RASSEGNA STAMPA SULL’AREA E CITTÀ METROPOLITANA DI ROMA

Entro due anni Roma "area metropolitana": cosa cambierà?
"...così Latina crescerà"
Stefano Zappalà: "La città acquisterà maggiore importanza"

Novità all'orizzonte nell'assetto territoriale della regione Lazio. E' stata recentemente approvata una proposta legislativa per cui dodici grandi centri urbani nazionali (tra cui Roma, Napoli, Palermo, Catania, Bologna, Milano, Torino, Genova, Venezia...) verranno costituiti area metropolitana. In termini burocratici, ciò' significherà nuove modalità nella gestione di queste grandi città, che andranno a costituire un "nucleo" amministrativo a sé, mentre dal punto di vista geografico le province potranno vedere profondamente mutati i loro confini territoriali. Tra meno di due anni, in seguito all'approvazione della proposta discussa dalla Regione il dicembre scorso, l'innovazione legislativa vedrà coinvolta la Capitale, per la quale si ipotizza la creazione di un "governatore" ed una serie di veri e propri "sindaci di quartiere".

Quali, dunque, le ricadute per la nostra provincia ? Abbiamo rivolto la domanda a Stefano Zappalà, consigliere regionale di Forza Italia. "Mettere a punto l'area metropolitana di Roma comporterà per il Lazio un nuovo assetto globale, innanzitutto riguardo la dimensione geografica" esordisce il consigliere. "Se Roma area metropolitana dovesse comprendere anche una parte della provincia romana le attuali province della regione assumerebbero un assetto diverso ; vi potrebbero essere cioè travasi di comuni da una provincia ad un'altra, con tutto che ne consegue. Per esempio, nella legge sul nuovo assetto del regime delle acque Anzio, Nettuno ed altri comuni si trovano già nel bacino idrico ottimale della provincia di Latina". Il che non escluderebbe un'eventuale immissione degli stessi nella provincia pontina. Lo stesso dicasi per alcuni comuni del Frosinate e del basso Lazio, che, come molti altri della bassa regione di Roma, le sono vicini per alcuni aspetti. "In Regione abbiamo già cominciato ad affrontare questo tema, nell'ambito della legge n°4 del 1997, relativamente alla discussione sulle deleghe agli enti locali. Non abbiamo trovato ancora una soluzione adeguata riguardo le dimensioni - se, cioè, l'area metropolitana di Roma debba essere all'interno del Raccordo Anulare o all'esterno e se debba comprendere una parte o tutta la provincia di Roma - ma questo discorso è stato rinviato e sarà ripreso tra breve, in termini legislativi naturalmente". Ancora più notevoli i riflessi economici, conseguenza di un nuovo assetto anche commerciale che vedrà Roma da una parte ed il resto del Lazio dall'altra. "I flussi economici e fatti amministrativi riguarderanno solo Roma e non più all'intera regione - continua Zappalà -; la restante parte del Lazio, quindi, dovrà cominciare a ragionare in maniera diversa o comunque non subirà più l'arrivo di ciò' che "avanza" dopo che Roma è stata soddisfatto, ma ci saranno due canali diversi : uno il canale romano ed uno il canale del resto della regione. In questa eventualità, che tra l'altro non è molto lontana nel tempo, fra un anno o due, potrà significare per Latina nuova valenza in termini di importanza geografica ed economica. Questo mi fa dire, nella consapevolezza di quello che sarà, che i prossimi quattro anni per la gestione amministrativa di Latina non potranno essere dedicati soltanto ad una gestione ordinaria della città o ad una visione di sviluppo interno, ma il lavoro dell'amministrazione dovrà svolgersi proprio in quest'ottica, guardando lontano nel tempo, ai prossimi venti, trent'anni, in maniera che il nostro operato non sia fine a se stesso ma parte di una programmazione più ampia. Faccio un esempio: lo studio del nuovo piano regolatore, che in questo momento è ancora molto all'inizio, secondo me non deve essere finalizzato solo a Latina nuovo assetto urbano, ma a Latina centro di importanti sviluppi viari, industriali, economici, commerciali e turistici. Stiamo per discutere il nuovo piano regolatore del commercio, il quale dovrà tenere conto che Latina è la seconda città del Lazio dopo Roma ; stiamo per concludere la nuova legge sul piano di smaltimento dei rifiuti ed anche questa andrà vista nell'ambito di un'ottica regionale e non piè nell'ambito di un singolo fatto che può' riguardare la nostra città o la nostra provincia. Dobbiamo vedere Latina secondo la realizzazione degli assi vari di collegamento trasversali con Frosinone o comunque con l'autostrada del Sole. Dobbiamo vedere Latina che grazie al nodo intermodale assurgerà a baricentro di smistamento merci molto ampio.

Dobbiamo anche vedere Latina e la sua provincia oggetto di interesse per la Comunità Europea: abbiamo già deliberato in Consiglio Regionale e lo abbiamo chiesto alla Comunità Europea che sia inserita nell'ambito dell'Obiettivo 1, cioè delle zone a declino economico. Questo significherà avere a Latina delle agevolazioni di natura economica che potrebbero attirare, nuovamente e finalmente, gli interessi per la media e grande industria". Anche i Patti Territoriali dovranno fare la loro parte, premendo soprattutto, si augura il consigliere, sugli investimenti in strutture ricettive turistiche, visto che il recupero della città in questo senso subisce ancora poche sollecitazioni. "La legge 20 sul turismo (sui contributi per le strutture alberghiere nell'ambito del Giubileo) dovrebbe dare stimoli per creare una forte recettività turistica. In realtà questo è avvenuto parzialmente, poiché sono state fatte più che altro richieste di finanziamenti per ampliare strutture già esistenti. Fino adesso non abbiamo sviluppato il turismo, anzi lo abbiamo depauperato. Dobbiamo pensare, esaminando l'evoluzione della società moderna, di realizzare a Latina cose che potranno attirare interessi commerciali, turistici ed economici in genere sulla nostra zona, cosa che fino ad oggi non c'è stata".
 
 

PROVINCIA DI ROMA
GRUPPO DS - DEMOCRATICI DI SINISTRA

"Prospettive e sviluppo dell'Area Prenestina nel contesto della Città Metropolitana"
9 luglio 1998 Ore 17,00 
c/o Ristorante "IL TORRACCIO" - San Cesareo

Coordina:
DANIELE BACCARINI segretario Unità di Base DS di S. Cesareo

Introduce:
MASSIMO ENGST Esecutivo Federazione DS dei Castelli

Relatori:
ANGIOLO MARRONI Assessore Regionale
PAOLO TREVISAN Responsabile Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Roma

Intervengono:
VINCENZO VITA Sottosegretario al Ministero delle Comunicazioni
MASSIMO CERVELLINI Presidente del Gruppo DS della Provincia di Roma
SANDRO VALLEROTONDA Sindaco di Zagarolo
PINO STAGLIANO' Presidente CAL Monti Prenestini


Mercoledì 30 Settembre 1998 - Assemblea generale sulla Città metropolitana alla Fiera di Roma
Il ministro Bassanini: "Non più rinviabile l’Area metropolitana"
di FRANCESCA MALANDRUCCO

"La costituzione dell'Area metropolitana non è più rinviabile". Parola del ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini, che ieri, intervenendo all'Assemblea generale sulla Città metropolitana alla Fiera di Roma, ha sollecitato a gran voce il processo di trasformazione di una Roma allargata. "Province e Comuni - ha detto Bassanini - nei prossimi anni verranno rafforzati dal trasferimento delle funzioni amministrative. Nell'area metropolitana, dove le competenze degli Enti locali si sovrappongono, c'è il rischio che si creino forti tensioni e contrasti". Tensioni e contrasti che verrebbero superati dalla nascita della Città allargata. E a chiedere una decisa accelerazione nel processo di istituzione dell'Area metropolitana, che secondo gli orientamenti emersi dovrebbe coincidere a tutti gli effetti con il territorio della provincia romana, sono state anche l'Amministrazione provinciale, la Regione, le forze imprenditoriali e sociali. Tutti spingono perché il dibattito sulla realtà metropolitana di Roma, che va avanti da più di vent'anni, arrivi alla sua conclusione definitiva entro il 2001. "Mi auguro che per quella data, alla scadenza del secondo mandato del sindaco Rutelli - ha detto Francesco Merloni, presidente pro-tempore di Palazzo Valentini - si possa votare finalmente per il sindaco metropolitano. La politica deve fare da questo momento in poi passi da gigante, mentre le forze imprenditoriali devono finalmente far sentire la propria voce".

E ieri, per la prima volta, il confronto allargato alle forze produttive c'è stato sul serio. Giancarlo Abete, presidente dell'Unione industriali di Roma, ha dichiarato la sua disponibilità al dialogo. "Dobbiamo rendere più attrattivo - ha detto - il territorio della provincia di Roma perché le imprese non scappino via". D'accordo con lui anche Claudio Donati della CNA.

Mentre Fulvio Vento, presidente dell'Acea, ha chiesto che l'Area metropolitana venga riempita di contenuti economici. Duro, invece, l'intervento di Stefano Bianchi, segretario della CGIL di Roma e del Lazio. "I tempi della politica e delle riforme - ha spiegato - devono essere più veloci per rispondere all'emergenza sociale e occupazionale della provincia di Roma. Qui negli ultimi sei mesi sono calati gli ordinativi del 1,4 per cento e le imprese attive sono diminuite di oltre 4000 unità. Chiediamo alla Regione di riempire di contenuti provvedimenti solo annunciati". Immediata la risposta di Badaloni. "Con il prossimo bilancio della Pisana - ha detto - daremo un contributo decisivo al rilancio dei settori produttivi. Mentre in giunta stiamo già esaminando la legge che delega le nuove funzioni agli Enti locali".

ROMA – RICERCA E FORMAZIONE 9 ottobre 1998
 
Intervista a Francesco Merloni
a cura di Diego Mariottini

Come è noto sono state recentemente sottoscritte da Comune, Regione e Provincia le cosiddette "Intese metropolitane". Quali sono le prospettive concrete dell'iniziativa riguardo all'attuazione del "governo metropolitano"? Queste intese sono il frutto di un accordo tra i tre principali Enti Locali che operano nell'area metropolitana di Roma: Comune, Regione e Provincia ed è una importante novità che, nel confermare la istituzione di 4 uffici comuni tra i tre Enti, si sia affermato solennemente che tutti e tre questi Enti condividano la prospettiva della creazione a Roma entro il 2001, al posto del Comune di Roma e della Provincia di Roma, di una unica Autorità competente per l'intera Area metropolitana da denominarsi "Città Metropolitana di Roma". La costituzione degli uffici comuni è infatti un evento molto importante che sottolinea l'accordo tra i tre Enti e che se confermato anche nella volontà dei cittadini nella ormai incombente consultazione elettorale provinciale dovrebbe comportare per Roma un percorso lineare e sollecito verso la costituzione della Città Metropolitana. 

È stata inoltre costituita la "Conferenza metropolitana dei sindaci dell'area", che avrà il compito di definire il modello istituzionale del governo metropolitano. Lei pensa che questo possa essere uno strumento efficace per un processo costituente fondato sulla partecipazione attiva dei Comuni? 

La "Conferenza metropolitana" prevista dalla legge regionale del 1997 è presieduta dal Presidente della Regione ed è una assemblea in cui tutti i Comuni della Provincia di Roma, tutti i 120 comuni compreso Roma, sono chiamati a esprimersi sulla prospettiva di creazione della Città Metropolitana in primo luogo sul tema, ovviamente decisivo, ma assai delicato della delimitazione territoriale dell'Area Metropolitana. Su questo punto la posizione della Provincia di Roma è nota: il territorio della Città metropolitana può essere fatto coincidere con quello dell'attuale Provincia di Roma salvo che alcuni Comuni, tra quelli che hanno minori rapporti di relazione con il cuore dell'Area Metropolitana, potranno dichiarare di non voler essere compresi all'interno della futura Area autoescludendosi, in questo modo, dal futuro assetto territoriale della Città Metropolitana. Quindi la Conferenza metropolitana, che si riunirà più attivamente e con un calendario più ravvicinato a cominciare dal prossimo mese di gennaio, è il luogo in cui: a) ci si pronuncia sulla volontà o meno di partecipare al progetto complessivo di governo metropolitano; b) in attesa della formalizzazione del processo, si possono concordare una serie di politiche di cooperazione tra i vari Comuni, quali, ad esempio, la impostazione comune di alcune politiche, la creazione di consorzi e la sperimentazione di modelli di gestione integrata a livello metropolitano di funzioni e servizi. 

L'area romana presenta elementi di crisi ormai strutturale sul piano socio-economico e politico-istituzionale. A suo avviso il governo metropolitano potrà dare linfa al sistema locale, in piena era della globalizzazione?

Naturalmente le risposte a questa domanda possono essere varie. Il Governo metropolitano può contribuire all'indirizzamento dello sviluppo locale se ed in quanto una forte Autorità locale abbia un assetto di poteri sufficienti per intervenire direttamente sullo sviluppo economico locale. Com'è noto gli Enti Locali italiani non hanno competenze dirette per promuovere lo sviluppo, però è chiaro che dalla creazione di un unico soggetto, titolare di importanti funzioni di realizzazione soprattutto nel campo delle grandi infrastrutture di livello metropolitano, possono derivare per l'assetto socio economico e per lo sviluppo delle attività produttive dei risultati molto rilevanti. La realizzazione - per citare un esempio coerente con una competenza di "area vasta" del livello di "governo metropolitano"- di un sistema di mobilità, sia su ferro che su gomma, di tipo policentrico che non sia cioè totalmente orientato alla infrastrutturazione del sistema insediativo e produttivo della sola area centrale cioè del Comune di Roma che è notoriamente afflitto dalla saturazione, può essere un elemento di grande importanza perché sarebbe in grado di migliorare la qualità dei fattori localizzativi dell'Area romana, incrementandone le chance di sviluppo. Nello stesso tempo, la rilocalizzazione di importanti funzioni produttive sulla più vasta area metropolitana può contribuire a liberare Roma da una serie di costi da congestione territoriale rafforzando la sua naturale vocazione di grande polo attrattivo, per esempio nel campo culturale, nella ricerca e del turismo. Quindi indubbiamente il governo metropolitano può essere una importante variabile per l'esercizio di una politica di riqualificazione complessiva della città, quando per città non si intenda soltanto la città di Roma, ma il complesso delle cento città che formano il territorio dell'area metropolitana. 

Con riferimento al sistema universitario romano, in quale modo il governo metropolitano può contribuire a risolvere i problemi dei singoli atenei?

Su questo punto si tratta di intendersi sul rapporto che deve esistere fra il mondo universitario e gli Enti locali. La Provincia di Roma, nel puntare ad una area metropolitana di tipo policentrico, intende far sì che l'intero sistema dell'offerta di localizzazione possa trovare nuove opportunità su una più vasta area metropolitana. Questo tipo di orientamento rivolto al riequilibrio territoriale delle funzioni metropolitane riguarda le imprese, le pubbliche amministrazioni, ma evidentemente riguarda anche il sistema universitario. La Provincia di Roma tende a contrastare politiche che vogliano trovare soltanto all'interno del territorio del Comune di Roma la necessaria opera di riarticolazione del sistema universitario romano. Il problema principale evidentemente è quello della Sapienza. La Sapienza non può più essere un'università "monstre" di 170.000 studenti ma sarebbe altrettanto illusorio creare al posto de La Sapienza tante nuove sedi, tutte comprese all'interno del territorio del Comune di Roma, aggirando in questo modo il problema di un autentico decentramento di scala metropolitana e regionale. La Provincia di Roma punta infatti alla creazione di un sistema più articolato su un più vasto territorio metropolitano di un numero più significativo di poli universitari. È chiaro che se si arriva alla costituzione di una forte autorità metropolitana che abbia sostanzialmente tutti i poteri strategici di pianificazione territoriale dell'intera area è altrettanto chiaro che con questa autorità anche il sistema universitario romano dovrà ineludibilmente concertare le proprie ipotesi rilocalizzative orientandole in modo più equilibrato verso l'area vasta. 

Dalle Intese metropolitane sono nati i primi quattro uffici comuni. Di che cosa si tratta esattamente? 

Si tratta esattamente di quattro uffici costituiti dai tre enti. Questi uffici non sostituiscono le competenze di ciascuna delle amministrazioni partecipanti. I settori in cui sono costituiti sono abbastanza noti. Il primo è un ufficio di coordinamento generale relativo al processo istitutivo della Città metropolitana di Roma, il secondo ufficio riguarda la scuola e si propone di definire comuni politiche da parte dei tre enti nel campo della istruzione. Il terzo riguarda le politiche informatiche. In particolare, questo ufficio mira a creare una politica integrata e coordinata che eviti, ad esempio, la sovrapposizione di interventi fra la Regione, che dovrebbe prevalentemente occuparsi di una rete informatica per la parte esterna al territorio della provincia di Roma, ma con gli stessi requisiti tecnici in modo che la rete sia a livello regionale una rete operativa ed interattiva. Al quarto ufficio, infine, sono state attribuite importanti competenze nel campo della pianificazione territoriale in base alle quali dovrà predisporre il quadro di riferimento per la redazione del Piano territoriale di coordinamento dell'area metropolitana. 

Quale potrebbe essere il ruolo del sistema universitario romano nell'ambito della progettazione della futura Autorità metropolitana?

Potrebbe essere molto rilevante, come è risultato molto chiaro dall'intervento dei Rettori all'Assemblea generale dell'area metropolitana organizzata dalla Provincia di Roma lo scorso 29 settembre. In quella occasione i Rettori che sono intervenuti si sono pronunciati favorevolmente nel senso della costituzione di una autorità di livello metropolitano ed hanno da un lato fatto notare i vantaggi che deriverebbero dalla istituzione di questa autorità, per esempio in termini di unificazione di elementi di progettazione e di sistematica definizione di linee strategiche che oggi sono affidate invece ad una faticosa opera di negoziazione tra Enti diversi. Così come si intravedono vantaggi anche in termini di celerità di realizzazione di interventi: ad esempio, è stato posto in evidenza che con la costituzione della Città Metropolitana si potrebbe disporre di un unico soggetto titolare dei poteri di decisione circa le localizzazioni, ma anche di un unico soggetto in grado di assicurare tempestivamente la progettazione e la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla localizzazione di poli universitari. D'altra parte i Rettori delle Università romane hanno sottolineato la disponibilità delle loro Università a contribuire con idee, studi e proposte alla stessa definizione della futura autorità metropolitana, la cui costituzione abbisogna sicuramente di un notevole apparato di approfondimenti tecnico-scientifici, a cominciare dal problema della delimitazione dell'area fino ad affrontare il problema della finanza, dell'economicità della stessa istituzione metropolitana. Per non parlare dei problemi relativi all'ingegnerizzazione organizzativa degli uffici alla creazione di nuovi uffici comuni e così via. Il sistema universitario che vede, mi sembra, con favore l'istituzione della città metropolitana si è dichiarato disponibile anche a contribuire con tutto l'apporto straordinario delle capacità scientifiche e culturali che sono concentrate nelle università romane al successo dell'operazione nei tempi previsti.


 
Gli uffici comuni. Le strutture della cooperazione istituzionale per l'attuazione delle intese metropolitane 

Le amministrazioni della Regione Lazio, della Provincia di Roma e del Comune di Roma, sin dal dicembre del 1995, per affrontare la questione della costruzione progressiva di un modello integrato di governo dell'area romana sui grandi nodi programmatici di area vasta con la costituzione di un comune centro propulsore della riforma istituzionale, sottoscrivevano un accordo di programma per la costituzione di Uffici comuni metropolitani. Venivano così istituiti i primi quattro uffici comuni metropolitani, l'Ufficio comune per la Città metropolitana, l'Ufficio comune per la pianificazione territoriale dell'area metropolitana di Roma, l'Ufficio comune metropolitano per i sistemi informativi e di telecomunicazione e l'Ufficio comune metropolitano per la scuola. Venuto a scadenza l'accordo, le tre Amministrazioni, il 24 luglio scorso, hanno provveduto a rinnovarlo collocandolo in un più ampio atto di indirizzo che rilancia in modo deciso la strategia del governo metropolitano. Gli uffici comuni oltre a essere una concreta testimonianza di una convergenza programmatica ed operativa verso la costituzione della "Città Metropolitana", così come previsto dalla legge 142 del 1990 e dalle leggi regionali 4 e 5 del 1997, rappresentano un inedito esperimento di cooperazione amministrativa ai fini della strumentazione di una nascente funzione di "rete metropolitana di concertazione interistituzionale" (unitamente alla "Conferenza metropolitana") che anticipa virtualmente e tendenzialmente, con gli strumenti e i poteri possibili, le funzioni di programmazione e di raccordo delle politiche di indirizzo delle funzioni e dei servizi di "area vasta", tipiche della "Città metropolitana". Ciò avviene in alcuni importanti settori funzionali in cui è necessario che si realizzi un intervento integrato delle amministrazioni sottoscrittrici per elevare sinergicamente il "rendimento delle rispettive politiche". Nel tempo, agli uffici comuni iniziali si potranno aggiungere degli altri al fine di raggiungere una armonica copertura dell'intera gamma funzionale dell'area metropolitana: trasporti, ambiente, servizi sociali, politiche economiche, politiche di innovazione organizzativa, etc. I quattro uffici, ciascuno nella propria missione specifica, costituiscono qualcosa di più di un tradizionale tavolo di concertazione delle politiche, sono vere e proprie unità amministrative integrate, che hanno la natura di uffici di scopo temporaneo dotati di risorse finanziarie, di risorse umane, di attrezzature strumentali e logistiche conferite congiuntamente dalle Amministrazioni sottoscrittrici.

Gli impegni di spesa decisi congiuntamente vengono assunti secondo le regole di contabilità vigenti nell'amministrazione ospitante l'ufficio comune. Il disegno organizzativo prevede sia una direzione amministrativa congiunta, sia un livello di formazione "d'indirizzo" espresso da uno speciale organo il Comitato di coordinamento composto dagli assessori di riferimento funzionale delle amministrazioni costituenti: in tema di indirizzo rimangono comunque ferme le competenze degli organi delle amministrazioni. Gli uffici comuni predispongono un programma annuale di lavoro che si riverbera, anche per le conseguenti implicazioni finanziarie, nelle Relazioni Previsionali e Programmatiche e nei Piani Esecutivi di Gestione delle Amministrazioni sottoscrittrici. 

A ciascuno degli uffici è stata attribuita una missione specifica nell'ambito della integrazione delle politiche nei settori: 

  • della progettazione del percorso attuativo della Città Metropolitana e del coordinamento 
  • degli altri uffici metropolitani; della co-pianificazione territoriale;
  • dei sistemi informativi e di telecomunicazione; 
  • dei servizi scolastici e dei servizi della formazione professionale. 
I primi quattro Uffici comuni metropolitani disporranno per il loro funzionamento, sin dal 1999, di una propria dotazione finanziaria conferita congiuntamente dalle tre amministrazioni. Gli strumenti attuativi previsti per il recepimento operativo delle politiche definite e concertate entro le rispettive amministrazioni saranno: le proposte deliberative (da portare alla adozione degli organi competenti di ciascuno degli enti); le conferenze di servizio; gli accordi di programma. L'adesione agli uffici comuni metropolitani da parte di altre amministrazioni territoriali appartenenti all'area della Provincia di Roma è pienamente auspicata, proprio per dispiegare la massima partecipazione di tutti gli attori istituzionale di area vasta, ed è regolata in modo aperto dai singoli accordi. 

Aldo Santori responsabile per la Provincia di Roma dell'Ufficio Comune per la Città Metropolitana - Ufficio comune metropolitano per la scuola 


 

UFFICIO COMUNE PER LA CITTÀ METROPOLITANA * sovrintendere alla complessiva politica di costruzione della Città Metropolitana * supporto informativo, con studi e analisi, all'attività della Conferenza metropolitana * coordinamento degli Uffici comuni metropolitani di tipo settoriale * supporto organizzativo all'Osservatorio sull'attuazione della legge 59/97 * monitorare i fenomeni sociali, economici, culturali e istituzionali rilevanti ai fini della strumentazione concertata delle politiche di area vasta * coordinare l'attività degli Uffici comuni di tipo settoriale * coordinare la comunicazione interistituzionale sull'attività degli uffici comuni, dell'osservatorio sull'attuazione della legge 59/97 e della Conferenza metropolitana 
UFFICIO COMUNE PER LA COPIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELL'AREA METROPOLITANA  * predisporre il quadro di riferimento per il Piano Territoriale di Coordinamento dell'area metropolitana * valutare congiuntamente i documenti programmatici e le proposte progettuali relative agli strumenti urbanistici e territoriali degli enti sottoscrittori al fine di evidenziarne gli elementi strategici a livello metropolitano * predisporre studi e progetti di supporto ai piani elaborati per specifiche aree territoriali al fine di promuovere procedure di adeguamento dei piani urbanistici comunali in un'ottica di coordinamento intercomunale 
UFFICIO COMUNE METROPOLITANO PER I SISTEMI INFORMATIVI E DI TELECOMUNICAZIONE  * promuovere l'integrazione metropolitana e la interoperabilità degli apparati tecnologici e dei rispettivi patrimoni informativi * promuovere l'integrazione metropolitana dei servizi polifunzionali e della messa in rete telematica dei servizi al cittadino * promuovere i progetti dell'Unione Europea diretti a realizzare la società dell'informazione nell'area metropolitana * promuovere lo sviluppo del Civic Networking nell'area metropolitana
UFFICIO COMUNE METROPOLITANO PER LA SCUOLA  *coordinare la pianificazione e la programmazione scolastica e formativa territoriale di area metropolitana * gestire in forma coordinata il patrimonio di edilizia scolastica, le risorse della scuola in genere nonché le politiche educative e formative di area metropolitana
* elaborare piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche in ambito metropolitano
* predisporre studi e progetti di supporto ai piani elaborati per specifiche aree territoriali ai fini del riequilibrio dell'offerta educativa e formativa
* favorire in ambito metropolitano ilo processo di attuazione dell'autonomia scolastica 
L'attività dell'ufficio comune per la pianificazione dell'area metropolitana 

Dopo un periodo di sospensione amministrativa dovuta alla prematura scomparsa del Presidente della Provincia Giorgio Fregosi, nello spirito del programma amministrativo con lui concordato, la Regione Lazio, il Comune di Roma e la Provincia di Roma hanno rinnovato l'intesa per la costituzione degli uffici metropolitani come forme di collaborazione istituzionale, siglando specifici accordi nel mese di luglio 1998.In particolare l'Ufficio per la Pianificazione dell'Area Metropolitana ha promosso, su indicazione dell'Assessore all'Urbanistica e Casa della Regione Salvatore Bonadonna, come primo atto della nuova fase di lavoro, l'avvio di una conferenza istruttoria a conclusione della procedura di formazione del Piano Territoriale di Coordinamento della provincia di Roma in regime di copianificazione, ai sensi dell'art. 52 comma 4 delle LL.RR. 4 e 5 del 1997. Il Piano è stato adottato dal Consiglio Provinciale con delibera n. 335 del 26.3.1998.

La conferenza si è articolata in quattro riunioni che hanno affrontato i tematismi di carattere strategico del piano:

  1. analisi dei caratteri del Piano Strutturale e del Piano Programmatico; valutazione delle azioni riguardanti il sistema ambientale; 
  2. valutazione degli ambiti di centralità, del sistema produttivo e del sistema della mobilità;
  3. ambiti di centralità e sistema della mobilità nel Comune di Roma;
  4. questioni procedurali e conclusione dell'istruttoria.
Tali conferenze hanno consentito:
1. di completare il lavoro di consultazione e confronto avviato dalla Provincia con i Comuni e posto alla base della elaborazione del Piano, che ha trovato significativi momenti di confronto ed apporto propositivo da parte del Comune capoluogo;
2. di approfondire e verificare, in presenza dei vari settori regionali, la coerenza delle problematiche affrontate dal Piano provinciale con i contenuti del Quadro di Riferimento Territoriale della Regione Lazio, recentemente adottato dalla Giunta regionale, con i principali piani di Settore e con i contenuti di specifiche leggi regionali.
3. di valutare complessivamente gli Indirizzi generali del Piano Territoriale di Coordinamento, di seguito sinteticamente indicati:
  • la tutela delle risorse (antropiche, ambientali, storico-archeologiche) come obiettivo primario; 
  • il bilanciamento dell'area centrale consolidata e il corrispondente potenziamento qualitativo più che quantitativo dei centri emergenti collocati nei comuni di prima cintura con particolare riferimento a quelli ubicati lungo la bretella nel tratto compreso tra Fiano e Colleferro ;
  • il congelamento dell'ulteriore crescita insediativa lungo la fascia costiera e la connessa tutela delle risorse ambientali e paesaggistiche ivi presenti;
  • la riqualificazione di tutte le aree di margine comprese tra il comune di Roma e i comuni della prima cintura al fine di attribuire al territorio metropolitano caratteri di equipotenzialità;
  • la riconnessione del sistema insediativo policentrico metropolitano attraverso: la redistribuzione delle funzioni di livello metropolitano, il completamento della rete del ferro e della rete del trasporto pubblico, il completamento del sistema viario infraprovinciale e delle necessarie tangenziali urbane e metropolitane;
di individuare infine gli elementi costitutivi del Piano Strutturale e del Piano Programmatico. Il P.T.C., in linea con le indicazioni contenute nella nuova legge urbanistica adottata dalla Giunta Regionale del Lazio nel luglio '97, sviluppa prevalentemente indicazioni di carattere strutturale, definendo il sistema degli obiettivi strategici finalizzati all'assetto del territorio provinciale. 

Da queste indicazioni, anticipando in parte i contenuti programmatici che si svilupperanno pienamente nelle fasi successive, la Provincia ha selezionato 15 progetti di intervento su cui effettuerà i necessari approfondimenti.
Questi progetti riguardano tre grandi aree tematiche: la mobilità, l'ambiente e la cultura, i grandi servizi di livello metropolitano. Nel primo gruppo rientrano alcune azioni per la riorganizzazione della rete infrastrutturale, in primo luogo la realizzazione della viabilità di connessione tangenziale nel quadrante nord-est dell'area metropolitana, compresi i nuovi svincoli sulla A1 all'altezza della protezione civile e sulla bretella Fiano S. Cesareo, e la realizzazione di parcheggi di scambio; nel secondo gruppo rientrano la redazione del Piano Provinciale delle aree protette, i piani di assetto delle aree di interesse provinciale, la valorizzazione di alcuni poli culturali come il Castello Orsini a Fiano e il Castello Colonna a Genazzano e la valorizzazione delle acque termali di Tivoli; su tali progetti saranno convogliate cospicue risorse del bilancio provinciale; infine nel terzo gruppo è da sottolineare l'impegno della Provincia per una maggiore articolazione del Sistema Universitario in ambito metropolitano, promuovendo ulteriori forme di intesa e collaborazione fra enti locali e istituzioni universitarie. Coerentemente con il lavoro di co-pianificazione avviato, con il processo di trasformazione istituzionale in atto, nonché con il principio di sussidiarietà e di snellimento delle procedure di formazione ed approvazione degli strumenti di pianificazione il P.T.C. tende ad inserirsi organicamente in una visione dinamica della pianificazione urbanistica e territoriale.
Il P.T.C. adottato, da una parte determina effetti di indirizzo per la pianificazione del territorio a livello locale e per una coerente selezione degli interventi ammissibili; dall'altra, in quanto esplicita in termini di pianificazione territoriale azioni programmatiche di specifica competenza provinciale (viabilità provinciale; piano provinciale dei parchi, ecc.), determina effetti di cogenza immediata. I principali tematismi del Piano Territoriale di Coordinamento possono pertanto essere rappresentati:

  • dal sistema ambientale, rispetto al quale emerge il problema di stabilire una maggiore coerenza tra i Piani paesistici regionali e il Piano Provinciale dei Parchi di cui il Piano Territoriale in questione prefigura gli indirizzi, nonché di individuare ulteriori forme di tutela a protezione dei suoi ambiti più critici, anche attraverso una adeguata normativa delle zone agricole; 
  • dal sistema delle centralità, rispetto al quale è emersa una diversità tra il significato attribuito al termine "centralità" dalla Provincia di Roma, che con esso individua ambiti di intervento, spesso formati da più comuni, e dal Comune di Roma che con esso indica invece aree di intervento più puntualmente individuate. Si pone pertanto il duplice problema di adottare una definizione univoca e mettere in coerenza il sistema complessivo delle centralità, definendone i rapporti in termini di rete e di gerarchia, confrontando e verificando la congruenza tra le centralità individuate a livello provinciale e quelle indicate dal Comune di Roma, incentivando contemporaneamente la crescita delle centralità interne al comune di Roma e di quelle localizzate nei comuni emergenti. 

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    Il disegno complessivo del sistema delle centralità dovrà essere inoltre riferito ad una successiva fase di riorganizzazione amministrativa del Comune e della Provincia di Roma con l'istituzione della Città metropolitana e con l'individuazione dei comuni metropolitani.
    - dal sistema della mobilità inteso non come variabile indipendente, ma come elemento strutturale intrinsecamente connesso con le scelte relative al nuovo assetto del territorio e alla sua riqualificazione relativamente :
    - ai possibili interventi di sostegno al sistema insediativo ;
    - alla rilocalizzazione delle funzioni di eccellenza; 
    - alla tutela delle risorse (antropiche, ambientali,storico-archeologiche).

    In questo quadro generale si sono evidenziate in modo particolare le problematiche relative alla soluzione proposta per l'autostrada Tirrenica; tale soluzione esclude l'attraversamento del Parco del Litorale, in previsione degli ampliamenti della autostrada Roma-Fiumicino e della terza corsia del G.R.A., per salvaguardare la fascia costiera e disincentivarne la crescita insediativa, e per sottolineare il carattere di sistema complesso della Roma-Fiumicino come elemento di connessione del traffico nazionale e locale con Roma. 

    È emersa comunque la necessità di studiare in questo settore territoriale soluzioni viarie di livello locale che realizzino una maggiore permeabilità della forte barriera costituita dall'azione sinergica del Tevere, della ferrovia e delle arterie di grande scorrimento, così da migliorare le connessioni tangenziali tra il Comune di Fiumicino e l'abitato di Ostia.

    Per quel che riguarda invece la parte orientale della Provincia, appare necessario effettuare ulteriori verifiche tra gli interventi proposti dalla Provincia e quelli individuati dal comune di Roma all'interno del proprio territorio, al fine di individuare un disegno unitario in tutto il quadrante est. L'Ufficio di copianificazione, ha condiviso gli obiettivi assunti dal piano che appaiono coerenti con gli indirizzi programmatici espressi dal QRT regionale e con le azioni promosse dai comuni ed esprime alcune valutazioni come proprio contributo alla fase approvativa del piano, e come traccia di lavoro per successivi momenti di elaborazione.
    Infatti le modalità di elaborazione del P.T.C. adottato mettono in evidenza come si stia positivamente delineando un processo continuo di pianificazione integrata tra i vari soggetti istituzionali competenti, volto da una parte a effettuare ulteriori approfondimenti di ambiti territoriali strategici, e dall'altra a estrapolare tutti gli elementi significativi per il futuro piano dell'Area Metropolitana per il quale, riguardo ai tematismi individuati, assumono particolare importanza i seguenti aspetti:

    • cooperazione nella ridefinizione di tutti gli atti di tutela e di valorizzazione del paesaggio e dell'ambiente; 
    • analoghe modalità di pianificazione del verde e delle zone agricole di valenza ambientale nel comune di Roma e nei comuni contermini; 
    • azioni di coordinamento tra le diverse previsioni degli strumenti urbanistici, volte alla unificazione metodologica e normativa, estesa almeno ai comuni di cintura; 
    • definizione di un sistema del verde a scala metropolitana che riassuma al suo interno il sistema del verde del comune di Roma; 
    • interrelazione tra sistema insediativo, centralità e mobilità; 
    • riqualificazione dei nodi emergenti della maglia urbanizzata rappresentati dalle vecchie e nuove centralità attraverso la piena realizzazione, in essi, di adeguati nodi o terminali della maglia infrastrutturale; 
    • definizione della gerarchia urbana nell'area metropolitana e attribuzione di specifici pesi e funzioni alle singole centralità; 
    • ridisegno della maglia infrastrutturale viaria e ferroviaria di livello metropolitano. Questa visione analitica e progettuale, sviluppata sui due livelli - dell'area vasta e di specifiche porzioni del territorio provinciale - dovrà essere ulteriormente approfondita dando ulteriore risalto alla programmazione della rete per il trasporto e la mobilità. 
    Nelle successive fasi di approfondimento di ambiti strategici e dei contestuali atti di pianificazione locale, si dovrà pertanto eliminare ogni divergenza progettuale tra la pianificazione della rete per i trasporti e per la mobilità e la pianificazione dei nuovi insediamenti residenziali produttivi e di servizio nell'area provinciale e metropolitana.

    Tale sfasatura va eliminata innanzitutto attraverso il processo di co-pianificazione, avviato da Regione, Provincia, Comune di Roma e dagli altri Enti locali, che dovrà essere stabilmente e sistematicamente aperto anche agli altri soggetti interessati (Cotral, F.S., Anas, Autostrade, Soprintendenze, Provveditorato OO.PP. ecc.). Si delinea pertanto un nuovo processo di pianificazione che, partendo da momenti di ulteriore approfondimento del Piano Territoriale Provinciale, ne estrapola gli elementi più significativi per la formulazione del futuro Piano Territoriale Metropolitano che potrà efficacemente normare ciò che verrà via via concertato tra i soggetti istituzionali preposti alla programmazione ed attuazione degli interventi sul territorio.

    Patrizia Ricci Comune di Roma 
    Fernanda Avarini Provincia di Roma 
    Giovanni Merloni Regione Lazio - Ufficio comune per la pianificazione dell'Area Metropolitana



    IL MESSAGGERO ONLINE
    Venerdì 2 Luglio 1999

    INTERVISTA AL SINDACO
    Rutelli: "Bene, ma occhio al bilancio"

    "Il rischio dell’autonomia è un nuovo Municipio senza mezzi necessari ai bisogni della gente". Sindaco Rutelli, su Roma Marittima lei si è mostrato subito perplesso. Che cos’è che non la convince in questa spinta autonomista?

    "Nessuna perplessità: la ritengo anzi un’ottima iniziativa se inquadrata nella effettiva nascita della Città metropolitana. Martedì prossimo la Giunta comunale si riunirà e io presenterò una proposta di tempi e modi per realizzare già nel 2002 questo nuovo modello istituzionale. Quanto al territorio della XIII circoscrizione, mi chiedo tuttavia se i promotori abbiano valutato bene la questione delle risorse di cui disporrà il possibile futuro Comune rispetto alla mole consistente di investimenti e di strutture di cui attualmente beneficia, facendo parte del Comune di Roma. Oggi noi stiamo investendo centinaia di miliardi nella XIII circoscrizione per migliorarne viabilità e qualità dei servizi. Non vorrei che un Comune sprovvisto di mezzi adeguati lasciasse inascoltati i bisogni dei suoi cittadini. Dare risposte e le risposte giuste: è questa la priorità da cui, a mio avviso, è necessario partire quando si parla di decentramento".

