particolare, l’approccio in termini di disagio in situazioni di sostanziale normalità, anche ove il consumo è rilevante, risulta essere piuttosto inefficace; è necessario quindi uno spostamento concettuale che, in contesti che riguardano la dimensione della ricerca del piacere vada a lavorare sulla costruzione di un’alleanza educativa con le parti positive e vitali dei consumatori stessi.
Da un punto di vista operativo significa un investimento sostanziale sulla formazione di un mondo adulto variamente composto: supporto e promozione delle competenze con insegnanti ed educatori , condivisione di strategie di intervento e momenti di confronto e scambio con i volontari all’interno delle progettazioni delle comunità locali.
Ciò significa cominciare a lavorare all’interno di un’interpretazione del fenomeno che attiva e promuove politiche di prevenzione territoriali dove il consumo di sostanze sta all’interno delle culture giovanili stesse e con esse si confronta.

IL MONDO DEL DIVERTIMENTO.
OPERATORI DELLA NOTTE E CULTURE GIOVANILI.
Il mondo del divertimento in tutte le sue sfaccettature e proposte resta in ogni caso il luogo privilegiato per gli interventi rivolti ai giovani all’interno delle progettazioni sui nuovi stili di consumo.
Le metodologie utilizzate sono delle più diverse: dalle Unità Mobili Giovani agli info-point nelle discoteche, dall’organizzazione di eventi "safe" alla presenza nei luoghi della tendenza, fino ad arrivare ai rave, illegal, preferibilmente.
In generale, questi sono i contesti in cui si inseriscono le strategie di riduzione dei rischi, dove le relazioni attivate dagli operatori devono cominciare ad incidere sui livelli di consapevolezza dei consumatori, sulla percezione ed assunzione dei rischi connessi al consumo, dove le competenze rispetto all’uso delle sostanze necessitano di una forte interiorizzazione per poter diventare reale atteggiamento di autotutela.
Nonostante la varietà degli interventi, possiamo sottolineare alcune linee di lavoro che con il tempo si sono rivelate determinanti nella possibilità di stabilizzare e rendere significativa la presenza di "presidi di prevenzione" in contesti commerciali e luoghi preposti al solo divertimento dei giovani.
Un primo elemento da considerare è che chi progetta e gestisce situazioni di divertimento risponde ad una rigida logica di mercato, che prevede il confezionamento di prodotti sempre più attrattivi che soddisfino le richieste di un cliente sempre più esigente. E’ evidente che questo presupposto orienta gli operatori ad un duplice livello: da un lato le proposte preventive devono adeguarsi trovando strumenti di lavoro che abbiano almeno la stessa attrattiva del contesto in cui si collocano (materiali piacevoli che suscitino curiosità ed attenzione, momenti animativi che facilitino l’aggancio con il target etc…), dall’altro i progetti devono iniziare a rapportarsi ai gestori dei locali con delle strategie di coinvolgimento e sensibilizzazione che rendano stabili e proficui i momenti di presenza in questi luoghi.
Le proposte attivate in questi anni stanno lavorando in una logica di integrazione tra i diversi interlocutori nella valorizzazione delle competenze specifiche di ognuna delle realtà coinvolte; in alcune situazioni si sono avviati dei percorsi formativi rivolti agli operatori del mondo della notte in merito alla sicurezza dei locali e degli eventi piuttosto che all’aumento delle competenze sulla sostanze stupefacenti e relativi effetti; in altri casi si sono costituiti tavoli di lavoro tra S.I.L.B., Enti Locali, Forze dell’Ordine e realtà del Pubblico e del Privato Sociale in un’ottica di condivisione della lettura dei fenomeni e nell’elaborazione di strategie di intervento che vadano oltre il controllo del territorio in senso repressivo; altri ancora hanno strutturato reti di locali che promuovono iniziative simboliche di tipo preventivo con il coinvolgimento di figure di richiamo del mondo della musica (dj, vocalist etc.).
L’obiettivo è quello di cominciare a creare una cultura di attenzione e di autotutela della salute all’interno di alcuni di quei contesti in cui i fenomeni tendono ad essere visibili ed a conclamare, creando anche situazioni pericolose e rischiose per i ragazzi. Per fare questo si deve necessariamente uscire dalla logica dell’intervento spot fine a se stesso ed iniziare a promuovere una diversa cultura del divertimento; questo processo necessita di coinvolgimenti forti di tutti gli interlocutori, non ultimi i ragazzi stessi, principali fruitori delle nostre iniziative e di quelle dei locali notturni.
Si propone quindi un’alleanza tra chi produce il divertimento che possiede i linguaggi, l’immagine, l’attrattiva, chi invece è maggiormente portatore di contenuti di tipo preventivo ed educativo in senso ampio e chi infine, ma non per importanza, è fruitore e "consumatore" di tutto questo.
La dimensione ludica della persona, la ricerca del piacere e del benessere vanno "educate", e prima ancora, considerate come dimensioni fondanti dell’essere; in questo senso è possibile concepire un’ "educazione al divertimento" che, etimologicamente, conduca verso un benessere non da consumare, da "strizzare", ma verso un benessere capace di autogenerarsi, autoprodursi in una forma sempre nuova e sempre "cre-attiva". In questo senso la valorizzazione delle competenze giovanili rispetto alla capacità degli adolescenti di autointerpretarsi e autopromuoversi, diventa il presupposto di un investimento nel supporto e nell’educazione tra pari ai diversi livelli di intervento.

