Bosnia-Erzegovina
I luoghi dove tutto scorre
di Raffaele Palumbo
Bosnia Erzegovina. È nel proprio nome che la Bosnia Erzegovina disvela il proprio destino. Il nome “Bosnia” deriva infatti dal fiume Bosna che nasce nei dintorni della capitale, Sarajevo. E “Bosna”, in illirico “boghi-na”, significa “scorrente”. Erzegovina significa, invece, “Ducato”, quale fu questa zona dei Balcani occidentali dal 1448. Il “Ducato scorrente” potremmo letteralmente tradurre, per riferirci alla Bosnia Erzegovina. Per iniziare così a cogliere l’essenza di una terra che ha visto scorrere la storia,passare regni e popolazioni, culture e religioni, come per ogni terra liminale che si rispetti. Come accade per quelle terre di frontiera definite da un limes capace di raccogliere in sé tanti destini impegnativi. Essere terra di frontiera, come si è già detto, certo, ma essere anche una porta, un luogo di accesso e di transito tra Oriente e Occidente.
La Bosnia Erzegovina è stata parte dell’Impero Romano, durante i primi secoli dell’Età cristiana. Poi è stata terra contesa tra Bisanzio e i regni barbari occidentali. Fu nel VII secolo che gli Slavi vi si insediarono. Nei secoli successivi assistiamo alla nascita dei Regni di Croazia, Doclea e Rascia/Serbia e dei ducati di Zachumlia e Terbunia che si divisero il controllo della Bosnia nel IX secolo. Con l’inizio del nuovo millennio – fino al XII secolo – la Bosnia è parte del Regno di Ungheria-Croazia, fino ad ottenere l’indipendenza come regno medievale di Bosnia attorno al 1200. Indipendenza che durò fino al 1463, data che segna la conquista da parte dei Turchi Ottomani della regione. Fu questo il lungo periodo che vide anche la penetrazione dell’Islam in queste terre. La dominazione ottomana ebbe luogo fino al 1878, ovvero fino all’insediamento dell’amministrazione dell’Impero Austro-ungarico. Gli abitanti della Bosnia Erzegovina rimasero parte di questo impero fino al 1908.
A questo punto la vicenda della Bosnia Erzegovina si intreccia con quella degli altri stati nazionali nascenti in Europa, dopo la dissoluzione degli imperi – e dopo la fine stessa dell’epoca imperiale – e il pensiero va ovviamente all’Impero Ottomano ed a quello Austro-ungarico. Tra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale sono in tanti in Europa ad invocare ed a lottare per quel processo più avanti definito di nation building, la costruzione di Stati nazionali sovrani. Così avvenne anche per gli Slavi del Sud, che in Serbia e nelle altre regioni dei Balcani iniziarono a pretendere un proprio stato. Non a caso la Prima guerra mondiale prese simbolicamente le mosse dall’attentato del nazionalista serbo Gavrilo Princip, dunque con l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo a Sarajevo.
Dopo la "Grande Guerra", la Bosnia divenne parte del Regno di Jugoslavia e, dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la vittoria sul nazifascismo, la Bosnia Erzegovina fu una delle Repubbliche parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, guidata da Jozip Broz, detto Tito. Con la “Dichiarazione di sovranità” bosniaco-erzegovese del 15 ottobre 1991 e il referendum del febbraio 1992 la Bosnia Erzegovina iniziò il processo di separazione dalla Jugoslavia, passato anche attraverso una guerra durata dall’aprile del 1992, agli Accordi di Dayton (Ohio) del 21 novembre del 1995, accordi che vennero poi definitivamente siglati a Parigi il 14 dicembre del 1995.
Oggi la Bosnia Erzegovina, membro delle Nazioni Unite dal 1992, è uno degli stati usciti dalla dissoluzione della Jugoslavia, ed è uno stato indipendente e sovrano, diviso in due entità: la Federazione Bosnia Erzegovina e la Repubblica Serba. il Distretto di Brčko non appartiene a nessuna della due.
La quasi totalità dei croati è di religione cattolica (90%), così come accade per i serbi, interamente ortodossi (99%) e per i bosniaci che sono musulmani (nell’88% dei casi). In assenza di un censimento ufficiale recente, secondo stime del 2006 la Bosnia-Erzegovina risulta essere popolata per il 48% da bosniaci, per il 37,1% da serbi, per il 14,3% da croati, oltre ad uno 0,6% di altre minoranze.
La Federazione bosniaca e la Repubblica Serba hanno un proprio ordinamento con gerarchie e sistemi istituzionali pensati per la conservazione di rapporti civili e costruttivi tra musulmani, croati e serbi.
I confini dell’attuale Bosnia Erzegovina corrono per 1459 chilometri, a nord-est con la Serbia (312 Km), a sud-est con il Montenegro (215 Km), a nord, sud e sud-ovest con la Croazia (932 Km). La città di Neum, nel cantone di Erzegovina-Neretva ne rappresenta l’unico accesso al mare, con un tratto costiero di 23 chilometri.
Il clima della Bosnia Erzegovina si caratterizza per estati caldi e inverni freddi. Nelle zone più alte – la punta massima è il monte Maglic, alto 2386 metri – le estati sono fresche mentre gli inverni gelidi, in prossimità della costa invece il clima è generalmente mite, con inverni piovosi.
L’economia della Bosnia, ma anche il quadro amministrativo e politico hanno retto alla prova della pace, grazie anche al supporto dei contingenti delle Nazioni Unite presenti sul territorio. La Federazione bosniaca è divisa in dieci cantoni: Una-Sana, Posavina, Tuzla, Zenica-Doboj, Podrinje Bosniaca, Bosnia Centrale, Erzegovina-Neretva, Erzegovina Occidentale, Sarajevo, Bosnia Occidentale.
La Repubblica Serba è composta da 7 regioni: Banja Luka, Bijeljina, Doboj, Foča, Sarajevo- Romanija, Trebinje, Vlasenica. Infine, i cantoni della Federazione bosniaca e le regioni della Repubblica Serba sono divisi in municipalità, come la municipalità di Sarajevo, Banja Luka a nord-ovest, Tuzla a nord-est, Mostar “capitale” del cantone dell’Erzegovina.
La conformazione del territorio della Bosnia Erzegovina si caratterizza per l’alternarsi di montagne e valli, ed è anche per questa ragione che le terre arabili rappresentano solo il 14% del territorio bosniaco, quelle destinate a raccolti permanenti il 5%, così come i pascoli permanenti rappresentano solo il 20%. A farla da padrone sono le foreste. Non a caso, tra le principali risorse naturali ci sono proprio queste ultime, oltre a carbone, ferro, bauxite, manganese, rame, cromo, alluminio, zinco, ed all’energia idroelettrica generata grazie ai numerosi corsi d’acqua.