    A sostegno delle tesi d’autonomia, il presidente circoscrizionale e i comitati promotori del referendum sostengono che il Comune avrà maggiori introiti, il bilancio passerà da 180 a 1.000 miliardi. Non crede che questo sia un argomento convincente, come dimostra l’esempio Fiumicino?

    "Ancora una volta occhio alle cifre: le risorse attuali vanno integrate infatti sia dalle spese correnti che dagli investimenti, nonché dai costi che sostengono le aziende di servizio del Comune di Roma. I conti vanno fatti bene, altrimenti si alimentano illusioni più che speranza".

    Lo stesso nome di Roma Marittima è la prova che Ostia vuole essere parte della futura Area metropolitana al pari di Roma Cassia o Roma Tiburtina. E’ sempre contrario?

    "In questo caso, l’iniziativa che parte dalla XIII circoscrizione rappresenta un positivo stimolo per accelerare il cammino per l’intero territorio cittadino".

    Le forze politiche, Ds in testa, sono favorevoli a Roma Marittima e al referendum, quali ripercussioni politiche pensa ci saranno?

    "Non vedo ripercussioni politiche se non positive".

    La Regione e la Provincia appaiono determinate, il Campidoglio non rischia di fare una battaglia di retroguardia?

    "Il Comune di Roma per la verità ha già adottato una posizione estremamente avanzata che ha portato in consiglio comunale all’approvazione lo scorso febbraio di una mozione molto precisa ed impegnativa al riguardo. Inoltre ricordiamo che il Comune di Roma è il più avanzato d’Italia in termini di decentramento e di devoluzione dei poteri dal centro alle circoscrizioni. Per quanto riguarda poi l’applicazione della legge 142, è opportuno sottolineare come, anche dal punto di vista della trasformazione delle aziende, Roma abbia conseguito risultati che non hanno riscontri in nessuna delle altre maggiori città italiane. E’ evidente che la nascita della Città metropolitana comporterebbe la trasformazione della Provincia di Roma nell’ente che unisce i comuni dell’hinterland i quali non volessero aderire alla nuova città metropolitana".

    Cosa pensa della legge regionale sul decentramento che sottolinea la possibilità di un’area metropolitana ridotta ai confini della città di Roma, con la salvezza quindi del territorio e delle competenze di Provincia e Regione?

    "La condizione irrinunciabile per la nascita della Città metropolitana sta nel trasferimento effettivo di poteri dal centro (competenze dello Stato, ma anche della Regione, ad esempio in materia urbanistica) alla nuova città metropolitana, oltre che nel trasferimento dei poteri della Provincia che, come prevede la legge, scomparirebbe. Su queste basi sarà possibile trasferire ai nuovi enti decentrati - soprattutto all’interno dell’attuale territorio del comune di Roma - poteri amministrativi che ne facciano dei veri e propri Municipi. Quindi all’interno dell’Area metropolitana i poteri sarebbero tre: la Città metropolitana, i nuovi enti locali decentrati, mentre rimarrebbero i poteri legislativi e di programmazione della Regione".

    Ma insomma, secondo lei, quand’è che nascerà l’area metropolitana? Quando lei non sarà più sindaco?

    "Le condizioni sono queste: approvazione in Parlamento della normativa sulle aree metropolitane, approvazione della legge Prisco sull’area metropolitana di Roma, definizione dei poteri e delle competenze dei nuovi enti e delle risorse, consultazione popolare dei cittadini per conoscere la loro opinione. Se queste tappe saranno rispettate, nel 2002 il mio successore sarà il sindaco della Città metropolitana e accanto a lui si insedieranno i responsabili degli enti decentrati. Ma abbia pazienza fino a martedì, quando presenterò questa proposta alla Giunta comunale". A.Spi.


    NASCONO LE PRIME CITTÁ DI ROMA
    Sì del Consiglio Comunale alla riforma delle Circoscrizioni e della Città Metropolitana

    32 sì, 3 no, 2 astenuti, e le Circoscrizioni diventano "le città di Roma". Venerdì’ 19 gennaio il Consiglio Comunale ha approvato la "devolution". Così le 19 Circoscrizioni di Roma diverranno dei Municipi guidati da altrettanti "sindaci" eletti direttamente dai cittadini. Una rivoluzione democratica che rende le istituzioni più efficienti e vicine alle persone. I nuovi Municipi, che governeranno su quartieri popolosi quanto una media città italiana, avranno infatti autonomia finanziaria e amministrativa, e dovranno gestire i servizi legati alla manutenzione urbana e all’edilizia privata oltre che quelli sociali e culturali. Ma c’è di più. Il Consiglio Comunale ha approvato la delibera che sancisce la volontà della capitale di partecipare alla "Città Metropolitana", che sarà costituita da Roma e da tutti i comuni della sua Provincia che decideranno di aderire al progetto. La Città Metropolitana avrà un suo Sindaco e un suo Consiglio Metropolitano ai quali verrà affidata la gestione delle grandi infrastrutture, nonché l’indirizzo politico. Al suo interno tutti i servizi locali saranno affidati ai comuni metropolitani: quelli preesistenti che decideranno di aderire e le ex circoscrizioni romane, promosse al rango di comuni. Un significativo passo verso la "città aperta al territorio" disegnata dal NuovoPianoRegolatore. Una città costellata di centri connessi tra di loro e con quelli della Provincia grazie anche a un efficiente rete stradale e di trasporto su ferro. Una città Verde, ricca di parchi che dalla Provincia penetrano fin nel cuore di Roma.E mentre si aspettano le adesioni degli altri comuni, sono quasi ultimati i lavori del Car -la nuova sede dei Mercati Generali di Roma- nel Comune di Guidonia, ed è già in funzione la nuova sede della Banca d’Italia a Vermicino, nel Comune di Frascati. La "Grande Roma" ha già cominciato a prendere forma.


    SEDICINEWS – Settimanale telematico
    Anno I n. 2 Sabato 25 settembre 1999

    Voglia di autonomia
    Guidonia, Setteville, Tor Lupara, Fiumicino, Ostia, Tor San Lorenzo, ma soprattutto Boville e Ciampino: quando la volontà di autoamministrarsi diventa desiderio di autonomia
    di MAURIZIO AVERSA

    Perché accade che la voglia di autoamministrarsi interviene sempre in situazioni di nuovo sviluppo?

    Guardando da vicino ogni singola realtà che nella regione Lazio promuova, si interroghi, persegua tenacemente una qualche autonomia di autogoverno: anche se non immediatamente ascrivibile alla richiesta di nuovo Municipio da edificare; tutto ciò è visibilmente compreso in una zona di recente espansione (qualche decennio); ovvero di nuovi massicci insediamenti abitatitivi e/o produttivi; o ancora in realtà dove oltre alla quantità è prevalsa la velocità dell’inurbamento.

    Già questa fotografia fa intuire perché accade, allora, che la spinta e la voglia di autoamministrarsi diventa voglia di autonomia. Ad un livello maggiore va riconosciuto che oltre le ottime intenzioni della legge 142/90 sulle autonomie locali - quella che doveva dare vita in breve tempo (dal 1990) alle aree metropolitane - molta responsabilità delle richieste autonomiste, risiedono proprio nella totale assenza di programmazione a grande scala, che coinvolgendo infrastrutture e opere e servizi a rete, lasciasse spazio alle comunità locali la scelta e la gestione della qualità del vivere quotidiano e dei servizi alla persona (siano essi di benessere fisico che di beni immateriali). Per questo, imprenditori, operatori culturali, dirigenti politici e sociali delle comunità neocostituite hanno teso a riconoscersi per "sentirsi comunità" e, conseguentemente, scegliere gli indirizzi della propria realtà sociale culturale e residenziale oltre i legami territoriali storici con i municipi preesistenti. E’ stato così a Guidonia e Setteville e Tor Lupara rispetto a Montecelio, Mentana e Roma; così anche a Fiumicino rispetto a Roma; stessa cosa a Ciampino e Boville rispetto a Marino; ancora così è per Roma Marittima (Ostia) nei confronti di Roma e Tor San Lorenzo rispetto ad Anzio.

    Realtà, tutte, che sono nate come espansione veloce e quantitativamente rilevante di aggregati e realtà urbane storicamente ben definite e riconosciute. Come ha sostenuto qualche anno fa il sociologo Filabozzi, l’inurbamento continuo e contiguo delle città verso i centri minori o la campagna, ha determinato la cosiddetta "città lineare". Cioè grandi aggregati urbani contigui ma non sempre (specie quando velocità e quantità si sono mischiate) amalgamati. Quindi forse è un po’ sciocca e giustificata solo dalla polemica politica del momento l’indice puntato di molti movimenti autonomisti che gridano "o autonomi o è lo schifo", "l’autonomia va perseguita per ragioni etniche, storiche e culturali",ecc.. Vero è però, che queste nuove realtà sono in grado da sole di esercitare funzioni di autogoverno ed autopromozione sociale culturale ed economica, che, costituzionalmente (insieme al consenso) sono proprio il fondamento delle comunità autoriconosciute. Ma questo spazio, non sempre viene riconosciuto, anche a consenso acquisito, per vari motivi. Raccontiamo di alcuni.

    Tor San Lorenzo, nel giorno del referendum day, il 22 settembre scorso, si è accorto che in Regione per ora non c’è spazio all’accoglimento della volontà dei dodicimila richiedenti l’autonomia. Infatti, come ha spiegato il consigliere Biagio Minnucci, capogruppo dei DS alla Pisana, "La legge 30 che pure consentirebbe la prima parte dell’iter per l’indizione del referendum autonomista, di fatto, per i tempi a cui siamo giunti, e per i sei mesi di non possibilità a procedere nel tempo precedente l’indizione delle consultazioni per il nuovo consiglio regionale, fanno sì che difficilmente il 24 ottobre – appunto data utile per non incorrere in azioni contro la legge – ci sarà la consultazione dei cittadini di Tor San Lorenzo sul nuovo comune". Invece, Minnucci sottolinea come "Roma Marittima, quella che era stata la precedente proposta per dare autonomia ad Ostia, è giunta in tempo. E proprio il 24 ottobre (ultimo giorno utile) ci sarà la consultazione degli abitanti del litorale. Qui – prosegue Minnucci – anche se non conosceremo l’esito che dopo il voto, sembra intravedersi qualche possibilità di successo autonomista. Sia perché alcuni parametri rispetto ai precedenti sono mutati. Sia perché all’iniziale spinta monocolore di indirizzo politico, almeno in apparenza, ora c’è una determinazione più vasta. Un ventaglio di posizioni che vanno dalla tradizionale spinta delle forze di sinistra già condotte dall’allora presidente della circoscrizione Roberto Ribeca, fino all’attuale presa di posizione di An e Forza Italia a favore della autonomia del litorale". In altre realtà, come Boville, riemerge lo spirito autonomista, anche se notiamo è perseguito proprio da alcuni di coloro che per non accettare un accordo paritario tra Marino e Boville, hanno fatto naufragare il progetto del comune autonomo. Così ora, voce solitaria in una disattenta realtà delle frazioni di Marino, l’associazione "sempre Boville" annuncia che "un appello di 81 bovillensi rappresentativo e qualificato della realtà rilancia la proposta di istituire il comune di Boville attraverso la scissione di sei quartieri periferici da Marino". Questo perché "Boville e Marino non sono governabili insieme in quanto si confermano due realtà etniche, territoriali, culturali, politiche e stituzionali profondamente diverse".
     

    Un comitato per diventare Provincia
    Sindaci e amministratori dei centri castellani a confronto nel corso di un incontro tenutosi sabato 18 settembre nella cittadina castellana. Cesaroni: "Un consorzio tra i comuni per dare ai cittadini servizi migliori". Cianfanelli: "Rivendicare il ruolo del nostro territorio"
    di EUGENIO SIRACUSA

    Velletri - Cosa fare di Velletri e dei Castelli Romani? E' questo l'interrogativo che si sono posti sabato 18 settembre alcuni amministratori castellani che hanno partecipato al convegno sull'area metropolitana, organizzato dal comitato Velletri Provincia. Un comitato trasversale, che abbraccia tutte le forze politiche e che, in maniera provocatoria, si è voluto chiamare Velletri Provincia, per richiamare all'autonomia i comuni dell'hinterland romano che mal digeriscono finire nel "mare magnum" dell'area metropolitana. Oltre al sindaco di Velletri, Bruno Cesaroni, hanno partecipato il sindaco di Nemi Alessandro Biagi, di Ariccia Emilio Cianfanelli, amministratori dei comuni di Grottaferrata e Lariano, oltre ai vari politici veliterni (pochi per la verità e scarso anche il pubblico). Cesaroni ha subito spiegato il senso del convegno: "Dobbiamo ricercare una forma di consorzio tra i comuni, al di la dei campanili, per dare ai nostri cittadini quei servizi che oggi si trovano solo nella capitale". Per la legge 142/90 oltre alla possibilità di erigere una nuova provincia, secondo il disegno dell'on. D'Onofrio, assente al convegno, c'è quella di realizzare il Circondario, ovvero un territorio autonomo ma non Provincia. E su questa falsa riga si è mosso anche il sindaco di Ariccia, Cianfanelli: "Il nostro territorio ha bisogno di servizi, che devono essere decentrati dalla Capitale, penso ai servizi giudiziari e credo che l'Istituzione del Tribunale dei Castelli a Velletri risponda a queste esigenze, ai servizi sanitari, ed in questo senso va la nuova riorganizzazione con i due DEA e il Policlinico dei Castelli, ma penso anche alla Università, alla gestione di servizi come acqua, nettezza urbana, viabilità, trasporti". E ha lanciato la sfida, trovando d'accordo tutti: "Dobbiamo andare avanti e intensificare le riunioni o i convegni, magari prendendo spunto dall'istituzione del tribunale dei Castelli, per rivendicare il ruolo del nostro territorio, magari proponendo il sistema tedesco dei Land". Dello stesso tenore l'intervento di Luca Masi, consigliere comunale di Lariano: "La nostra amministrazione è favorevole ad un consorzio di comuni dell'area Castelli. Questo è un territorio che supera i 500 mila abitanti e che ha tutte le caratteristiche di una Provincia, dobbiamo fin da ora fissare dei tempi e una tabella di marcia". I Castelli Romani cercano dunque una loro dimensione ed identità staccata dalla Capitale, su un asse che accomuna tutti che è la via Appia e lo dimostra il fatto che da ogni parte politica c'è questa tensione a realizzare qualcosa di importante e non a caso si sono costituite entità come l'Associazione turistica Castelli Romani. Anche al centro si guarda all'area metropolitana tanto che il Ppi, l'Udeur e Rinnovamento Italiano di Velletri hanno costituito un coordinamento per proporre un osservatorio ed un convegno sull'area metropolitana. Ma a questo punto ci vorrà anche il coinvolgimento degli altri comuni castellani.


    SEDICINEWS – Settimanale telematico
    Anno I n. 6 Sabato 23 ottobre 1999

    "Basta con i campanilismi e i particolarismi". E' il monito di Maria Prezioso, titolare della cattedra di geografia economica della Facoltà di Economia dell'Università "Tor Vergata"

    Non più "Campagna di Roma": i Castelli hanno lanciato la sfida
    di MASSIMO MARCIANO

    Una identità comune dei Castelli Romani, al di là delle differenze di campanile, per affermare un'autonomia sempre più evidente nei servizi e nell'evoluzione dell'economia. E' il futuro dell'area disegnato dalle indagini compiute dai ricercatori dell'Università "Tor Vergata". "Se ogni comune - dice Maria Prezioso, titolare della cattedra di geografia economica della Facoltà di economia - non sarà in grado di individuare la propria specificità nell'ambito però di un coordinamento organico del territorio, i Castelli rischiano nei prossimi anni di rimanere ancorati al campanile e quindi finire fagocitati da Roma. Occorre sfruttare le enormi opportunità offerte sul versante nord-est dall'Università "Tor Vergata", dagli insediamenti della Banca d'Italia e dall'area della ricerca scientifica di Frascati; sull'altro versante dall'area industriale di Pomezia. Sono risorse in grado di caratterizzare autonomamente rispetto a Roma l'area. Ma occorre che ogni piccolo comune metta da parte l'aspirazione a voler far tutto, impossibile a realizzarsi nei piccoli centri, per specializzarsi e mettere questa propria specializzazione "in rete" con gli altri. E' quello che ha capito Ciampino, che si sta specializzando come "porta di Roma" nei trasporti". La sfida per abbandonare definitivamente l'iconografia della "campagna di Roma" è dunque lanciata. Una sfida difficile, dominata dalla "ingombrante" presenza di Roma: sono gli stessi organi di informazione romani a dare dei Castelli una lettura in chiave "vino e porchetta": basta analizzare la quantità di spazio data ad eventi importanti ma tutto sommato marginali come sagre e feste popolari rispetto al grande lavoro del mondo della cultura e dell'economia che continua a crescere. Non è un caso che nella sola Frascati, che conta solo 21 mila abitanti, vi siano solo nel centro urbano sette sportelli bancari. Il passaggio da campagna romana a territorio dotato di una propria autonoma fisionomia è stato scandito da diversi passaggi, che hanno visto i Castelli anche come "zona residenziale" scelta da molti romani ormai stanchi nelle nevrosi della metropoli. "Negli anni Sessanta - spiega la professoressa Prezioso – è iniziata in tutte le aree urbane europee a americane la periurbanizzazione. La città cresce perché la gente si moltiplica per l'immigrazione dalla campagna. C'è posto: Roma fino all'Ottocento non supera il milione di abitanti. Dopo l'unità d'Italia, che porta la Capitale a Roma, iniziano diverse operazioni immobiliari. Mano a mano che la città cresce, la realtà urbana si sposta dal centro alla periferia e la città va a erodere gli spazi agricoli. Castelli, storicamente realtà a sé stante culturalmente e socialmente, iniziano ad assumere il ruolo di "zona cuscinetto" fra la Capitale e il resto della provincia". Solo dopo aver superata la fase della grande urbanizzazione, arrivano gli strumenti per regolare l'esplodere dell'edilizia. "Il piano regolatore di Roma - continua la professoressa Prezioso – è fermo al 1962. Adesso si sta procedendo alla realizzazione di una variante. Tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta iniziano a incidere sull'espansione edilizia anche le leggi di salvaguardia. Si inizia a comprendere che esistono realtà forti dal punto di vista ambientale, dell'economia e della popolazione. Avviene il contrario di quello che succedeva prima: da Roma si va ai Castelli. E' una fase in cui si assiste a un uso estensivo dei suoli perché si tratta di famiglie con reddito medio-alto che si insediano in abitazioni con introno spazi ampi". Lo spostamento dell'asse abitativo porta importanti conseguenze. "Si inizia a capire che negli spazi lasciati liberi è opportuno impiantare attività economiche più facilmente accessibili dai mezzi di trasporto rispetto al centro della metropoli. Nell'area di Tor Vergata così registriamo oggi 33 imprese che vi hanno spostato la propria sede. Questo nelle aree metropolitane di Milano e Torino lo avevano già capito negli anni Sessanta. Noi ci abbiamo messo più tempo per comprendere che l'accesso al Raccordo anulare e alle autostrade è così più facile per le aziende che devono spostare gente e materiali. In questo momento nasce l'Università "Tor Vergata", che si caratterizza per un uso estensivo dei suoli: tanti piccoli edifici che si collocano in modo sparso sul territorio. Diventa così un vero e proprio campus. Non è un'area di servizio per zone periferiche, ma una struttura di formazione continua, di innovazione, che si inserisce in un territorio dove sono presenti anche altre strutture come Banca d'Italia e centri di ricerca scientifica: un'opportunità unica che, se ben colta, può far compiere ai Castelli il salto definitivo di qualità. Ma per far questo occorre che, specializzandosi e unendosi, i piccoli paesi facciano fronte comune superando particolarismi e campanilismi".

    SEDICINEWS – Settimanale telematico
    Anno I n. 7 Sabato 30 ottobre 1999

    Mentre il sindaco di Roma accelera per il progetto di Città Metropolitana, molti amministratori dell’hinterland chiedono garanzie: il timore è di essere "inglobati" nella Capitale
    La "Grande Roma" di Rutelli divide i castellani
    Per il cittadino comune, e per la verità anche per qualcuno degli "addetti ai lavori", i concetti di area metropolitana e di città metropolitana rimangono qualcosa di misterioso: SEDICINEWS ha ripercorso la storia del progetto e fatto chiarezza sui termini
    di MASSIMO MARCIANO

    Roma - Dopo nove anni di discussioni, contrasti e indecisioni la realizzazione dell'area metropolitana romana sembra giungere in vista del traguardo. Almeno, questa pare la convinzione del sindaco di Roma, Francesco Rutelli, e di chi condivide la sua idea di omogeneizzare progetti amministrativi e di sviluppo territoriale della fascia di territorio a ridosso della Capitale e di creare un "parlamentino" metropolitano dove questa azione coordinata di governo possa esplicitarsi.

    C'è anche chi non crede in questa ipotesi, perché appare solo un'improvvisa accelerazione verso un progetto che dal 1990 procede in maniera molto stentata e sembra quindi determinata da una volontà che cala dall'alto. A pensarla così sono quei sindaci e quegli amministratori comunali dell'hinterland secondo i quali nella futura area metropolitana il peso di Roma sarà nettamente preponderante nelle decisioni, tanto da mettere in crisi l'identità storica, urbanistica e culturale dei paesi della provincia, fatalmente fagocitati dal "grande sole" intorno al quale ruotano. Ma per il cittadino comune, e per la verità anche per qualcuno degli "addetti ai lavori", i concetti di area metropolitana e di città metropolitana rimangono qualcosa di misterioso: quasi una formula magica o un rito esoterico del quale ben pochi dei suoi "sacerdoti" sembrano disponibili a parlare al popolo minuto in termini facilmente comprensibili. Eppure, saranno proprio i singoli comuni a dover decidere autonomamente se aderire o meno all'area metropolitana: informare i propri cittadini di cosa significa questa scelta appare quindi come un'esigenza primaria per ogni amministratore comunale. Di area metropolitana si è iniziato a parlare con la legge 142 del 1990, divenuta ormai famosissima per le novità introdotte nella gestione delle amministrazioni locali. La legge individua nove grandi città italiane intorno alle quali istituire una sorta di distretto amministrativo per favorire una migliore gestione del territorio: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli. Per Cagliari invece la legge prevede una delega alla Regione Sardegna che, essendo a statuto speciale, deve procedere di propria iniziativa per l’individuazione dell’area metropolitana. Inizia quindi nelle Regioni interessate il dibattito su quali devono essere i Comuni da inserire in queste aree metropolitane. Nel Lazio prevale l'opinione che l'area metropolitana romana debba coincidere con il territorio dell'attuale provincia. Negli anni successivi il progetto di area metropolitana segna il passo. Emerge infatti l'impossibilità di avere norme uguali per tutte le nove grandi città, senza tener conto delle specificità dei singoli territori. Si arriva quindi al 1999, quando viene approvata la legge 265, la cosiddetta "legge Napolitano-Vigneri", che integra le norme sull'area metropolitana contenute nella 142/90. Si stabilisce il principio che i singoli municipi dovranno decidere autonomamente se confluire nell'area metropolitana o meno. La confluenza vuol dire avere una struttura di governo comune, che decida in maniera univoca sulla gestione amministrativa del territorio metropolitano. Per quanto riguarda Roma, l'attuale Comune dovrà essere diviso: ognuna delle attuali circoscrizioni sarà una unità amministrativa autonoma come gli attuali comuni. Roma diverrà quindi "Città metropolitana": una unità territoriale e amministrativa nuova, rappresentata dalle attuali circoscrizioni e dalle zone confinanti, all'interno dell'area metropolitana, che quindi rappresenterà il resto dell'hinterland. La Regione Lazio approva una legge regionale per stabilire le modalità secondo le quali si formeranno sia l'area metropolitana sia la città metropolitana di Roma. Le cittadine che non aderiranno all'area metropolitana potranno anche staccarsi dalla Provincia e confluire in un'altra. In una parte delle cittadine dei Castelli Romani riprende così vigore l'ipotesi di istituire la provincia di Velletri. Ma nelle cittadine castellane più vicine a Roma, pur se i loro amministratori manifestano diverse posizioni nei confronti del progetto dell'area metropolitana, prevale l'opinione che, comunque sarà definita l'area metropolitana, non si tocca l'appartenenza alla Provincia di Roma. Rimangono comunque aperti due problemi scottanti: con l'autodeterminazione dei singoli comuni se aderire o meno, avremo un'area metropolitana "a macchie di leopardo"? E quali saranno rapporti e compiti dell'area metropolitana da una parte e della Provincia di Roma dall'altra?

    Sedicinews ha ripercorso la storia del progetto e intervistato alcuni sindaci dei Castelli Romani. Per molti cittadini, e anche per qualcuno degli "addetti ai lavori", i concetti di area metropolitana e di città metropolitana rimangono qualcosa di misterioso. Verso la Città Metropolitana: il Rutelli-pensiero
    di MASSIMO MARCIANO e MASSIMO SILVI

    Interviste ai sindaci a cura di M. AVERSA, M. MARCIANO, E. SIRACUSA
    Verso la Città Metropolitana: il Rutelli-pensiero
    di MASSIMO SILVI

    Roma - "Ora dobbiamo costruire la città metropolitana, con dentro i Comuni che vorranno starci: Ostia sarà la prima realtà autonoma, il primo tassello di questo progetto". Questo il Rutelli-pensiero dopo il risultato del referendum di domenica 24 ottobre per Ostia-Comune, conclusosi con un’astensione quasi di massa e il 57,94% di no. Il sindaco, in una recente conferenza stampa, è tornato ad illustrare il progetto della Grande Roma, una vera e propria rivoluzione amministrativa-territoriale: "Da qui al 2002 costruiremo la Città Metropolitana, un obiettivo che resta più che mai valido e attuale. Presto inizieranno i lavori di un comitato che sarà affiancato da una commissione di esperti e che dovrà individuare l’iter e il programma d’azione. Un compito importantissimo, perché attraverso un lavoro serio occorrerà coinvolgere nell’iniziativa i romani e i cittadini dei Comuni interessati alla nascita della Città, che saranno chiamati ad esprimere attraverso un referendum il loro parere nei primi due mesi del 2001. Dopo il Giubileo, prima della scadenza naturale del Parlamento ma, soprattutto, con un anno di anticipo sulle elezioni del Comune di Roma, per consentire lo svolgersi della prima consultazione elettorale per la Città Metropolitana già nel 2002". Messa da parte la 142 del ’90, è la legge Napolitano-Vigneri ad assicurare libertà di intervento ad ogni comune. Francesco Rutelli ha incontrato il Presidente della Provincia Silvano Moffa e alcuni sindaci dell’hinterland: il primo passo verso una serie di consultazioni con i vari esponenti delle amministrazioni locali, a cui farà seguito un un ampio dibattito politico anche con l’opposizione: "Ho intenzione di parlarne con i leader del Polo – ha spiegato Rutelli – Fini e Berlusconi compresi". Il tutto dopo aver già incassato il consenso della maggioranza capitolina di centro sinistra. In seguito si dovranno compiere i passaggi istituzionali, come la definizione dei poteri e delle funzioni della Città di Roma e dei nuovi enti locali che sorgeranno e sostituiranno le attuali circoscrizioni. "Un importante momento – ha aggiunto Rutelli - sarà anche quello dell’approvazione nei vari consigli comunali della proposta di istituire la Città Metropolitana. Per i Comuni si tratterà di scegliere se delegare parte del potere decisionale, mantenendo il proprio nome, ma non la completa autonomia. Solo dopo questo iter nascerà la "Grande Roma"". Nelle elezioni del 2002 si voterà per il sindaco della Città Metropolitana oltre che per i sindaci dei Comuni e i presidenti delle Municipalità che ne fanno parte. Il centro istituzionale si occuperà i tutte le scelte strategiche riguardanti le politiche di area vasta, riceverà dallo Stato le competenze proprie della Capitale della Repubblica. Assumerà dalla Regione le competenze proprie della Città Metropolitana e assorbirà tutti i poteri della Provincia. "Roma ha già le dimensioni di una metropoli - ha aggiunto il sindaco -. Se anche la maggioranza o per assurdo la totalità dei Comuni della Provincia non fossero interessati all’istituzione della Città Metropolitana o i loro elettori ne respingessero l’istituzione, il Campidoglio percorrerà comunque l’iter istitutivo, comprendente la devoluzione di poteri dall’alto (attraverso l’approvazione della Legge Prisco in Parlamento) e la devoluzione dei poteri verso il basso (ovvero verso i nuovi Comuni o Municipalità". Nelle intenzioni del primo cittadino c’è anche l’obiettivo di adottare il nuovo PRG del Comune di Roma entro il 2000, così da assicurare un quadro di certezza urbanistica al nuovo Ente.

    Posa: "Prima di dire sì al progetto bisogna assicurare l’identità storica, la visibilità e la rappresentanza dei comuni tuscolani"
    di MASSIMO MARCIANO

    Frascati - Prima bisogna trovare gli strumenti per assicurare l'identità storica, la visibilità e la rappresentanza delle cittadine dell'area tuscolana, poi al progetto di area metropolitana si può dire sì. E' questa, secondo il sindaco di Frascati, Francesco Paolo Posa (Democratici), la condizione preliminare perché ci possa essere l'appoggio dei comuni dell'hinterland al progetto di Rutelli.

    "Sto seguendo con grande attenzione - dice Posa - il dibattito sull'area metropolitana, al quale Rutelli ha dato un'accelerazione. Ci sono due pericoli. Il primo è che qualche Comune, come Velletri, ritenga di poter assurgere a Provincia, sbilanciando così la coesione del territorio. Il secondo è che non si capisca la necessità di autonomia di alcuni comuni, come quelli dell'area tuscolana".

    Come può essere assicurata questa autonomia?

    "Con la coesione fra i sindaci. Con Monte Porzio Catone, Montecompatri e Rocca di Papa riteniamo che la nostra area possa divenire un distretto all'interno dell'area metropolitana. Ci salvaguarderebbe la nostra identità e la nostra visibilità".

    Questo vuol dire non confluire nelle aree romane?

    "I nostri comuni non possono essere inseriti nello stesso distretto delle grosse borgate di Roma, per poter mantenere la nostra identità di territorio e l'autonomia in campo urbanistico. Non dover stare a stretto contatto di gomito con le zone confinanti di Roma vorrebbe anche dire avere una diversa circoscrizione elettorale e, quindi, una nostra visibilità all'interno del consiglio metropolitano, che non sarebbe egemonizzato dal voto delle grandi borgate".

    Quindi il suo è un sì condizionato all'area metropolitana?

    "Bisognerebbe dire: "Noi non diciamo no". Quello che pensiamo noi sindaci dell'area tuscolana è che occorre preliminarmente discutere delle forme necessarie ad assicurare la visibilità, la rappresentanza e l'identità urbanistica della nostra zona. Se queste condizioni verranno assicurate, allora saremo sicuramente favorevoli all'area metropolitana.

    Urilli: " Il progetto di Rutelli va benissimo, ma noi comuni dell'hinterland vogliamo mantenere la nostra identità"
    di MASSIMO MARCIANO

    Monte Porzio Catone - Via libera all'area metropolitana di Rutelli, la cui ultima proposta piace a Sergio Urilli (Verdi), sindaco di Monte Porzio Catone.

    "Viviamo tutti i giorni - spiega Urilli - in contatto con Roma: le problematiche dei nostri territori si intersecano. Attualmente, senza un coordinamento, le decisioni di Roma possono creare problemi perché è la città più grande. E' successo così tante volte: per la scelta dello Sdo, il Sistema direzionale orientale, per gli insediamenti abitativi, per i trasporti...".

    Quindi per lei il progetto di area metropolitana di Rutelli va bene?

    "Sarebbe bene poter concordare con Roma gli interventi comuni da operare sul territorio e quindi il progetto di Rutelli va benissimo. Ma rimane comunque un grosso problema da risolvere: noi comuni dell'hinterland vogliamo mantenere la nostra identità".

    Come sarebbe possibile questo?

    "Non ci sta bene che si faccia coincidere l'area metropolitana con tutta la provincia di Roma. In questo caso si avrebbe un piano regolatore su un'area così vasta che porterebbe come conseguenza quella di concentrare tutti gli insediamenti abitativi nelle aree a ridosso di Roma, perché la percentuale di spazi verdi verrebbe assicurata dalle zone montane più lontane. Sarebbe anche un doppione dell'attuale Provincia. Con un'area metropolitana più stretta, avremo invece un parlamentino nel quale i comuni della fascia a ridosso di Roma potrebbero portare con più forza le loro esigenze".

    Come vede la proposta della istituzione della Provincia di Velletri?

    "Velletri provincia non ci è vicina né culturalmente, né storicamente. Altra cosa è il decentramento da Roma, al quale dico si. Teniamo presente che l'area metropolitana è una soluzione non solo amministrativa, ma anche politica".

    Pesoli: "Città metropolitana? Vantaggi per servizi a rete e per la cura della persona"
    di MAURIZIO AVERSA

    Genzano - E’ ampiamente riconosciuto che la Città dell’infiorata si è guadagnata nella storia del dopoguerra il merito di essere riferimento per la qualità amministrativa, ed anche per una capacità di innovazione ed intuizione ad accogliere nuove soluzioni inerenti il governo ed i servizi locali per i cittadini amministrati. Questo, sia negli aspetti istituzionali dell’ente locale, che in senso lato per la capacità ad offrire soluzioni alle richieste del tessuto economico produttivo. Quindi l’opinione del sindaco Giancarlo Pesoli, che tra l’altro ha alle spalle un amato e geniale storico amministratore quale è stato Gino Cesaroni, "conta" e "pesa" oggettivamente con uno spessore diverso anche da altre lodevoli opinioni.

    Come si pone il Comune di Genzano di fronte alla proposta di dare vita alla città Metropolitana?

    "La nostra cittadina è ormai da tempo che si è pronunciata in modo netto ed istituzionale sull’Area Metropolitana. E’ stato un Consiglio comunale di qualche anno fa ad assumere l’impegno del Comune di Genzano a riconoscersi nel nuovo disegno di riorganizzazione delle autonomie locali nelle nove aree giganteggianti in Italia. Quindi, oggi a tale richiesta, rispondo confermando questa scelta già ponderatamente compiuta".
    Quindi nella attuazione legislativa Genzano c’è?

    "Si. In particolare anche per quanto riguarda la legge 265 condividiamo proprio lo spirito della norma che indica la facoltatività della scelta. Per questo consapevolmente e con forza aderiamo ad essa".

    In particolare, il sindaco Pesoli pensa a qualche vantaggio per i cittadini?

    "Non a qualche vantaggio meramente campanilista o di corto respiro. E’ proprio la visione d’insieme dell’area vasta che comprende Roma e molti comuni contermini a darci la dimensione della complessità. Mi spiego. Un’area così grande, sicuramente è in grado maggiormente che non la sola risposta dei consorzi (quando hanno felicemente funzionato come da noi) ad offrire soluzioni eguali, economicamente compatibili, e veramente fruibili da parte dei cittadini-utenti".

    Qualche esempio?

    "I trasporti. Non è sufficiente che il sindaco o i sindaci di una zona reclamino dei diritti per i loro cittadini-pendolari, se come controparte hanno chi ha in mano tutte le decisioni. In un organismo istituzionale quale la città metropolitana, allora questi stessi sindaci avrebbero ben altro peso nel determinare le politiche di collegamento e la gestione dei servizi di trasporto".

    Quindi sono i servizi a rete che saranno più razionali ed equi verso i cittadini?

    "Non solo. Infatti se i servizi a rete danno quel tipo di risposta positiva; così come lo potrebbe essere anche tutto il campo delle risorse idriche e dello smaltimento dei rifiuti; d’altra parte ci sono anche i servizi alla persona che possono trovare migliori risposte".

    Ad esempio?

    "La sanità. E’ chiaro che operare a livello solo castellano la ristrutturazione della rete ospedaliera come sta portando avanti la Asl con il supporto della conferenza dei sindaci, è cosa meritevole, ma che assumerebbe ben altra incisività se il riordino degli assetti sanitari potessero comprendere l’intera area metropolitana di Roma e dei comuni che ci staranno. Ciò consentirà agli amministratori di poter indicare con chiarezza le linee per attuare al contempo una "concorrenza" tra strutture sanitarie che propongono una determinata qualità raggiunta (sia nel privato che nel pubblico) e l'occhio attento a garantire una equa risposta sanitaria e socio-assistenziale agli utenti in carne ed ossa che abitano questo territorio".

    Con questo convincimento qual’è il prossimo impegno di Pesoli e di Genzano?

    "Come sindaco della città e col convincimento che queste sono opinioni largamente condivise tra la popolazione – che del resto dovrà essere chiamata con un referendum apposito a sottoscrivere consenso a tali scelte – mi rivolgo agli altri primi cittadini e alle forze politiche e sociali dicendo che questa può essere un’occasione. Dobbiamo stringere i tempi per non smarrirla. L’idea originaria nacque nel 1990, mi sembra che l’aggiornamento del pensiero nel merito abbia fatto strada e maturato sagge scelte. Adottiamole".

    Ghelfi: "Città metropolitana? No grazie. Tutto il progetto dell'area metropolitana è da rivedere: si rischia di creare un doppione della Provincia"
    di MASSIMO MARCIANO

    Grottaferrata - Città metropolitana "made in Rutelli"? No, grazie. Mauro Ghelfi (An), sindaco di Grottaferrata, non ha dubbi. "Ritengo - dice - che così come proposta da Francesco Rutelli la città metropolitana non vada bene per i Castelli Romani, che rischiano il completo assoggettamento a Roma".

    Secondo lei, allora, quale dovrebbe essere la proposta?

    "Va rivista prevedendo l'inclusione solo delle zone più vicine a Roma. I Castelli dovrebbero rappresentare una struttura amministrativa a sé stante.

    Rutelli ha tutte le ragioni per vederla in quel modo perché è il sindaco di Roma. Ma noi dobbiamo difendere la nostra identità. Quindi, tutto il progetto dell'area metropolitana è da rivedere: si rischia, oltretutto, di creare un doppione della Provincia".

    A proposito di Provincia, come vede la proposta di crearne una nuova intorno a Velletri?