L’ASCOLTO E LA PRESA IN CARICO.
Un aspetto ulteriore di approfondimento necessitano le progettazioni legate alla presa in carico; esistono in questo momento situazioni di consumatori che cominciano effettivamente a conclamare un disagio direttamente collegabile al consumo di sostanze psicostimolanti. Di fronte a casi come questi i Servizi per le Tossicodipendenze si stanno attivando con le strutture del privato sociale per far fronte ad un’utenza che non si vive né come tossicodipendente né come persona con un disagio confrontabile con quello dei tossicodipendenti da eroina. E’ evidente che esiste uno scollamento tra l’offerta dei servizi per come storicamente si sono strutturati e la domanda d’aiuto, seppure parziale, di alcuni ragazzi.
L’aggancio nei contesti informali può fungere da primo filtro per poi accompagnare a situazioni di una presa in carico più mirata e strutturata che necessita di competenze specifiche.
Un primo elemento di riflessione lo richiede l’aspetto diagnostico; in molti casi sarebbe importante poter avere consulenze e momenti di valutazione con degli psichiatri, in altri la necessità è di un accompagnamento educativo sul territorio, in altri ancora sarebbe opportuno creare dei momenti di supporto e confronto tra gruppi di pari.
L’alta differenziazione delle problematiche rilevate richiede quindi una progettazione complessa anche tra più e differenti servizi che, per competenze professionali e mandati istituzionali, sappiano costruire sistemi di presa in carico precoce ed efficace.
Questo tipo di intervento si prefigura in questo momento come quello forse più sperimentale, che interroga la rete dei servizi in modo sostanziale sull’interpretazione del mondo adolescenziale e dei normali processi evolutivi in cui si inseriscono percorsi di consumo non vissuti come trasgressivi, sui modelli educativi che finora hanno orientato e caratterizzato gli interventi di "cura", sulla lettura dei nuovi fenomeni legati alla "dipendenza". Il complesso panorama in cui ci muoviamo risente spesso di posizioni ideali ed ideologiche che in questo momento forse rischiano di rallentare l’attivazione di interventi, ma che devono necessariamente trovare luoghi di confronto e di costruzione di strategie per incidere con efficacia su tutte quelle situazioni che stanno ponendo una domanda di aiuto più complessiva e sostanziale.

 

CARTA DI INTENTI CNND

E’ a partire dal Novembre 1997 a Bologna che una serie di realtà pubbliche, private e informali, accomunate da impostazioni analoghe nel modo di affrontare il fenomeno del consumo delle sostanze di sintesi, si sono riunite spinte dal bisogno di mettere in comune le reciproche esperienze, ricerche, competenze in materia, nonché di mettere a frutto nel miglior modo possibile la metodologia del lavoro di rete. E’ emersa l’esigenza di individuare spazi e tempi di riflessione che siano altri rispetto a quelli tradizionalmente previsti e di orientare i rispettivi interventi in una direzione condivisa, pensando, in prospettiva, alla implementazione di progettualità, ricerche e politiche comuni.

Nasce in modo quasi spontaneo l’idea di costituirsi in un gruppo di lavoro, per tentare di individuare spazi aperti di riflessione e scambio di esperienze, che permettano di legittimare e stimolare confronti trasversali (sia sul piano culturale, sia sul piano del metodo), tra soggetti che appartengono a organizzazioni storicamente culturalmente molto diverse tra loro (per esempio, i servizi sociosaniatari pubblici e gli animatori delle discoteche); dall’altro tale gruppo tenta di favorire capillarmente processi di diffusione del sapere e delle esperienze su tutto il territorio italiano, al fine di attivare interventi coordinati e riconducibili ad un quadro normativo e di politiche sociali organiche ed omogenee.

