Le novità in campo farmacologico hanno permesso di prolungare di molto lo stato di sieropositività, allontanando nel tempo la comparsa della malattia conclamata. Attualmente il maggior numero di casi di sviluppo di Aids si registra dopo 16 anni dalla diagnosi di positività. Anche dopo la malattia conclamata le possibilità di sopravvivenza sono di anni anziché di mesi.
Quindi i farmaci somministrati hanno garantito benefici, ma non mancano i problemi. Il primo è quello della somministrazione. I sieropositivi devono assumere anche 20 pastiglie al giorno con tempi e modalità precise, frequentemente le prescrizioni non vengono rispettate. Su un campione di 358 persone il 22% ha trascurato almeno una dose della terapia antiretrovirale negli ultimi tre giorni. Invece è proprio la continuità che garantisce una prolungata soppressione virale.In questo senso sono allo studio nuovi inibitori in una unica somministrazione quotidiana.
La motivazione alla ricerca si basa non solo sul miglioramento della cura della malattia, ma sul fatto che i pazienti sottoposti a lunghe terapie sviluppano delle resistenze e non ultimo il fatto che il virus in molti casi è capace di resistere ai farmaci datati e di sviluppare nuove forme di attacco.
Non sempre una maggiore quantità di vita corrisponde ad una buona qualità di vita. Le problematiche correlate alle terapie che stanno emergendo come la lipodistrofia e l'accumulo di tessuto adiposo in specifiche zone del corpo ne è un esempio. Ma insorgono anche problemi drammatici di ordine pratico, persone che stanno bene e vogliono tornare a lavorare o che vogliono avere figli. Mentre gli extracomunitari non hanno spesso una fissa dimora ed il seguirli nelle cure è molto problematico, poi ci sono malati di Aids con problemi psichiatrici che faticano ad essere accettati nei centri di salute mentale, sia nelle case di accoglienza per malati di Aids.
Pertanto molto lavoro da fare nel sociale. Anche nella prevenzione, molti giovani pensano che ci sia la cura per l'Aids e dimenticano la prevenzione. La prevenzione l'arma più efficace. Non solo campagne sull'uso del preservativo, ma un invito ad avere rapporti stabili. (Antonietta Cargnel, primario della II divisione di malattie infettive dell'Ospedale Sacco di Milano)
Duilio Borselli