    "Sono contrario ad una nuova Provincia a Velletri. In questa zona siamo molto più vicini a Roma. Ma questo non vuol dire voler essere inglobati dalla città di Roma in una città metropolitana nella quale perderemo la nostra identità".

    Come vede i rapporti fra Provincia e futura area metropolitana?

    "Rutelli vede l'area metropolitana come, di fatto, una duplicazione della Provincia. Io penso che sia necessario potenziare le funzioni dell'attuale Provincia, che è un ente che sta cominciando a funzionare per bene, altrimenti l'area metropolitana finirà per essere un nuovo carrozzone che creerà un inutile doppione delle competenze dell'amministrazione provinciale".

    Velletri, Ariccia e Lariano: ai tre sindaci piace di più l’idea di un consorzio tra comuni
    di EUGENIO SIRACUSA

    Velletri - Che fine farà l'area metropolitana? E' una domanda alle quale i sindaci dei comuni dei Castelli stanno pensando da qualche tempo, da quando cioè si avvicina sempre più la data fatidica per la decisione, attraverso referendum popolare, di aderire o meno all’iniziativa che interesserebbe oltre alla Capitale tutti i comuni della provincia di Roma. Un territorio vastissimo, che comprende 119 centri più Roma, sarebbe così destinato a diventare la Città Metropolitana. Un disegno che se piace a Rutelli, non trova certo molto d'accordo i sindaci dei comuni che con la Capitale non hanno niente a che vedere, come quelli della valle del Sacco, dei Castelli Romani e dell'area di Civitavecchia. Secondo lo schema si avrebbe una area metropolitana che partirebbe da Civitavecchia per giungere a Carpineto Romano: per molti politici, anche del centro sinistra, un’utopia. Così i sindaci del nostro territorio si interrogano su cosa può succedere e cosa soprattutto fare per "sfuggire" alla morsa di Roma. Tra i fautori della costituzione di un consorzio di comuni che sia svincolato dalla Capitale c'è il Sindaco di Velletri, Bruno Cesaroni, che ormai da due anni si batte per creare intorno a questa idea delle convergenze, che ora sembra aver trovato.

    "Con l'elezione diretta del sindaco - precisa Cesaroni - ognuno si sta ponendo il problema di come fornire maggiori servizi ai propri cittadini. In questo senso si sta maturando sempre più l'esigenza di formare consorzi tra i comuni dei Castelli per creare una serie di servizi integrati, come lo smaltimento dei rifiuti e la gestione degli acquedotti, per fornire quei servizi ai cittadini che oggi devono trovare nella Capitale. Ecco quindi - continua il primo cittadino - la proposta del Policlinico dei Castelli Romani, la realizzazione di due DEA di primo livello, il Tribunale dei Castelli Romani, la Camera di Commercio, l'Università.

    Questa intenzione la ritroviamo in tutti i sindaci nelle riunioni che facciamo sia per il Parco dei Castelli Romani, sia in quelle della conferenza dei Sindaci della ASL. Noi, come altri comuni castellani – aggiunge Cesaroni - non abbiamo nessuna affinità con la Capitale e crediamo che il nostro territorio possa offrire ai cittadini sempre maggiori servizi da distaccare da Roma. Questo potrebbe far nascere anche la proposta di una provincia a sud di Roma, un’ipotesi che potrebbe trovare d'accordo molti comuni del comprensorio". A fare eco al sindaco di Velletri, quello di Ariccia, Emilio Cianfanelli:"Abbiamo perso una occasione con i Prusst - ha detto Cianfanelli - in quanto noi li abbiamo presentati, come anche Genzano e Ariccia, insieme al comune di Cisterna, mentre Velletri con l'area Tuscolana. Era questa l'occasione per poter presentare i Prusst insieme". Per Cianfanelli l'area omogenea sarebbe anche individuata, lungo la direttrice dell'Appia, con i Comuni di Velletri, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ariccia, Albano, Castelgandolfo e Lariano. "Un’area nella quale noi dobbiamo promuovere delle iniziative - ha detto Cianfanelli - dalla gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti, ai trasporti, all'Università, alla viabilità, la sanità, la giustizia. Le province sono un organismo che non funziona e i comuni non hanno capacità e poteri per sostituirsi a loro. Potrebbe andare bene il sistema dei Land tedeschi - ha detto Cianfanelli - entità piccole ma omogenee territorialmente che appunto si consorziano. Allora dovremmo avere la Brianza, o i Castelli Romani, o il Pavese, per fare degli esempi di territori omogenei". Una proposta operativa quindi nella quale si dovrà trovare le giuste sinergie che è piaciuta anche al sindaco di Lariano, Primo Romaggioli: "Siamo favorevoli alla creazione di un consorzio di servizi che faciliti i comuni e i cittadini" ha spiegato il sindaco, individuando però come elemento prioritario i tempi di realizzazione di questo progetto.


    SEDICINEWS – Settimanale telematico
    Anno I n. 11 Sabato 27 novembre 1999

    E' la proposta del consigliere regionale Luigi Daga, dei Democratici di sinistra, intorno alla quale si sta aggregando un comitato, la cui costituzione ufficiale è stata annunciata per i prossimi mesi

    Roma distretto federale, per il resto del Lazio altre due regioni

    "Il distretto della Capitale - sostiene Daga - non sarebbe, come invece erroneamente sostiene qualcuno, un modo per sminuire Roma. Anzi, le darebbe la possibilità di avere gli stessi poteri della Regione: più ampi di quelli attuali. D'altra parte, ne ricaverebbero vantaggi anche gli altri Comuni laziali, adesso compressi negli interessi a favore della Capitale"
    di MASSIMO MARCIANO

    Roma come Bruxelles, Mosca, Vienna, Madrid, Caracas, Washington: una Capitale con uno status autonomo, inserita in un territorio federale che abbia le caratteristiche di una regione, per assicurarne una maggiore autonomia. E, per l'autonomia del resto del Lazio, altre due regioni, una a nord e l'altra a sud di Roma. E' la proposta del consigliere regionale Luigi Daga, dei Democratici di sinistra, intorno alla quale si sta aggregando un comitato, la cui costituzione ufficiale è stata annunciata per i prossimi mesi. "In uno Stato sempre più indirizzato verso il federalismo - spiega Daga - vanno previsti più poteri per le Regioni, ma anche per la Capitale. Roma non può essere governata secondo le stesse regole che valgono per il Comune più piccolo. La Capitale deve avere uno status proprio, come una Regione a sé stante". Dell'ipotesi del distretto federale della Capitale se ne era parlato quando si è cominciato a discutere della riforma in senso federalista dell'ordinamento della Repubblica. Poi intorno all'ipotesi è caduto il silenzio. Il dibattito sullo status della Capitale sta riprendendo vigore ora che si riapre il confronto sull'istituenda area metropolitana. Tutto ciò, anche alla luce delle preoccupazioni manifestate da diversi sindaci e amministratori dei comuni dell'hinterland sulla possibile "assimilazione" delle loro realtà locali nel grande "buco nero" di Roma in conseguenza della ridefinizione del ruolo delle municipalità metropolitane. "Il Lazio - spiega a questo proposito Daga - nasce solo nel 1927, quando Mussolini si "inventa" una regione per fare da contorno a Roma. Per fare ciò, il regime fascista prende dei pezzi di territorio dalle regioni circostanti. Ne viene fuori un'area regionale composta da territori che non hanno radici storiche in comune. Staccare Roma dal resto della Regione vorrebbe dire far passare il Lazio dagli attuali cinque milioni di abitanti a un milione e mezzo, con un "buco" in mezzo, rappresentato da Roma". "Il distretto della Capitale - sostiene Daga - non sarebbe, come invece erroneamente sostiene qualcuno, un modo per sminuire Roma. Anzi, le darebbe la possibilità di avere gli stessi poteri della Regione: più ampi di quelli attuali.

    D'altra parte, ne ricaverebbero vantaggi anche gli altri Comuni laziali, adesso compressi negli interessi a favore della Capitale. Me ne accorgo quando in Consiglio regionale si parla di questioni che non riguardano Roma: non c'è quell'attenzione che viene dedicata alle questioni romane, quasi che tutto il Lazio si concentri dentro Roma, e addirittura qualcuno pensa che si stia discutendo di questioni marginali solo per ragioni campanilistiche. Ma non è così: anche i cittadini che non abitano a Roma hanno il diritto di essere considerati titolari di interessi come quelli della Capitale".

    Il consigliere regionale ha pronta un'ipotesi da discutere sul riassetto del Lazio. "Il distretto della Capitale - propone infatti Daga - avrebbe propri confini e propri poteri. Roma dovrebbe essere divisa in diverse municipalità. Si può discutere se, in questa prospettiva, le municipalità dei Castelli Romani, storicamente legati a Roma, possano entrare con propria autonomia nel distretto o costituire un’entità aggregata alla zona sud del Lazio. Il territorio residuo della regione andrebbe restituito alle sue origine storiche e sociali. Questo vuol dire, per il nord, riportare in vita la regione Etruria, i cui confini storici sono segnati dall'Arno, dal Tevere e dal mare Tirreno. Per la zona sud, proporrei la creazione di una nuova regione". La definizione dei confini della regione Etruria e di quella che raggrupperebbe l'attuale zona sud del Lazio potrebbe essere fissata scegliendo una delle due scuole di pensiero che attualmente si confrontano sul tema del federalismo. "La prima - riferisce l'onorevole Daga - è quella delle macroregioni, che fa riferimento a uno studio della Fondazione Agnelli. In questo caso, varato lo Stato federale, la regione settentrionale nascerebbe dalla fusione di Toscana, Umbria e parte nord del Lazio; quella meridionale diverrebbe la "regione dei due mari": Abruzzo, Molise e province di Frosinone di Latina costituirebbero l'unico territorio regionale che si affaccerebbe sia sul Tirreno sia sull'Adriatico". "La seconda scuola di pensiero - conclude Daga - è quella delle microregioni, che trae spunto dalla proposta di Barbera. In questa eventualità, le attuali regioni rimarrebbero. Se ne aggiungerebbero, oltre al distretto federale di Roma, una a nord e una a sud del Lazio. Quella a nord comprenderebbe i territori delle province di Viterbo e Rieti, la provincia di Grosseto dalla Toscana e la zona di Orvieto dall'Umbria. In più, le aree intorno a Civitavecchia, Cerveteri, Bracciano e Fiano. La regione a sud comprenderebbe il resto dell'attuale parte meridionale del Lazio".

    SEDICINEWS – Settimanale telematico
    Anno I n. 12 Sabato 4 dicembre 1999

    L’ipotesi è stata prospettata dal presidente dell’Unione industriali di Roma Giancarlo Abete e dal consigliere incaricato dell’ufficio studi Silvano Susi, nel corso di un convegno tenutosi nei giorni scorsi nella capitale

    Velletri provincia, il progetto piace agli industriali romani

    Una proposta emersa da uno studio realizzato dall’Unione industriali di Roma, che ha considerato i comuni che hanno un alto grado di interrelazione con la capitale e che ha individuato le cittadine di Velletri, Civitavecchia e Palestrina come sistemi indipendenti da quello locale romano, che potrebbero così costruire potenziali nuove province
    di EUGENIO SIRACUSA

    Velletri – L’avvicinarsi della scadenza per la riorganizzazione dell’area metropolitana sta facendo cominciare a discutere tutti, forze politiche ed imprenditori. Nelle settimane scorse i partiti del centro, PPI, R.I., Udeur, hanno presentato il loro progetto per una provincia a sud di Roma, iniziativa condivisa anche dagli altri partiti del centro sinistra, dai DS, al Pri, allo SDI, ai Democratici.

    Ora il progetto è tornato attuale in un convegno tenutasi a Roma dagli industriali romani che sono andati oltre, individuando in Velletri il possibile capoluogo di questa nuova provincia. Un’ipotesi prospettata nel corso dell’incontro dal presidente dell’Unione industriali di Roma Giancarlo Abete e dal consigliere incaricato dell’ufficio studi Silvano Susi. Proposta emersa da uno studio messo a punto dalla presidenza dell’Unione industriali di Roma, che ha considerato i comuni che hanno un alto grado di interrelazione con la capitale e che ha individuato le cittadine di Velletri, Civitavecchia e Palestrina come sistemi indipendenti da quello locale romano, che potrebbero così costruire potenziali nuove province.

    "La distanza rispetto a Roma – ha spiegato Silvano Susi – non è determinante. Esistono alcune realtà che potrebbero essere autonome dall’area metropolitana, che il Comune di Roma vuole creare. Tali aree potrebbero avere dimensioni sufficientemente significative per poter diventare province. Bisognerà ridisegnare le aree anche di quelle già esistenti e ciò spetta alle autorità politiche del territorio. Il nostro è principalmente un contributo metodologico".

    Queste affermazioni sono chiaramente rimbalzate nella cittadina castellana, che ha visto un prima reazione da parte dei politici. Carlo Lungarini, di Rinnovamento Italiano, ha apprezzato l'interessamento, dicendo:

    "Se gli industriali hanno detto questo avranno sicuramente avuto delle valide ragioni, ma ciò non fa altro che avvalorare il nostro progetto per la costituzione di una provincia a sud di Roma, capace di essere autonoma dalla Capitale pur avendo con essa strette correlazioni".

    E proprio in virtù di questo movimento di opinione trasversale a tutti i partiti politici, sia a livello regionale che provinciale, i partiti nella cittadina castellana stanno intensificando la loro azione. Così dopo aver illustrato il progetto a tutto il centro sinistra è giunta ora la volta di illustrare il progetto anche al centro destra, che già da due anni lavora ad una simile ipotesi, con un disegno di legge depositato in Parlamento dall’onorevole D’Onofrio del CCD.
     

    "Credo che al di là dei colori politici – afferma Carlo Lungarini, di Rinnovamento Italiano – bisogna confrontarci su una proposta, che chiaramente può essere modificata in meglio. L’incontro con il centro destra serve proprio ad allargare la conoscenza di questo progetto". Ora anche con il "bene placito" degli industriali romani, il progetto di due province, una a sud e l’altra a nord di Roma, può cominciare a diventare più concreto. Anche altri comuni limitrofi a Velletri, come Ariccia, Nemi, Grottaferrta e Lariano, hanno già dimostrato interesse a questa idea e sono in corso contatti e incontri tra le forze politiche. E nelle prossime settimane sarà organizzato un convegno sulla questione dell’area metropolitana: "Sarà la prima uscita pubblica e ufficiale nella quale presenteremo il progetto – spiega Lungarini -. Il nostro scopo è quello di dare vita ad un Comitato del quale facciano parte tutti i partiti affinché, ognuno per la sua parte, possa contribuire alla realizzazione di questa idea". Ma su Velletri capoluogo Lungarini glissa ma non si lascia sfuggire un sorriso, nel quale è racchiuso il suo pensiero. Velletri è stata Provincia di Marittima e questa situazione potrebbe certo aprire un confronto serio sull’argomento. Inoltre la cittadina è già città degli studi, sede del Tribunale dei Castelli, della Camera di commercio, dell’Ufficio unico delle entrate del Ministero delle Finanze, sede di DEA di I livello, del Carcere mandamentale. Insomma, le credenziali per pensare in grande ci sono tutte!

    SEDICINEWS – Settimanale telematico

    Si è svolto nei giorni scorsi a Velletri un incontro tra i sindaci interessati alla creazione della nuova provincia a sud di Roma

    Area metropolitana, il progetto continua a far discutere
    di EUGENIO SIRACUSA

    Velletri – Si discute ancora di area metropolitana a Velletri. Giovedì, dopo due Incontri preparatori, si è svolto un incontro tra tutti i sindaci interessati alla creazione della nuova provincia a sud di Roma. Un progetto che stanno portando avanti tutti i partiti dell’arco costituzionale del comune veliterno e che abbraccia un territorio di circa 500 mila persone per 33 comuni interessati. Ma oltre al sindaco di Velletri Bruno Cesaroni, al sindaco di Ariccia Emilio Cianfanelli e all’assessore regionale agli enti locali Livio Aleandri e agli esponenti del centro sinistra di Velletri, gli altri sindaci non erano presenti alla riunione. "Ci si aspettava sicuramente un’adesione più significativa – ha detto Carlo Lungarini di Rinnovamento Italiano tra i promotori dell’iniziativa – anche perché il problema è importante e di notevole portata, anche in vista delle decisioni che la Regione dovrà prendere nei prossimi mesi".

    Infatti, il parlamentino della Pisana dovrà discutere, nei mesi successivi al rinnovo del consiglio regionale, e decidere il futuro di Roma e dell’area metropolitana. Al Senato è presente il disegno di legge Prisco, dal nome della sua relatrice, che vorrebbe considerare area Metropolitana Roma e tutti e 119 i comuni della Provincia di Roma. Un progetto che molti sindaci non vedono di buon occhio, come anche altri cittadini che hanno anche avviato proposte di referendum per evitare questa decisione. Sull’argomento l’assessore agli enti locali della Regione, Livio Aleandri è stato esplicito: "Mi sembra che gli argomenti presentati non siano di poco conto e anzi credo che le amministrazioni locali debbano ragionare con attenzione sulle scelte da farsi. Io come assessore agli enti locali – ha precisato Aleandri – vorrei capire cosa ne pensano i comuni e soprattutto vorrei capire quali sono le proposte alternative a quel disegno di legge. Anche perché – ha continuato l’assessore – se non ci dovessero essere indicazioni diverse poi la Regione sarà costretta a decidere sulla base dell’unica proposta oggi conosciuta".

    Una sorta di campanello d’allarme quello di Aleandri che ha esortato i sindaci ad essere più attivi e partecipi. Un invito che giunge anche dal sindaco di Velletri Bruno Cesaroni: "I territori individuati in questo progetto non hanno grossi punti in comune con Roma, ma individuano importanti realtà territoriali che con la proposta di creazione di una nuova provincia possono essere oltremodo valorizzati, più di quanto non lo siano ora. Certo – ha aggiunto il primo cittadino – in questo modo si possono sviluppare i consorzi tra comuni, per migliorare i servizi ai cittadini e creare occupazione".

    Ma nonostante il flop della riunione, che da come era stata organizzata avrebbe dovuto vedere la partecipazione di buona parte dei sindaci della zona, si continuerà a lavorare e lo precisa lo stesso Carlo Lungarini: "Non conosco i motivi per i quali i sindaci o i loro delegati non abbiano partecipato, ma posso immaginare che l’immediatezza della campagna elettorale abbia stravolto le agende degli appuntamenti dei sindaci – ha detto Lungarini -. Con questo però – ha aggiunto - voglio dire che noi continueremo a fare il nostro lavoro cercando di parlarne il più possibile con gli altri amministratori e politici del comprensorio e ritengo che un altro tentativo vada fatto, dopo le elezioni".

    Ma sempre Lungarini intanto lancia una proposta: "Ritengo che dopo il voto regionale i sindaci e le amministrazioni che sono già d’accordo alla realizzazione di questo progetto debbano votare la delibera di consiglio comunale per chiedere di non essere inseriti nell’area metropolitana". Così facendo sarebbe un primo atto di un processo che potrebbe cambiare il volto del territorio intorno alla Capitale.


    Il Sole 24Ore - 1 febbraio 2000
    Per Roma Capitale ruolo metropolitano

    ROMA - La Commissione Affari costituzionali del Senato ha concluso l’esame del disegno di legge 2853 riguardante "Norme speciali per la città di Roma, capitale della Repubblica italiana", il cui iter è iniziato all’inizio di ottobre dell’anno scorso. Una volta esaurita la discussione del disegno e degli emendamenti proposti, la commissione ha conferito al relatore (Giovanni Pellegrini, DS-U) l’incarico di riferire in assemblea in senso favorevole all’approvazione del disegno di legge, proponendo anche l’assorbimento del disegno di legge 3986 relativo a "Istituzione del distretto autonomo di Roma".

    Il disegno di legge su Roma Capitale si inquadra nel più generale indirizzo politico e normativo di decentramento e di valorizzazione della capacità di governo autonomo degli enti locali: nello stesso tempo tiene conto della peculiarità della città di Roma, cercando di coordinare la nuova dimensione metropolitana della città con il rilievo della sua funzione di capitale della Repubblica e nello stesso tempo con le esigenze derivanti dall’essere sede della Città del Vaticano. Per questo il disegno di legge prevede l’istituzione di una commissione permanente per Roma Capitale, la riallocazione dei livelli di governo del territorio, la costituzione del livello di governo di città metropolitana con due livelli istituzionali: i Comuni dell’area metropolitana e la città metropolitana.

    In questo quadro è prevista la riqualificazione dei centri direzionali dello Stato, dei grandi sistemi di mobilità e trasporto, delle grandi infrastrutture, delle reti di informazione e comunicazione, dei beni monumentali ed artistici. Il piano di interventi ha durata triennale.

    Il disegno di legge 3986 sulla istituzione del distretto autonomo di Roma provvede ad una rivalutazione istituzionale del ruolo di Roma nei confronti dei comuni limitrofi: per questo viene creata la nuova entità autonoma del Distretto di Roma, ridisegnando i confini territoriali.

    Al distretto vengono conferiti specifici poteri. Sono organi del Distretto, l’assemblea distrettuale, il Governo ed il Governatore del Distretto. Il Distretto ha autonomia finanziaria e tributaria.


    Il Corriere del Sud Lazio - anno II numero 12 - Domenica 26 Marzo 2000 www.linux.cassino.edu/sudlazio/anno2)
    Area Metropolitana, attentato alla nuova Provincia di Paola Di Scanno

    L'assemblea del Senato ha deciso, nella giornata di giovedì 23 marzo, di rinviare a subito dopo le elezioni regionali l'esame della bozza di legge che punta a far coincidere l'Area Metropolitana di Roma con l'attuale provincia romana (*).

    E' una riforma che, se dovesse passare, pregiudicherebbe seriamente le attese di autonomia amministrativa del Lazio Meridionale e, marcatamente, della fascia che dal Sorano, passando per il Cassinate, giunge al Golfo di Gaeta.

    "La sinistra non vuole la provincia del Lazio meridionale - tuona, infatti, il senatore alleanzino di Isola Liri, Bruno Magliocchetti -: il disegno di legge di D'Alessandro Prisco, controfirmato da tutti i capigruppo della maggioranza di centrosinistra a Palazzo Madama ha, infatti, già avuto il via libera della Commissione Affari Costituzionali, senza subire emendamenti ed è stato deferito all'esame dell'Aula già il 23 marzo ma subito rinviato, per evidenti calcoli elettorali, a dopo le regionali del 16 aprile.

    Il Polo, da me indirizzato, presenterà degli emendamenti: il mio personale sarà diretto a far coincidere l'Area Metropolitana con Roma ed i Comuni immediatamente contigui che ne deliberino l'adesione". Ma la battaglia di minoranza di Magliocchetti, pur ammirevole, non ha, ovviamente, grandi possibilità di successo. Il problema, a questo punto, è politico e investe direttamente le forze del centrosinistra che pur localmente hanno presentato due disegni di legge favorevoli all'istituzione della provincia del Sud Lazio (Pecoraro Scanio dei Verdi e Lucio Testa dei Democratici di Prodi).

    "Adesso - commenta ancora Magliocchetti - quanto meno le posizioni sono nette. Rimanere "in mezzo al guado" e far finta che i favorevoli all'autonomia amministrativa dell'ex Terra di Lavoro stiano in entrambi gli schieramenti, vuol dire solo turlupinare l'opinione pubblica. C'è un mio disegno di legge coerente e ci sono disegni di legge del centrosinistra in netta contraddizione con la politica della maggioranza di governo a Roma".

    "Oggi - continua il parlamentare - sono più che mai turbato perché, mentre la mia battaglia non è sostenuta adeguatamente, c'è chi continua a prendere in giro l'opinione pubblica. Personalmente non sono più disposto a far parte di quest'armata di persone in mala fede che da decenni continua pervicacemente a prendere per il naso le genti del Lazio meridionale. Anche nel corso di questa campagna elettorale farò sentire ad alta voce la volontà delle nostre popolazioni che da tempo aspirano decisamente all'autonomia del nostro territorio, nello spirito dell'unità nazionale e all'interno di una moderna concezione di repubblica federale. Chi combatte in malafede va emarginato anche e soprattutto se sul territorio fa finta di volere la Provincia. Perché le alternative sono due: o gli esponenti locali del centrosinistra fanno pressione sul governo centrale o escono dai rispettivi partiti. La coerenza non ammette altre soluzioni. Ed io non posso essere più confuso con questi signori". Secondo l'ex consigliere regionale Giuseppe Gentile era "senz'altro meglio se l'Area Metropolitana non coincideva col territorio della provincia di Roma, perché questo avrebbe comportato un riassetto più organico dell'intera regione. Ciò non toglie, comunque, che ove dovesse passare l'ipotesi in questione, non si possa egualmente aspirare all'istituzione della Provincia del Sud Lazio, atteso che ci sono i requisiti di legge perché si possa varare egualmente la nuova Provincia. Insomma la battaglia è persa, non la guerra".

    Guido Vacca, presidente del Movimento Autonomista Sud Lazio (Masl), si definisce "particolarmente sconcertato per le notizie allarmanti provenienti da Palazzo Madama sulla possibile approvazione della bozza di legge D'Alessandro Prisco da parte dei partiti del centrosinistra. E' questo un ulteriore e duro colpo, non solo alle aspettative delle popolazioni del Sud Lazio, ma anche alle aspirazioni di Civitavecchia. Da tempo ci stiamo battendo per l'istituzione della provincia del Basso Lazio e non riuscivo a spiegarmi quel silenzio imbarazzato dei Ds e degli altri partiti politici del centrosinistra cassinate su un problema particolarmente sentito dalla popolazione che, da tantissimi anni, aspetta e vuole l'autonomia amministrativa. E' tempo, ormai, che i signori del centrosinistra di Cassino rompano gli indugi e la smettano di essere gli sciocchi servi di coloro che calpestano le aspettative di tutta una zona, sia che i referenti risiedano a Frosinone, Latina o Roma. Avevamo detto in tempi non sospetti, comunque, che anche nel caso in cui l'area metropolitana dovesse coincidere con la provincia di Roma, il disegno autonomista resterebbe valido e da perseguire con immutata forza e determinazione".

    (*) N.d.A. Si tratta dei disegni di legge n. 2853 "Norme speciali per la città di Roma, capitale della Repubblica italiana" e n. 3986 "Istituzione del Distretto autonomo di Roma" già pubblicati nel vol. I della presente collana di pubblicazioni. Premesso che l’iter dei due progetti di legge si è definitivamente arrestato, per completezza di informazione si riporta in calce il parere espresso dalla Commissione Parlamentare per le questioni regionali, uno stralcio del resoconto della seduta della 1° Commissione Affari costituzionali del Senato del 19 gennaio 2000 e la notizia pubblicata sul Sole 24 Ore del 1 febbraio 2000.

    Parere espresso, nella seduta del 29 giugno 1999, sui disegni di legge S. 2853 recante "Norme speciali per la città di Roma, capitale della Repubblica italiana" e S. 3986 "Istituzione del Distretto autonomo di Roma"

    "La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminati i disegni di legge S. 2853 e S. 3986; sottolineata l'esigenza – nel quadro degli attuali orientamenti tendenti a valorizzare il principio dell'autogoverno e il sistema delle autonomie – di delineare un assetto istituzionale specifico per Roma, in considerazione del suo peculiare ruolo di capitale della Repubblica e del rapporto esistente tra la città stessa e la Santa Sede,

    ESPRIME PARERE FAVOREVOLE

    sul disegno di legge S. 2853 con le seguenti osservazioni:

  • con riferimento all'articolo 14, si ritiene che, al fine di non rinviare la costituzione effettiva della Città metropolitana, il territorio della stessa debba coincidere inizialmente con quello della provincia di Roma; in altri termini le procedure di delimitazione di cui ai commi 2 e 3 del citato articolo non debbono avere carattere pregiudiziale rispetto alla costituzione della Città metropolitana;
  • con riferimento all'articolo 15, 4° comma, si ritiene che appartenga alla discrezionalità della legge regionale stabilire se la procedura di consultazione delle popolazioni interessate debba riguardare i soli cittadini dei comuni da istituire o tutti gli elettori delle circoscrizioni interessate dalle modifiche.

  • Sul disegno di legge " 3986 il parere è nel senso del suo assorbimento".

    1a Commissione - Resoconto di mercoledì 19 gennaio 2000 (485ª Seduta)
    (2853) D'Alessandro Prisco ed altri. - Norme speciali per la città di Roma, capitale della Repubblica italiana.
    (3986) Ventucci ed altri. _ Istituzione del Distretto autonomo di Roma.

    (Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

    Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 16 giugno 1999 con l'illustrazione degli emendamenti riferiti al disegno di legge n. 2853, assunto come testo base.

    I senatori Andreolli e Diana danno per illustrati gli emendamenti a loro firma.

    Il relatore Pellegrino rileva che tali emendamenti, nel loro complesso, mirano a condizionare al consenso dei singoli comuni interessati la comprensione dei medesimi nel territorio della istituenda città metropolitana di Roma. Si tratta di previsioni che rendono possibili cesure della continuità territoriale dell'area metropolitana medesima, incidendo dunque radicalmente sull'impianto del nuovo strumento che potrebbe essere reso sostanzialmente inservibile. L'articolo 14 del disegno di legge n. 2853 prevede invece più opportunamente, a suo avviso, un procedimento per la delimitazione del territorio della città metropolitana non condizionato al puntuale assenso di tutti i singoli comuni interessati.

    Dopo che il presidente Villone ha segnalato il rilievo della questione posta dagli emendamenti presentati dai senatori Andreolli e Diana, il senatore Rotelli segnala la opportunità di verificare la coerenza della disciplina proposta nelle iniziative in titolo con quella prevista dalla legge n. 265 del 1999 in materia di aree metropolitane.

    A quest'ultimo proposito il relatore Pellegrino segnala che i disegni di legge in esame propongono una disciplina chiaramente derogatoria rispetto alla normativa generale in materia di aree metropolitane. Ricordato quindi il parere espresso dalla 5ª Commissione permanente sul disegno di legge n. 2853, illustra gli emendamenti 9.100, 10.100, 12.100 e 13.100, diretti a superare i rilievi e le condizioni contenuti nel citato parere.

    Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

    Emendamenti al Disegno di Legge n. 2853

    Art. 1
    Al comma 1, sostituire la lettera a), con la seguente: "a) disciplina il regime giuridico speciale degli enti locali compresi nel territorio del comune di Roma nonché dei comuni che, a seguito della loro adesione, saranno riconosciuti parte integrante il territorio della città metropolitana di Roma, capitale della Repubblica".

    1.1 Lino Diana
    Al comma 1, alla lettera b), sopprimere le parole: "in luogo della provincia e del comune di Roma".

    1.2 Lino Diana
    Al comma 3, premettere la lettera: "c" al periodo, e inserire i seguenti commi:
    "a) Decorsi 180 giorni dall’emanazione della presente legge, laddove non vi siano state deliberate ulteriori adesioni di commi riconosciuti parte integrante la città metropolitana la stessa comprenderà il territorio del Comune di Roma nelle sue nuove municipalità".
    b) A salvaguardia dell’autonomia della Regione Lazio, analogamente a quanto previsto nella legge elettorale provinciale, nessuna circoscrizione elettorale potrà avere assegnato un numero di seggi superiore alla metà di quelli attribuiti all’intera regione.

    1.3 Lino Diana

    Art. 3
    Al comma 1, lettera a), sopprimere le seguenti parole: "e che assume altresì i compiti della provincia di Roma e di confini del suo territorio.

    3.2 Lino Diana
    Al comma 1, sostituire la lettera b) con la seguente:
    "b) i comuni che fanno parte della provincia di Roma alla data di entrata in vigore della presente legge e che mantengono il regime proprio dei comuni, salvo le modifiche derivanti dall’applicazione della legge medesima;"

    3.1 Andreolli

    Art. 9
    Sostituire il comma 4 con il seguente:
    "4. Per le opere di competenza delle amministrazioni statali, la realizzazione degli interventi previsti dal Piano è finanziata dallo Stato nel limite massimo di lire 200 miliardi per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002 e comunque nei limiti dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 15 dicembre 1990, n. 396 non impegnate alla data di entrata in vigore della presente legge. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 15 dicembre 1990, n. 396".

    9.100 Il Relatore

    Art. 10
    Aggiungere, in fine, il seguente comma:
    "2-bis. Gli eventuali oneri derivanti dai commi 1 e 2 sono posti a carico delle risorse di cui all'articolo 9, comma 4".

    10.100 Il Relatore

    Art. 12
    Sostituire l'articolo con il seguente:

    "Art. 12.
    1. Il contributo al comune di Roma previsto dall'articolo 1 della legge 25 novembre 1964, n. 1280, come adeguato dall'articolo 9 della legge 16 dicembre 1999, n. 494, è ripartito sulla base delle proposte della Commissione permanente di cui all'articolo 6. La Commissione definisce le proposte previa una adeguata individuazione dei criteri di determinazione degli oneri gravanti sulla Città per l'assolvimento del ruolo di capitale. Sullo schema del relativo disegno di legge, prima della sua approvazione in Consiglio dei Ministri, sentito il sindaco della città.
    2. Il contributo è ripartito dalla Città tra la stessa Città e i comuni del suo territorio, in rapporto ad indicatori oggettivi che determinano gli oneri rispettivamente sopportati per lo svolgimento delle funzioni di capitale."

    12.100 Il Relatore

    Art. 13
    Sopprimere l'articolo.

    13.100 Il Relatore

    Art. 14
    Sopprimere l’articolo.

    14.1 Andreolli


    Newsletter n. 8 Giugno 2000

    Lo sportello unico e la città metropolitana

    Il 13 luglio prossimo, a Roma, nell’ambito delle attività dirette ai responsabili di sportello unico, si terrà un nuovo seminario tematico, organizzato dal Progetto Si e rivolto ad un tipo di amministrazione molto particolare quale la città metropolitana. In base ad un’analisi compiuta dal Progetto sullo stato di attuazione della struttura, è possibile evidenziare alcuni dei principali ostacoli al decollo dello sportello presso amministrazioni da una parte così peculiari, ma dall'altra potenzialmente innovative ed importanti per lo sviluppo di vaste aree del territorio nazionale. Le problematiche rilevate sul campo appaiono simili pressoché ovunque, non essendosi evidenziate molte differenze neanche tra nord e sud del Paese. I problemi denunciati fanno costantemente riferimento alla natura ed al modello organizzativo dello sportello, alle modalità di comunicazione interne all’amministrazione della città e dell’area metropolitana, all’interazione tra lo sportello metropolitano e le amministrazioni che operano nel bacino di riferimento ed infine ai rapporti con le amministrazioni coinvolte nel procedimento unico. In particolare, è stata più volte rilevata la complessità dei rapporti esistenti all’interno dell’amministrazione comunale stessa, originata tra l'altro da timori di perdita di risorse e/o poteri, ed all'esterno a causa della diversa distribuzione di costi e benefici tra amministrazione metropolitana tenuta ad una serie di adempimenti e comuni minori che se ne avvantaggiano. Costituisce, peraltro, una complicazione rilevante il coinvolgimento di un gran numero di interlocutori e l’inevitabile sovrapposizione degli interventi di amministrazioni spesso dotate di poteri rilevanti quali la Regione o la Provincia. Ad un anno dall’entrata in vigore della normativa sullo sportello unico cominciano, comunque, a delinearsi i primi risultati: ecco perché il Progetto vuole mettere a confronto le varie esperienze finora realizzate, caratterizzate ovviamente per la fondamentale diversità di modelli impiegati. Obiettivo dell’incontro è quello di delineare alcune linee generali di gestione condivisibili dal maggior numero di sportelli possibile, nonché di individuare soluzioni condivisibili da amministrazioni chiamate ad operare su un’area così particolare e problematica quale quella metropolitana che, proprio per la sua estensione racchiude problematiche afferenti a varie realtà locali. Considerata la potenzialità dell’incontro sono stati invitati il ministro della funzione pubblica, il presidente del FORMEZ, il presidente dell’Anci, i sindaci e city manager dei comuni metropolitani ed i rappresentanti degli enti e delle categorie coinvolte nella problematica della realizzazione e nell’implementazione dello sportello unico.
     
     

    SEDICINEWS GIORNALE TELEMATICO
    Anno II – n. 29 Sabato 22 luglio 2000

    Per il presidente di Palazzo Valentini bisogna dare vita ad un dibattito aperto senza schemi prefissati

    Città metropolitana, per Moffa occorre convocare subito una "assemblea costituente"

    "Assemblea costituente" subito per giungere nel più breve tempo possibile all’istituzione dell’area metropolitana. Questa è la proposta formulata mercoledì scorso dal presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa nel corso del convegno Roma Risorsa Capitale, organizzato dall’associazione Roma@GiovaneProduce, sodalizio nato dalla fusione delle componenti giovanili provinciali di Confartigianato, Confcommercio, Anga-Confagricoltura e Confindustria.

    "Dobbiamo aprire immediatamente – ha dichiarato il presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa – un tavolo di confronto che veda coinvolti non soltanto i diversi schieramenti politici ma anche tutte le diverse componenti sindacali ed imprenditoriali presenti sul territorio. Già un anno fa il sindaco di Roma, Rutelli, in occasione di una riunione dell’Anci a Catania, aveva assicurato la propria disponibilità ad aprire un percorso per una "assemblea costituente" capace di stabilire la missione dell’area metropolitana e conferirle contenuti concreti. Mi duole constatare – ha aggiunto Moffa– che oggi il sindaco della Capitale si lascia andare a polemiche di chiaro stampo elettoralistico che possono soltanto pregiudicare il buon esito del confronto. La portata distruttiva di queste polemiche è pari soltanto all’incapacità progettuale mostrata dalla Giunta Rutelli nel corso di questi anni su questo tema".

    "Invece di confrontarsi sulle istanze urgenti della base sociale, sindacale ed imprenditoriale – ha affermato il presidente Moffa – ci si preoccupa esclusivamente di dare vita a dichiarazioni di mera impronta propagandistica. Voglio chiarire subito che non abbiamo intenzione di farci trascinare in alcuna rissa pre-elettorale né di lasciarci ingabbiare dalla scadenza elettorale del 2002, che va intesa come un’opportunità da sfruttare al meglio e non già come una ghigliottina".