Perchè insieme

  1. Perché insieme si lavora meglio, anche per quanto riguarda il fenomeno del consumo di massa di droghe di sintesi che, a partire dagli anni ’90, in Italia ha contribuito a modificare segmenti della popolazione giovanile, le modalità di consumo di sostanze e, di conseguenza, gli interventi di prevenzione e di riduzione dei rischi correlati. Tale fenomeno ha imposto e impone un sostanziale capovolgimento del punto di vista degli approcci specifici: letteralmente, le cose sono cambiate,- nei tempi, nei modi e nei luoghi- dal giorno alla notte. Queste nuove modalità di consumo hanno permesso di ripensare alle strategie ed alle modalità di intervento rivolte alle tossicodipendenze utilizzate sino ad ora, ed individuare nuove strategie che non siano rivolte alla semplice ricerca del disagio individuale o del sintomo.
  2. Perché le realtà rappresentate nel gruppo di lavoro condividono alcuni principi che orientano le loro attività:
  1. TERRITORIALITA’- INFORMALITA’: Interventi mediati con gli attori sociali presenti sul territorio al fine di migliorare efficacia e penetrazione degli interventi d prevenzione. Strategie e interventi di promozione alla salute, in specifico promozione alle risorse sul territorio ed integrazione con le risorse già presenti sul territorio. L’approccio al territorio non esclude altri tipi di interventi, ma si integra con essi.
  2. LA PREVENZIONE E LA RIDUZIONE DEI RISCHI in materia di consumo di sostanze da parte dei soggetti contattati. Da un lato, dunque, si propone la necessità di intervenire sulla popolazione generale in forme e modalità atte a fare in modo che il consumo di droghe si possa prevenire, dall’altro, vi è l’inserimento di elementi critici di valutazione nella scelta del consumo, nonché la delineazione dei rischi che esso comporta e del modo di affrontarli nella maniera meno dannosa possibile per la propria salute, in relazione alla poliassunzione ed i rischi connessi all’uso ed abuso di sostanze, e l’inserimento di una soglia di criticità rispetto al consumo che possa indurre a sua volta a contenerne i rischi.
  3. GLI INTERVENTI DI STARDA e INTERVENTI RIVOLTI ALL’ANIMAZIONE come modo di avviare relazioni significative, individuare i bisogni e fornire servizi per soggetti altrimenti difficilmente avvicinabili. Questo vale sia per chi consuma eroina, sia per chi si orienta verso consumi di sostanze differenti e così pure verso differenti contesti di assunzione, imponendo in questo modo un ripensamento forte degli interventi di strada e dei servizi che si possono offrire. In particolare si dovrebbero potenziare nuovi tipi di intervento di animazione che consentano un contatto più diretto con la realtà ed il contesto giovanile, come ad esempio interventi attivati in spazi ricreativi (discoteche, pub, luoghi di aggregazione) , dal momento che la conoscenza del fenomeno ha evidenziato il consumo di sostanze in ambienti ricreativi che potenziano il piacere. L’attivazione di servizi a bassa soglia che si dirigono, anche fisicamente, verso i consumatori, anziché attendere una specifica richiesta dei medesimi, eccetto un importante minimo comune denominatore per la realtà che oggi sono presenti in questo coordinamento.

Le aree di intervento
Il gruppo di lavoro intende orientare le proprie azioni in alcuni settori critici per chi opera nel campo del consumo di sostanze di sintesi.

  1. Ricerca scientifica e ricerca-intervento. L’intenzione è quella di progettare e realizzare ricerche che possano orientare le politiche e le attività di intervento, in particolare in ambiti innovativi e sperimentali.
  2. Comunicazione sociale e modelli di aggancio e di relazione nei confronti del target. Le caratteristiche di queste specifiche modalità di consumo richiedono lo sviluppo di una riflessione approfondita sul modo di comunicare sulle droghe di sintesi, sia nel campo della prevenzione, sia nel campo della riduzione dei rischi. In particolare, impongono un ripensamento che tenga conto della ricerca di linguaggi, chiavi di lettura, modalità e strumenti che sappiano anche essere sperimentali e siano in grado di interpretare e possano a loro volta essere interpretati dai codici dell’ universo giovanile. Analogamente, il ripensamento riguarda anche i modelli di aggancio e relazione nei confronti di adolescenti a rischio e non di gestione dei messaggi informativi.
  3. I servizi. Sul piano delle strutture a disposizione, diventa necessario un forte ripensamento circa i servizi- di accoglienza e non, pubblici e privati- per i consumatori di sostanze di sintesi. Tale riflessione coinvolge sia i servizi esistenti, sia la possibilità di inventarne di nuovi, a seconda dei bisogni che vengono individuati nelle interazione con i ragazzi. Risulta inoltre per noi significativo differenziare tempi e luoghi per interventi graduati a seconda delle caratteristiche dei ragazzi che si devono incontrare.
  4. Percorsi di informazione/formazione e sensibilizzazione alle figure adulte ed alle agenzie educative.
  5. Percorsi di informazione/formazione rivolti ai gestori ed operatori (dj, animatori, pr, baristi, ecc.) che a vario titolo lavorano nel mondo della notte.
  6. La realizzazione di linee guida rivolte ai gestori di locali al fine di rendere più sicuri i luoghi del loisir.
  7. La costituzione dei patti territoriali. E’ fondamentale il lavoro di rete a vari livelli. Le realtà del privato (associazioni, cooperative sociali, operatori della notte) e quelle del pubblico (Ser.t, Enti Locali, Università, Laboratori di ricerca, forze dell’ordine), non possono che lavorare insieme al fine di garantire una adeguata "rete di protezione", una transizione verso l’età adulta quanto più sicura possibile a gruppi di ragazzi più o meno vicini a contesti di assunzione di sostanze di sintesi. E’ determinante, a questo proposito, che fra le diverse realtà si innesti uno scambio strutturato di conoscenze, informazioni, competenze tecniche, saperi, dati, approcci.
  8. L’individuazione di indicatori per le diverse tipologie di azioni intraprese dalle realtà facenti parte del gruppo di lavoro

 

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Pagina a cura di Nicola Gambi
Data di verifica/aggiornamento: 11-04-2001