RASSEGNA STAMPA SULL'AREA E CITTA' METROPOLITANA TRIESTINA
 
TRIESTE VA, E IL FRIULI ?
L'opinione di Gino di Caporiacco

La Corte di Cassazione ha dato il via libera ai contrapposti referendum sulla legge costituzionale approvata in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione".

Il referendum con posizioni contrapposte, in quanto l'Ulivo sostiene il sì (e vorrebbe che si votasse il 13 maggio) e la Casa della libertà sostiene il "no" e respinge l'ipotesi dell'abbinamento, verrà sicuramente indetto.

La data sarà quella che sarà ma dovremo andare a votare dichiarando se siamo d'accordo o se siamo contrari a questa riforma. Non è il caso di fare pronostici sull'esito del voto e quindi freddamente esaminiamo entrambe le possibilità. Se dovesse vincere il sì la riforma entrerebbe in vigore nei termini in cui è stata approvata; se dovesse vincere il no si dovrebbe ricominciare da capo.

E' ragionevole tuttavia pensare che alcuni punti della riforma verrebbero riproposti. Tra questi sembra pacifico che sarà riconfermata la modifica all'articolo 114 della vigente Costituzione che - nel testo approvato - viene sostituito dal seguente: << La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione >>.

La riconferma del ruolo delle Province rende, secondo chi scrive, inutile ogni artificiosa discussione su altri enti che si vorrebbero costituire per sostituirle, e - al di là di questa tutto sommato marginale osservazione - balza in tutta la sua evidenza un nuovo ruolo: quello della Città metropolitana che, al pari di Comuni, Province e Regioni, avrà "propri statuti, poteri e funzioni".

Trattandosi di un nuovo ente, è pensabile che poteri e funzioni verranno logicamente a situarsi tra i poteri e funzioni delle Regioni e quelli delle Province.

Perché è pensabile che le Città metropolitane verranno alla fine istituite, sia che vinca il sì in prima battuta, sia che vinca il no e che una nuova e diversa maggioranza riproponga modifiche a questa parte della Costituzione? Perché quattordici città (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste) hanno recentemente "deciso di spingere il pedale dell'acceleratore per la costituzione delle aree metropolitane ".

Così abbiamo letto recentemente. E si affermava. <<Le città metropolitane hanno già definito una linea operativa che vede il sindaco del capoluogo governare l'area metropolitana in una sorta di parlamentino composto dai sindaci dei Comuni che ne fanno parte >>.

Quindi queste 14 città (tra le quali Trieste, che abbiamo elencato per ultima ma che, naturalmente, ci interessa per prima), città che sono governate da sindaci espressione del centrodestra e del centro-sinistra, hanno le idee chiare. Insomma, anche da questa presa di posizione, dalla costituzione futura delle città metropolitane/aree metropolitane è difficile che si possa prescindere.

Che cosa accadrà nel Friuli-Venezia Giulia? (continuo a scriverlo così anche se ho preso atto della "furbata" - e non dell'ingenuamente creduto refuso - con il quale nell'articolo 116 della proposta di modifica della Costituzione la nostra regione è diventata "Friuli Venezia Giulia", facendo saltare il trattino e così tentando di mettere insieme una realtà storico - geografica millenaria - il Friuli - con una entità storico - geografica inesistente - la Venezia Giulia).

Difficilmente Trieste potrà diventare una provincia autonoma, sul modello del Trentino-Alto Adige/Sudtirol. Diventerà sicuramente una Città metropolitana, molto probabilmente centro di un'area metropolitana. Avrà costituzionalmente garantito un proprio statuto, propri poteri e proprie funzioni.

Si tratterà - in buona sostanza - di un evento invocato dagli autonomisti friulani dal 1945. Trieste diventerà finalmente veramente arbitra del proprio destino, e chi la pensa come me non potrà che rallegrarsene.

A questo punto, dopo aver visto naufragare il disegno di chi proponeva la tesi che tutta la regione poteva essere considerata "metropolitana" (si vede che chi era convinto ha girato poco il territorio!), si apre il problema di definire - come fu detto dell'Austria, dopo il 1918 - che sarà di "quello che resta", ovvero il Friuli. Anche i triestinisti più accesi sembrano aver cessato di pensare al Friuli orientale, ovvero al goriziano o isontino che dir si voglia. Si accontenterebbero adesso di Grado, Monfalcone e Doberdò del Lago.

E' del tutto evidente che il futuro di quest'area "residuale" (che è la gran parte dell'attuale Friuli-Venezia-Giulia) deve essere già oggi pensato dalle forze politiche, se queste sono consapevoli che non ci si può lasciar travolgere dagli avvenimenti, oppure imprigionarsi da sole in proposte arzigogolate, autentici tentativi di fuga della realtà, rinvii usati come cortine fumogene. Mi pare - sulla base di elementi obiettivi - che il futuro prefiguri con chiarezza estrema la "articolazione" dell'attuale regione. Trieste città/area metropolitana sarà finalmente in grado di dimostrare a tutti di essere in grado di camminare da sola, di scegliere da sola, di rappresentare - anche culturalmente, se crede - la sua "giulianità", della quale in parte va fiera e che l'ha finora accreditata spesso delle attenzioni di "mamma Roma".
 

Del resto, in una recente lettera del presidente di Alleanza Nazionale, onorevole Fini, a un autorevole esponente del movimento "Amare Trieste", è chiaramente detto che questa regione - che altri considerano una perfetta e premeditata "costruzione" costituzionale, pertanto immutabile - è la conseguenza del disastro della guerra perduta e dei contrapposti sentimenti dei costituenti, che numerosi anche speravano che non solo Trieste, come poi avvenne, ma anche l'Istria e persino la Dalmazia, in tutto o in parte, potessero essere comprese nel territorio della neonata Repubblica italiana.