    In risposta alle sollecitazioni giunte nel corso del dibattito sull’atteggiamento di Palazzo Valentini,davanti ai diversi progetti di legge che minaccerebbero di cancellare l’Ente Provincia, il presidente Moffa ha spiegato: "Sarebbe fuorviante partire dal tema dell’eventuale soppressione della Provincia. Fin quando discuteremo di Comune di Roma che può assorbire la Provincia o di Provincia che può cancellare il Comune, saremo fuori strada. Occorre una riflessione congiunta che parta dal basso per individuare le reali necessità del territorio, evitando di aderire a modelli verticistici calati dall’alto, come nel caso del disegno di legge della senatrice Prisco". "Lo stesso vice sindaco capitolino Walter Tocci – ha proseguito Moffa – nel corso di un dibattito organizzato dalla Cgil Roma e Lazio, di soli due giorni fa, ha ipotizzato l’opportunità di dar vita ad una sorta di "bicamerale" per trovare una soluzione comune a questo tema. Voglio, poi, far notare al sindaco Rutelli che il tentativo operato dal Campidoglio per riformare il sistema delle circoscrizioni non ha dato esiti positivi. Trasformare le circoscrizioni in qualcosa di simile ad entità municipali, come annunciato più volte dalle autorità comunali capitoline, non servirà più di tanto a risolvere i bisogni di sviluppo del territorio e le istanze provenienti dal mondo imprenditoriale". "Depuriamo il dibattito dalla annosa questione dei confini – ha concluso Moffa – e cerchiamo piuttosto di capire come strutturare sistemi territoriali calati nei meccanismi reticolari su cui viaggiano i mercati finanziari. Valorizziamo ed integriamo le diverse polarità emerse nel territorio provinciale, come la zona portuale di Civitavecchia e l’area della Valle del Sacco, le quali lungi dal contrapporsi a Roma, possono rappresentare un’opportunità da valorizzare. In Italia c’è una lunga storia fondata sull’identità municipale e provinciale che non si può ignorare né si può ingabbiare in un modello unico di area metropolitana. A noi spetta il compito di accompagnare i Comuni del territorio provinciale romano, anche i più piccoli, verso questo processo di riforma amministrativa, in modo tale da portare Roma e l’hinterland capitolino al livello delle principali Capitali europee".

    Battisti, su Roma città-stato Storace raccoglie proposta dell'Ulivo.
    ROMA CITTA'-STATO: DALL'ULIVO CAPITOLINO SI' CON DIFFIDENZA = MORASSUT (DS), ESPOSITO (VERDI), BATTISTI(DEMOCRATICI)

    Roma, 23 ago. (Adnkronos) - Tre ''si''' con altrettanti ''ma''. L'Ulivo capitolino, o meglio i principali partiti della maggioranza di centrosinistra che amministra il Comune di Roma, da' un giudizio positivo dell'iniziativa annunciata dal presidente della Regione Lazio Francesco Storace per trasformare Roma in Città-Stato, in linea con l'apprezzamento già' manifestato dal sindaco Francesco Rutelli. Ma lo stesso giudizio e' accompagnato anche da un pizzico di diffidenza, con il quale si guarda alle ultime dichiarazioni del presidente polista della Pisana.
    Per Dario Esposito, leader dei Verdi romani e coordinatore della maggioranza di centrosinistra, ''bisogna capire se Storace rappresenta il Polo o soltanto se stesso. Finora - ricorda – abbiamo avuto dal centrodestra decine di proposte, tutte diverse e difficilmente conciliabili; persino dentro AN, il presidente provinciale Moffa ha espresso pareri diversi dal presidente regionale Storace.
    La vera preoccupazione e' sapere se si tratta dell'ennesima proposta avanzata in clima ferragostano per ottenere un po' di visibilità' e di spazio sui giornali oppure se ci si impegna da domani a raccogliere convergenze su questa proposta di lavoro in Parlamento, anche presso la Lega nord, alleata del Polo, che finora non solo ha bocciato qualsiasi ipotesi di forma federale che contemplasse un ruolo per Roma ma ha fatto ostruzionismo anche sulle risorse da destinare al buon funzionamento della capitale''. Preoccupazione condivisa anche dal portavoce romano del Sole che ride Silvio Di Francia, per il quale ''obiettivo prioritario deve ora essere quello di individuare la sede di discussione: settembre sarà' in questo senso il banco di prova''. Bon/Pe/Adnkronos)16:37

    ROMA CITTA'-STATO: DALL'ULIVO CAPITOLINO SI' CON DIFFIDENZA (2) =

    (Adnkronos) - Il capogruppo dei Ds in Campidoglio Roberto Morassut lega la proposta di Storace all'idea per Roma avanzata dal leader romano della Quercia giorni fa: ''Registro positivamente l'accoglimento da parte di Storace della proposta da me lanciata di realizzare una sorta di Bicamerale per la riforma dei poteri istituzionali della capitale. Ciò' che conta - sottolinea Morassut - e' la rapidità' delle soluzioni, possibilmente entro il 2002, oltre alla loro concretezza. E l'accompagnare al rafforzamento dei poteri di Roma un forte decentramento interno, con la trasformazione delle Circoscrizioni in Comuni, con un sistema elettorale che superi definitivamente il meccanismo della preferenza''. Anche il segretario regionale dei Democratici Sandro Battisti si ''rallegra'' per le dichiarazioni di Storace, ''che evidentemente, raccogliendo gli inviti dell'Ulivo formulati nei giorni scorsi da noi, dai Ds, dai Verdi, ha deciso di iniziare a governare. Ma mentre la posizione del centrosinistra e' chiara e netta, vorremmo capire qual e' l'indicazione della destra. Finora, Storace, Moffa, il Polo non hanno mai chiarito se vogliono la Città' Metropolitana, l'Area Metropolitana o altro. Se quanto annunciato ora da Storace non avverrà', il centrosinistra dovrà andare avanti comunque per conto proprio, per istituire subito la Città' Metropolitana, per dare a Roma un vero, democratico e funzionale decentramento''. (Bon/Pe/Adnkronos) 23-AGO-00 16:38


    AREA METROPOLITANA DI ROMA

    Intervista pubblicata su "Il Giornale d’Italia" del 26 settembre 2000 all’On. Luciano Ciocchetti


    "E’ meglio fare un supercomune".

    Ciocchetti preferisce l’area – metropolitana alla città regione.

    Luciano Ciocchettti, capogruppo alla Regione del CCD, ci illustra la proposta del suo partito sul ruolo della Capitale. Il CCD ha manifestato un atteggiamento quantomeno di perplessità di fronte al progetto-Storace di trasformare Roma in una città- regione.

    Quali ragioni sono alla base della vostra preferenza per l’area metropolitana?

    "L’idea lanciata dal presidente della Regione, che ha comunque avuto il merito di riaccendere il dibattito su una questione posta, per troppo tempo, nel dimenticatoio (il testo di legge su Roma Capitale giace tra le "scartoffie" di Montecitorio da quasi un decennio), non ci trova d’accordo perché riteniamo che non sia la giusta soluzione al riassetto istituzionale di Roma. E la nostra posizione è giustificata da diverse ragioni".

    Quali ad esempio?

    "La "città eterna" ha bisogno, prima di tutto, di un organismo di governo che sia in diretto contatto con il territorio. E tale obiettivo può essere tranquillamente garantito dall’area metropolitana che trasforma le attuali circoscrizioni in veri e propri comuni. Al Campidoglio verrebbero, invece, assegnate funzioni di coordinamento dell’attività dei nuovi municipi. In buona sostanza, diventerebbe un "super comune".

    L’istituzione dell’area metropolitana richiede l’impiego di ingenti risorse finanziarie. A quale autorità spetterebbe erogarle?

    "In un ordinamento decentrato, com’è quello che si sta costruendo in Parlamento, la maggior parte delle risorse dovrebbe essere raccolta e gestita direttamente dalle regioni che, a loro volta, le stanzierebbero per i singoli comuni".

    Quali modifiche si prevedono invece, per la nostra Regione?

    "Da parte nostra proporremo trasformare il Lazio in regione a statuto speciale (come il Friuli Venezia Giulia, il Trentino Alto Adige, la Sardegna, la Sicilia e la Valle d’Aosta) con maggiori poteri legislativi e più autonomia. La specialità si fonda sulla presenza nel territorio regionale della Capitale d’Italia ed un evento di così straordinaria importanza non può essere affatto ignorato".

    I cittadini romani attendono, comunque, risposte in tempi brevi. Quali garanzie potete fornire al riguardo?

    "Noi contiamo di realizzare il progetto entro il prossimo anno. Sempre che, naturalmente, raccolga il consenso di tutte le forze politiche appartenenti alla "Casa delle libertà". Quello che più ci interessa è, infatti, il più ampio consenso possibile attorno alla nostra idea. Non abbiamo certamente l’intenzione di imporre nulla a nessuno".


    LE AGENZIE DEL 02/10/2000
    Rutelli: Centrosinistra porta avanti progetto Roma-citta' metropolitana

    COMUNE ROMA: RUTELLI, AVANTI CON LA CITTA' METROPOLITANA. ''POSIZIONE CHIARA DEL CENTROSINISTRA, NON ANCORA DEL CENTRODESTRA''. Roma, 2 ottobre - (Adnkronos) - Avanti con la Città' Metropolitana: e' questo l'invito politico che il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, ha rivolto al Consiglio comunale e, indirettamente, al Parlamento, perché' si ''prosegua speditamente'' verso la costruzione di ''un nuovo quadro istituzionale'', chiedendo di ''dr corso a quanto previsto dalla legge Prisco, sottoscritta da tutti i partiti del centrosinistra e da Rifondazione e già' approvata in sede referente dal Senato'' e dicendosi ''pronto a fare una ulteriore e decisa devoluzione di competenze alle attuali Circoscrizioni, avviando le nuove municipalità', affinché' non si perda l'occasione delle prossime elezioni comunali per votare nuovi meccanismi istituzionali che corrispondano alle nuove funzioni''. Parlando nell'aula Giulio Cesare in Campidoglio - dopo una breve sospensione dei lavori chiesta dall'opposizione di centrodestra- Rutelli ha affermato che ''oggi ci sono le condizioni per confermare le posizioni di ampia convergenza registrate nella maggioranza e proseguire speditamente. Ma se la posizione del centrosinistra e' chiara - ha sottolineato Rutelli- non lo e' ancora quella del centrodestra: questo e' il momento giusto per chiarirla'', ha ribadito il sindaco, ricordando che la posizione ''espressa finora con coerenza da Francesco Storace, prima come parlamentare proponendo il Distretto Federale di Roma e poi come presidente del Lazio avanzando l'idea di Roma Citta'-Regione non corrisponda alle posizioni espresse anche all'interno del suo partito e del Polo''. (Bon/Zn/Adnkronos) 18:11

    Etruria2000 Network - Lunedì, 2 ottobre 2000
    Becchetti (FI): "Area metropolitana o provincia, la sinistra naviga a vista"

    di Letizia Leonardi

    CIVITAVECCHIA - L'iter della legge per Roma Capitale subisce i tentennamenti del Governo con il risultato che lo Statuto Speciale può attendere e con esso la possibilità di una "devolution laziale" che preveda anche l'istituzione delle nuove province di Civitavecchia, Tivoli e Velletri. A denunciare la lentezza dell'esecutivo è il deputato di Forza Italia Paolo Becchetti che ha preso la parola durante i lavori in Parlamento per criticare l'operato dei Governi che, negli ultimi anni, si sono avvicendati alla guida del Paese. <<Certamente - commenta il parlamentare azzurro - alla sinistra ha fatto piacere utilizzare gli strumenti finanziari per Roma capitale, con sperperi di denaro di ogni genere e con i risultati che abbiamo visto produrre dalle Giunte Rutelli. Non si tratta di un problema di spesa ma di assetti istituzionali che dovrebbero inquadrarsi nella legge che oggi si sta tentando faticosamente di varare e sulla quale tutta l'opposizione del Polo si è in tutta evidenza manifestata>>. Secondo Becchetti la sinistra dovrebbe essere artefice della disciplina sullo Statuto Speciale di Roma capitale di uno stato federale. <<Occorre - conclude l'esponente forzista - uno Statuto Speciale che valorizzi anche tutte le realtà vicine a Roma, grande città metropolitana, attorno alla quale andrebbero costruite nuove forme di aggregazione territoriale come potrebbero essere le province di Civitavecchia, Velletri o Tivoli. Su questa vicenda la sinistra deve ancora chiarire se la pensa a favore dell'area metropolitana o della città metropolitana, con buona pace del buon governo e del decentramento>>.
     
     

    da "La Repubblica" del 3 ottobre 2000

    Città metropolitana: arriva il sì del Consiglio. Invito al Parlamento ad approvare il DDL Prisco di ALBERTO MATTONE

    Un colpo d’acceleratore alla realizzazione della città metropolitana, un invito al Parlamento ad approvare il disegno di legge Prisco sponsorizzato dal centrosinistra. In un’Aula disertata dal Polo, con 29 sì e due voti contrari passa la mozione della maggioranza sul futuro assetto istituzionale della capitale, che ora va dritta verso un’estensione territoriale del Comune, maggiori funzioni di governo e un nuovo sistema elettorale. Nel primo lunedì di ottobre la Roma del Duemila fa due passi in avanti verso il futuro: oltre al voto del Consiglio, arriva pure il via libera della Conferenza dei servizi al progetto definitivo del tratto San Giovanni Malatesta Alessandrino del metro C, sette chilometri del tracciato complessivo, mentre il Campidoglio si impegna a presentare entro due mesi il progetto relativo al segmento San Giovanni piazza Venezia. Polo e centrosinistra sono già allo scontro politico e le truppe di An, ieri pomeriggio, tentano di far naufragare il nuovo assetto istituzionale abbracciato dalla giunta Rutelli. Che in Aula ribadisce che, nel futuro di Roma, c’è la sua trasformazione in città metropolitana. "La maggioranza dice il sindaco si riconosce nella proposta di legge Prisco, di cui si auspica l’approvazione da parte del Parlamento. Al contrario, non è chiara la posizione del Polo: Storace, da deputato, ha presentato una proposta di legge per istituire il distretto federale poi, da presidente della Pisana, ha proposto la città Regione". "Rutelli replica Storace dimentica che il Parlamento ha già previsto un ruolo per Roma diverso da quello della città metropolitana". Il Polo fa la fronda alla mozione della maggioranza e, dopo un pomeriggio di discussione, si compatta su un testo che boccia, "perché superato, il progetto di città metropolitana". La proposta non passa, mentre supera l’esame dell’Aula, abbandonata nel frattempo da quasi tutti i consiglieri del Polo, la mozione del centrosinistra sul futuro assetto istituzionale del Campidoglio e delle circoscrizioni di Roma, che dovrebbero diventare dei piccoli Comuni con ampia autonomia amministrativa. "Il Polo è diviso e senza idee commenta il diessino Roberto Morassut ancora una volta Storace ha subìto uno smacco ed è risultato isolato all’interno della sua stessa coalizione, poiché parti del suo schieramento, come il Ccd, hanno inserito nell’ordine del giorno del centrodestra anche l’ipotesi di città metropolitana".

    "Morassut esagera nello strumentalizzare una posizione di grande unità del Polo e di solidarietà alla linea espressa da Storace" replica il Ccd Armando Dionisi, ma il verde Silvio Di Francia risponde: "Siamo alla farsa, dopo il colpo di calore estivo di Storace, che ha aperto il dibattito sulla città metropolitana, il centrodestra esce dall’Aula e fa rimanere solo due dei suoi a votare".

    Mille & Una Italia 15 OTTOBRE 2000, RAI TRE, ORE 20.00 :

    Trasmissione RAI (tel. 0655300941-0655308931) della Conferenza delle Regioni

    AREE METROPOLITANE: si parla di aggiungere nella Costituzione oltre a Regioni, Province e Comuni, l’Area metropolitana. Aree nelle quali confluirebbe l’amministrazione dei grandi agglomerati urbani con forte incidenza demografica, ne dovrebbero essere costituite 13. A ciò si aggiunge la richiesta di fare di Roma una capitale-regione: "Non vuol dire che ci debba essere per forza la 21° regione d’Italia - ha spiegato FRANCESCO STORACE - E’ bene aprire questo dibattito e se fosse possibile arrivare anche a questa conclusione, perché sarebbe il riconoscimento massimo del ruolo della città capitale. Negare questa prospettiva non significa che però il destino di Roma debba essere quello dell’area metropolitana o della città metropolitana, perché è la capitale".

    Dal "Giornale di Ostia" del 3 Novembre 2000

    Il Polo e la Città Metropolitana, interpretazioni e negligenze costituzionali.
    di STEFANO FARAONI - segretario DS XIII Circoscrizione

    Prendo spunto dall'intervista del Senatore Pace del 1 Novembre su questo giornale , il quale afferma che la Città Metropolitana sarebbe incostituzionale perché non prevista dalla Costituzione stessa. Mi limito ad osservare che da oltre 10 anni si parla di Città Metropolitana e che la legge 142 del 1990, atto formale dello Stato che ne prevede per la prima volta l'istituzione, non e' stata giudicata incostituzionale, e nemmeno varie altre leggi integrative e correttive. Mi sembra quantomeno singolare che ora, in un eccesso di zelo costituzionale, il Polo abbia a preoccuparsi in maniera così forte del problema. Forse perché la Casa delle Libertà ha il fondato timore che questa buona legge, frutto dell'accordo del centrosinistra, venga veramente approvata. In verità ben altre e ben più serie sono le ipotesi di incostituzionalità che in questi giorni devono essere discusse. Come per esempio la proposta di Statuto della Regione Veneto, governata dal forzista Galan. La Costituzione qui davvero non ammette repliche poiché nell'elenco tassativo delle potestà legislative conferite alle Regioni, non c'è' nulla che riguardi la politica estera, e non potrebbe essere altrimenti. A meno che la Regione stessa non intenda elevare se stessa al rango di Stato: ma in questo caso anche la Nazione Italiana dovrebbe essere considerata uno Stato straniero. E quest'ultimo passaggio ci riporta con prepotenza alla natura vera dell'ideologia secessionista leghista, abbandonata a parole, ma perseguita evidentemente nei fatti. C'è poi un altro articolo della Carta Costituzionale che i prolifici legislatori delle Regioni governate dal Polo dovrebbero andare a guardare prima di sentenziare su un presunto diritto di regolazione dei flussi migratori verso le proprie regioni, ed e' l'art. 120, il quale statuisce che la "La Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni". Insomma, a me sembra che il Polo abbia una visione parziale della Costituzione, da evocare in maniera strumentale per quel che riguarda l'amministrazione e gli enti locali; da aggirare quando si tratta di questioni che attengono al Governo della Nazione, alla sua Unità ed alle prerogative essenziali ed inalienabili che essa esprime. Queste non sono ipotesi di devolution, né di federalismo, queste sono prove generali di costruzione di uno Stato nello Stato che trova nella Lega di Bossi un motore inarrestabile e nel resto del Polo un'acquiescenza colpevole e suicida. Suicida perché la voce ricorrente e' che siano stati promessi settanta collegi sicuri a Bossi, e con una squadra del genere che intenderebbe approdare in Parlamento, le sciagurate ipotesi di divisione della Stato prenderebbero strade ancora più forti e seguirebbero procedure molto più accelerate. Però Berlusconi garantisce sempre, non è vero? Ma voglio tornare alla Città Metropolitana prescindendo dagli aspetti giuridici e soffermandomi un attimo di più su quelli politici, perché qualcuno potrebbe pensare che le proposte alternative del Polo siano chiare e coerenti. A totale smentita di ciò e a dimostrazione che le idee del centrodestra sul futuro assetto istituzionale della Capitale sono confuse e sovente inconciliabili, e' utile percorrere a ritroso il travagliato iter propositivo del Polo. 1) Nell'Aprile del 1997 Francesco Storace e Gustavo Selva, di Alleanza Nazionale, presentano una proposta di legge che prevede l'istituzione del Distretto Federale di Roma. Maldestramente scopiazzata dallo Statuto Regionale siciliano del 15/5/46, la proposta assegna al distretto compiti in materia di bonifica (sic!), di dogane (sic! è una materia di competenza dell'Unione Europea), di polizia ed anche la possibilità di chiedere l'uso dell'esercito. 2) Nel Giugno del 97 i deputati Zaccheo, Gasparri, Urso ed altri, tutti di Alleanza Nazionale, presentano ( dopo due mesi da quella di Storace e Selva, con quest'ultimo che firma anche quest'altra proposta.....) un'altra proposta di legge che stavolta prevede la nascita di tre Regioni: la Regione di Roma, la Regione della Tuscia-Sabina( Viterbo-Rieti) e la Regione del Lazio ( che a questo punto sarebbe ridotta al solo territorio di Latina Frosinone). 3) Nel luglio del 1997 i Senatori di Forza Italia Ventucci, La Loggia, Baldini ed altri, presentano una loro proposta di legge per istituire il distretto federale di Roma. Non e' necessario aggiungere alcun commento alle intenzioni dichiarate nella relazione di presentazione: "Un'autonomia svincolata da qualsiasi forma di controllo impositivo dello Stato, soggetta solamente ai principi supremi della Costituzione, libera altresì da ogni potere di intervento e di influenza esercitabile dalla Regione". L'art. 4 della proposta prevede: " E' esclusa qualsiasi competenza della regione Lazio nei confronti del Distretto." 4) Ad Aprile 99 gli stessi Senatori di Forza Italia, più qualcun altro, presentano un'ulteriore proposta di legge, pressoché identica, con l'unica modifica che sopprime l'art. 4 che escludeva qualsiasi competenza della Regione Lazio sul distretto. 5) A Settembre di quest'anno, in occasione dell'approvazione alla Camera da parte della maggioranza di centrosinistra della proposta di riforma della Costituzione in senso federale che prevede anche una legge speciale per Roma, Storace- diventato Presidente della Regione Lazio - rilancia la sua proposta di Roma Regione. Ma ancora una volta è solo propaganda perché: A) nel dibattito promosso dal centrosinistra in Consiglio Comunale il centrodestra, avendo almeno 4 posizioni diverse (Storace: Distretto-Regione, deputati di AN: tre Regioni, Forza Italia: Distretto Federale o Città metropolitana, CCD: Città Metropolitana), presenta un suo genericissimo ordine del giorno che non dice praticamente nulla; B) in Consiglio Regionale Storace e la sua maggioranza rifiutano di discutere su questa questione; C) ma soprattutto Storace alla regione sta facendo esattamente il contrario di quello che ha detto sul ruolo di Roma. Sta ostacolando in tutti i modi (sulla linea C della metro, sul quartiere Esquilino ecc.) il lavoro dell'Amministrazione Comunale, sta infondendo paure, sta usando il potere di veto della Regione per ritardare, bloccare, vietare provvedimenti di sviluppo. Visti i precedenti di cui sopra, verrebbe da suggerire a Berlusconi un nuovo manifesto: " La chiarezza e la coerenza, due imperativi categorici." La proposta di legge Prisco sulla Città Metropolitana e' invece una buona legge, chiara nei contenuti, frutto di una posizione univoca di sintesi del centrosinistra, e soprattutto colloca nella giusta dimensione politico-amministrativa la Città di Roma, alla quale viene finalmente riconosciuto a livello Nazionale il ruolo che le compete. Se il Polo delle Libertà ne bloccherà l'iter è perché la Lega in realtà non vuole che a " Roma ladrona" venga riconosciuto questo ruolo. Il liquido dell'ampolla propiziatrice di Bossi bagnerà solo il Po e mai effonderà i suoi poteri magici in un corso d'acqua più a sud, ivi compreso, ovviamente, il biondo Tevere. Roma,

    IL MESSAGGERO ON-LINE – Domenica 12 novembre 2000

    Un gruppo di sindaci firma la "Carta di Ciampino". Provincia assente e critica. Primi sì all’Area metropolitana
    di DANIELA FOGNANI

    L'invito a fare il primo passo per la costituzione dell'Area metropolitana lanciato dai sindaci di Roma, Ciampino e Fiumicino ai Comuni della Provincia è stato raccolto. Erano circa una ventina infatti i sindaci dei Comuni della Provincia di Roma che ieri nella sala conferenze del Casale dei Monaci, a Ciampino - un edificio del '600 restaurato con i fondi del Giubileo ed appena inaugurato alla presenza del commissario straordinario del Giubileo, Francesco Rutelli - hanno aderito all'iniziativa, impegnandosi a sottoporre l'adesione formale all'Area metropolitana ai rispettivi Consigli comunali e fissando un nuovo incontro entro il mese di novembre per portare avanti il processo intrapreso. A sottoscrivere quella che è stata chiamata dal sindaco ospite, Rugghia, la "Carta di Ciampino", dopo le parole di Rutelli - il quale ha ribadito, fugando qualche perplessità, che l'adesione all'Area metropolitana è un processo aperto, che le prerogative ed identità dei Comuni rimangono immutate e che non ci sarà un Comune egemone, visto anche l'avvio del decentramento in diciannove municipalità del Comune di Roma - sono stati i Comuni di Frascati, Monteporzio, Grottaferrata, Castelgandolfo, San Cesareo, Monterotondo, Olevano Romano, Tivoli, Lariano, Castel Madama, Cineto Romano, Sambuci, Licenza, Bellegra, ed alcune Circoscrizioni di Roma. Anche il Co.Pro.N.E.L. (Coordinamento promotori nuovi enti locali), rappresentato da Pino Cardente, ha dato il suo appoggio all'iniziativa. L'impossibilità di risolvere problemi di interesse generale come la viabilità o i trasporti a livello comunale rende inevitabile la costituzione dell’Area metropolitana. Lo hanno ricordato alcuni sindaci e lo stesso ministro dell'Ambiente Willer Bordon, eletto nel collegio di Ciampino ed intervenuto all'inaugurazione del Casale dei Monaci e dell'Ostello della Gioventù, una struttura di novanta posti letto da destinare a turismo sociale. Assente all'incontro la Provincia di Roma, che secondo il portavoce Cristiano Carocci non è stata invitata ufficialmente all'incontro e comunque critica sull'iniziativa di Rutelli e dei sindaci di Ciampino e Fiumicino soprattutto per il mancato coinvolgimento, nel processo di costituzione dell'Area metropolitana, di tutte le realtà rappresentative dei cittadini.

    Città metropolitana: ancora bugie!
    di Caterina Raganella Forza Italia - XIII Circoscrizione

    Sui giornali di lunedì 6 novembre, una lunga intervista dell'assessore ai Rapporti Istituzionali del Comune di Roma, D'Alessandro, dava per imminente il varo della tanto sospirata Città metropolitana. Eppure, solo agli occhi di chi non è a conoscenza della materia, quell'intervista può dare speranze, ahimè mal riposte, di un radicale cambiamento dell'amministrazione comunale. È certamente vero che, nel decennale dell'emanazione della legge 142 del 1990, istitutrice della figura della Città Metropolitana, l'argomento è tornato d'attualità, ma è altrettanto vero che il quasi-ex sindaco Rutelli sta cercando di portare a casa almeno un risultato prima che inizi la campagna elettorale (che lo vedrà capeggiare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche). Dico almeno un risultato perché quello della Città Metropolitana è uno dei maggiori fiaschi dell'attuale amministrazione comunale. E noi che viviamo in questa Circoscrizione lo sappiamo bene, visto che l'ex Sindaco prima ci aveva promesso di "sperimentare il Comune Metropolitano sul territorio della XIII Circoscrizione" (programma elettorale 1993); poi, ha pensato bene di boicottare pesantemente un referendum che, invece, gli avrebbe aperto la strada per un cambiamento epocale. Anche la legge Prisco-Napolitano (Roma capitale) è un tentativo destinato a fallire per vizi di incostituzionalità, in quanto il Parlamento non può sostituirsi alle autonomie locali per le materie a loro delegate. La domanda sorge spontanea: c'è stata mai vera volontà di arrivare alla Città metropolitana, considerato che dal 1990 sono ormai passati 10 anni? Da residente in questa circoscrizione e da esponente politico di questo territorio credo di poter dare un contributo alla questione. Per amore di chiarezza intanto indichiamo gli enti locali preposti a definire in primo luogo i confini della futura città (legge 265/99): Provincia e Comune di Roma. Infatti se la legge 142/90 indicava la Regione quale soggetto preposto a delimitare i confini della nuova città, la legge 265/99, capovolgendo il concetto di cui sopra, dice che "il Sindaco del Comune capoluogo e il Presidente della Provincia convocano l'assemblea degli enti locali interessati". Questo significa che il procedimento per delimitare l'area metropolitana si articola in due fasi: 1) proposta (di delimitazione dei confini) da parte degli enti locali interessati;

    2) delimitazione dell'area metropolitana da parte della Regione entro 180 giorni dalla proposta (della conferenza metropolitana).

    Nel caso la Regione resti inadempiente, il Governo provvederà alla delimitazione della città metropolitana. Adesso sappiamo chi deve fare e cosa. Come cittadini possiamo dare un contributo attraverso una serie di considerazioni che sono: i confini della città metropolitana non dovrebbero andare oltre quelli dell'attuale Comune di Roma con l'aggiunta di alcuni Comuni limitrofi (Fiumicino, Ciampino) per evitare il rischio di creare un'entità altrimenti ingovernabile; la Provincia di Roma deve continuare ad esistere proprio perché molto vasta ma con distinzione marcata di ruolo e competenze dalla costituenda città metropolitana. Non si può non pensare ad uno Statuto speciale per l'intera Regione Lazio all'interno della quale si potrà definire il ruolo di Città Capitale che Roma rivendica.

    SEDICINEWS – Settimanale telematico
    Anno II – n. 44 Sabato 18 novembre 2000

    Il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, e altri dieci primi cittadini, in un convegno nella cittadina aeroportuale, rilanciano il progetto del quale si parla ormai da una decina di anni: "E’ un processo aperto – ha detto -: aderisce chi vuole, ed in condizioni di assoluta parità. I Comuni mantengono intatti i loro poteri e si crea solamente un luogo dove si decide insieme quali problemi affrontare insieme". Ma per il presidente della Provincia, Silvano Moffa, "è necessario dar vita ad una vera e propria ‘assemblea costituente’ che veda coinvolti non solo gli schieramenti politici ma anche tutte le diverse componenti sindacali ed imprenditoriali presenti sul territorio"
     


    Parte da Ciampino la nuova stagione dell’area metropolitana romana
    di DANIELA FOGNANI

    Ciampino - L'esigenza di costituire l'area metropolitana è sentita e non più rinviabile. La pensano così i sindaci di molti Comuni della Provincia di Roma, riunitisi a Ciampino sabato 11 novembre, su invito del sindaco della cittadina aeroportuale, Antonio Rugghia, per aderire alla proposta lanciata dai sindaci di Roma, Francesco Rutelli, di Fiumicino, Giancarlo Bozzetto, e di Ciampino, di dare avvio concreto, partendo dalle comunità locali, al processo per la delimitazione dell'area metropolitana.

    "Un'adesione che, come prevede il testo unico sull'ordinamento delle autonomie locali - ha ricordato il sindaco del Comune ospite, Rugghia -, chiede l'assenso dei Comuni attraverso le deliberazioni delle assemblee consiliari. Successivamente sarà la Regione a delimitare territorialmente l'area metropolitana".

    "I Comuni da soli - ha ricordato il sindaco di Fiumicino, Bozzetto - non possono più gestire problemi complessi come la viabilità, il ciclo delle acque, i trasporti, la raccolta dei rifiuti, ed il federalismo è un obiettivo a cui si deve arrivare". La perplessità per i Comuni dell'hinterland romano, alle prese con tanti problemi scaricati sulle loro spalle dalla grande città è quella, una volta entrati nell'area metropolitana, di essere fagocitati da Roma, di perdere identità e prerogative. A dar voce per tutti a questi dubbi è stato il vice sindaco di Frascati, Amedeo Frascatani, che ha chiesto in proposito precise assicurazioni.

    La risposta ai tanti dubbi espressi è venuta dal sindaco di Roma, Francesco Rutelli. "Fermo restando - ha spiegato Rutelli - che la necessità di mettersi insieme per risolvere i problemi non è in discussione (se vogliamo, ad esempio, raddoppiare la via Portuense, Roma e Fiumicino devono lavorare insieme), il processo di adesione all'area metropolitana è un processo aperto: aderisce chi vuole, ed in condizioni di assoluta parità. I Comuni mantengono intatti i loro poteri e si crea solamente un luogo dove si decide insieme quali problemi affrontare insieme".

    Rutelli ha rassicurato anche sul fatto che Roma non sarà il Comune egemone, anzi metterà a disposizione dell'area metropolitana le risorse che verranno dalla legge per Roma capitale nell'ambito della modifica alla Costituzione in via di attuazione. Ma come sarà possibile stemperare, nella pratica, la presenza ingombrante di Roma? Anche a questo quesito ha risposto il sindaco Rutelli, informando di aver dato l'avvio al processo di trasformazione del Comune di Roma in 19 municipalità, che porteranno, come in altre capitali europee, ad un autentico decentramento.

    "L'unico modo per verificare se le preoccupazioni espresse dai sindaci nell'aderire all'area metropolitana sono fondate - ha sottolineato il ministro dell'ambiente, Willer Bordon, anche lui presente all'incontro, prendendo la parola in qualità di cittadino di un Comune castellano e di ex-sindaco - è di entrare a far parte di questo processo che non è irreversibile, anche per non svendere la tipicità dei singoli comuni".

    Tante le voci che, nel corso dell'incontro di Ciampino, si sono levate a favore dell'area metropolitana. "A spingere verso questo cambiamento - ha sottolineato Guido Milana, sindaco di Olevano Romano - sono le leggi stesse: come la legge Galli, che prevede una gestione comune delle acque, o il decreto Ronchi, nell'ambito dei rifiuti. Il processo di aggregazione dei Comuni è già in atto ed è ineluttabile, ma la mia perplessità è che le adesioni libere dei Comuni possano seguire più la logica dell'appartenenza politica che della convenienza e portino ad una mappatura del territorio a macchia di leopardo che ritarderà la delimitazione definitiva dell'area metropolitana o la renderà inefficace".

    Un rischio reale che per il momento i Comuni che hanno dato la loro adesione oltre ad alcuni circoscrizioni, hanno accantonato. Sono Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, San Cesareo, Castel Gandolfo, Monterotondo, Tivoli, Olevano Romano, Castel Madama, Lariano, Cineto Romano, Licenza, Sambuci, Bellegra. Questi Comini si sono impegnati, su proposta di Giancarlo D'Alessandro, assessore capitolino ai rapporti istituzionali ed a Roma Capitale, ad un nuovo incontro da tenersi alla fine di novembre o nei primissimi giorni di dicembre, per portare avanti il processo avviato. L'interesse suscitato da questo primo passo attuato da alcuni Comuni a Ciampino, ha avuto un seguito con l'adesione di altri Comuni, pervenuta nei giorni scorsi all'assessore D'Alessandro.

    Ma l'avvio di questo nuovo organismo istituzionale non trova unanimi consensi. Fortemente critica la Provincia di Roma, grande assente all'incontro di Ciampino, nonostante, come affermano gli organizzatori, l'espresso invito a partecipare.

    "Non servono forzature o "fughe in avanti" - ha sottolineato il presidente della Provincia, Silvano Moffa - come annunciare l'avvio di un'area metropolitana in seguito ad un accordo "privato" fra alcuni sindaci, ma è necessario dar vita ad una vera e propria "assemblea costituente" che veda coinvolti non solo gli schieramenti politici ma anche tutte le diverse componenti sindacali ed imprenditoriali presenti sul territorio per giungere nel più breve tempo possibile all'istituzione dell'area metropolitana".

    La Provincia, inoltre, contesta anche il metodo adottato da Rutelli, rivendicando, in base all'articolo 23 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, numero 267 del 18 agosto 2000, la propria compartecipazione nella convocazione dell'assemblea dei rappresentanti degli enti locali interessati.

    Anche il disegno di legge della senatrice Franca D’Alessandro Prisco sulla città metropolitana, in discussione in parlamento, viene definito dal presidente Moffa come "centralista ed autoritario" perché prevede la nascita della città metropolitana dalla fusione di due enti di natura diversa, Comune e Provincia, senza avviare una fase di confronto tra i livelli istituzionali e le realtà locali. Portare a compimento l'istituzione dell'area metropolitana non appare quindi facile e sarà un processo diluito nel tempo, al quale questa accelerazione, di stampo elettoralistico per la Provincia, ma di necessità impellente per i Comuni autori della proposta di avvio nell'incontro di Ciampino, è servita, se non altro, a riproporre con forza un problema di cui, come ha ricordato il sindaco Rugghia nel suo intervento, si parla ormai da dieci anni.

    Dal centrodestra di Velletri arriva la "scomunica" del progetto di Francesco Rutelli, presentato a Ciampino insieme ad altri dieci sindaci, che è definito dalla Casa delle libertà veliterna "solo propaganda elettorale", e viene rilanciata la proposta dell’istituzione di nuovi enti intermedi fra i Comuni e la Regione.

    "No all’area metropolitana, sì a nuove Province"
    di EUGENIO SIRACUSA

    VelletriDivampa la polemica dopo l’iniziativa di Francesco Rutelli, che da Ciampino, insieme ad altri undici sindaci del comprensorio, ha lanciato l’area metropolitana di Roma, che secondo il suo pensiero dovrebbe comprendere la Capitale e tutta la provincia di Roma. L’iniziativa, contestualmente alla discussione del disegno di legge della senatrice Franca D’Alessandro Prisco, ha aperto un dibattito tra le varie forze politiche, scatenando una serie di repliche. A cominciare dal senatore di An Mario Palombo, che ha presentato tre emendamenti al disegno di legge Prisco

    "Li ho presentati - ha detto Palombo - perché questo disegno della senatrice Prisco modificherebbe il governo del territorio, assorbendo l'amministrazione del Comune e della Provincia di Roma, senza la preventiva approvazione da parte delle popolazioni coinvolte, che si potrebbe ottenere attraverso un referendum". Questa la posizione del senatore di Alleanza nazionale eletto nel collegio Velletri-Pomezia, che non risparmia critiche al disegno di legge. "Ci batteremo - ha continuato Palombo - per tutelare l'autonomia e la libera volontà dei comuni dell'attuale Provincia di Roma. A questi deve essere garantito il diritto di esprimersi sia sulla proposta di aderire alla città metropolitana, sia di potersi accorpare alle restanti province, nel quadro di un riassetto organico della Regione Lazio, che tenga conto della storia e dei mutamenti intervenuti negli ultimi anni al fine di istituire nuove province". Non da meno le critiche al governo. "E' inaccettabile – dice a questo proposito Palombo - l'atteggiamento del governo, che appoggia il disegno di legge della senatrice Prisco, che va contro le autonomie degli antichi comuni. La proposta della senatrice Prisco, anacronisticamente mentre si parla di federalismo, è volta alla conquista del Lazio, per questo mi sembra una proposta di legge di stampo leninista e zarista, volta a creare una mega struttura burocratica rifugio di funzionari di partito, con lo scopo di strangolare le autonomie locali".

