

la città bambina rispetta le
esigenze dei corpi, degli adulti e dei bambini, degli uomini e delle donne, dei giovani e dei
vecchi, dei forti e dei deboli, degli abili e dei meno abili. è una città capace di assorbire
velocità e lentezze, priva di barriere e di ostacoli, morbida e flessibile.
la città bambina è una città
sensoriale, sensuosa, forse anche sensuale: città dei mille materiali, concreta, fatta di terra, di
pietre, di legni, di metalli, di vetri. colorata e rugosa, odorosa e profumata, gustosa e saporita,
musicale e stimolante. una città tattile, prensile, afferrabile, manipolabile, calpestabile.
le strade delle città bambina sono
accoglienti e salutari. strade e piazze sono ambienti complessi, animati, abitati. ci sono poche
macchine (e procedono lente), tante biciclette, e molti alberi e panchine. la luce non impedisce di
guardare le stelle. e fili d’acqua, marciapiedi larghi, luoghi dove camminare, biciclettare,
pattinare, saltare con la corda o giocare con la palla sotto casa. nelle strade democratiche ci
sono cose diverse mescolate tra loro: appartamenti e casette, bar e negozi, uffici e scuole e molte
altre attività ancora.
la città bambina odia i recinti,
le chiusure, le barriere. è città pubblica, permeabile, aperta. pubblica e di uso collettivo:
strade, piazze, slarghi, parchi, giardini sono spazi aperti, liberi. nella città bambina tutto è
collegato con tutto, e ci sono sentieri, scorciatoie, stradine, per andare da ogni parte. nella
città bambina nessuno è straniero, tutti sono cittadini, liberi e uguali.
la città dei bambini è acquosa, in
tutti i sensi. i fiumi sono accessibili, e i canali e tutti i corsi d’acqua. è piena di fontane:
fontane da bere, da guardare (poche), fontane nelle quali sguazzare. e stagni, laghetti,
pozzanghere. con i pesci. e ponti molto umani, sicuri, pedonali, e guadi, e barche e canoe. e nell’a
cqua di un canale, artificialmente frenata per formare un onda, i bambini più grandi ci possono
andare con la tavola e quelli più piccoli possono divertirsi a guardare.
la scuola dopo la scuola è aperta
alla città, non conosce orari, ha un tempo molto pieno e molto lungo. la scuola diventa città, in
un certo senso, accogliendo i cittadini (le famiglie, gli abitanti), discutendo dei loro problemi,
cercando insieme qualche buona soluzione.
la città è aperta alla scuola, all’
apprendimento, alla formazione. La città è un’aula, una grande aula all’aperto:il luogo dove si
studia e si impara la vita, l’organizzazione sociale, la giustizia e l’i ngiustizia, il bello e il
brutto, il bene e il male .
nella città bambina i giochi non
sono chiusi nei recinti, ma sono incarnati nelle strade, nella piazze, nei giardini e nei parchi.
La città stessa è una macchina per giocare, una macchina per imparare, per giocare a imparare, per
imparare a giocare. Nella città bambina ci sono anche i giochi che piacciono ai bambini (anche se
fanno paura ai grandi): campetti di gioco spontanei, campi gioco d'avventura e di autocostruzione,
tabelloni di pallacanestro, piste e attrezzature per lo skateboard impianti per lo sport
accessibili, gratuiti e autogestiti.
nella città-scuola, nella natura,
nel paesaggio urbano ed extraurbano, i bambini e le bambine tracciano percorsi di esplorazione e
scoperta. guardano, osservano, valutano. disegnano, fotografano, filmano, classificano, giudicano:
scoprono i luoghi brutti, e quelli belli. Vedono i rischi e i pericoli, e le risorse, le
opportunità, le speranze. Crescono e diventano cittadini consapevoli, capaci di riconoscere ciò che
va trasformato e ciò che vale la pena essere conservato per le generazioni future.
la città bambina non è tutta
progettata, non è tutta controllata, non è tutta conosciuta, non è tutta
regolamentata. Nella città dei bambini ci sono le cose vecchie in rovina, ci sono luoghi
misteriosi, i terreni abbandonati e gli incolti, il selvatico e lo sporco. Ci sono luoghi dove
trasgredire, immaginare mondi possibili, assumersi qualche rischio, mettersi alla prova per poter
migliorare. I bambini chiedono di non progettare tutto e di avere il tempo per
vagabondare.
la città bambina è progettata dai
bambini, in modo diretto nelle scuole e nei laboratori, con l’aiuto della comunità degli adulti, in
modo indiretto quando chi decide e chi governa tiene conto dei loro bisogni e dei loro desideri. I
progetti bambini sono facili, maneggevoli, poco costosi, ecologici, naturali, amichevoli. Mille
piccoli progetti bambini, agganciati gli uni agli altri, messi in rete, diventano grandi progetti
di trasformazione della città.
la città bambina è ricca di
cantieri di autocostruzione e di autorecupero. Il mondo è pieno di cose scartate, di oggetti
abbandonati, di edifici e di aree trascurate che possono essere trasformate dai bambini, con i
bambini. Non i grandi cantieri sono protagonisti della città bambina, ma i piccoli cantieri diffusi
di ricostruzione del verde, dell’agricoltura sostenibile, del riuso edilizio e urbanistico, con
materiali del luogo e tecnologie appropriate..