Questo riconoscimento obiettivo e "storico" che viene da Destra, così chiaramente espresso, induce a pensare che - al di là di ogni barriera partitica - un nuovo progetto sta, sia pur lentamente, prendendo forma.
Articolo pubblicato giovedì 29 marzo 2001 sul Messaggero Veneto (pagine 1 e 6)
 


 
Il Sole 24Ore Lunedì 30 aprile 2001 pag. 2
RAPPORTI – FRIULI VENEZIA GIULIA Politica
Decentramento verso il decollo. Il Consiglio Regionale dopo 5 anni di attesa getta le basi per la riforma delle autonomie locali. Un percorso da completare entro il 2002:

Siamo appena ai principi, a quei punti base sulla devolution che possono essere condivisi. Meglio di niente, a otto anni dalla legge costituzionale del 1993 che ha trasferito alle Regioni a statuto speciale piena competenza in materia di ordinamento degli enti locali. In Friuli Venezia Giulia alla vigilia delle elezioni politiche e delle elezioni amministrative (in Regione si vota il 10 giugno in 33 Comuni e nelle Provincie di Gorizia, Trieste e Udine), il Consiglio regionale ha avviato i lavori per delineare l’ossatura della riforma delle autonomie locali. La proposta di legge approvata una ventina di giorni fa (n. 37/2001) delinea il ruolo di Regione, Provincie, Comuni. Alla Regione spettano programmazione, indirizzo, coordinamento, controllo e vigilanza; inoltre ha compiti in varie materie, dal credito alle infrastrutture. Alle Provincie spettano funzioni amministrative in diversi settori, dalla difesa del suolo alla valorizzazione dei beni culturali, dalla viabilità al diritto allo studio. I Comuni, invece, "sono titolari di funzioni proprie – recita la legge -, nonché della generalità delle funzioni non espressamente riservate alla Regione e alle Provincie".

La legge-cornice è accompagnata da due ordini del giorno che fissano tempi per l’attività legislativa che condurrà all’attuazione della riforma. Il primo luglio si terrà il round iniziale dei lavori consiliari. E poi la Regione dovrà prevedere già dalla prossima Finanziaria alcuni trasferimenti di risorse agli enti locali. L’obiettivo è completare il processo legislativo per il trasferimento delle funzioni entro il 31 dicembre 2002.

"Il risultato è stato raggiunto grazie all’impegno dei gruppi consiliari – spiega Renzo Travanut, capogruppo DS e leader dell’opposizione in Regione -. La Giunta è stata totalmente assente".

Ma le riforme non potevano essere avviate prima? Le norme di attuazione della legge costituzionale risalgono infatti al 1997.

"E’ una questione complicata – spiega Roberto Antonione, Presidente della regione alla guida di una Giunta di centrodestra con l’appoggio della Lega -. Ci sono due problemi: Il primo, molto sentito, anche perché molto strumentalizzato, è relativo alla rivalità tra Trieste e Udine. Nel tempo molti accenti si sono sfumati. Però ci sono spiriti campanilistici, talvolta utilizzati in modo demagogico, che si fanno sentire".

C’è addirittura chi propone un modello Trento-Bolzano , continua Antonione. "E c’è chi vuole l’area metropolitana di Trieste e il Friuli storico(*). Queste posizioni sono trasversali ai partiti. C’è una forte immaturità culturale. Il problema riguarda il decentramento delle competenze e delle risorse degli enti locali – prosegue il "governatore" della Regione -. Anche questo non è un processo facile. Nella nostra Regione ci sono comuni come Trieste con 220.000 abitanti e tanti comuni che ne hanno meno di mille. Ma come fa un piccolo comune a gestire grandi competenze come l’urbanistica?".

Ora le funzioni di gestione verranno via via trasferite dalla regione alle Provincie e ai Comuni.

"Finalmente – dice Travanut – verrà smantellata una macchina burocratica pesante, spesso incapace di spendere le risorse disponibili".

D’altra parte alla Regione viene rimproverata un’azione insufficiente sul versante dell’efficienza amministrativa e della semplificazione.

"E’ vero - ammette Antonione - . Abbiamo ereditato una situazione d’impasse che vedeva dipendenti fermi, dal punto di vista della carriera, anche da 19 anni. Bisognava creare un percorso di merito. Ma per farlo bisognava sanare il pregresso. Non ci siamo riusciti.

Le leggi che abbiamo approvato sono state contestate dal Governo che le ha rinviate a noi e quindi al giudizio della Corte Costituzionale". L’apparato regionale ha per anni governato molti settori. Ora si ritrova a gestire un patrimonio di enti e strutture. Basti pensare ad Autovie Venete (concessionaria dell’autostrada Venezia-Trieste) di cui la Regione detiene l’87%.

"Oggi su Autovie – commenta Antonione – stiamo lavorando per avere delle società di logistica, legate al porto, al cabotaggio, alle infrastrutture ferroviarie. La gestione deve diventare privata. Per fortuna che l’azienda dà utili, non è il classico carrozzone pubblico. Certo avere una quota dell’875 è una cosa fuori dal mondo". Alessia Maccaferri

(*) N.d.A. Uno schieramento trasversale all’attuale configurazione politica chiede l’istituzione di un’assemblea delle tre Provincie friulane (Udine, Pordenone e Gorizia) per attivare un’intesa di portata metropolitana. Parte di questo schieramento chiede altresì di istituire la città metropolitana di Trieste e del suo circondario. Portavoce di questa istanza si è fatto più volte l’ex sindaco triestino Illy.
 



A cura di C. Romagnoli
05-06-2002