    Anche da Velletri partono i primi strali contro l’iniziativa di Rutelli con la mozione presentata in consiglio comunale dal consigliere del Ccd Francesco Cardini, che impegna l’amministrazione a dire no all’area metropolitana esortando il sindaco, Bruno Cesaroni, ad inoltrare al presidente della Provincia, Silvano Moffa, una richiesta per la organizzazione di una conferenza dei sindaci che affronti il problema dell’area metropolitana, con l’obiettivo di creare dei territori omogenei alternativi. Una proposta che viaggia sulla stessa lunghezza d’onda del progetto del Copronel (Comitato promotore nuovi enti locali), che ha presentato un disegno di legge regionale per la costituzione di Roma Capitale. Questo progetto di legge regionale prevede che le circoscrizioni di Roma siano elevate a municipalità e che il territorio della municipalità capitolina venga esteso ai comuni ormai attaccati alla cinta della cittadina. Prevede inoltre la costituzione di tre nuove province a sud a nord e ad ovest della Capitale, ridisegnando il territorio della provincia di Roma. La proposta si svolge quindi sulla stessa linea del progetto lanciato dai partiti del centro sinistra di Velletri, a cui hanno aderito tutti i partiti e liste civiche della città, che prevede la costituzione di una provincia a sud di Roma, con circa 50 paesi con una densità di popolazione pari a circa 400 mila persone. Intanto anche il presidente provinciale di An, Domenico Kappler, attacca Rutelli, definendo la sua iniziativa di Ciampino "propagandistica e utile solo ai fini elettorali". Per Kappler, su un problema così importante non servono gli spot elettorali ma una discussione seria tra i vari soggetti istituzionali, Comuni, Provincia di Roma e Regione. "La manovra di Rutelli è solo una manovra propagandistica - afferma Domenico Kappler - fatta per lanciare la sua candidatura a premier fuori dalla città di Roma. La sua iniziativa ha visto coinvolti undici sindaci, tutti legati all'Ulivo, su ben 119 sindaci che compongono la provincia di Roma. Non si capisce a che titolo Rutelli abbia lanciato questa provocazione, senza sentirsi in dovere e in diritto di interpellare tutti i sindaci e soprattutto i soggetti istituzionali come Provincia e Regione.

    A differenza degli spot demagogici di Rutelli - continua Domenico Kappler - noi siamo convinti che bisogna informare i cittadini. Per questo faremo iniziative in quegli undici comuni che si sono prestati a questo spot elettorale, per dire ai cittadini come impiegano il mandato i loro sindaci, che agiscono senza sentirsi in dovere di ascoltare i cittadini e i loro rispettivi consigli comunali, svendendo valori e tradizioni dei loro paesi per la causa di Rutelli. Nel resto dei comuni, molti da noi governati, avvieremo un confronto con la gente per illustrare il problema ed avviare una riflessione su quale indirizzi bisognerà muoversi".

    Fa discutere il processo avviato da Rutelli per la costituzione della città metropolitana. Nelle cittadine dell’hinterland più a ridosso della Capitale, come Frascati, il mondo politico è diviso sull’ipotesi di nuova struttura amministrativa: centrodestra scettico su "Roma pigliatutto" e centrosinistra favorevole al coordinamento di funzioni tra l’Urbe e il territorio provinciale.

    Città metropolitana, pareri discordi sul destino dell’hinterland romano
    di CLEMENTE STELLA

    Frascati - Il processo avviato dal sindaco di Roma, Francesco Rutelli, per la costituzione della città metropolitana di Roma fa discutere le cittadine castellane, direttamente coinvolte in una evoluzione che prevede questa nuova entità amministrativa. I comuni che vi vogliono fare parte devono dare la loro disponibilità; la Regione avrà poi 180 giorni di tempo per avviare la determinazione territoriale dell'area metropolitana, quindi si potrà procedere alla elaborazione dello statuto.

    "Vogliamo fare un processo di aggregazione aperto ed in condizioni di assoluta parità, mantenendo l'identità dei Comuni; si crea un luogo dove alcune decisioni si prendono insieme". Questo aveva assicurato Rutelli l'11 novembre scorso, intervenendo a Ciampino all'inaugurazione dell'ostello della gioventù, occasione per un primo incontro tra i sindaci della provincia e per l'istituzione di un comitato che invogli i Comuni a dare la propria adesione. Il dibattito è aperto e se esponenti del centrodestra tacciano l'iniziativa per primo cittadino di Roma come prettamente propagandistica e temono che in questa proposta ci sia l'insidia della perdita dell'identità delle cittadine, sindaci e amministratori di area di centrosinistra ritengono la città metropolitana una svolta importante per i territori circostanti la Capitale.

    Anche a Frascati, cittadina posta proprio a stretto contatto con Roma, le opinioni sono contrastanti.

    "E’ una questione complessa - commenta Angelo Chiolle, capogruppo di Forza Italia al consiglio comunale -. Rutelli ha una visione centripeta: Roma che governa tutto il territorio; un vero e proprio esproprio di competenze che si nasconde dietro un processo di razionalizzazione. Siamo dell'avviso che l'area metropolitana vada realizzata salvaguardando le identità di territori omogenei come sono i Castelli Romani. Prevediamo una forte composizione della loro identità, non il loro risucchio. Con la città metropolitana c'è il pericolo che si avvii un vero e proprio esproprio delle identità: nella economia, nella cultura. Vorrei ricordare che questa è l'Italia dei comuni, dove non è prevista la perdita dei ruoli. Per una visione efficientista non possiamo rinunciare a un valore così forte".

    Secondo il consigliere di An Bernardo Iodice, la città metropolitana di Rutelli è un tentativo di Roma per sostituirsi alla provincia. "L'area metropolitana - afferma -nasconde un grande bluff. Infatti, la razionalizzazione dei servizi, prevista dal progetto, potrebbe comunque essere effettuata con accordi fra soggetti che vivono questa realtà o da organi presenti sul territorio, quali la Provincia".

    Di parere avverso Gianluigi Peduto, consigliere dei Ds, che considera la città metropolitana come una realtà ineludibile, una esigenza del territorio della Capitale e dei territori circostanti. "Il superamento dei localismi e degli arroccamenti di parte - sostiene - è un fattore determinante per lo sviluppo del territorio che superi gli stretti confini comunali. Occorre dare una dimensione metropolitana alla gestione dei trasporti, della viabilità, della sanità, della scuola, dell'urbanistica, dei servizi a rete (acqua, rifiuti solidi)". E aggiunge: "E' pura follia pensare di governare un territorio come l'area metropolitana di Roma con le stesse regole di un Comune di 500 abitanti, lontano decine di chilometri da un altro centro abitato. Trovo quindi che Rutelli abbia fatto bene a dare inizio ad un processo di ammodernamento delle istituzioni locali: e chi poteva farlo se non il sindaco di Roma? Trovo che non ci sia nessuna strumentalizzazione politica in questo, ma anzi l'attenzione al proprio territorio. Il fatto che il battesimo politico della città metropolitana sia avvenuto è estremamente significativo - conclude il consigliere della Quercia -. Per i Comuni di prima cintura infatti, l'ingresso nella città metropolitana è una opportunità che non dovrebbero lasciarsi sfuggire. Mi auguro che la sterile difesa di gruppi di potere non pregiudichi un evento storico come questo".



    MESSAGGERO ON-LINE Martedì 21 Novembre 2000

    Proposta la creazione di una "Provincia marina" in alternativa all’area metropolitana con Roma Fiumicino, l’unione fa il Litorale di UMBERTO SERENELLI

    No all'area metropolitana, si alla provincia del Litorale o dell'Etruria. E' quanto emerso dal convegno-dibattito sul tema "Area metropolitana perché?", tenutosi all'hotel Roma di Fiumicino. Dopo slittamento in consiglio comunale della discussione sull'ingresso del Comune costiero nell'Area metropolitana con Roma, Ciampino e altri comuni minori della provincia, i residenti di Fiumicino sono convinti che l'accorpamento potrebbe danneggiarli, in quanto la Capitale finirebbe per accentrare di nuovo tutti i poteri. "Per tale motivo è stato organizzato questo incontro - afferma Emilio Patriarca, promotore dell'iniziativa - nel corso del quale stabilire se per i cittadini è meglio restare decentrati oppure finire di nuovo sotto Roma". Igino Zolesi, promotore del referendum attraverso cui Fiumicino è poi giunto al distacco dal Campidoglio, ha espresso le sue perplessità e confermato la disponibilità a dare battaglia se il consiglio di Fiumicino dovesse decidere per l'adesione all'Area metropolitana o alla cosiddetta "Città di Roma". Tutto è comunque condizionato dalla proposta di legge Prisco-D'Alessandro (Ds) presentata alla Commissione della Camera, la cui approvazione al Senato demanda ai consigli comunali il compito di decidere, superando così la consultazione del referendum. La futura "area metropolitana" dovrebbe abbracciare 119 comuni e le 19 circoscrizioni romane. "Il consiglio metropolitano dovrebbe quindi essere formato da 80 membri - precisa Mario Canapini, assessore provinciale alla Pianificazione del territorio con delega alla metropolitana - 48 dei quali eletti dalla Capitale e 32 dai restanti comuni. E' chiaro che con questo meccanismo il potere decisionale resta a Roma". Canapini si è poi soffermato sulla creazione della "Provincia del Litorale o dell'Etruria" con Civitavecchia, Ladispoli, Cerveteri, Fiumicino e altri comuni della Tuscia, uniti ma con una propria autonomia amministrativa. La proposta ha raccolto i consensi degli intervenuti al convegno.

    "No all'area metropolitana - afferma Franco Faieta, consigliere comunale di Fiumicino (PPI) - si alla provincia del Litorale per mantenere intatti i poteri ai comuni". In sintonia con la proposta anche Roberto Cini (Azione democratica) il quale ritiene fondamentale l'unione di intenti tra i comuni che si affacciano sul mar Tirreno, "legati a Fiumicino per tradizione e vocazione marinara, oltre che per risorse agricole e archeologiche".



    IL NUOVO – La Città
    Area metropolitana, rush finale. Lunedì il consiglio comunale dovrebbe votare la delibera di costituzione, chiudendo così un tormentone che va avanti da dieci anni. Tra i benefici che si aspettano, minore burocrazia e migliori servizi pubblici di Barbara Diani
     
    ROMA - Se ne parla da più di dieci anni ma il processo di costituzione della città metropolitana non si è ancora concluso e il dibattito è all'ordine del giorno (la prima legge fu la 142/90, poi ci fu la 265/99). Lunedì la proposta di delibera per la delimitazione dell'Area Metropolitana sarà in Aula Giulio Cesare. I Comuni della provincia di Roma si accingono a votarla. Oltre alla costituzione dell'area metropolitana in accordo con i Comuni, la Giunta ha anche proposto al Consiglio comunale la revisione dello Statuto che istituisce le municipalità al posto delle circoscrizioni - con la dicitura municipalità verranno ampliate le competenze delle circoscrizioni con il passaggio da decentramento ad autogoverno. "La città metropolitana di Roma, per le peculiarità delle funzioni che la Capitale è chiamata a svolgere a beneficio dell'intera comunità nazionale e per le eccezionali responsabilità che le sono proprie vista la presenza nel suo territorio della Santa Sede, di importanti istituzioni internazionali e di un patrimonio storico-culturale di ineguagliabile valore - dice Giancarlo D'Alessandro, assessore ai Rapporti istituzionali - necessita di un ordinamento giuridico differenziato, che ne valorizzi le potenzialità e ne armonizzi le funzioni con quelle esercitate dallo Stato e dalla Regione Lazio". Il primo passo è stato fatto a Ciampino a novembre, quando 15 Comuni hanno aderito all'iniziativa di costituzione dell'area metropolitana; successivamente hanno seguito la stessa strada altri 20 Comuni. Tutti si sono impegnati a portare, entro fine dicembre, la delibera nei rispettivi consigli comunali. Poi toccherà alla Regione Lazio procedere entro 180 giorni alla delimitazione dell'area metropolitana. Intanto oggi in Campidoglio, nel corso del convegno "Città metropolitana e attori socio-economici: Roma e le altre città europee", sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dal dipartimento "Innovazione e società" della Sapienza, intitolata "Interessi socio-economici e il cambiamento istituzionale a Roma". Dallo studio emerge che le organizzazioni rappresentative degli interessi socio-economici sono sostanzialmente d'accordo con l'introduzione dei cambiamenti prefigurati dalla città metropolitana. Questi alcuni dei vantaggi attesi da una riforma strutturale del governo metropolitano: processi decisionali e amministrativi più rapidi; maggiore cooperazione interistituzionale; migliore integrazione fra politiche settoriali; miglioramenti sul fronte dei servizi pubblici. (15 DICEMBRE 2000; ORE 21:10)



    IL POPOLO 21 Dicembre 2000
    Una città metropolitana con tanti municipi

    La municipalità nella prospettiva di Roma città metropolitana è stato il tema dell'incontro conclusivo del ciclo di formazione all'impegno politico promosso dal coordinamento del PPI romano. Ai lavoro svoltisi nella sala della direzione nazionale del partito, hanno preso parte il Commissario on. Pasetto, i capi gruppo del PPI al Comune e alla Provincia, Dalia e Lo Fazio, il direttore dell'Anci-cnc Lucio D'Ubaldo, relatore il Prof. Tanda.

    All'introduzione dell'infaticabile curatore dei "percorsi formativi", Cascino, che ha rilevato l'attualità dell'argomento mentre il Senato sta per dare il via la disegno di legge sul federalismo, è seguito l'intervento di Pasetto, incentrato sul grande significato politico delle due delibere del consiglio comunale: la prima sull'istituzione di Roma città metropolitana; la seconda sulla nascita dei Municipi che prenderanno il posto delle attuali circoscrizioni. Non si tratta - ha detto - di un semplice cambio di nomi ma di un grande balzo in avanti delle autonomie locali, che implica maggiori poteri, competenze e risorse. Le autonomie sono da sempre la bandiera del popolarismo: è giunto il momento di schierarsi attorno ad esse con tutte le nostre forze e di promuovere una grande mobilitazione dei cittadini, per assicurare alle nuove istituzioni il consenso popolare più vasto possibile.

    Richiamandosi anche ad un suo intervento nel dibattito parlamentare su Roma Capitale d'Italia, Pasetto ha fatto presente che, in attesa di una nuova legge ordinaria per definire l'assetto istituzionale, il Testo Unico approvato con il decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, offre la possibilità di avviare il processo per la costituzione di Roma Città Metropolitana, grazie all'apposita delibera comunale. Così come, con la seconda delibera, può prendere il via la trasformazione delle circoscrizioni in altrettanti municipi.

    Frattanto, ben 36 Comuni hanno dato la loro adesione volontaria all'area metropolitana, la cui delimitazione territoriale spetta alla Regione (che la vorrebbe "stretta" cioè limitata alla provincia di Roma) mentre spetta ai cittadini, con eventuali emendamenti e proposte, contribuire alla elaborazione del nuovo Statuto. Si tratta - ha rilevato Pasetto - di rimodellare le articolazioni periferiche dello Stato, semplificando il rapporto con i cittadini e avviando nuove forma di partecipazione democratica. Pasetto ha concluso sollecitando il Ppi romano al massimo impegno per contribuire, con la collaborazione delle forze sociali, del volontariato, delle associazioni culturali, alla nascita delle nuove istituzioni, nel segno del cattolicesimo democratico: occorre essere all'altezza della nostra storia e tradizione.

    È seguita un'ampia relazione del Prof. Tanda che ha illustrato i contenuti del Testo Unico sull'area metropolitana: si prevede, tra l'altro, un ambito sovracomunale per l'esercizio di una serie di funzioni (pianificazione territoriale, infrastrutture, piani di traffico, tutela dell'ambiente difesa del suolo, grande distribuzione commerciale); un Consiglio metropolitano di Roma, composto da 10 consiglieri eletti da ciascun consiglio comunale e da tre eletti da ciascun consiglio circoscrizionale, infine il Coordinamento Metropolitano, composto dal sindaco di ciascun Comune e dal presidente di ciascuna circoscrizione.

    Quanto ai municipi, il relatore ha richiamato l'attenzione sulla importanza dei servizi da questi gestiti: sociali e assistenza sociale, demografici, scolastici ed educativi, culturali, sportivi, manutenzione urbana, disciplina dell'edilizia privata, artigianato e commercio, polizia urbana. Tanda si è infine pronunciato a favore di un'area metropolitana "vasta" e non limitata alla provincia; e quanto al sistema elettorale, altro importante nodo da sciogliere, ha escluso la validità dell'attuale maggioritario in un processo istituzionale di lungo periodo.

    D'Ubaldo ha proposto, per assicurare a tale processo una garanzia "super partes", l'istituzione di un Difensore Civico da concordare tra maggioranza e opposizione.

    Lo Fazio ha messo in guardia dal pericolo di una città-regione voluta dalla destra al solo scopo di estendere e consolidare la propria egemonia politica, senza alcun rispetto delle esigenze di partecipazione democratica, dal basso, dei cittadini e del loro rapporto con le istituzioni in modo più diretto. Si è poi pronunciato contro il progetto delle "mini province" di Velletri e Civitavecchia che non avrebbero, tra l'altro, le risorse finanziarie per esistere.

    Anche Dalia si è espresso a favore di un'area metropolitana vasta, nell'ambito della quale, con il nuovo piano regolatore, saranno spesi oltre 2000 miliardi per trasformare le periferie in veri e propri quartieri di Roma. Dalia ha espresso riserve sull'ipotesi del Difensore Civico, data l'assoluta mancanza di senso delle istituzioni dimostrata dal Polo anche in recenti occasioni.

    Al termine dell'incontro Cascino ha distribuito ai presenti un questionario rigorosamente anonimo, per raccogliere opinioni e suggerimenti sull'attività di formazione all'interno del partito, i temi trattati, la conduzione dei lavori, il grado di interesse e di coinvolgimento dei partecipanti. Saranno le risposte a decidere se andare avanti: chiunque - e sono tanti - abbia potuto constatare il successo dei "percorsi formativi" di quest'anno, se lo augura.


    IL GIORNALE 21 dicembre 2000
    Area metropolitana? Un bluff

    Rutelli porta in aula una delibera "viziata" dal mancato rispetto delle norme vigenti.

    Altolà della Provincia di Roma: seguire la legge senza fare inutile propaganda

    ROMA. Dopo il Piano regolatore, anche l'Area metropolitana. Rutelli, nonostante il suo mandato di sindaco sia in dirittura d'arrivo, in pochi giorni vorrebbe far approvare dall'aula Giulio Cesare non solo il PRG (che la città attendeva dal 1962) ma anche il testo che sancisce la volontà del Comune di Roma di far parte dell'Area metropolitana, che sarà posto oggi in discussione. La delibera, insieme ad un'altra che riguarda le municipalità, dovrebbe costituire l'impianto per la nascita della futura città metropolitana. Il condizionale è d'obbligo, poiché dalla Provincia di Roma, guidata da Silvano Moffa, è già arrivato un secco altolà a tutta la procedura, e poiché il coinvolgimento di Palazzo Valentini è essenziale, è diffide che la Città metropolitana possa vedere la luce con le discutibili incursioni della maggioranza capitolina pilotata da Rutelli.

    Nel provvedimento in discussione si configura tra l'altro un accordo tra il Comune di Roma e altri comuni limitrofi (come Fiumicino e Ciampino) per una politica comune su tutti i grandi temi, dalla pianificazione ai trasporti, alla raccolta dei rifiuti. Che l'operazione sia smaccatamente propagandistica lo dicono gli stessi numeri: finora sono solo nove i sindaci che hanno detto sì all'Area metropolitana e otto di questi, guarda caso, sono espressione del centrosinistra.

    "Come ammonivano i nostri progenitori latini errare è umano ma perseverare è diabolico - commenta l'assessore alla programmazione della Provincia di Roma Mario Canapini - non si può dire, come fa l'assessore capitolino D'Alessandro, che la giunta Rutelli applica quanto previsto dal dettato legislativo per giungere alla costituzione della Città metropolitana".

    Canapini ricorda dunque ai "distratti" assessori del Comune quali sono le norme attualmente vigenti: "L'articolo 23 del Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali del 18 agosto 2000 sancisce che ai fini della costituzione della città metropolitana il sindaco del comune capoluogo e il presidente della Provincia convocano l'assemblea dei rappresentanti degli enti locali interessati. La legge dunque prescrive che a promuovere il percorso che conduce alla costituzione del nuovo livello di governo locale siano congiuntamente il sindaco del capoluogo e il presidente dell'amministrazione provinciale".

    "Su questo tema - accusa Canapini - si debbono purtroppo registrare atteggiamenti di chiara natura strumentale ed elettoralistica. Gli amministratori pubblici devono seguire l'iter previsto dalla legge evitando fughe in avanti e forzature poco rispettose degli interessi collettivi. Depuriamo il dibattito dall'annosa questione dei confini e cerchiamo piuttosto di capire come strutturare sistemi territoriali calati nei meccanismi reticolari su cui viaggiano i mercati finanziari. La Provincia di Roma, dal canto suo, continuerà ad operare come ente di regia e coordinamento dei diversi enti locali del territorio provinciale romano, mirando a favorire lo sviluppo del territorio e a coadiuvare un opportuno processo di riforma amministrativa, in modo tale da portare Roma e tutto il suo hinterland a livello delle principali capitali continentali".

    Che si tratti di un'operazione di facciata lo ribadisce anche il capogruppo di AN in Campidoglio Marco Marsilio: "L'area metropolitana - afferma - è un obiettivo raggiungibile seguendo il percorso legislativo che prevede il coinvolgimento della Regione e della Provincia. Rutelli invece non ha voluto seguire questo percorso nemmeno quando Regione e Provincia erano amministrate dal centrosinistra. Per fare un po' di propaganda ha inventato questa sorta di accordo privato tra diversi sindaci, da far ratificare ai rispettivi consigli. Così potrà dar vita tutt'al più a una sottospecie di consorzio tra amministrazioni politicamente affini. Ma questo non può essere certo chiamato Area metropolitana".



    Notiziario speciale per la Presidenza del Consiglio, anno X, n. 50, 27 dicembre 2000
    Roma: Campidoglio contro Regione Lazio, è accentratrice

    Roma (Adnkronos) - ''Oggi appare più che mai urgente una trasformazione dell'assetto di governo metropolitano di Roma, perché emerge un dato molto preoccupante: un centralismo regionale francamente sconcertante''. Il direttore generale del Campidoglio Pietro Barrera attacca frontalmente la Regione Lazio, ricordando ''l'ultima, grave bizzarria: la decisione della giunta Storace di riprendersi la competenza, già delegata ai Comuni dalla precedente giunta Badaloni, sulla verifica dell'impatto ambientale per i parcheggi''.

    Al convegno sulla Città Metropolitana di Roma Capitale, organizzato nel salone della Protomoteca in Campidoglio dall'assessorato comunale ai rapporti istituzionali in collaborazione con l’università della "Sapienza", Barrera porta i dati sul decentramento delle funzioni amministrative avviato con la legge Bassanini: ''Delle risorse finanziarie trasferite dallo Stato, la Regione Lazio ne ha trattenute il 72,9% contro il 25,7% trasferito alle Province mentre ai Comuni è andato solo l'1,4%. E un discorso analogo riguarda il personale: 54,7% trattenuto dalla Regione, 37,3% alle Province, 8% ai Comuni.

    E' vero - aggiunge Barrera - che il Lazio non è l'unica Regione a comportarsi con un atteggiamento centralistico: purtroppo è un male assai comune, ma specie sul personale la Pisana si comporta particolarmente male. Resta il dato che al centralismo statale si sta sostituendo un centralismo regionale''.

    Anche per questo motivo, Barrera pigia il pedale sull'acceleratore per la costituzione della Città Metropolitana di Roma, ''che non sarà né un'area larga, né un'area stretta: avrà l'ampiezza delle comunità locali che vi vorranno partecipare. Quel che è certo - sottolinea il city manager capitolino - è che non è' più tollerabile che la capitale sia trattata in questo modo. E' più che mai necessario dar vita a un diverso assetto di governo: lo Stato e la Regione devono trasferire alla Città Metropolitana competenze che finora hanno gestito: noi abbiamo bisogno di decentramento e sussidiarietà, la giunta Storace sta lavorando in maniera diametralmente opposta. E trovo incredibile l'ostruzionismo della destra sulla riforma istituzionale di Roma''.


    Il Decentramento Gennaio 2001 - N° 48

    Ne abbiamo parlato con un esperto di Enti locali, Gianni Galatà: Città metropolitana: quale futuro? di Luca Leonardi

    Gianni Galatà è uno degli esponenti di punta di Forza Italia nella nostra Circoscrizione, responsabile del partito per gli Enti Locali. Autonomista convinto è stato l'artefice della proposta di legge regionale per il Comune di Roma Marittima. Lo abbiamo intervistato, a più di un anno dal referendum del 24 ottobre 1999, per saperne di più su un argomento tornato recentemente di moda.

    Allora Gianni, sembrerebbe che il Comune di Roma si stia muovendo per dare corpo alla tanto attesa "Città Metropolitana", tu credi che sia la volta buona?

    Caro direttore, penso proprio di no; le ultime iniziative del Comune sono solamente propagandistiche.

    Perché propagandistiche?

    Perché chi si aspettava una svolta attesa da ben 7 anni è rimasto ancora una volta deluso. Il Comune di Roma cerca di far passare una delimitazione della Città Metropolitana che non gli compete, o meglio che non compete solo ad esso ma anche, ed a pieno titolo, alla Provincia. Quest'ultima, infatti, ha pieni poteri di convocare, anche in assenza dell'insediamento della Conferenza Metropolitana (legge regionale 14/99), i Comuni della Provincia al fine di concordare una proposta coincidente o alternativa rispetto a quella elaborata dal Comune di Roma.

    Senza scendere troppo nel tecnico, che cosa, in sostanza, sta facendo il Comune?

    Prima di rispondere a questa domanda permettimi di far notare ai lettori che questa Giunta e questo Sindaco si sono distinti per aver fatto, in materia di decentramento, esattamente il contrario di ciò che avevano promesso agli elettori.

    Questa amministrazione ha centralizzato: i procedimenti di rilascio delle concessioni edilizie, le biblioteche circoscrizionali (attraverso la figura dell'Istituzione), l'informazione (senza dare alcuno spazio garantito alle Circoscrizioni), tanto per fare alcuni esempi. A questo possiamo aggiungere la riduzione del personale circoscrizionale a beneficio dei tanti "uffici speciali centralizzati"; la continua violazione delle prerogative circoscrizionali compiute mediante la mancata risposta a interrogazioni di iniziativa circoscrizionale; la mancata assegnazione di personale per il Servizio Giardini. Meglio fermarsi qui.

    Ma che cosa mi dici riguardo le modifiche proposte lo scorso novembre, che hanno riempito le pagine dei giornali romani?

    Fumo negli occhi, ecco cosa sono, e ti spiego perché. Alcune di queste proposte in tema di decentramento (copiate male da quelle di Forza Italia) riguardano modifiche di forma, come il nome delle Circoscrizioni (che si chiameranno Municipi), lo stemma circoscrizionale, la fascia porpora e oro ai Presidenti delle Circoscrizioni stesse. Altre modifiche dovrebbero essere di sostanza ma in realtà sono monche o indefinite.

    Ci puoi fare un esempio?

    Hai presente il meccanismo delle scatole vuote? Che senso può avere qualsiasi modifica se non si riconosce la personalità giuridica e l'autonomia burocratica alle Circoscrizioni; se non si quantificano le risorse finanziarie e personali minime; se si rinvia ogni contenuto effettivo del decentramento a quel Regolamento che, oltretutto, si prevede già in partenza derogato e mutilato da altri Regolamenti (contabilità, uffici e servizi, vigili urbani). Senza contare che nell'elenco delle materie conferite alle circoscrizioni mancano (clamorosamente) affissioni e pubblicità, pianificazione particolareggiata, verde pubblico di quartiere, traffico, mercati rionali….

    Allora non c'è speranza di cambiamento?

    Difficile cambiare attraverso una proposta così raccogliticcia messa in piedi per poter dire ai cittadini che ciò che era stato promesso è stato mantenuto. È proprio il sistema stesso che impedisce cambiamenti.

    Spiegati meglio...

    Ti ricordi la Legge 265 approvata nel mezzo della campagna referendaria, il 6 agosto 1999?

    Quella legge ha, tra l'altro, cancellato la potestà legislativa regionale in materia di organizzazione delle città metropolitane e non parla più di possibile trasformazione delle circoscrizioni in Comuni metropolitani.

    La legge regionale 14/99 (causa un ritardo di pubblicazione) è nata inapplicabile in quanto sopravanzata dalla legge 265/99 ed in contrasto con essa proprio nella parte in cui attribuiva alla Conferenza Metropolitana (da convocarsi in Provincia dal presidente della Regione con la partecipazione di tutti i Sindaci dei Comuni della provincia) il potere di attivare il procedimento istitutivo della Città Metropolitana.

    E la legge Prisco?

    Vedi, accortasi dell'inapplicabilità della legge 265, la maggioranza di centrosinistra ha presentato in Parlamento un disegno di legge se possibile ancora più incostituzionale della 265. Infatti, questo disegno di legge prevede un ente nuovo denominato Città di Roma distinto sia dal Comune, sia dalla Provincia, sia dalla sovrapposizione tra Comune e Provincia, in violazione sia all'art. 114 della Costituzione sia all'art. 133 Cost. in materia di modifica dei confini degli enti locali. Il disegno di legge prevede anche la suddivisione del Comune di Roma in Comuni Metropolitani cosa che, pur auspicabile, non può essere imposta per legge, pena la violazione del potere discrezionale della Regione Lazio ai sensi dell'art. 133 comma secondo della Costituzione.

    E il disegno di legge costituzionale sul federalismo?

    Se per un verso va bene, almeno nella parte in cui prevede tra gli enti locali anche le Città metropolitane, devo far notare che quel progetto riserva allo Stato, in via esclusiva, l'ordinamento degli enti locali, estromettendo da tale materia tanto la Regione Lazio quanto la futura Città Metropolitana e questo, in tema di federalismo, no mi sembra affatto corretto.

    Ma come se ne esce da questa situazione?

    Con una buona dose di realismo e di buona volontà. Alla proposta della Giunta Comunale rispondiamo con una serie di emendamenti che hanno lo scopo di dare alle Circoscrizioni un volto giuridico nuovo. Non diciamo no a priori alle proposte della Giunta perché siamo consapevoli che, almeno per il momento, di più non si può ottenere; ma devono essere recuperati quei principi bocciati dalla Giunta in occasione dell'approvazione del nuovo regolamento.

    Ce ne puoi elencare qualcuno?

    Per esempio l'introduzione del principio di sussidiarietà non solo orizzontale (rapporto società civile/ istituzioni) ma anche verticale (rapporto Comune-Circoscrizioni); attribuzione alle Circoscrizioni della soggettività giuridica; introduzione di una concertazione Comune Circoscrizioni prima del conferimento di nuove funzioni dal Comune alle Circoscrizioni; statutizzazione dell'autonomia di bilancio e della compartecipazione percentuale alle entrate riscosse in Circoscrizione; affidamento alle Circoscrizioni del Servizio affissioni e pubblicità. Ecco, questi sono alcuni degli emendamenti proposti. Magari con una aggiunta personale.

    Che cosa proponi, ancora?

    Che i Presidenti delle Circoscrizioni siano equiparati a tutti gli effetti ai Consiglieri Comunali e che siedano a pieno titolo in Consiglio Comunale.

    Ci sono speranze che questi emendamenti passino?

    Me lo auguro; Forza Italia darà battaglia sia in Consiglio Comunale che in tutte le Circoscrizioni.



    SEDICINEWS – Giornale telematico 6 gennaio 2001

    Un ordine del giorno approvato dal consiglio comunale esprime la preoccupazione che il principio della contiguità territoriale, attualmente previsto come base per la aggregazione dei comuni, escluda l’ingresso di Olevano Romano nella futura area, visto che potrebbero non aderirvi altre cittadine territorialmente più vicine a Roma. Il principio, quindi, attribuirebbe una sorta di "diritto di precedenza" nella scelta dell’adesione o meno ai comuni più vicini alla capitale rispetto agli altri



    Olevano vuole l’area metropolitana. "E’ la nostra realtà storica e culturale"
    di MASSIMO SBARDELLA

    Olevano Romano - Nonostante Olevano Romano sia il comune della provincia di Roma più lontano dalla capitale e confini per oltre tre quarti del suo territorio con la provincia di Frosinone, rivendica a gran voce la propria appartenenza alla nascente area metropolitana. Lo fa con un ordine del giorno approvato dal consiglio comunale, nel quale traspare la preoccupazione che il principio della contiguità territoriale, attualmente previsto come base per la aggregazione dei comuni, escluda l’ingresso di Olevano Romano nella futura area metropolitana, visto che potrebbero non aderirvi altre cittadine territorialmente più vicine a Roma. Un principio, quello della contiguità territoriale, che quindi attribuirebbe una sorta di "diritto di precedenza" nella scelta dell’adesione o meno ai comuni più vicini alla capitale rispetto agli altri. "E’ l’aggettivo "Romano" – spiega il sindaco, Guido Milana – a sottolineare l’appartenenza della nostra città alla provincia di Roma, la sua perfetta integrazione con la capitale. Ad Olevano si va orgogliosi del fatto che il nostro Comune, unico in Italia, si può fregiare nel suo stemma della sigla Spqr. Una concessione che Roma ci fece nel lontano 1300 per i servigi resi alla capitale dai cittadini di Olevano. Senza contare che siamo stati a lungo il confine dello Stato Pontificio". L’integrazione con Roma, quindi, non sarebbe un’invenzione di comodo, ma una realtà con fondamenti storici, politici e culturali. Un legame solido anche oggi, con oltre 800 famiglie che traggono reddito da lavoro nella capitale. Tantissimi, infatti, sono i cittadini che ogni mattina si recano a Roma, mentre nessuno ha scelto Frosinone, seppure geograficamente più vicino. Non solo una questione di prestigio e di cuore, ma anche perché la viabilità, i trasporti ed il mercato (per le produzioni locali di olio e vino) rendono Olevano molto più "vicino" a Roma che non al capoluogo ciociaro. Ovvio, quindi, che nella nascente area metropolitana di Roma, Olevano abbia tutto l’interesse ad entrarne a far parte, tanto da aver approvato un ordine del giorno in consiglio comunale nel quale non solo si esprime la ferma volontà di aderire ma si esprimono grosse preoccupazioni per i criteri con cui la nuova città metropolitana verrà composta. "La preoccupazione maggiore – prosegue Milana – è che il processo in atto produca un’area metropolitana a macchia di leopardo. Il concetto di contiguità territoriale dovrà essere in qualche modo superato, se non dalla volontà dei Comuni, da adeguati strumenti normativi che la impongono. Non si potrà, infatti, digerire che ad impedire il nostro ingresso nell’area metropolitana sia qualche Comune che ha la fortuna di trovarsi geograficamente tra Olevano e Roma unita alla miopia di non saper cogliere questo virtuoso processo di sviluppo. Tanto per fare un esempio, non possiamo accettare di rimanere fuori dall’area metropolitana solo perché comuni estesi ma con pochi abitanti decidano di non aderire, tagliandoci così fuori da quella contiguità geografica oggi indispensabile". L’ordine del giorno del consiglio comunale di Olevano Romano è stato inviato agli organismi sovracomunali affinché si intervenga per tutelare una volontà non solo legittima ma sancita da oltre 700 anni di storia e di legami con la capitale.
     


    La Repubblica del 16 gennaio 2001
    Municipi: rissa in Campidoglio. Manca il numero legale e la seduta salta. La maggioranza ci riprova oggi

    È scontro sempre più duro tra maggioranza e opposizione in Campidoglio. Ieri era previsto, dalle 13 alle 20, il dibattito e l’eventuale voto sulle due delibere che prevedono l’istituzione dei municipi e la delimitazione dell’area metropolitana. Ma nell’aula Giulio Cesare il dibattito non è nemmeno iniziato: hanno risposto all’appello soltanto 28 consiglieri di maggioranza (il numero legale è 31).

    La conferenza dei capigruppo — alla quale non ha preso parte il Polo — ha riconvocato la seduta per oggi (dalle 17 a mezzanotte) e per giovedì e venerdì. La maggioranza conta di votare entro le 19 di oggi la delibera sui municipi (per la quale sono necessari 41 voti, prevedendo una modifica dello Statuto) e di procedere poi con la discussione di quella sull’area metropolitana. Questa seconda delibera è accompagnata da 150 emendamenti, è quindi probabile che il voto slitti a giovedì. "Ormai è chiaro — dice il coordinatore della maggioranza capitolina Roberto Morassut — la destra è dominata dall’estremismo di An e di Storace. L’autonomia dei centristi, Forza Italia e Ccd, è schiacciata: eppure avevano mostrato disponibilità sulla città metropolitana". "La destra — aggiunge Morassut — vuole svuotare l’aula prima del legale scioglimento previsto per il 28. Hanno deciso di passare dall’ostruzionismo all’eversione, vengono in aula solo per paralizzare i lavori oppure la disertano completamente.

    Così il Polo si schiera contro il decentramento e la nascita della grande Roma che migliorerà l’amministrazione pubblica della città. La maggioranza non accetterà questo ostruzionismo e costringerà il Polo ad approvare queste riforme utili per la città e per la vita quotidiana dei romani". Accuse che il Polo rispedisce al mittente: "Il consiglio era convocato per le 13 — spiega Dino Gasperini, capogruppo del Ccd — e un’ora di attesa è stato un termine sufficientemente vergognoso. Dopo aver aspettato per 60 minuti, abbiamo pensato di far capire ai romani che la maggioranza non c’è più: se ha i numeri, lo dimostri. Il Consiglio andava chiuso al momento delle dimissioni del sindaco".

    Si chiameranno ancora presidenti ma già dalle elezioni di primavera saranno scelti dai cittadini. Previste norme anti-ribaltone. Minisindaci, stavolta li votiamo noi. Elezione diretta, più poteri: oggi il Campidoglio vara i 19 nuovi municipi. di Elisabetta Cantone

    Sulla spalla destra porteranno fieri la fascia giallo-amaranto con i colori di Roma e l’emblema SPQR. Mentre nelle cerimonie ufficiali potranno indossare il tricolore. Proprio come il primo cittadino. Del resto sia pur con un appellativo diverso (si chiameranno presidenti) e uno stipendio inferiore (sei milioni netti contro i circa il doppio) saranno dei veri e propri minisindaci: anche loro verranno eletti direttamente e potranno scegliersi la squadra (una Giunta composta da quattro assessori) e avvalersi della collaborazione di consulenti esterni. Avranno poteri più forti e maggiori competenze: gestiranno i servizi sociali e culturali, educativi e demografici; quelli legati alla manutenzione urbana, all’edilizia privata e alle iniziative per lo sviluppo nei settori del commercio e dell’artigianato. E, soprattutto, avranno risorse economiche: un Bilancio annuale (con l’obbligo del pareggio) e un altro pluriennale della stessa durata del Campidoglio, in modo da programmare gli investimenti.

    Governerà, quest’esercito di minisindaci, sui diciannove nuovi Municipi che, salvo imprevisti dell’ultimora (mancanza del numero legale, per esempio) il consiglio comunale varerà questo pomeriggio. La seduta è convocata dalle 13 alle 20. Il voto è previsto per le 16,30. In prima chiamata, trattandosi di una modifica dello Statuto, sono necessari 41 sì. Poi ne basteranno 31, ma la votazione dovrà essere ripetuta e ottenere lo stesso risultato per due volte di seguito. AN ha preannunciato l’ostruzionismo. Per approvare il provvedimento la maggioranza, che ha 32 voti più quello di Francesco Rutelli, dovrà presentarsi compatta nell’Aula Giulio Cesare.

    Addio vecchie Circoscrizioni, dunque. Non più Seconda, Terza e così via, ma nomi come Roma-centro storico o Roma-Appio. Non più possibilità di ribaltoni com’è avvenuto di recente in Prima e in Quarta che sono passate al centrodestra con buona pace di chi le amministrava. Con i Municipi questo non accadrà. "E no, un presidente scelto direttamente dai cittadini, come avverrà già in primavera - precisa l’assessore ai Rapporti istituzionali, Giancarlo D’Alessandro - mica potrà essere sfiduciato dal suo Consiglio per essere sostituito dalla sera alla mattina come niente fosse. In caso di sfiducia, infatti, si tornerà alle urne". Nasce da questa modifica dello Statuto, l’alba del Terzo Millennio della capitale. Una nuova era che porterà, nel giro di qualche anno alla costituzione della Città Metropolitana. D’Alessandro ne è convinto. Dice: "Questa potrebbe essere l’ultima volta che eleggiamo il primo cittadino di Roma. Tempo due anni e la riforma avviata con l’autogoverno locale (i Municipi) e la delimitazione territoriale dell’Area Metropolitana (già 25 Comuni dell’hinterland hanno approvato la delibera e altri 10 si apprestano a farlo) ci porteranno alla Città Metropolitana, che sarà guidata, appunto, da un governatore e non più da un sindaco". La Grande Roma, insomma. Il sogno di Francesco Rutelli. Lo schema di decentramento c’è tutto e i fondi di Roma Capitale sono già a disposizione. Ma se sulla modifica dello Statuto che trasforma le Circoscrizioni in Municipi non ci dovrebbero essere problemi (anche se dovesse perdere il Campidoglio, il Polo che ha già quattro Circoscrizioni conta di ottenerne la metà se non di più alle prossime amministrative), è proprio sulla delibera (già approvata dalla Giunta) con la quale si chiede alla Regione di procedere alla delimitazione territoriale dell’Area Metropolitana, che l’opposizione darà battaglia. "Non passerà così facilmente - avverte il capogruppo di AN, Marsilio - e annuncia cento emendamenti: in sette anni l’amministrazione Rutelli ha avuto tutto il tempo per farlo. Adesso, a fine mandato, ci chiedono di votare riforme che scavalcano Regione e Provincia per appuntarsi un’altra stelletta sul petto. Dovranno farlo senza contare sul nostro aiuto".

    QUI CENTROSINISTRA
    Palombi: "Una riforma che ci avvicina alla gente". "E’ un provvedimento che aspettiamo ormai da molti anni".

    Così Nicola Palombi, a capo della coalizione di centrosinistra che governa sulla XVIII circoscrizione (Primavalle): "Le Circoscrizioni non sono più in grado di dare le pronte risposte che i cittadini richiedono. Adesso anche per tagliare gli alberi nel territorio di nostra competenza o per cose analoghe, dobbiamo necessariamente passare per l’amministrazione centrale. Purtroppo la riforma, anche se attesa da tutti, è molto limitata rispetto al trasferimento di competenze di cui i nuovi Municipi avrebbero bisogno".

    QUI POLO
    Clarke: "Competenze vaghe su viabilità e urbanistica"

    Non salta di gioia, Marco Daniele Clarke, presidente della XX, da sempre roccaforte della destra, e precisa di aver già presentato alcune modifiche alla proposta di deliberazione che il Consiglio voterà oggi. Perché, spiega: "Così com’è prevede cambiamento più nominale che sostanziale, mentre le attribuzioni indicate sono assolutamente insufficienti. Nulla si dice rispetto alle competenze dei nuovi Municipi per urbanistica e grandi opere. Per esempio, sono escluse quelle relative alla grande distribuzione e non vengono conferite di nuove in materia di trasporti, viabilità, rapporti con l’Ama, con l’Atac e così via".



    Il Resto del Carlino martedì 16 gennaio 2001 (www.ilrestodelcarlino.it)
    Il Comune di Roma diventa area metropolitana. Superpoteri per il sindaco. Ds spingono, An frena. di Elena G. Polidori

    ROMA – E’ uno scontro politico che supera – e di parecchio – il perimetro di quella che sarà la futura area metropolitana di Roma, coinvolgendo le sorti della campagna elettorale nazionale appena iniziata. Lo scranno di Rutelli è ancora caldo e il consiglio comunale della capitale (maggioranza Ds) vuole portare a termine, in fretta, il "sogno" del candidato premier del centrosinistra: la Grande Roma, un’area metropolitana di oltre 25 comuni, più la trasformazione delle attuali 19 circoscrizioni in altrettanti "municipi", guidati da un presidente più quattro assessori. E con a capo di tutto un governatore a cui sarà affidata la gestione delle grandi infrastrutture, nonché l’indirizzo politico.

    Una rivoluzione che trasformerà Roma nel primo esempio di città metropolitana: la legge quadro ne prevede infatti altre nove, ma la capitale (aveva giurato Rutelli) "dovrà essere la prima, dare il buon esempio: passato il Giubileo approveremo le necessarie delibere".

    Tutto pronto, allora? Piano. Rutelli, all’epoca del progetto, non aveva fatto i conti con Storace. E, si sa, fare i conti senza l’oste, anzi senza il governatore della Regione può portare una sfortuna tremenda. Specie se è Storace. Specie se quel medesimo progetto, una volta legge, vedrebbe diminuito di un terzo il potere della sua Regione. Risultato: fulmini e saette. Per non parlare poi della Provincia: all’attuale presidente di An, Silvano Moffa, non resterà che un ruolo di pura tappezzeria politica. Alla guerra, allora. An contro i Ds, proprio come ai bei tempi.

    "Questa roba – ha infatti avvertito ieri minaccioso il capogruppo di An in Campidoglio, Marco Marsilio – non la faremo passare: in sette anni l’amministrazione Rutelli ha avuto tutto il tempo. Adesso, a fine mandato, ci chiedono di votare riforme che scavalcano Regione e Provincia per appuntarsi un’altra stelletta sul petto: dovranno farlo senza contare sul nostro aiuto".

    La maggioranza conta di presentarsi compatta oggi in consiglio, mentre An minaccia un pesante ostruzionismo: cento emendamenti. E non se ne parli più.

    Comunque, che cosa potrebbe accadere a Roma? Primo passo: le circoscrizioni si trasformeranno in "municipi", con autonomia di bilancio, nella gestione del patrimonio e dei servizi. Cambieranno anche nome e anziché il numero dovranno trovare un’appropriata denominazione" (es. Roma-Appio, Roma-Primavalle, Roma-Centro Storico). Dei veri Comuni, insomma, guidati da altrettanti "sindaci metropolitani" eletti direttamente dai cittadini per la durata di cinque anni (guadagneranno sei milioni netti al mese) e che verranno affiancati da quattro assessori. Il potere centrale, quello del Campidoglio per intenderci, resterà, ma con poteri di gestione generale e di indirizzo politico. Il sindaco diventerà governatore della Grande Roma. E per il romanista Storace questo è davvero l’affronto peggiore…


    Il Nuovo – Roma – La città - 18 gennaio 2001 (www.ilnuovo.it)
    Arriva il sì all'area metropolitana. Il Consiglio comunale ha approvato oggi l'ingresso della Capitale nel progetto metropolitano. Le circoscrizioni diventeranno municipi. Avevano già aderito Monteporzio, Ciampino e Frascati

    Roma - Via libera del Consiglio comunale alla delibera con cui la Capitale decide di far parte della futura area metropolitana di Roma.

    Con questo provvedimento, approvato con 33 sì della maggioranza, un no di Forza Italia i e con i consiglieri An e Ccd che non hanno partecipato al voto, si chiede anche alla Regione Lazio di delimitare i confini dell'area, secondo le adesioni dei vari comuni dell'hinterland. Si prevede la costituzione del Consiglio dell'area metropolitana, il nuovo parlamentino che sarà composto da 10 consiglieri di ogni comune, più 3 consiglieri per ogni circoscrizione, futuri municipi. "Ma l'assemblea sarà operativa solo più avanti, una volta costituita l'area" ha spiegato il consigliere comunale dei Ds Nicola Galloro. L'esecutivo sarà composto dai sindaci dei comuni che faranno parte dell'area metropolitana e dai i presidenti delle circoscrizioni-municipi di Roma. Già altri 25 comuni dell'hinterland, tra cui Monteporzio, Ciampino e Frascati, hanno deciso di aderire, e un'altra decina si appresta a farlo, come Tivoli, Subiaco e Palestrina. Con la delibera che trasforma le 19 circoscrizioni in municipi, con tanto di mini-sindaci, e che domani o al massimo lunedì potrebbe avere il sì definitivo dell'aula, si comincia a definire il quadro della nuova dimensione metropolitana della città. La delibera sull'istituzione dei municipi aveva ottenuto oggi, in apertura di seduta, il secondo voto favorevole (sono necessarie in tutto tre votazioni) con 31 sì della maggioranza, 2 no di An e 4 astenuti di Ccd e Forza Italia. La votazione del provvedimento sull'area metropolitana, invece, è stata resa più rapida dalla decisione del Polo di ritirare i circa 150 emendamenti presentati, preferendo lo svolgimento di un dibattito più approfondito.

    (omissis)


    IL NUOVO
     
    Arriva il sì all'area metropolitana. Il Consiglio comunale ha approvato oggi l'ingresso della Capitale nel progetto metropolitano. Le circoscrizioni diventeranno municipi. Avevano già aderito Monteporzio, Ciampino e Frascati

    ROMA - Via libera del Consiglio comunale alla delibera con cui la Capitale decide di far parte della futura area metropolitana di Roma. Con questo provvedimento, approvato con 33 sì della maggioranza, un no di Forza Italia i e con i consiglieri An e Ccd che non hanno partecipato al voto, si chiede anche alla Regione Lazio di delimitare i confini dell'area, secondo le adesioni dei vari comuni dell'hinterland. Si prevede la costituzione del Consiglio dell'area metropolitana, il nuovo parlamentino che sarà composto da 10 consiglieri di ogni comune, più 3 consiglieri per ogni circoscrizione, futuri municipi. "Ma l'assemblea sarà operativa solo più avanti, una volta costituita l'area" ha spiegato il consigliere comunale dei Ds Nicola Galloro. 

    L'esecutivo sarà composto dai sindaci dei comuni che faranno parte dell'area metropolitana e dai i presidenti delle circoscrizioni-municipi di Roma. Già altri 25 comuni dell'hinterland, tra cui Monteporzio, Ciampino e Frascati, hanno deciso di aderire, e un'altra decina si appresta a farlo, come Tivoli, Subiaco e Palestrina. Con la delibera che trasforma le 19 circoscrizioni in municipi, con tanto di mini-sindaci, e che domani o al massimo lunedì potrebbe avere il sì definitivo dell'aula, si comincia a definire il quadro della nuova dimensione metropolitana della città. La delibera sull'istituzione dei municipi aveva ottenuto oggi, in apertura di seduta, il secondo voto favorevole (sono necessarie in tutto tre votazioni) con 31 sì della maggioranza, 2 no di An e 4 astenuti di Ccd e Forza Italia. La votazione del provvedimento sull'area metropolitana, invece, è stata resa più rapida dalla decisione del Polo di ritirare i circa 150 emendamenti presentati, preferendo lo svolgimento di un dibattito più approfondito. Il Polo, con il capogruppo di An Marco Marsilio, in precedenza aveva chiesto e ottenuto di mettere in votazione una delibera che dà il via libera definitivo ad una lottizzazione nell'area di Cinquina-Bufalotta: case di 4-5 piani per un totale di circa 200mila metri cubi, che saranno costruite da cooperative di famiglie. ''E' un atto di giustizia per queste famiglie - ha spiegato Marsilio - dopo l'approvazione delle compensazioni in favore dei grandi proprietari''. La delibera è stata approvata con 27 sì di parte della maggioranza, di An e Ccd, 10 no di Verdi, Rifondazione, Movimento sociale Fiamma Tricolore e Forza Italia e due astenuti, Rita Bernardini (Lista Pannella) e Montini (Verdi). Intorno alle 21,15 il consiglio comunale si è chiuso perché è mancato il numero legale nella votazione sulla 
    richiesta di proseguire i lavori fino alle 23. (18 GENNAIO 2001; ORE 21:58)

    IL NUOVO – La Città

    Arriva il sì all'area metropolitana. Il Consiglio comunale ha approvato oggi l'ingresso della Capitale nel progetto metropolitano. Le circoscrizioni diventeranno municipi. Avevano già aderito Monteporzio, Ciampino e Frascati
     
    ROMA - Via libera del Consiglio comunale alla delibera con cui la Capitale decide di far parte della futura area metropolitana di Roma. Con questo provvedimento, approvato con 33 sì della maggioranza, un no di Forza Italia i e con i consiglieri AN e Ccd che non hanno partecipato al voto, si chiede anche alla Regione Lazio di delimitare i confini dell'area, secondo le adesioni dei vari comuni dell'hinterland. Si prevede la costituzione del Consiglio dell'area metropolitana, il nuovo parlamentino che sarà composto da 10 consiglieri di ogni comune, più 3 consiglieri per ogni circoscrizione, futuri municipi.

    "Ma l'assemblea sarà operativa solo più avanti, una volta costituita l'area" ha spiegato il consigliere comunale dei Ds Nicola Galloro. L'esecutivo sarà composto dai sindaci dei comuni che faranno parte dell'area metropolitana e dai i presidenti delle circoscrizioni-municipi di Roma. Già altri 25 comuni dell'hinterland, tra cui Monteporzio, Ciampino e Frascati, hanno deciso di aderire, e un'altra decina si appresta a farlo, come Tivoli, Subiaco e Palestrina.

    Con la delibera che trasforma le 19 circoscrizioni in municipi, con tanto di mini-sindaci, e che domani o al massimo lunedì potrebbe avere il sì definitivo dell'aula, si comincia a definire il quadro della nuova dimensione metropolitana della città. La delibera sull'istituzione dei municipi aveva ottenuto oggi, in apertura di seduta, il secondo voto favorevole (sono necessarie in tutto tre votazioni) con 31 sì della maggioranza, 2 no di An e 4 astenuti di Ccd e Forza Italia. La votazione del provvedimento sull'area metropolitana, invece, è stata resa più rapida dalla decisione del Polo di ritirare i circa 150 emendamenti presentati, preferendo lo svolgimento di un dibattito più approfondito. Il Polo, con il capogruppo di An Marco Marsilio, in precedenza aveva chiesto e ottenuto di mettere in votazione una delibera che dà il via libera definitivo ad una lottizzazione nell'area di Cinquina-Bufalotta: case di 4-5 piani per un totale di circa 200mila metri cubi, che saranno costruite da cooperative di famiglie. ''E' un atto di giustizia per queste famiglie - ha spiegato Marsilio - dopo l'approvazione delle compensazioni in favore dei grandi proprietari''. La delibera è stata approvata con 27 sì di parte della maggioranza, di An e Ccd, 10 no di Verdi, Rifondazione, Movimento sociale Fiamma Tricolore e Forza Italia e due astenuti, Rita Bernardini (Lista Pannella) e Montini (Verdi). Intorno alle 21,15 il consiglio comunale si è chiuso perché è mancato il numero legale nella votazione sulla richiesta di proseguire i lavori fino alle 23. (18 GENNAIO 2001; ORE 21:58)

    SEDICINEWS GIORNALE TELEMATICO
    Anno III – n. 3 Sabato 20 gennaio 2001

    Le circoscrizioni diventano municipi, più poteri ai "Mini-sindaci". Nasce l’Area Metropolitana di Roma
    di DANILO CRETARA

    Roma - Istituzione dei municipi e delimitazione dell’area metropolitana. Con queste due delibere il Consiglio comunale introduce il decentramento nella Capitale. Per l’approvazione della prima è stata necessaria una procedura particolare di tre votazioni, poiché è andata a modificare lo Statuto capitolino (in particolare agli articoli 24, 26, 27). Nella prima in cui si richiedevano 41 voti favorevoli sui 60 totali, non si è riusciti ad approvare la delibera; l’opposizione non ha votato e la maggioranza ha raggiunto 32 favorevoli. Un numero sufficiente per la seconda e la terza votazione, che richiedevano soli 31 voti. I municipi sostituiranno le attuali circoscrizioni: sarà prevista l’elezione diretta del presidente che avrà più poteri riguardo al bilancio, alle assunzioni e agli incarichi speciali. Inoltre il cosiddetto "mini-sindaco" potrà disporre di una sua giunta con quattro assessori con poteri uguali agli attuali comuni. Due potranno anche essere chiamati dall’esterno. É il primo passo verso il decentramento amministrativo, che vedrà la costituzione dei comuni metropolitani con le prerogative costituzionali di un Comune, mentre i nuovi municipi vivono ancora di poteri delegati seppur molto ampi. L’assemblea capitolina ha poi sancito l’adesione del Comune di Roma alla costituenda Area Metropolitana. Compito della Regione sarà ora procedere alla delimitazione territoriale dell’Area, coincidente con il territorio dei comuni che hanno aderito (sono 25 oltre a Roma, Ciampino e Fiumicino) e definire un ambito sovracomunale per l’esercizio coordinato di varie funzioni, quali: la pianificazione territoriale metropolitana; reti infrastrutturali e servizi di rete; piani di traffico intercomunale; tutela e valorizzazione dell’ambiente e rilevamento dell’inquinamento acustico e atmosferico; interventi di difesa del suolo e di tutela idrogeologica; raccolta, distribuzione e depurazione delle acque; smaltimento dei rifiuti; grande distribuzione commerciale. Sarà costituito un Consiglio metropolitano di Roma composto di 10 consiglieri eletti da ciascun Consiglio comunale e tre da ciascun Consiglio circoscrizionale con compiti d’indirizzo e controllo sul processo di costituzione dell’area metropolitana. Inoltre, sarà creato un coordinamento metropolitano composto dal sindaco di ciascun Comune e dal presidente di ciascun municipio (le attuali circoscrizioni) del Comune di Roma. Si riunirà una volta al mese con il compito di incentivare la collaborazione tra i Comuni in particolare nei settori dei servizi culturali, educativi e sociali.

    ANCITEL - IL GIORNALE DEI COMUNI del 22/01/2001
    ROMA: OK Consiglio Comunale area metropolitana

    Il Consiglio comunale di Roma ha dato il via libera alla costituzione della città metropolitana, così come prevede la riforma degli enti locali. Intanto, ai comuni che hanno dato la loro adesione, si sono aggiunti altri 25 che stanno deliberando la loro partecipazione, mentre altri 14 stanno decidendo. Stando alle prime adesioni, la città metropolitana di Roma potrebbe estendersi da Civitavecchia a Subiaco, comprendendo i Castelli Romani, ad esclusione di Velletri che probabilmente diventerà provincia a sé. Con la deliberazione del Consiglio comunale di Roma, la capitale è la prima delle nove grandi città a varare il super-comune che prevede un’autorità centrale con tanti "municipi" autonomi anche dal punto di vista finanziario (L’I.C.I., ad esempio, sarà pagata all’amministrazione del proprio quartiere). Le attuali circoscrizioni diventeranno dei "comuni" e assumeranno il nome della zona (Centro Storico, Appio, Tuscolano, ecc.) che pertanto non saranno più distinte dagli attuali numerali (prima, seconda, terza, ecc., circoscrizione). Ogni mini-città avrà un suo Presidente eletto direttamente, la giunta con 4 assessori e un consiglio costitutivo da 25 elementi. (Ids)


    Il Manifesto del 24 gennaio 2001
    Un piano forte metropolitano di Ella Baffoni

    (Omissis) Terzo punto dolente, la questione della città metropolitana...

    E' stata una delle grandi speranze degli anni '90, un'occasione perduta. Colpa dell'intero sistema politico nazionale che ha mostrato il suo carattere conservatore, ha temuto l'abolizione dell'istituzione provinciale, la messa in discussione un modello che produce ceto politico. Costruendo le 19 centralità diffuse, sostiene con ragione Paolo Berdini, si è voluto chiudere il decentramento nei confini urbani, oltre "sunt leones". Ma Roma non può non farsi carico della sua area metropolitana, anche se nel piano regolatore non c'è nemmeno l'accenno, nemmeno la documentazione del mosaico dei piani regolatori confinanti. E' un discorso da riaprire, un bandolo da cui può partire la campagna elettorale. Intanto, un'avvertenza: associazioni e comitati non accetterebbero passivamente un'eventuale approvazione del nuovo piano regolatore con decreto prefettizio, durante il commissariamento. La fase delle osservazioni pubbliche, in quel caso, sarebbe ingestibile: i comitati ne presenterebbero valanghe. Che ci sia voglia di dibattito sul futuro di Roma lo dimostra il moltiplicarsi di appuntamenti di associazioni e comitati. Perché la sinistra non promuove, in campagna elettorale, una discussione aperta e approfondita?



    Il Nuovo – Roma – La città 1 marzo 2001 (www.ilnuovo.it)
    Federalismo, Roma Capitale. Con la nuova legge, inserito anche lo status dell’Urbe. Per l'Ulivo è il coronamento di una lunga battaglia politica. di Laura Trovellesi Cesana

    Roma - La città eterna avrà lo status di "Capitale della Repubblica". La dicitura, che per il momento non conferisce speciali poteri agli amministratori, comparirà presto nella Carta Costituzionale. Quando il Senato, probabilmente entro la prossima settimana, avrà varato in via definitiva la riforma federalista dello Stato approvata ieri dall'assemblea di Montecitorio. Sì, perché c'è anche l'elevazione di Roma al massimo rango di "Capitale della Repubblica" da imprimere nella carta fondamentale dello Stato nelle tante novità contenute in quella riforma approvata in un clima di aspre polemiche.

    Al momento, Roma Capitale della Repubblica, è solo una definizione ma dalla prossima legislatura, quella dicitura potrà consentire il varo di una o più leggi ordinarie destinate proprio a migliorare la città eterna.

    Parla, infatti, di "una grande vittoria per Roma" il parlamentare diessino Carlo Leoni, segretario regionale del Lazio, sottolineando come l'approvazione della riforma costituzionale che contiene ''finalmente l'inserimento in Costituzione del ruolo di Roma come capitale della Repubblica", sia "il risultato dell'iniziativa parlamentare dell'Ulivo, che sul tema aveva da tempo presentato due proposte di legge, una al Senato, prima firmataria Franca Prisco, l'altra alla Camera, primo firmatario Walter Veltroni''. Leoni, inoltre non risparmia una frecciata al centrodestra, in particolare diretta al presidente della Regione Lazio: ''Il fatto che, anche su questo tema, il Polo si sia tirato indietro, non partecipando alle votazioni, dimostra che i proclami di Storace sul ruolo di Roma erano solo chiacchiere in libertà''.


    Il Nuovo – Roma – La città - 2 maggio 2001 (www.ilnuovo.it)
    "Un patto per Roma Capitale". Walter Veltroni scrive ai candidati premier. Chiede un impegno perché vengano garantiti finanziamenti adeguati al nuovo status della città. A prescindere da chi siederà a Palazzo Chigi. di Mara Montanari

    ROMA - Prima che i giochi siano fatti, le schede scrutinate e nuovi inquilini siedano a Palazzo Chigi e in Campidoglio, Walter Veltroni vuole stringere un patto, stilare un accordo con i candidati premier.

    La proposta l'ha inviata tramite una lettera - di quattro pagine - recapitata, oggi, a Francesco Rutelli, Silvio Berlusconi e tutti gli aspiranti presidenti del consiglio. L'oggetto è Roma Capitale e i finanziamenti che lo Stato stanzierà a favore della città. "Questioni di programmazione economica", spiega il candidato primo cittadino dell'Ulivo. "Non so sarò sindaco, ma ritengo un dovere civico chiedere, prima del voto, un impegno. - dice un Veltroni abbronzato nel caldo soffocante del suo comitato sul Lungotevere –

    Dall'8 marzo scorso, grazie alla legge costituzionale sul federalismo, Roma è stata riconosciuta per la prima volta Capitale della Repubblica. Un nuovo ruolo, più snello, ma certo più forte e autorevole". E Veltroni vuole, sin da subito, assicurazioni di un'adeguata copertura finanziaria per garantire, nei fatti, il nuovo status di Roma. (omissis)

    "Roma potrà rispondere ancora meglio alle sfide che l'attendono, se la vostra azione di governo - scrive Veltroni ai candidati premier - si concentrerà su questi temi". Come? Il segretario della Quercia traccia il percorso a partire dall'approvazione di una legge ordinaria che disciplini lo status di Capitale - "Regolando tanto i contributi di parte corrente per gli oneri gestionali della Capitale, quanto il piano di investimenti per la sua modernizzazione" -, e poi la costituzione della città metropolitana con la trasformazione in Municipi delle circoscrizioni e di una cabina di regia unitaria tra Governo, Regione Lazio e Comune di Roma. (omissis)


    Il Nuovo – Roma – La città 11 giugno 2001 (www.ilnuovo.it)
    Roma Capitale, la parola ai cittadini. Il segretario della Uil Roma e Lazio esalta il modello spagnolo per la realizzazione dello statuto.

    ROMA - "L'esperienza spagnola rende superflua ogni ipotesi di dibattito sul futuro della capitale che Storace e Veltroni vogliano avviare". Alberto Sera, segretario generale Uil Roma e Lazio, chiede maggiore responsabilizzazione dei cittadini nel determinare il futuro delle proprie amministrazioni contro il connubio Regione-Comune. L'appello arriva da Madrid, dove Sera ha partecipato al vertice dei sindacati delle capitali europee. Il sindacalista è rimasto affascinato dal metodo spagnolo, dove la formulazione dello statuto regionale è stata trovata con la partecipazione delle comunità locali.


    SP@RNewssettimanale telematico del Comune di Roma lunedì 25 giugno 2001
    DAI MUNICIPI -PICCOLE GIUNTE NASCONO

    Vi siete chiesti perché abbiamo cambiato nome alla rubrica dedicata alle notizie locali?

    Forse qualcuno non sa che, in base a quanto stabilito dallo Statuto del Comune di Roma, il 19 gennaio 2001 il precedente Consiglio Comunale ha approvato la trasformazione in "municipi" delle 19 circoscrizioni in cui è suddiviso il territorio della capitale. La modifica, che tra l'altro è un primo tassello verso la futura "città metropolitana", comporta più decentramento in campo amministrativo, finanziario e gestionale, con l'attribuzione ai Municipi di risorse finanziarie certe. Tra le novità di assoluto rilievo, soprattutto per il cittadino, l’introduzione (al posto dei Consigli di Presidenza) delle Giunte di Municipio, in tutto simili alla Giunta "centrale": gli assessori, ad esempio, sono nominati e revocati dal Presidente del Municipio e possono essere scelti anche al di fuori del Consiglio Circoscrizionale. In questi giorni c’è gran fermento per la costituzione delle neonate Giunte.


    Il Nuovo – Roma – La città 17 settembre 2001 (www.ilnuovo.it)
    Dietro le quinte di Roma Regione. Siamo tornati al duetto tra Roma Capitale (proposta Rutelli) e la possibilità di fare della città capoluogo una vera e propria regione. Così, dicono i maligni, Storace si sta preparando il futuro da sindaco. di Alessandro Calvi

    ROMA - Accoglienza tiepida in consiglio comunale per la proposta del presidente della Regione, Francesco Storace, di fare di Roma una città-regione. Una proposta rilanciata oggi da An e che, per molti consiglieri, sembra guardare ai difficili rapporti tra An Lega a poche settimane dal referendum costituzionale sul federalismo, più che alla politica locale. An darebbe il via libera alla devolution ma in cambio pretenderebbe per la Capitale un ruolo diverso da quello attuale, un ruolo che ne farebbe una città a statuto speciale, scorporata dal resto del Lazio e con poteri simili a quelli delle regioni. Rimarrebbe il nodo della Provincia che, con un consiglio comunale trasformato in consiglio regionale, sarebbe destinata inevitabilmente a sparire. Ma di questo, assicurano in An, se ne parlerà, probabilmente dopo un incontro fra Storace, Moffa e Veltroni e dopo che la questione sarà arrivata sul tavolo del presidente Berlusconi. Cosa che potrebbe avvenire in tempi brevi.
    Intanto, la maggioranza in Campidoglio respinge la proposta, preferendo quella dell'area metropolitana, sponsorizzata anche da Rutelli quando era sindaco di Roma. Solo così, secondo l'Ulivo, si realizzerebbe quella rete di relazioni istituzionale tra la Capitale e il suo hinterland che possa coinvolgere i piccoli comuni nei processi decisionali. Con una Capitale-regione, invece, verrebbero abbandonati a se stessi, così come il resto della Regione, il "Lazio 2" come qualcuno lo ha già ribattezzato.
    Ma qualcuno pensa che Storace abbia cominciato la sua campagna elettorale interna ad An per sostituire Gianfranco Fini, ormai assorbito dall'incarico nel Governo, alla guida del partito. O che stia pensando di candidarsi a diventare il prossimo sindaco di una Capitale trasformata in una via di mezzo tra una Regione e un ministero.

    "Roma-Regione nel ddl sulla devolution". E' quanto ha deciso l'esecutivo di Alleanza Nazionale che porterà avanti la proposta, di ispirazione storaciana, attraverso un'iniziativa legislativa. Il governatore del Lazio: "Una svolta fortissima". Il retroscena.

    ROMA - La proposta di concedere a Roma lo status di Regione sarà inserito nel disegno di legge sulla devolution.

    Parola di Alleanza Nazionale che intende sostenere la proposta avanzata tempo fa da Storace, attraverso un’iniziativa legislativa. Una posizione che si lega a doppio filo con la decisione, presa oggi durante un incontro dell'esecutivo del partito, di invitare i propri lettori ha votare no al referendum sulla riforma federalista varata dal precedente governo di centro sinistra e che si celebrerà il 7 ottobre.

    E il primo a cantare vittoria per questa decisione è proprio il Governatore del Lazio che parla di "fortissima svolta". "Si esce finalmente - dice Storace - dal dibattito virtuale su un referendum che appare sempre più incomprensibile e si entra con determinazione in una nuova fase che può vedere pienamente riconosciuta, grazie al centrodestra, la funzione straordinaria della Capitale in una Repubblica federale e presidenzialista".

    Soddisfatto anche l'assessore regionale all'ambiente Marco Verzaschi che definisce la decisione "un passo importante che consentirà di acquisire maggiore autonomia e maggiore efficienza soprattutto della macchina amministrativa".

    Una posizione che trova d'accordo anche una finiana coma Roberta Angelilli, presidente della federazione romana di An. "Da troppo tempo - dichiara - i cittadini di Roma aspettano un'amministrazione più efficiente, con più poteri, che possa essere per questo più vicina alle esigenze di governo di una grande metropoli e quindi più vicina ai cittadini. Come federazione promuoveremo nei prossimi giorni alcune iniziative per portare al centro del dibattito il futuro assetto istituzionale della Capitale e per aprire un confronto tra le diverse parti politiche".


    Il Nuovo – Roma – La città 21 settembre 2001 (www.ilnuovo.it)
    Area metropolitana, più poteri ai Municipi. E' il progetto che il centrosinistra contrappone alla città-regione proposta da Francesco Storace, governatore della pisana. La prossima settimana ne discuteranno i leader dell'Ulivo e di Rifondazione. di Alessandro Calvi

    ROMA - Il centrosinistra rilancia il progetto dell'area metropolitana. Mercoledì, in vista del referendum sul federalismo dei primi di ottobre, i segretari e i capigruppo regionali e capitolini dell'Ulivo e di Prc si incontreranno, su invito della commissione per Roma Capitale guidata da Luca Nitiffi, per ribadire la necessità di trasformare Roma in una Capitale a statuto speciale e di realizzare il progetto, caro anche a Rutelli, di area metropolitana. Un progetto, quello del centrosinistra, che è in netta contrapposizione con quello rilanciato solo pochi giorni fa da Francesco Storace che prevederebbe la creazione di una sorta di regione nella regione, scorporando Roma dal Lazio.

    "Ma questo - dice Luca Nitiffi - significherebbe fare del Lazio una regione a due velocità in cui alla Capitale andrebbero tutti i vantaggi e i finanziamenti e al resto del territorio tutti i disservizi".

    D'accordo anche Angelo Bonelli, capogruppo verde alla pisana secondo il quale "quella di An è una proposta che mortifica gli Enti Locali, sia i piccoli comuni della provincia di Roma che i grandi comuni della Regione". E non risparmia una stoccata: "E' una proposta che mira soprattutto ad aprire il dibattito a livello nazionale, proprio come è avvenuto con le coppie di fatto. Forse Storace è stanco della Regione e punta a qualcos'altro".

    Con l'area metropolitana, secondo l'Ulivo, non soltanto si arriverebbe finalmente a dotare la Capitale di maggiori poteri e finanziamenti ma si darebbe anche una risposta ai comuni dell'hinterland che verrebbero coinvolti con una nuova veste nei processi decisionali, avendo la Capitale come centro di coordinamento. Ma nei piani dell'Ulivo questa sarebbe anche una risposta ai presidenti delle ex circoscrizioni che da tempo protestano per la mancanza di mezzi e l'impossibilità di lavorare. La mini rivoluzione federalista voluta da Rutelli con la trasformazione delle circoscrizioni in Municipi verrebbe così a completarsi con l'ulteriore trasformazione di questi in veri e propri comuni autonomi mentre al consiglio comunale rimarrebbe un ruolo di indirizzo e coordinamento. L'aula Giulio Cesare diverrebbe il luogo dove prendere le grandi decisioni, lasciando ai Municipi il governo del territorio.


    Il Nuovo – Roma – La città 27 settembre 2001 (www.ilnuovo.it)
    Moffa: "La Provincia non si tocca". Con lo statuto speciale per la Capitale, richiesto sia da destra che da sinistra, la Provincia non sparirà ma diventerà un'agenzia di pianificazione economica con la quale Regione e Campidoglio dovranno confrontarsi. di Alessandro Calvi

    Roma - Silvano Moffa, presidente della Provincia, passa all'attacco. Stretto fra Regione e Campidoglio che da giorni si confrontano sul futuro assetto della Capitale presentando proposte che, nei fatti, prevedono un grande ridimensionamento della Provincia, Moffa difende l'ente che guida da tre anni e fa capire che sulla proposta di Storace di fare di Roma una sorta di Regione a statuto speciale se ne dovrà discutere ancora. Poi la stoccata: se Roma verrà dotata di uno statuto speciale la Provincia non sparirà, anzi diventerà sempre più importante. Certo, cambierebbe la sua funzione ma, secondo Moffa, invece di perdere poteri l'Ente ne acquisirebbe di nuovi. Il suo destino sarebbe infatti quello di trasformarsi in un anello di collegamento tra Regione e Capitale, con la possibilità di assorbire numerose competenze dal Campidoglio. Tra queste, soprattutto quelle relative alla programmazione economica e territoriale, arrivando anche a fagocitare il controllo della galassia di aziende speciali e municipalizzate che, come anticipato da Il Nuovo.

    Veltroni sta pensando invece di riorganizzare in due grandi enti, uno al quale affidare i comparti operativi delle numerose aziende della holding Campidoglio, l'altra con funzioni di marketing e programmazione. Ciò significa che la Provincia si trasformerebbe in un ufficio tecnico-amministrativo, una sorta di Agenzia della pianificazione territoriale, che lascerebbe al Campidoglio soltanto i poteri di indirizzo politico e con il quale il Campidoglio dovrebbe fare i conti quotidianamente. In questo senso, secondo Silvano Moffa, proprio in quanto Agenzia, si potrebbe pensare anche ad un ente non elettivo. E la sua, in un momento in cui anche a lui si chiede di collaborare per Roma-Regione, sembra quasi una candidatura ad una poltrona che, se si realizzasse il suo progetto, diventerebbe una delle più ambite della Regione.


    Il Nuovo – Roma – La città 2 ottobre 2001 (www.ilnuovo.it)
    Su Roma-Regione probabile intesa Veltroni-Storace. Lo scontro sul futuro assetto istituzionale della Capitale potrebbe registrare la clamorosa convergenza del sindaco sulla proposta del Governatore del Lazio. di Alessandro Calvi

    Roma - La Capitale deve avere uno statuto speciale come le altre grandi capitali europee. In vista del referendum sul federalismo di domenica i leader laziali del Polo e dell'Ulivo si sono mostrati tutti d'accordo sul futuro assetto istituzionale di Roma, salvo sulle modalità di questa rivoluzione. Sul tavolo ci sono la proposta del presidente della Regione Francesco Storace, appoggiata anche da Forza Italia, di trasformare Roma in una vera e propria Regione e quella, su cui si è schierato compatto il centrosinistra, dell'area metropolitana già avanzata da Rutelli quando era alla guida del Campidoglio.

    Sullo sfondo di questo scontro si profila però una importante novità, una clamorosa convergenza politica di Veltroni sulla proposta di Storace. Questo soprattutto per l'atteggiamento del governatore del Lazio che, nel suo progetto, riserva alla Capitale un ruolo di primo piano, svuotando invece di poteri proprio l'Ente da lui amministrato.

    Qualcuno ha detto che Storace si sia stancato di una poltrona che non gli darebbe più sufficiente visibilità e che abbia deciso di mirare in alto, forse a sostituire Fini alla segreteria di An o alla poltrona che oggi è di Veltroni.

    Veltroni, d'altra parte, si vede servito su un piatto d'argento un progetto che, se andasse in porto, gli darebbe un peso politico e un potere del tutto simili a quelli di un ministro. E il sindaco della Capitale è l'unico esponente dell'Ulivo che fino ad oggi non ha preso una chiara posizione su Roma Capitale, senza contare che qualche maligno ha interpretato la sua assenza al convegno organizzato da An su Roma-Regione proprio nel senso di non voler manifestare le sue intenzioni prima del referendum del 7 ottobre per non mettere in difficoltà lo schieramento di centrosinistra. Se Veltroni maturasse l'intenzione di schierarsi sulla proposta Storace dovrebbe superare non poche difficoltà proprio all'interno della sua maggioranza che rischierebbe una grave frattura a pochi mesi dal suo insediamento.

    Ma accanto alla possibile intesa sindaco-governatore, potrebbe maturare un altro accordo trasversale, questa volta tra consiglieri regionali di Polo e Ulivo che con Roma-Regione sarebbero gli unici a rimetterci, svuotandosi di importanza l'assemblea regionale. Forse proprio per questo, in attesa del referendum, ormai vero e proprio spartiacque sul federalismo anche per la Capitale, fioccano le ipotesi più fantasiose. Una di queste vuole che le altre province della regione siano accorpate ad altre regioni, come dire che Rieti finirebbe in Umbria e Frosinone in Campania mentre il Lazio sarebbe ristretto alla sola provincia di Roma.

    Un'ipotesi che spaventa anche Silvano Moffa, presidente di Palazzo Valentini, che negli ultimi giorni si è affrettato a gettare sul piatto anche la sua proposta: trasformare la provincia in una Agenzia tecnico amministrativa che sottragga competenze sia alla Pisana che al Campidoglio, trasformandosi nel vero centro di comando della futura Capitale, comunque vadano le cose.


    Il Nuovo – Roma – La città 8 ottobre 2001 (www.ilnuovo.it)
    Roma Capitale, probabile accordo Polo-Ulivo. All'indomani del referendum, che ha cambiato le carte in tavola, per Roma Capitale si va verso l'accordo tra Polo e Ulivo. Questo il clima che si respira tra le forze politiche capitoline. di Alessandro Calvi

    ROMA - Roma Capitale, si ricomincia. E per ricominciare, dopo l'esito del referendum, si va verso l'accordo fra maggioranza e opposizione o, per dirla diversamente, verso la convergenza, già anticipata da Il Nuovo, tra Veltroni e Storace sulla strada da seguire per dotare Roma di poteri speciali in virtù del suo ruolo di Capitale. Questo sembra essere il clima che si respira in Campidoglio all'indomani del Referendum che ha confermato la legge di riforma costituzionale in senso federalista voluta dal centrosinistra nella scorsa legislatura.

    Roma Capitale anno zero, dunque, perché il referendum sembra aver spazzato via tutte le polemiche che lo avevano preceduto, ha scardinato gli schieramenti e li ha costretti a prendere atto del fatto che oggi in Italia c'è una norma costituzionale che riconosce il ruolo particolare di Roma e della necessità di dare attuazione alla nuova norma costituzionale con una legge ordinaria.

    Canta vittoria il centrosinistra, cerca di limitare i danni il centrodestra; ma già si alzano voci per chiedere che, ora che uno strumento esiste, si proceda e anche alla svelta. Voci che si sono alzate in entrambi gli schieramenti. L'obiettivo comune adesso è proprio dotare Roma di quei poteri, dall'urbanistica al bilancio fino al controllo, da tutti richiesti fino a ieri.

    Ieri però il referendum doveva ancora essere celebrato e le forze politiche dovevano schierarsi, chi con Roma Regione (la proposta di Storace), chi con l'area metropolitana (la proposta dell'Ulivo). L'unico che fino ad oggi non si era espresso era proprio il sindaco della Capitale. Un silenzio indispensabile prima del referendum ma che ora potrà anche essere rotto.

    Ora lo spartiacque è superato, la Costituzione riconosce il ruolo di Roma Capitale e Veltroni, finalmente, ha parlato. "Da domani il Parlamento avrà il dovere di lavorare per assicurare alla capitale costituzionale della Repubblica - ha detto il sindaco - una legge ordinaria che estenda poteri e autonomie".

    Proprio la necessità di una legge ordinaria fa pensare al probabile accordo con il Polo, che in parlamento ha la maggioranza. Un accordo al quale non sembrano sorde le forze che, in Campidoglio, hanno sostenuto la proposta Storace, anche se non è mancata qualche dichiarazione in senso diverso. Ma queste dichiarazioni sono apparse nient'altro che scaramucce, quasi inevitabili all'indomani del voto e destinate ad esaurirsi presto, non appena gli schieramenti si saranno riposizionati.

    Anche la richiesta a Storace, una richiesta che viene da tutto l'Ulivo sindaco compreso, di dare corso immediatamente alla devoluzione di poteri dalla Regione alla Capitale, sembra più un invito al dialogo che l'intimazione di un vincitore. Se tutti sono davvero d'accordo con la necessità di dotare Roma di poteri speciali, oggi la polemica non conviene più a nessuno. Al contrario di quanto avviene a livello nazionale, a Roma il peso del referendum non si giocherà sul tavolo delle polemiche fra vincitori e vinti, ma si cercherà di ripartire proprio da quel risultato, perché quella sembra ormai l'autostrada per arrivare a Roma Capitale immediatamente, senza dover aspettare altri due anni e dover ricominciare da capo come invece vorrebbe Bossi. E su questo punto i rapporti tesi fra An e Lega potrebbero dare una mano alla Capitale. Una mano che, si sussurra, potrebbe venire anche dalla difficile situazione internazionale che sta distogliendo l'attenzione di tutti da questi problemi, contribuendo ad assopire le polemiche.


    Il Nuovo – Roma – La città 10 ottobre 2001 (www.ilnuovo.it)
    "Roma-Regione è solo un alambicco". Alberto Sera, segretario della Uil di Roma e del Lazio, attacca Storace: "E' finita la pace sociale. Si cerca di non dare ai cittadini i poteri che sono loro attribuiti dalla legge sul federalismo".

    Roma - ''Storace eversivo, è finita la pace sociale''. I toni usati da Alberto Sera sono minacciosi. Il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio parla del presidente della regione Lazio come di "uno dei pochi governatori sconfitti dal referendum sul federalismo", e attacca la sua visione del futuro assetto istituzionale della Capitale: "Il persistere di Storace in un'idea cabarettistica degli assetti istituzionali di Roma non lo fa riflettere su quello che avverrà nei prossimi mesi nella nostra Regione. Innanzitutto con la decretazione funeraria della concertazione da parte del Ministro Maroni, il presidente dell'Unione Industriali del Lazio Elia Valori, dovrà preoccuparsi di quello che succederà nelle aziende del Lazio, in cui il sindacato aprirà rivendicazioni salariali slegate dal tasso programmato di inflazione, che era l'oggetto principale della concertazione con alla base la moderazione salariale. Quello della città-regione è un alambicco di Storace per non dare più potere ai municipi e ai comuni e quindi ai cittadini. L'esatto contrario di quelle per cui è stato eletto".

    Confindustria: "Sì a Roma Regione". Storace incassa il sì degli industriali romani al progetto di fare di Roma una regione autonoma. E sembra riaprire lo scontro con l'Ulivo sul futuro della Capitale. Dietro l'angolo, però, sembra esserci l'accordo. di Alessandro Calvi

    Roma - A tre giorni dal referendum, il governatore della Regione Francesco Storace rilancia il suo progetto di Roma Città Regione e incassa il sì convinto degli industriali romani. Un sì tanto convinto che Giancarlo Elia Valori, presidente della Confindustria capitolina, mette a disposizione la sua associazione per coordinare un "tavolo di lavoro aperto alle categorie economico sociali della città per definire le competenze, i confini amministrativi e le ricadute economiche del progetto di Roma Città Regione".

    Un progetto che, se realizzato, vedrebbe, spiega Storace, la nascita di "un'istituzione nuova, che ha potere di programmazione, di legislazione e fiscale". Un'istituzione che, sempre secondo il governatore, nascerebbe sugli attuali confini della città.

    Sul futuro assetto istituzionale della Capitale si riapre così il gioco dei rilanci tra maggioranza e opposizione. Il risultato del referendum con il quale gli italiani hanno confermato la riforma in senso federalista voluta dall'Ulivo nella scorsa legislatura, sembrava aver aperto la porta all'utilizzo della legge ordinaria per dotare Roma di uno statuto speciale in virtù del suo ruolo di Capitale d'Italia. Scontata ormai la volontà delle forze politiche di trovare una soluzione di compromesso tra la proposta di Storace e quella dell'Ulivo della città metropolitana, si trattava soltanto di individuare gli strumenti tecnici con cui agire.

    E la richiesta di Veltroni alla Regione, all'indomani del referendum, di dare immediato avvio alla devoluzione di poteri al Campidoglio era sembrata più che altro un invito al dialogo rivolto al governatore del Lazio. Un invito al quale probabilmente Storace sta pensando anche se, prima di sedersi al tavolo delle trattative, vorrà trovarsi in posizione di forza avendo in mano un forte potere contrattuale. E l'appoggio degli industriali non è cosa da poco. A quel punto potrebbe anche cedere sullo sganciamento della Capitale dalla Regione in cambio della rapida approvazione, con legge ordinaria, dello statuto speciale capitolino, rispondendo così alla chiamata di Veltroni che in fondo non si è mai mostrato contrario alla sua proposta.

    Con in mano una riforma approvata in tempi rapidi e che darebbe un grande potere al prossimo sindaco della Capitale, Storace potrebbe così presentarsi di fronte agli elettori romani come l'artefice della rivoluzione istituzionale, lasciando la poltrona della Pisana che, con una Capitale così forte, avrebbe perso ormai gran parte del suo peso politico. Ed è lo stesso Storace a spiegarlo dicendo che "Roma Città Regione diventerebbe un serio pretendente alle politiche del Paese e soprattutto sul piano delle risorse finanziarie".


    Il Nuovo – Roma – La città 24 ottobre 2001 (www.ilnuovo.it)
    Roma-Capitale, un compromesso possibile. Veltroni: "Discutiamo il merito ma facciamo presto" Più netta la posizione degli amministratori locali diessini, del tutto contrari a Roma-Regione, che hanno avanzato una nuova proposta. di Alessandro Calvi

    ROMA - "Siamo pronti a discutere sul merito ma facciamo presto". Così Veltroni è tornato, durante un convegno organizzato dai Ds regionali, sullo statuto speciale per la capitale. E ha indicato due urgenze: una legge del parlamento e una del consiglio regionale.

    Un Veltroni che è sembrato molto più possibilista su un eventuale convergenza con il presidente della regione Storace di quanto siano apparsi i suoi compagni di partito che hanno tutti esplicitamente bocciato la proposta di riforma dell'esponente di An. E la celerità con cui arrivare a dotare Roma di poteri e mezzi maggiori per assolvere al suo ruolo di capitale del paese, sembra diventare per Veltroni l'elemento decisivo in vista della definizione dei rapporti istituzionali fra gli enti locali. Una fretta che, se da un lato sembrerebbe portare a escludere del tutto il progetto di Storace di Roma Regione - per il quale servirebbero anni e una nuova legge costituzionale -, dall'altro sembra un nuovo invito al governatore a sedersi a un tavolo e discutere. Il sindaco è infatti convinto che, dopo il referendum sul federalismo, le porte siano aperte per arrivare in pochi mesi, e con una legge ordinaria come ora è possibile fare, al nuovo assetto istituzionale.".

    Ma nel frattempo - ha detto Veltroni - si può fare anche altro, il consiglio regionale può cominciare immediatamente un'opera di devoluzione di quanto allo stato attuale si può devolvere". All'invito al dialogo è seguita però una stoccata al governatore della Pisana, che è anche una sfida: "Chi vuole bene alla città e chi vuole che la Regione svolga bene il suo compito - ha detto Veltroni - deve mettersi al lavoro".

    Ma dal convegno è emerso anche chiaramente come il referendum abbia cambiato le carte in tavola per tutti e come per tutte le forze politiche sia necessario un riposizionamento. Emblematico a questo proposito è quanto detto da Lionello Cosentino, capogruppo Ds in consiglio comunale.

    "Le polemiche sono superate dalla nuova fase che si è aperta - ha detto Cosentino - superiamo anche il dibattito sull'area metropolitana e andiamo verso un sistema di relazioni integrate fra enti locali". E proprio su questo i Ds si batteranno durante la discussione che si è aperta sul nuovo statuto regionale e su quello della capitale. La proposta è quella di una rete di relazioni fra enti locali che facciano della Regione l'ente di indirizzo e di programma e sposti sui comuni la gestione amministrativa.

    A questo potrà servire il consiglio regionale delle autonomie, di cui ha parlato il neo presidente della commissione regionale per lo statuto Francesco De Angelis, che si è spinto anche a ipotizzare eventuali integrazioni fra le province del nord e del sud per rendere più concreta la collaborazione fra gli enti locali ed evitare il neo centralismo regionale proposto dalla Casa delle Libertà. Una posizione evidentemente molto più netta di quella del sindaco che sul delicato tema della devoluzione sembra ragionare più come sindaco che come politico.


    Cronache cittadine n. 264 del 4 novembre 2001 (www.cronachecittadine.it)
    Velletri provincia ed "Area metropolitana": che fare? L’unico documento da prendere in considerazione quello della Confindustria di Pietro Giovannini

    Palestrina - L'altra settimana, si è parlato da più parti di una iniziativa per la costituzione, a Velletri, di un nuovo capoluogo provinciale, meglio ancora della ricostituzione di quella che già esisteva nel XIX secolo e che si tentò di ripristinare negli anni del dopo- guerra; ma senza successo. Stando alla "tradizione" in questa nuova realtà amministrativa dovrebbero far parte anche i Comuni del comprensorio prenestino e di una buona parte del territorio della Valle del Sacco. Premesso che non sta a noi sostituirsi alle prerogative degli amministratori locali, sindaci e consigli comunali, intendiamo riferirci ad un nostro servizio, uscito un paio di settimane fa, a commento all'assemblea di fine 1999 dell'Unione degli Industriali di Roma chiedendo a tutti i rappresentanti dei comuni interessati di confrontare il documento con le varie proposte avanzate recentemente, dalla Regione, dalla Provincia di Roma e dal Comune di Roma che, ci sembra, abbiano intenzione di mettere da parte, per ora, il progetto dell'Area Metropolitana che, fino ad alcuni mesi fa, sembrava invece accettato quasi da tutti.

    Per tornare ai problemi e all'attuale situazione di Palestrina siamo certi che il comune prenestino e, quindi, l'intero consiglio comunale, si faranno carico di un approfondito esame, unitamente agli altri comuni del comprensorio, della delicatissima questione senza tuttavia ignorare quanto la Confindustria ebbe a scrivere negli atti del convegno di fine 1999 e che è ribadito ancora nella sintesi degli atti stessi, a pagina 6 al paragrafo su "..lo studio dei sistemi locali di lavoro" dove è scritto tra l'altro che: "L'individuazione di Roma come sistema locale di lavoro la descrive al di là dei confini tradizionali evidenziando la complessività del territorio.

    I comuni appartenenti all'area provinciale romana vengono assegnati a ben sette sistemi locali, di cui quattro univocamente determinati (Civitavecchia, Palestrina, Roma, Velletri); i restanti tre (Fiano Romano, Aprilia, Avezzano) che comprendono comuni appartenenti ad altre province. Comunque è certo che la citazione di Palestrina non deve restare senza significato e che la commissione comunale per l'Area Metropolitana avrà certamente, tra i suoi molteplici componenti, persone che potranno approfondire i motivi della citazione, citazione che è ricorrente poi anche in altre pagine degli atti dell'importante convegno. Roma (54) Ambata ­


    Il Nuovo – Roma – La città - 22 novembre 2001 (www.ilnuovo.it)
    "Metropolizzare la Provincia". Il presidente della Provincia getta sul piatto la sua proposta per la riforma istituzionale della Capitale. Un progetto che si contrappone alla Roma-Regione di Storace e all'area metropolitana dell'Ulivo. di Alessandro Calvi

    Roma - Comunità metropolitana ovvero metropolizzazione della Provincia di Roma, questa la proposta di riforma istituzionale della capitale gettata sul piatto dal presidente della Provincia Silvano Moffa. Un'area che avrebbe i confini dell'attuale Provincia, un presidente eletto direttamente dal popolo, un consiglio in cui, accanto ai sindaci dei comuni sparsi sul territorio, siederanno consiglieri eletti. E la previsione di attribuzione di poteri legislativi sul modello di quanto già avviene per alcune province siciliane.

    Questa l'idea di Moffa che, se per alcuni aspetti può ricordare l'area metropolitana proposta da tempo dal centrosinistra, si contrappone decisamente con quella del collega di partito Storace. Niente scorporo della capitale dal resto della regione, quindi, anzi la previsione di una stretta collaborazione, anche se la Pisana dovrà comunque delegare al nuovo ente una serie di poteri.

    Ma, se quello con Storace appare più uno scontro interno al partito, quello che si potrebbe aprire con il Campidoglio sarà un vero e proprio scontro politico. La proposta di Moffa prevede infatti lo spostamento delle leve di comando dal Campidoglio alla Comunità metropolitana, che altro non sarebbe che una riformulazione della stessa provincia, come anticipato dal Nuovo (www.ilnuovo.it). Questo avverrà affidando il governo del territorio della capitale ai 19 Municipi che avrebbero pari dignità con il Campidoglio e sarebbero rappresentati nel Consiglio della Comunità metropolitana. "La scelta di un modello centralizzato - spiega Moffa - non sembra più essere percorribile. L'area vasta romana ha bisogno di federalismo per superare la debolezza del proprio centralismo nel gestire le trasformazioni e fornire risposte ai veloci mutamenti in atto".

    Il progetto non è ovviamente piaciuto in Campidoglio. Per tutti parla Pietro Barrera, delegato al decentramento. "Mentre l'approccio sistematico è giusto - dice Barrera a proposito del progetto di Moffa - la conclusione che il Comune di Roma non serve più appare frettolosa ed eccessiva. Mi sembra improvvido immaginare un rapporto diretto tra Municipi e Provincia come se il Campidoglio non esistesse". "Il peso di Roma sarebbe comunque garantito dagli eletti nel consiglio - risponde Moffa - anzi, con la mia proposta noi allarghiamo i confini della città e, in fondo, sacrifichiamo la Provincia".


    Lumsa News - Roma, 27 novembre 2001
    Roma e le nuove prospettive dell’area metropolitana di A.Z.

    C'è la "devolution" nel futuro della Capitale. Se ne è discusso il 22 e 23 novembre, a Roma, nella terza Conferenza internazionale "Progetto territorio: quale modello di sviluppo e di organizzazione per l'area metropolitana dell'Urbe" ovvero una città da rilanciare nella sua dimensione locale, nazionale ed europea, alla luce della riforma referendaria sul decentramento amministrativo.

    Tra i presenti all'evento, promosso dalla Provincia di Roma: il Sottosegretario all'Ambiente Antonio Martusciello e il Vice Ministro delle Infrastrutture Ugo Martinat oltre ad una nutrita rappresentanza delle parti sociali, dell'imprenditoria, (su tutti il Presidente di Confindustria Sergio Billè) e dell'Università, oltre ad un cospicuo gruppo di personalità straniere.

    Dai lavori è emersa l'idea forte di un’"Area metropolitana" o addirittura di una Città Regione a statuto speciale, con poteri paragonabili alle province di Trento e Bolzano.

    Il Presidente della Provincia, Silvano Moffa, ha tratteggiato la possibilità che Roma divenga una sorta di "Governo di Area vasta", un'entità politica autosufficiente, con potestà legislativa propria e in concorso con la Regione quanto a capacità di iniziativa autonoma. Il controllo del processo politico-normativo spetterebbe in questo caso ad un Parlamento metropolitano e ad un presidente, entrambi eletti dai cittadini in 40-50 collegi uninominali. Un centinaio i consiglieri: i 19 sindaci dei futuri comuni urbani (le attuali circoscrizioni) e quelli dei comuni dell'hinterland. Niente a che vedere con gli "Arrondissements" parigini, dato il territorio vasto e caratterizzato da una forte disomogeneità e distribuzione incoerente di centri urbani, capitali e risorse. Punto nodale è risultato infatti il rapporto, fino ad oggi disorganico, tra Capitale, comuni limitrofi e aree periferiche, cresciute e distaccatesi, negli ultimi anni, dal tessuto urbano del Centro.

    "Né una regione, né una città-metropoli, né provincia, né comune ma Comunità metropolitana": è la soluzione auspicata da Pietro Barrera, direttore dell'Ufficio speciale per l'ordinamento della Capitale. Nel progetto, Roma, allargata a super-provincia, dovrebbe abbracciare i Castelli Romani e Bracciano, individuare il suo polo industriale in Pomezia, quello commerciale nel territorio di Guidonia-Montecelio e ricomprendere le zone aeroportuali di Ciampino e Fiumicino e il porto di Civitavecchia. Un primo passo verso l'integrazione col suo hinterland e con le altre province del Lazio, percorribile anche grazie ai nuovi assi autostradali e alle nuove infrastrutture previste dai piani di sviluppo.

    Tra le iniziative sul tappeto la conversione della città da tradizionale strumento di rappresentanza dello Stato e polo turistico a risorsa di sviluppo. Un progetto del genere, che suona come una scommessa, rientra nel Piano Territoriale ed Urbanistico Generale Provinciale, di adeguamento alle prospettive europee di pianificazione degli ambiti metropolitani 2000/2006.

    "E' un sogno, una città ideale - osserva Mario Canapini, Assessore all'Area Metropolitana della Provincia - ma se smettiamo di sognare e meglio andare tutti a casa". Una città - aggiunge - del futuro con più spazio anche per il cittadino\cliente del territorio: "Sussidiarietà, delegati eletti dal basso, coinvolgimento della popolazione come indicatore di coesione, garanzia delle identità locali sono gli elementi chiave". Per Canapini, infine, la direzione complessiva del progetto per Roma: "E' una nuova 'Governance', una riqualificazione come grande area di mercato, sviluppo sociale e polo dell'evoluzione dell'Europa mediterranea (rapporti con Turchia, Spagna, Grecia etc.). Per mantenere il Sud al passo con il famoso "pentagono" delle capitali del Nord-Europa e per rendere quest'area uno dei motori di crescita dell'Unione".


    www.re-set.it/interviste
    Un intervento del dottor Antonio Martusciello – Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio – alla Conferenza Internazionale "Progetto Territorio" – Roma – 22 novembre 2001

    (omissis) Vorrei, poi, un momento soffermarmi sugli altri due principi: l’equità territoriale e la coesione. Noi dobbiamo svincolare da un’autonomia che vede il centro e la periferia in un processo quasi verticale; noi dobbiamo consolidare sempre di più il rapporto che esiste all’interno del territorio in maniera orizzontale tra le diverse realtà, favorendo lo scambio delle risorse endogene perché tutto questo determina una sorta di network locale che dà valore aggiunto al territorio e costituisce massa critica. E la massa critica è competitiva, evidentemente, per poter affrontare un contesto che è sempre più difficile da un punto di vista economico, infrastrutturale, politico.

    E allora qual è il punto - e qui vengo alla proposta fatta dal Presidente Moffa nei giorni scorsi.

    La legge sulle aree metropolitana (prima la 142, poi la 265, e ancora la 267) certamente ha delineato un percorso nuovo in termini di competenze ma non ha modificato, poi, di fatto le relazioni che esistono tra i diversi comuni e i comuni che poi si vanno in un certo senso a coalizzare.

    Io penso che, invece, nel caso di Roma, invece, non si può non partire dal presupposto della identificazione dell’area metropolitana con la provincia. Perché è questo il punto: noi dobbiamo determinare condizioni di sviluppo territoriale che siano policentriche e se non adottiamo questo modello certamente ci troveremo di fronte ad una situazione che è grave, in particolare dal punto di vista della popolazione, perché è evidente che ci sarebbero una serie di comuni che si aggregherebbero in maniera individuale o che finirebbero per aggregarsi a province diverse (è stato portato il caso del Porto di Civitavecchia).

    Allora, io credo che la famosa proposta fatta dal Ministro D’Alessandro sia da respingere, mentre è accoglibile la proposta Rutelli, fatta poi da Prodi e da Veltroni che è quella di tutti i 19 Municipia. A patto, però, che questi Municipia abbiano una propria effettiva autonomia di bilancio, abbiano la capacità di essere autonomi sul territorio e costituire dei veri e propri municipi e mostrino una capacità effettiva di essere svincolati da quello che è un momento di coordinamento che il Comune di Roma vorrebbe, comunque, mantenere.

    E poi il sistema romano ha mostrato, nell’ambito della provincia, una serie di capacità notevoli che si sono innanzitutto manifestate nella formazione di programmi di notevole interesse per lo sviluppo del governo locale (pensiamo alle forme di programmazione negoziata). Proprio perché c’è questo capitale che è stato messo a frutto non è possibile non far coincidere l’area metropolitana di Roma con l’area provinciale. Roma ha, poi, qualcosa in più: Roma è la capitale d’Italia, cosa che è stato riconosciuto anche dalla legge di modifica costituzionale.

    E allora, per apportare il maggior contributo possibile, ma, soprattutto, il maggior consenso possibile a questa nuova identità territoriale, ma soprattutto legislativa, io credo che nella sede parlamentare, attraverso un confronto con la Regione Lazio, con il Comune di Roma e con gli altri enti locali, noi dobbiamo definire poteri particolari, anche, eventualmente, poteri legislativi, che possano essere attribuiti a Roma intesa come area metropolitana perché possa esercitare nel modo più incisivo possibile la sua funzione di capitale d’Italia.


    Il Nuovo – Roma – La città - 29 novembre 2001 (www.ilnuovo.it)
    "La Camera si occuperà presto di Roma Capitale". Lo ha assicurato il presidente Casini durante un incontro all'Unione Industriali. Con il federalismo la città deve rinnovarsi o rischia di impoverirsi. Da Valori uno stop a Roma-Regione. Soddisfatto Veltroni.

    Roma - Per Roma Capitale potrebbe aprirsi una stagione nuova nella quale, al dibattito e alle polemiche come quelle recenti fra Veltroni, Moffa e Storace, si sostituiscono i fatti. La Camera dei Deputati potrebbe occuparsi molto presto del provvedimento che doterà la città di poteri speciali come chiede da tempo lo stesso sindaco Veltroni. E secondo il presidente Pierferdinando Casini ciò potrebbe avvenire non appena si concluderà la sessione di Bilancio. L'annuncio è arrivato durante un incontro nella sede dell'Unione industriali romani al quale erano presenti, insieme a Casini, anche il presidente Giancarlo Elia Valori e il sindaco di Roma Walter Veltroni. In platea il vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, il presidente della Corte Costituzionale Cesare Ruperto e numerosi industriali.

    "Roma deve avere più potere per decidere su se stessa", dice Veltroni chiedendo al Parlamento di varare una legge che attui la riforma costituzionale approvata con il recente referendum. "Vorrei che Roma fosse trattata come le altre capitali europee - prosegue il sindaco - anche perché con i suoi 1.290 chilometri quadrati è la capitale con il territorio più vasto". E la Capitale non deve essere finanziata soltanto in vista di eventi speciali, come nel caso del Giubileo, "ma ci vogliono trasferimenti ordinari perché Roma possa programmare il suo destino". Veltroni ha concluso chiedendo a Casini e al Parlamento una svolta.

    Pronta la risposta di Casini che ha assicurato che di questo la Camera si occuperà molto presto. "Per essere davvero Capitale di un grande paese - spiega il presidente della Camera - non basta più essere la sede delle amministrazioni centrali dello Stato. L'unità nazionale si costruisce solo sostenendo le ragioni dell'autonomia, del decentramento e della differenziazione". Secondo Casini, con il federalismo e la conseguente redistribuzione di competenze, si rischierebbe "l'impoverimento della città per la perdita di una sua rendita tradizionalmente incorporata nel suo ruolo ministeriale". Questo è il motivo per cui occorre modificare la natura di città ministeriale che dovrà "impegnarsi a diventare una sorta di grande polo di servizi in funzione del decentramento".

    Su posizioni simili anche Giancarlo Elia Valori che però è entrato anche nel merito della riforma oggetto di tante polemiche in questi giorni. E il suo, nonostante in passato si fosse espresso diversamente, sembra un no al progetto del Governatore del Lazio Francesco Storace e alla sua proposta di fare della Capitale una sorta di regione a statuto speciale separata dal resto del Lazio. Una frase di Valori è apparsa particolarmente significativa: "Per Roma" - sostiene il presidente degli industriali – "non si potrà non fare riferimento che alle dimensioni di area metropolitana".

    Con Roma Capitale, il Lazio potrà riaffermare la propria specificità che fino a oggi, secondo Valori, è stata offuscata dalla presenza di Roma. "Le due nuove realtà - ha però precisato Valori - dovranno dialogare positivamente evitando ogni possibile rischio di separazione ed integrarsi per fare sistema".


    Il Nuovo – Roma – La città - 13 dicembre 2001 (www.ilnuovo.it)
    Roma perde punti aspettando la devolution. Dal '51 al '99 la città è scesa alla venticinquesima posizione nella graduatoria delle città italiane sul Pil pro capite. Mondello: "Servono investimenti del Governo". Storace: "Serve Roma-Regione".

    Roma - Nove posti sotto. Dal 1951 al 1999 la provincia di Roma ha perso nove posizioni nella graduatoria nazionale che prende come riferimento il Pil (prodotto interno lordo) pro capite. (omissis)

    Ma il problema, adesso, è anche impostare la nuova stagione federalista. Alla luce del via dato alla riforma sulla devolution, adesso è il momento di capire quale tipo di progetto vada bene per Roma. An sostiene che adesso si deve andare avanti sul progetto per Roma, che è poi quello promosso dal Governatore Francesco Storace di una Città-Regione. Secondo il presidente della Regione, con il nuovo assetto da lui prefigurato si realizzerebbe il federalismo fiscale, il potere legislativo e la possibilità di programmazione, cambiando radicalmente i rapporti con lo Stato centrale e con l'Unione europea e riformando il ruolo anche dei Municipi. "Finora alla Capitale ha pensato la Regione", ha spiegato Storace.

    Marco Causi, assessore capitolino al bilancio, ha sottolineato l'importanza della coesione istituzionale e dei soggetti sociali sulla partita dello status di Roma nel processo federalista. ''Ci conviene impostare il problema di Roma nel federalismo come a se stante o c'è un'altra strada in cui possiamo non essere soli? Vedo come alleati gli altri comuni metropolitani che hanno gli stessi problemi''. L'assessore ha aggiunto che, quanto alla spesa pubblica pro capite, Roma è fortemente sperequata rispetto a tutte le altre città italiane e che in passato c'è stata un'evoluzione distorta di Roma, dei rapporti tra Roma e i poteri centrali.


    www.re-set.it/interviste/index
    Intervista con Pietro Barrera - Delegato al decentramento Comune di Roma

    Re-set - Buongiorno dottor Barrera. Allora, passato da Direttore generale del comune di Roma, il più grande comune d'Italia e forse anche uno tra i più difficili. Oggi lo ritroviamo con una delega al decentramento, e siamo qui a parlare di governance delle aree metropolitane: Roma capitale, Roma Regione o Roma area Metropolitana?

    Barrera - Beh, intanto c'è una Costituzione, una Costituzione che ha avuto il consenso dei cittadini. A Roma 800mila persone, in un giorno di guerra e senza informazione sono andate a votare: allora dobbiamo dare attuazione alla Costituzione. Il Parlamento ha il dovere di dare a Roma subito una buona legge per la sua capitale, deve dare alla capitale del suo Paese delle regole, delle risorse, un'organizzazione dignitosa. In questo senso, credo che tutto il dibattito che abbiamo alle spalle sulla città metropolitana, sulla città Regione, è un dibattito interessante che dobbiamo tesaurizzare, però dobbiamo andare avanti con un contesto costituzionale nuovo.

    Re-set- Oggi a Roma ci sono molte ipotesi di sviluppo però è evidente che non è più ipotizzabile confinarle all'area urbana di Roma. Evidentemente siamo in un territorio che ha forti interrelazioni con il suo circondario. Difficile pensare progetti che tengano conto di queste relazioni?

    B- No. E' necessario lavorare in questa direzione, però senza approcci ideologici. Ieri uno studioso olandese ci ha raccontato la vicenda amara di Rotterdam dove una progettazione perfetta, da un punto di vista razionale, della governance metropolitana è poi stata respinta nel referendum popolare; e in qualche modo la stessa cosa è avvenuta a Berlino.
    E allora a questo punto noi non dobbiamo avere approcci ideologici, dobbiamo sapere che le istituzioni rispondono a identità locali, cioè, alla volontà dei cittadini. Se queste identità sono identità parziali, occorre costruire le istituzioni della collaborazione per governare i fenomeni di area vasta.

    Re-set- In una realtà come quella italiana dove la cooperazione tra le amministrazioni è ancora una chimera, è pensabile riuscire ad attuare quelle forme di coordinamento che la legge per le aree metropolitane prevede?

    B- Io credo di si. Intanto, appunto, per Roma non c'è la legge per le aree metropolitane. Roma avrà una legge speciale, una legge per la capitale perché ha una realtà del tutto peculiare per cui avrà regole del tutto speciali. Io vedo questo convegno della provincia di Roma come un segnale molto importante e positivo perché qui vedo uno spirito di concretezza e di collaborazione. non ci sono contrapposizioni ideologiche, c'è una voglia di affrontare i problemi per quello che sono. Mi pare veramente un ottimo punto di partenza. (omissis)

    Re-set- Invece parlando di questioni che attengono più al suo ufficio, Roma è stata tra le prime città a decentrare a livello interno trasformando le circoscrizioni in Municipi. Funziona, un esperimento che ancora non possiamo giudicare, difficoltà o altro?

    B- Funziona, ed ha una difficoltà, la difficoltà è data dal fatto che il Municipio è, in sé, una istituzione irrisolta, che ha una grande autonomia politica, formidabili competenze, ma non è un ente locale e quindi vive di finanza derivata, vive di risorse professionali e dirigenziali assegnate dal Comune. In questo senso credo che il modello Municipio è certamente la punta più avanzata di decentramento che c'è in Italia, ma proprio per questo postula il passaggio successivo, il cambiamento dell'ordinamento metropolitano, puntando a farne degli enti locali, dei comuni urbani sia pure dei comuni diversi dagli altri comuni. Ma come tutte le riforme è questa una riforma che ne richiama in campo un'altra.

    Re-set - Su questo naturalmente attenderemo gli sviluppi. Io però La richiamo su un altro punto: Roma è una città dagli oltre 3 milioni di abitanti, tra l'altro molto pendolari. La governance presuppone il dialogo con le collettività. Come si può realizzare questo dialogo questo incontro tra amministrazioni e cittadini in una città come Roma.

    B- Intanto uscendo dalla demagogia, e quindi dall'idea di una comunità urbana che si muova secondo schemi tipici del medio/piccolo comune. Io credo che, per esempio, la comunicazione online, se gestita in modo intelligente e non demagogico, possa costruire delle forme di avvicinamento tra cittadino ed istituzioni che sono altrimenti impensabili in una metropoli di questa dimensione.

    Re-set - Dott. Barrera La ringraziamo e saremo qui a seguire i prossimi sviluppi


    Il Nuovo – Roma – La città - 15 gennaio 2002 (www.ilnuovo.it)
    Cgil: "Il modello è la città metropolitana". E' iniziato il congresso del sindacato di Roma e del Lazio. Ad aprire i lavori il segretario Stefano Bianchi: "Il futuro istituzionale va ridisegnato subito, prima che sia troppo tardi". di Antonello Salerno

    ROMA - No alla proposta Storace, no alla proposta Moffa, no alle modifiche costituzionali per arrivare al nuovo assetto istituzionale della Capitale. Si ritorna, nelle proposte della Cgil di Roma e del Lazio, riunita oggi a Roma per il suo secondo congresso dal '96, quando il sindacato decise di darsi una nuova struttura e di riunirsi in un'unica organizzazione su tutto il territorio regionale, alla "città metropolitana", all'idea di Francesco Rutelli. "Anche se – vuole precisare il segretario Stefano Bianchi – l’idea era originariamente la nostra, l’avevamo proposta già nel ’91. Una città policentrica nella quale le funzioni generali di gestione delle grandi reti vengano affidate alla città metropolitana, mentre i servizi alla persona e di vivibilità locale vengano controllati oggi direttamente dai municipi, domani dai comuni urbani allargati a quelli dell'hinterland". (omissis)

    "Noi ci pensavamo già dal '91". Il segretario della Cgil di Roma e del Lazio spiega la sua idea di "città metropolitana", e sposa la tesi originaria di Francesco Rutelli. "Non si può pensare di modificare la Costituzione". di Antonello Salerno

    ROMA - Nel dibattito sul futuro assetto istituzionale della Capitale, un centro troppo grande e troppo importante, che potrebbe togliere risorse al resto del territorio del Lazio, accentrando su di sé tutti i più grandi progetti urbanistici e di opere pubbliche, mancava in questi giorni proprio il parere della Cgil.

    Il balletto andava avanti da mesi, da quando l'allora sindaco Francesco Rutelli decise, pochi giorni prima di dimettersi per correre nella sfida per palazzo Chigi, l'istituzione dei Municipi. Il progetto del sindaco era quello della città metropolitana, che avrebbe poi dovuto ulteriormente svilupparsi con gli accordi da prendere con tutti i comuni dell'hinterland. I municipi sono rimasti, il resto del progetto è stato rimesso in discussione.

    Tutte le amministrazioni coinvolte, dallo stesso Campidoglio passato a Walter Veltroni, alla Regione di Francesco Storace, alla Provincia di Silvano Moffa, hanno detto la loro, e così sono nati i progetti di Roma Regione, con la capitale e il suo hinterland a fare una regione a parte, e le altre province ridistribuite tra Abruzzo, Umbria e Campania.

    Stefano Bianchi, lei propone un passo indietro, il ritorno alla città metropolitana.
    E' un'idea che nacque proprio dalla Cgil nel '91, e che poi venne sposata dall'amministrazione comunale. Noi facemmo tutte le ricerche e i sondaggi, studiammo la realtà regionale, e individuammo nella città metropolitana la risposta alle richieste di una metropoli troppo grande, e con un ruolo troppo importante, per essere solo un Comune.

    Con questa sua posizione lei boccia le ultime proposte, molto dibattute e che hanno già riunito un certo consenso, come la città regione che era stata avanzata da Storace...
    Secondo me è impensabile affrontare la revisione della costituzione per dare un nuovo assetto a Roma. Un processo che richiederebbe tempi lunghissimi. E nessuno ci dà la certezza che l'attuale maggioranza in Parlamento abbia la volontà e la forza per approvare una legge del genere. E poi non si può continuare all'infinito con un dibattito astratto che spesso prende a riferimento le esperienze già fatte all'estero.

    Non è d'accordo sul fatto che possa servire, per Roma, un modello istituzionale già sperimentato?
    Gli assetti istituzionali sono il prodotto si una storia e di una cultura centenaria. Non mi ha mai convinto chi, con sicurezza, propone di imitare modelli parigini o berlinesi o, peggio, statunitensi, senza rendersi conto che quelle differenti esperienze funzionano solo in quelle specifiche realtà.

    Che tipo di reazione ha riscontrato nel Campidoglio su questa proposta?
    Mi sembra che Veltroni stia procedendo proprio su questa strada. D'altra parte ha lui stesso detto più volte che, se c'è da spostare un mercato in città, preferirebbe avere lui nell'amministrazione tutti i poteri per farlo, senza dover consultare e doversi rivolgere ogni volta a commissioni regionali o altre istituzioni. (omissis)


    Il Nuovo – Roma – La città 16 gennaio 2002 (www.ilnuovo.it)
    Roma Capitale presto sul tavolo del Governo. Lo dice Marco Causi al congresso regionale della Cgil. E spiega che i rapporti conflittuali fra regioni e comuni frenano lo sviluppo. Per questo è necessaria una riforma che riguardi tutte le grandi città italiane. di Alessandro Calvi

    Roma - Per lo sviluppo del Lazio è essenziale la riforma dei rapporti tra Comune e Regione. Marco Causi, assessore capitolino al bilancio, risponde al segretario della Cgil, Stefano Bianchi, che ha individuato nel ridisegno istituzionale un passaggio decisivo per lo sviluppo economico della regione, nella seconda giornata del congresso dell'organizzazione sindacale.

    "Dobbiamo porre il problema del governo delle grandi aree metropolitane - spiega Causi - che è un problema comune a tutte le grandi città. Lo spezzettamento di competenze fra enti locali è un problema che va risolto". Ed è importante che la questione si affronti in tempi rapidi perché da qui passa il rilancio dell'economia regionale che trova un freno proprio nel conflitto fra istituzioni. Roma, rispetto alle grandi città del nord Europa, è in ritardo. Già alla metà dell'ottocento città come Parigi o Amburgo cominciavano a dotarsi di una rete infrastrutturale che apriva il territorio urbano al territorio circostante creando un modello di urbanizzazione diffusa che ha prodotto sviluppo. "In questo senso, il nuovo statuto di Roma Capitale è importante - aggiunge l'assessore - ma non esaurisce il problema che invece è nazionale e riguarda tutte le grandi città italiane". Per questo i sindaci delle maggiori città si sono già incontrati con Berlusconi, che rivedranno entro fine febbraio per presentare una proposta di riforma del governo delle aree metropolitane. "E' un lavoro che dobbiamo fare tutti insieme - dice ancora Causi - ma se non dovesse andare in porto, Roma ha ancora da giocarsi la carta dello Statuto Speciale in quanto Capitale d'Italia che però, senza avere dietro una riforma più generale, finirebbe per essere uno strumento debole".

    D'accordo con Causi anche Andrea Augello, assessore regionale al bilancio, che non è comunque entrato nel merito della riforma anche perché i progetti di Regione e Comune sono diversi. "Oggi ci sono le condizioni per investire e ci sono risorse disponibili - dice Augello - il dibattito sulla riforma istituzionale è importante nel frattempo però occorre trovare un modello di relazione fra istituzioni, impresa e sindacati che ci permetta di andare avanti".

    E che le risorse e i progetti ci siano lo conferma Silvano Susi, presidente dell'Acer Lazio, che dà anche qualche cifra. "Soltanto nell'edilizia possiamo attivare da subito 27mila miliardi di investimenti che significano 300mila nuovi posti di lavoro in 5 anni. Per fare tutto ciò serve però un piano regolatore sul quale le istituzioni devono collaborare. E servono quindi nuove regole del gioco che aiutino a rilanciare lo sviluppo".

    Nel merito della riforma entra invece Andrea Mondello, presidente della Camera di Commercio. Ribadendo le motivazioni della necessità di un riassetto istituzionale sulle quali tutti si sono detti d'accordo, Mondello si schiera apertamente con la proposta di Francesco Storace e dice senza mezzi termini che "la direzione giusta è quella di Roma Regione", un'idea che invece preoccupa seriamente Stefano Bianchi. "Sì, non posso che dirmi preoccupato per una proposta che finirebbe per rafforzare la posizione della Capitale spappolando il resto della regione. Senza dimenticare che una riforma del genere potrebbe mettere in moto fughe centrifughe delle altre province verso altre regioni mettendo a rischio la stessa esistenza del Lazio".


    RomaOne (www.RomaOne.it) - 24 febbraio 2002
    Veltroni spinge per Roma Capitale. Il sindaco propone un contributo dell'1 per mille sulle entrate del fisco

    Veltroni "spinge" per una legge su Roma Capitale e mercoledì incontrerà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per discutere la situazione. "Fare subito la legge speciale per Roma capitale: tutto può svolgersi nel giro di qualche mese e nessuno mi trascinerà in polemiche o conflitti istituzionali". E' questa la richiesta avanzata dal sindaco capitolino che chiede una normativa ad hoc per la Capitale, riconosciuta come tale dall'art. 114 della Costituzione.

    L'idea di Veltroni è quella di una Roma dotata di maggiore autonomia e per far questo serve un processo di delegificazione che consenta alla città di approvare regolamenti in deroga alle leggi di Stato e Regione.

    In particolare il sindaco chiede una procedura speciale in "materia di governo del territorio, valutazione di impatto ambientale, edilizia pubblica e privata, infrastrutture di trasporto, circolazione stradale, promozione dello sviluppo economico, servizi sociali e tutela della salute, polizia locale".

    La capitale, però, ha aggiunto il sindaco, ha bisogno di "risorse adeguate per garantire il suo sviluppo", per questo pensa ad un contributo "pari all'1 per mille del complesso delle entrate tributarie dello Stato". Di Roma capitale, secondo il disegno delineato da Veltroni, ne faranno parte "l'attuale comune di Roma, i municipi romani e gli altri comuni che liberamente decideranno di aderire, con l'esplicito consenso dei cittadini". La "cabina di regia" è ispirata alla collaborazione istituzionale: sarà il comitato per Roma capitale composto dal sindaco della capitale, dal presidente del Consiglio dei ministri e dal presidente della Regione.


    www.luciano-ciocchetti.com/politica - 28 febbraio 2002 (Luciano Ciocchetti, Consigliere Regione Lazio, Vice Presidente Commissione Roma Capitale)
    Legge per Roma: Ciocchetti, non basta legge ordinaria

    "La proposta di Veltroni è una scorciatoia che rischia di partorire la vecchia e superata idea di Roma città metropolitana." E' quanto afferma Luciano Ciocchetti, capogruppo CCD regione Lazio. "Occorre un intervento legislativo più alto che dia sostanza sia in termini costituzionali che di risorse, poteri e funzioni in un ridisegno istituzionale dei ruoli degli enti interessati (comune, provincia, regione). Il problema di Roma non si risolve con una semplice legge ordinaria."


    Il Nuovo – Roma – La città 2 marzo 2002 (www.ilnuovo.it)
    Roma Capitale, Moffa rilancia. Il presidente della Provincia rilancia la sua proposta sul futuro assetto istituzionale della Capitale. E attacca Storace e Veltroni chiedendo un dibattito non privo di sostanza. di Alessandro Calvi

    Roma - "Ho la sensazione che ci stiamo avviando in un tunnel dal quale sarà difficile uscire". Sul futuro assetto istituzionale della Capitale il presidente della Provincia Silvano Moffa rompe gli indugi, rilancia la sua proposta di metropolizzare la Provincia e passa all'attacco del governatore Storace e del sindaco Veltroni che da tempo si confrontano tra polemiche e colpi di fioretto.

    L'occasione è il convegno organizzato dallo stesso Moffa in vista del congresso di An su Localismo e globalizzazione al quale erano presenti anche il ministro Alemanno e il vicepresidente del Senato Fisichella, convinti sostenitori che la devolution non pregiudichi la centralità dello Stato.

    "Non gettiamo via insieme allo Statalismo anche lo Stato", dice con una battuta il vicepresidente del Senato. "La storia d'Italia è la storia dei territori che preesistono anche alla stessa concezione delle Regioni che sono le ultime arrivate - dice Moffa - ciò non significa rimettere in discussione il ruolo delle regioni ma mi sembra paradossale questa sorta di involuzione per cui mentre chiediamo federalismo si torna ad un centralismo regionale che soffoca la specificità dei territori". E su Veltroni, che recentemente ha incontrato il presidente del Consiglio Berlusconi, rincara: "Più che parlare di Roma capitale Veltroni è andato a bussare a quattrini e non mi sembra che si possano risolvere così i problemi".

    Sarà il congresso di An che si avvicina o saranno i toni del dibattito sul federalismo che si sono alzati ma Moffa è sceso decisamente in campo e, dopo l'attacco, su Roma capitale rivendica il lavoro della Provincia. Palazzo Valentini in questi anni ha infatti portato avanti un progetto che, partendo dalla considerazione che il territorio sul quale puntare per lo sviluppo sia quello della Provincia, crea una rete di rapporti fra i diversi comuni puntando molto sulle infrastrutture e valorizzando il tessuto imprenditoriale che per il 90% è diffuso nella provincia e non nel territorio della città.

    "Continuo a pensare che sarebbe penalizzante per la Capitale organizzarsi soltanto all'interno del suo perimetro - spiega Moffa - credo che una realtà territoriale come quella provinciale oggi è sufficientemente matura per soccorrere Roma perché se separassimo Roma e la Provincia faremmo un danno a entrambe". Un esempio è il porto di Civitavecchia senza il quale la Capitale non potrebbe essere competitiva nel bacino del Mediterraneo. Dopo l'attacco arriva però anche un invito al dialogo "Non credo che il Comune, la Provincia o la Regione da soli possano pensare di risolvere i problemi". L'appuntamento è fissato per l'ultimo incontro prima che, dal 21 marzo, Alleanza Nazionale si riunisca al Palafiera dell’Eur. per il congresso romano.


    Il Nuovo – Roma – La città 3 marzo 2002 (www.ilnuovo.it)
    Roma-Regione, Storace va all'attacco. Messaggio al presidente Berlusconi: "Veltroni non è il padrone di questa città". Il governatore del Lazio sul futuro assetto istituzionale della Capitale, non fa sconti. E rilancia la propria ipotesi.

    Roma - Messaggio chiaro, chiarissimo al presidente del Consiglio Berlusconi sul futuro assetto istituzionale della Capitale.

    A tre giorni dall'incontro tra Veltroni e il Premier, Storace rilancia: "'Veltroni è il sindaco di Roma, non è il padrone di Roma''. Così il Governatore del Lazio ribadisce l'ipotesi di ''Roma-Regione''. Un appello lanciato nel corso del congresso della Destra sociale. ''Anche il presidente del consiglio - ha detto il presidente della Regione Lazio - deve capire che allo sviluppo della città di Roma non concorre solo il Comune, ma anche la Provincia e la Regione''.

    Sembra aver percepito, Storace, quanto dichiarato solo ieri da Moffa . ''Perché allora si può lasciar capire che c'è un'aspettativa del sindaco della città a risolvere con legge ordinaria problemi che devono essere risolti con la modifica della costituzione?'', si è domandato Storace.

    Il presidente non nasconde la propria preoccupazione: "Si è deciso allora di accettare l'impostazione del referendum dell'Ulivo che creava le basi per una secessione politica? Noi, però, vogliamo un'Italia unita".

    Il governatore ha auspicato che anche dal congresso romano di An emerga un documento che faccia propria la proposta di Roma-Regione. "Unica ipotesi perché Roma sia veramente capitale, e differente da tutti gli altri 8.000 comuni italiani''.


    Il Sole-24 Ore, Lunedì 8 aprile 2002, Enti Locali & Pa, pag. 22
    Poteri e status per Roma Capitale. Riforme costituzionali – Una proposta del Comune per dare maggiore autonomia e incisività al Campidoglio. Un prelievo speciale sul gettito nazionale per far fronte alle spese di Marino Massaro

    Il documento

    Le funzioni: Governo del territorio e pianificazione urbanistica; tutela dell’ambiente e del patrimonio storico artistico; realizzazione delle infrastrutture pubbliche di interesse nazionale; funzionamento delle reti e delle infrastrutture di trasporto pubblico; disciplina della circolazione stradale; promozione dello sviluppo economico; organizzazione dei servizi sociali; ordinamento della polizia locale.

    Gli strumenti: potestà regolamentare più ampia approvati con il coinvolgimento del Comitato per Roma capitale (Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente della regione e Sindaco).

    L’ordinamento finanziario: Assegnazione dell’1 per mille del gettito tributario dello Stato e di fondi statali per le opere pubbliche di interesse nazionale. Autonomia tributaria comunale per le opere pubbliche e di interesse cittadino. Trasferimento alla Città di immobili del demanio e del patrimonio dello Stato.

    Dovrebbe chiamarsi semplicemente "Città di Roma Capitale" e non sarà né una "città metropolitana" né ovviamente un normale comune: Al suo vertice si collocherà sempre il sindaco, ma dotato di poteri ben più elevati rispetto a quelli attuali dei primi cittadini. Tutti gli amministratori della città dovranno godere di uno status parametrato su quelli degli amministratori regionali.

    In sostanza la legge dello Stato che dovrà disciplinare l’ordinamento della Capitale, prevista dal terzo comma dell’art. 114 della Costituzione dopo la riforma del Titolo V, dovrà dare a Roma un regime del tutto particolare, forse più simile a quello di altre grandi capitali mondiali (si pensi al District of Columbia di Washington) che non al modello della "città metropolitana" pensato per le altre grandi città italiane. E’ questo il senso del progetto messo a punto dal Campidoglio per avviare un dibattito e fissare dei capisaldi vista l’assenza, per ora, di disegni di legge governativi o di proposte delle forze politiche su questo tema.

    Il sindaco Walter Veltroni ha già illustrato le linee guida del progetto al Presidente del Consiglio e in altre occasioni alle forze politiche e sociali cittadine e regionali.

    Il documento messo a punto dallo staff di Veltroni non è un articolato, ma delinea un percorso e definisce i contenuti per costruire il disegno di legge. Il punto di partenza è la "specialità" dell’ordinamento della Capitale che deve prevedere la collaborazione tra le istituzioni locali, statali e regionali per assicurare lo sviluppo economico e sociale della città, i servizi urbani necessari alla funzionalità dello Stato, degli enti pubblici nazionali e delle istituzioni internazionali, della Santa Sede, ma anche l’accesso ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali dei residenti e di quanti, ad altro titolo, ne debbano fruire nella città di Roma.

    Entrando più nel dettaglio, la proposta prevede incisivi poteri autonomi per le funzioni amministrative in materia di governo del territorio, pianificazione urbanistica, tutela dell’ambiente e del patrimonio storico-artistico, progettazione e realizzazione delle infrastrutture pubbliche di interesse nazionale, trasporto pubblico, circolazione stradale, promozione dello sviluppo economico, organizzazione dei servizi sociali e per la tutela della salute, ordinamento di polizia locale.

    Gli strumenti individuati per realizzare questo obiettivo sono una potestà regolamentare rafforzata dalla "Città di Roma Capitale" e un particolare ordinamento finanziario.

    Per i regolamenti la proposta è di intervenire in tutte le materie non coperte da riserva assoluta di legge (previa determinazione dei principi fondamentali) tramite un procedimento aggravato che preveda il coinvolgimento del Comitato per Roma Capitale.

    Questo Comitato è un po’ la chiave di volta dell’architettura istituzionale. Dovrà essere composto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Presidente della Regione Lazio e dal Sindaco. Delibererà a maggioranza, ma sempre con il voto favorevole del capo del governo. Di conseguenza anche gli stessi regolamenti avranno l’avallo dell’Esecutivo.

    Il Comitato sarà in sostanza la sede che armonizzerà le funzioni di competenza della Città, dello Stato e della Regione esprimendo pareri (sui regolamenti della Capitale che deroghino a disposizioni statali o regionali; sugli atti di pianificazione urbanistica e sulle opere pubbliche di interesse nazionale nel territorio della Capitale), ma anche decidendo nel merito su questioni chiave come il piano di localizzazione delle sedi degli uffici delle amministrazioni e di enti pubblici nazionali o regionali. Oppure assumendo la decisione definitiva nelle Conferenze di servizi nei casi di dissensi tra le amministrazioni coinvolte.

    L’ordinamento finanziario ipotizzato nella proposta è semplice: un contributo di parte corrente dell’1 per mille del gettito complessivo delle entrate tributarie dello Stato, il finanziamento da parte dello Stato degli interventi e delle opere pubbliche di interesse nazionale e ovviamente uno sviluppo dell’autonomia tributaria della Città per finanziare le opere di interesse cittadino.

    Infine devono essere trasferiti alla Città gli immobili del demanio e del patrimonio dello Stato.

    Un altro caposaldo del progetto è lo snellimento delle procedure. Ad esempio gli strumenti di pianificazione generale dovranno essere adottati dall’Assemblea della Capitale dopo avere acquisito il parere del Comitato, dei comuni urbani e dei municipi.

    Per la realizzazione delle opere pubbliche si propone di utilizzare la disciplina speciale prevista dalla legge 443/01.

    Anche in materia di beni culturali e tutela dell’ambiente, l’ordinamento della Capitale deve avere come obiettivo lo snellimento dei procedimenti autorizzatori. Mentre si prevedono i "super poteri" del sindaco in materia di trasporti pubblici, traffico e viabilità già riconosciuti ad altri sindaci di altre città. Sotto il profilo istituzionale, dunque, la Capitale dovrà avere due livelli di governo. Quello della "Città di Roma Capitale" per tutto ciò che concerne l’area vasta e quello del "Comune urbano" per il livello di prossimità. Restano ovviamente i "municipi" (le circoscrizioni). La Corresponsabilità dei Municipi e dei Comuni urbani sull’insieme delle politiche del distretto e la semplificazione delle procedure interne dovranno essere assicurati da una conferenza dei presidenti dei municipi e dei sindaci dei Comuni urbani.

    Una città al servizio del Paese. Intervento di Walter Veltroni, Sindaco di Roma

    La riforma costituzionale, per la prima volta, ha riconosciuto solennemente il ruolo di Roma, Capitale della Repubblica. Una legge dello Stato dovrà disciplinarne l’ordinamento. Dobbiamo partire da lì. Lasciamo da parte il dibattito astratto sulla modellistica istituzionale, senza chiusure ideologiche verso altre possibili evoluzioni, e mettiamoci al lavoro per una buona legge, che rispetti la Costituzione e la volontà degli elettori, che faccia gli interessi della città e del Paese.

    Questo ho chiesto al Presidente del Consiglio, incontrando attenzione e sensibilità, e confido che il Parlamento, come ha auspicato il Presidente della Camera dinanzi agli industriali romani, sappia cogliere efficacemente, e in tempi rapidi, questa occasione storica per Roma. Roma non desidera privilegi rispetto alle altre città metropolitane.

    I cittadini di Roma, di Milano o di Napoli hanno evidentemente lo stesso diritto a una città vivibile, a servizi efficienti, a uno sviluppo equilibrato.

    Le Capitali – tutte le Capitali moderne – hanno però una duplice natura. Da un lato sono città come le altre e dall’altro sono città "speciali", chiamate a svolgere funzioni che riguardano l’intera comunità nazionale.

    Roma ha il dovere di organizzare i servizi urbani per consentire agli uffici dello Stato di funzionare al meglio.

    Roma deve poter ospitare con efficienza i cittadini che vi giungono da ogni parte d’Italia, per dialogare con le istituzioni. Roma, per di più, è la sede di ben tre corpi diplomatici, di importanti agenzie delle Nazioni Unite e di uno Stato sovrano come il Vaticano, e deve cooperare al meglio perché possano svolgere con serenità le loro altissime funzioni. Sono compiti che onorano la città, ma che hanno un costo.

    Per questo ho proposto che alla città sia destinato un contributo pari all’1 per mille del gettito tributario. Una somma sicuramente non eccessiva se confrontata con quanto spendono i grandi Stati europei per le loro Capitali, ma il segno chiaro di un impegno comune per funzioni e servizi che riguardano tutti.

    Se infatti i compiti di cui si è detto devono essere svolti in modo efficiente è anche necessario poter disporre di procedure corrette, ma rapide, per risolvere i tanti e grandi problemi urbanistici, di viabilità, di garanzia della qualità ambientale, propri di ogni città, ma che certo assumono un rilievo del tutto particolare per una Capitale.

    Non possono passare due anni per una piccola variante urbanistica, come chiunque vuole fare impresa sa. Tempi certi, regole trasparenti, procedure semplificate sono le moderne condizioni per accompagnare la crescita economica e civile di grandi metropoli come Roma. Nel rispetto, perciò, del ruolo, quindi delle leggi, dello Stato e della Regione, Roma deve poter contare su autonomi poteri regolativi in materia, deve poter decidere il proprio destino.

    Roma infine, non dovrà mai più essere solo la "città degli uffici", ma uno spazio di sviluppo, aperto alla sfida dell’innovazione, alla competizione in Europa e alla cooperazione nel Mediterraneo. La legge sulla Capitale può dare nuovo slancio a questa prospettiva, perché Roma possa crescere come città continuando ad essere al servizio del Paese.


    Il Tempo - martedì 30 aprile 2002 (www.ilTempo.it)
    Riforma costituzionale. Roma Capitale, confronto a distanza tra Veltroni e Zaccheo di r. f.

    Latina – Sulla proposta di riforma costituzionale presentata in Parlamento da Vincenzo Zaccheo e che prevede un nuovo "status" per Roma e nuovi assetti per il resto della Regione Lazio, si è sviluppato una sorta di confronto a distanza, anche se soltanto epistolare, tra il sindaco della Capitale, Walter Veltroni e il deputato di An, che si accinge alla scalata del Campidoglio pontino.

    Nei giorni scorsi Veltroni ha inviato a Vincenzo Zaccheo una lettera informandolo di aver illustrato al Presidente del Consiglio una proposta di ordinamento di Roma Capitale. Si tratta di un percorso di riforma che si avvale di una legge ordinaria aperta ai contributi di istituzioni e parti politiche interessate.

    La replica epistolare di Zaccheo non si è fatta attendere. E’ Stata assai dettagliata e incentrata sulla sua proposta di legge costituzionale, presentata nel 1997, recante modifiche agli articoli 57, 131 e 132 della costituzione per attribuire alla città di Roma lo status di regione e quindi istituire altre due sub regioni che assegnerebbero a Latina il ruolo di città-guida per essere la più intensamente popolata rispetto agli altri tre capoluoghi di provincia.

    Le tesi di Veltroni e di Zaccheo non collimano, però. Veltroni concentra com’è ovvio tutta la sua attenzione su Roma, trascurando di fatto il restante territorio laziale, E poi, sottolinea Zaccheo, una proposta come quella del Sindaco di Roma, che prevede la partecipazione alle sedute del Consiglio dei Ministri, diretti rapporti con le istituzioni CEE non può essere varata per via di legge ordinaria.


    Il Tempo - 26 giugno 2002 (www.iltempo.it)
    "Le imprese chiedono che Roma diventi capitale federale" Incontro fra il presidente dell'industria del Lazio Valori e il ministro degli affari regionali Enrico La Loggia di Alberto di Majo

    La riforma dell'assetto istituzionale secondo gli industriali del Lazio.

    "Oggi è necessario e urgente costruire una nuova architettura decentrata dei poteri: solo con una vera autonomia e responsabilità le Regioni saranno in condizione di governare i territori e di favorirne lo sviluppo. Solo con una vera autonomia finanziaria sarà possibile correggere l'attuale disfunzione che vede spesso non corrispondere gli interventi finanziati alle reali esigenze locali".

    A parlare è Giancarlo Elia Valori, presidente della Federazione dell'Industria del Lazio, che ha incontrato ieri il ministro degli Affari Regionali Enrico La Loggia.

    Grande rilevanza nel quadro del federalismo merita chiaramente la capitale.

    "Ciò che sta a cuore alle imprese di Roma e del Lazio - ha continuato il professor Valori - è vedere davvero realizzata la ridefinizione del ruolo che compete al territorio della città-capitale. Ciò comporta scelte precise e un progetto concreto che contempli, in prima istanza, la propria funzione di capitale federale. Roma - ha sottolineato senza mezzi termini Valori - ha tutti i numeri per essere pegno e simbolo dell'unione federale".

    Ma anche la Regione avrà un ruolo strategico. "È un Ente che riveste per tutto il sistema delle imprese un ruolo determinante nella programmazione e nella gestione delle politiche per lo sviluppo economico. È proprio la Regione a costituire il soggetto portante del processo di rinnovamento in senso federalista. Per questo motivo, un'attenzione particolare ed esplicita deve essere rivolta alla elaborazione dei nuovi statuti regionali che dovranno saper disegnare un ordinamento al passo con i tempi in termini di snellezza e di efficienza e in grado di dare risposte alle nuove domande che provengono dalla società e dal tessuto economico".

    Insomma, secondo l'Unione degli Industriali il federalismo andrà concepito soprattutto come federalismo amministrativo, evitando che si giunga a una territorializzazione dei diritti.

    Il ministro La Loggia ha sottolineato che "su Roma capitale abbiamo 2 posizioni divergenti, quella del sindaco e quella del presidente della Regione. Ma qui non c'entra la politica, si tratta di scegliere ciò che è più utile per i cittadini".


    www.legautonomie.it ( giugno 2002)
    Una proposta per Roma capitale di Pietro Barrera - Direttore ufficio speciale temporaneo per l’ordinamento della Capitale

    La "legge dello Stato sull’ordinamento di Roma Capitale", prevista dal nuovo articolo 114 della Costituzione, ha l’obiettivo e l’ambizione di porre la città nelle condizioni migliori per esercitare le sue funzioni di interesse nazionale, al servizio di tutta la Repubblica. Il Sindaco Walter Veltroni ne ha indicato i contenuti in un progetto certamente aperto al confronto politico e istituzionale consegnato al Presidente del Consiglio il 28 febbraio scorso.

    Speriamo allora che sia davvero finito il tempo delle dispute astratte sui diversi modelli di Capitale. La revisione costituzionale, consacrata dal voto popolare, è ormai in vigore.

    Per Roma, Capitale della Repubblica, è giunto insomma il momento di una legge che ne disciplini funzioni e organizzazione. Nuovi scenari potrebbero aprirsi se e quando si verificassero le condizioni per una nuova fase di innovazione costituzionale.

    Oggi sarebbe però irresponsabile rinviare ad un futuro incerto le decisioni che si possono prendere subito: la Costituzione apre per Roma un’opportunità storica: guai a sprecarla.

    L’ordinamento speciale di Roma dovrà inserirsi coerente mente nella nuova "Repubblica delle autonomie" delineata dalla riforma costituzionale. In questo senso la "Città di Roma Capitale" sarà una forma speciale di una "normale" comunità locale: oggi del "genere" Comune, domani del "genere" Città metropolitana.

    Altre grandi capitali da Parigi a Washington hanno atteso per oltre un secolo il riconoscimento del diritto all’autogoverno. La legge per Roma non potrà invece che esaltare l’autonomia delle istituzioni locali, che dovranno provvedere con piena responsabilità alle attese dei cittadini e alle più generali esigenze connesse con le funzioni di Capitale della Repubblica. Autonomia significa anzitutto semplificazione delle decisioni.

    Per governare la città sono necessari due livelli di amministrazione: la Città di Roma Capitale, per promuovere lo sviluppo organico della città e le sue funzioni di area vasta, e i Municipi e Comuni urbani, per il "governo di prossimità". Tutte le decisioni più importanti che riguardano la comunità locale dovranno essere prese in questi due livelli di governo, con trasparenza ed efficacia.

    Della Capitale della Repubblica dovranno far parte l’attuale Comune di Roma, e gli altri Comuni che liberamente decideranno di aderirvi, con l’esplicito consenso dei cittadini. Questi Comuni manterranno limpida e netta la loro identità, mentre i Municipi romani, accrescendo la loro autonomia e responsabilità, uniranno la loro identità locale alla comune appartenenza alla identità cittadina.

    Ma essere Capitale vuol dire anche saper porre la propria autonomia al servizio di una comunità assai più ampia. Le istituzioni della Capitale saranno per questo anzitutto istituzioni di collaborazione, con lo Stato e con la Regione Lazio.

    La "cabina di regia" sarà il Comitato per Roma Capitale, dove il Sindaco della Capitale, il Presidente del Consiglio dei ministri e il Presidente della Regione valorizzeranno le rispettive competenze per lo sviluppo e il buon funzionamento della Capitale.

    Lo spirito di collaborazione deve guidare anche i rapporti tra Roma Capitale e l’insieme del vasto territorio oggi compreso nella Provincia di Roma, con strumenti leggeri ed efficaci di cooperazione tra le istituzioni locali, per affrontare insieme i problemi dalle grandi reti di servizi, trasporti e viabilità al regime delle acque o delle aree protette che si collocano necessariamente su quella scala.

    Il significato concreto più importante della scelta autonomistica sarà il procedimento di delegificazione, che consentirà alla Capitale di approvare regolamenti in deroga alle disposizioni di dettaglio delle leggi dello Stato e della Regione in materie cruciali per lo sviluppo e il buon funzionamento della Capitale: dal governo del territorio alla circolazione stradale, dalla tutela della salute alla polizia amministrativa locale. Per governare l’innovazione con efficacia, tempestività e rigore sono però necessarie anzitutto procedure urbanistiche nuove. La Città potrà approvare gli strumenti di pianificazione in tempi certi, attraverso meccanismi di silenzio assenso che consentano alla Regione e allo Stato di chiedere il riesame degli atti più importanti solo per ragioni di compatibilità con i principi generali della pianificazione territoriale regionale o con le preminenti esigenze di funzionalità degli organi costituzionali e delle amministrazioni pubbliche.

    I grandi Stati europei investono sulle loro Capitali. In Italia ciò è accaduto poco e male, con trasferimenti ordinari inadeguati (anzi, inferiori a quelli delle altre grandi città) ed impegni eccezionali per i "grandi eventi" (Olimpiadi, mondiali di calcio, Giubileo). La legge per la Capitale dovrà superare questa spirale perversa, indicando le forme con cui lo Stato contribuirà al sostegno della Capitale.

    Per gestire efficacemente le funzioni della Capitale, la proposta del Sindaco ipotizza un contributo corrente pari all’1 per mille del complesso delle entrate tributarie dello Stato: è un modo per segnalare, anche simbolicamente, l’impegno dell’intera comunità nazionale per la "sua" Capitale, senza accrescere la pressione fiscale sui residenti. Naturalmente sarà necessario anche investire sulle infrastrutture e sulla modernizzazione della città. A questo proposito si dovranno razionalizzare i procedimenti di pianificazione urbanistica, rafforzando l’autonoma responsabilità delle istituzioni locali, delineare un piano triennale di opere pubbliche di interesse nazionale finanziato dallo Stato, prevedere efficaci deroghe alle farraginose leggi vigenti in materia di parcheggi e metropolitane, attribuire al sindaco poteri incisivi per il governo unitario della mobilità cittadina, definire nuove regole, ancora più moderne ed efficaci, per il funzionamento delle conferenze di servizi.

    Una grande Capitale è però anzitutto una città attenta ai bisogni di ogni persona: dei cittadini che vi risiedono e dei milioni di uomini e di donne che ogni anno giungono a Roma per le più diverse ragioni. Roma ha dunque il diritto a risorse finanziarie sufficienti e di una strumentazione giuridica che ne rafforzi l’autonoma responsabilità sia per l’organizzazione dei servizi sociali, sviluppando i principi della legge quadro sull’assistenza, che per le funzioni di indirizzo e controllo sui servizi di tutela della salute.

    La Capitale dovrà avere propri strumenti anche per assicurare un efficace processo di accoglienza e di integrazione per gli immigrati. E ancora: lo sviluppo economico. Roma non è più e mai lo è stata solo la "città degli uffici", dei palazzi del potere e della burocrazia ministeriale. Per questo la legge sulla Capitale deve rafforzare le competenze locali per lo sviluppo dell’economia, per la valorizzazione dello sportello unico delle attività produttive, per l’ulteriore modernizzazione delle attività commerciali.

    Ma se è vero che il "tesoro" di Roma resta il suo eccezionale patrimonio storico-artistico, la legge dovrà trovare il giusto punto di equilibrio da un lato per razionalizzare le procedure autorizzatorie connesse ai regimi vincolistici, dall’altro per accrescere l’autorevolezza e l’efficacia dell’azione di tutela, attraverso l’istituzione del la "sovrintendenza autonoma di Roma", sviluppando il modello delineato nella riforma del Ministero per i beni e le attività culturali.

    Anche sul fronte delle politiche ambientali la sfida sarà duplice, e niente affatto contraddittoria: da un lato semplificare e rendere più trasparenti le procedure per la valutazione d’impatto ambientale, dall’altro rafforzare le competenze delle istituzioni locali per il governo delle aree protette, risorsa preziosa della collettività.

    Infine, la proiezione internazionale. Roma, per storia e vocazione, è una città internazionale, proiettata in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. La sua vita quotidiana è del resto segnata dalla straordinaria presenza al suo interno di uno Stato sovrano (e che Stato!) e delle più importanti agenzie dell’ONU impegnate per la lotta alla fame e alla povertà. La legge sulla Capitale deve allora valorizzare questa eccezionale realtà, costruendo solidi strumenti di comunicazione e di collaborazione reciproca.

    Al tempo stesso, raccogliendo le indicazioni del recentissimo "libro bianco sulla governance europea", la legge dovrà delineare un raccordo diretto tra Roma Capitale e le istituzioni dell’Unione europea, anche al fine di consentire a Roma di accedere in modo più efficace alle opportunità offerte dai fondi strutturali. La parola ora è al Parlamento. Roma attende con fiducia.


    Il Messageronline – Cronaca di Roma - 5 luglio 2002
    Storace: "Sbloccati i progetti per la linea C del metrò"Roma Capitale, la giunta regionale inviterà Veltroni e Moffa al dialogo per dare una diversa forma amministrativa di Marco Giovannelli

    Roma capitale? Francesco Storace propone un patto a tre a Walter Veltroni e Silvano Moffa, sindaco della capitale e presidente della Provincia. Oggi la giunta regionale esaminerà una delibera con la quale viene chiesto un protocollo di intesa per lo sviluppo di Roma.

    Perché questa iniziativa? "Visto che nessuno riesce a trovare una soluzione per i problemi della capitale, allora facciamo partire dal basso una proposta concertata tra tutte le istituzioni".

    Propone una sorta di pace armata per Roma? "Vorrei una discussione leale, sincera, aperta a tutte le idee per arrivare ad una proposta unitaria. Nulla di precostituito, senza veti reciproci ma un solo obiettivo: presentarsi uniti al governo per fare capire che tutti abbiamo il problema della gestione di Roma".

    La delibera che verrà esaminata oggi, contiene già delle indicazioni? "No, è libera ed aperta a qualsiasi proposte. E’ naturale che abbiamo idee diverse ma sono più che sicuro che ora è arrivato il momento di fermarci per parlare perché è il momento di mettere da parte le ideologie e far prevalere l’amministrazione".

    Ma lei non si è battuto nei mesi scorsi per un modello di Roma-Regione? "Quell’idea resta una mia aspirazione e un progetto di An. Ma in politica però bisogna procedere per obiettivi realistici".

    E cosa ora è realizzabile? "Lavorare insieme. Opportunamente l’assessore Augello ha ricordato al Campidoglio che anche la Regione vuole fare la sua parte per il raddoppio della Tiburtina, mentre io ho comunicato ieri al sindaco Veltroni (ieri per chi legge, ndr) che la conferenza di servizi ha sbloccato i progetti della linea C della metropolitana. Noi vogliamo lavorare per Roma. C’è un problema istituzionale grosso come una casa. Bruxelles, Madrid, Berlino e Parigi hanno un potere diverso conferito dalle loro costituzioni. La nostra città la vedo come un gigante zoppo: è la capitale d’Italia, ospita la Città del Vaticano, è unica al mondo per l’offerta culturale ma le fotocopie sugli atti amministrativi sono uguali a quelle di altri 8.000 Comuni italiani".

    Ma oltre la delibera cosa ha intenzione di fare? "Dialogare anche al di fuori dell’ufficialità istituzionale. Mi piacerebbe poter organizzare degli incontri settimanali con Veltroni e Moffa. Ogni volta fissare l’obiettivo successivo e procedere a tappe verso una proposta unitaria".

    Una gestione diversa di Roma cosa potrebbe comportare? "Un esempio. Ora c’è in Europa una torta da 17 milioni di euro del programma di ricerca e sviluppo tecnologico. La nostra città offre cinquanta enti di ricerca scientifica, migliaia di risorse umane ma rimangono immutati i nodi strutturali. Al contrario dobbiamo prepararci adeguatamente per ottenere il maggior numero di risorse per ottenere il massimo profitto da questa operazione che ha come obiettivo lo sviluppo di Roma".


    Il Nuovo – Roma – La città 5 luglio 2002 (www.ilnuovo.it)
    L'intesa istituzionale è più vicina. La Pisana approva la proposta di collaborazione istituzionale sulle politiche per Roma. Presto verrà sottoposta a Palazzo Valentini e al Campidoglio per aumentare il pressing sul Governo di Alessandro Calvi

    Roma - Comincia a prendere forma l'idea di formalizzare la collaborazione istituzionale tra Francesco Storace, Walter Veltroni e Silvano Moffa, lanciata recentemente dal Governatore.

    Proprio oggi la giunta della Pisana ha approvato la proposta di intesa che presto verrà sottoposta a Comune e Provincia. Obiettivo della collaborazione, la concertazione istituzionale continua con un occhio allo status speciale per la Capitale. Mattone dopo mattone, quello che lo stesso Storace aveva definito come il caminetto istituzionale del Lazio e che aveva immediatamente ricevuto l'adesione di massima sia di Veltroni sia di Moffa, comincia così a precisarsi nei contenuti.

    Negli intenti del Governatore, l'intesa dovrà servire a favorire lo sviluppo armonico della città attraverso la collaborazione fra Regione, Provincia e Comune.

    Roma, infatti, è priva di competenze, poteri e finanziamenti statali adeguati al ruolo di Capitale del Paese che, come più volte ha sottolineato lo stesso Veltroni, costituisce sì un onore ma anche un onere che il Comune da solo ha difficoltà a sopportare. E per rendersene conto basta ripensare a quanto accaduto nella Capitale nel solo mese di giugno con il vertice della FAO, quello della Nato e la canonizzazione di padre Pio che non soltanto hanno comportato numerosi disagi per i romani ma anche un impegno organizzativo e finanziario a carico del Campidoglio.

    In altre capitali europee, le funzioni di città guida del Paese sono riconosciute dallo Stato con la concessione di poteri speciali e finanziamenti adeguati. In Italia questo ancora non accade, se non in minima parte con il finanziamento della legge per Roma Capitale e soltanto per l'aspetto economico del problema. Veltroni, Storace e Moffa hanno avuto occasione più di una volta di illustrare i diversi progetti in cantiere per Roma, dalla città-regione proposta dalla Pisana, alla metropolizzazione della Provincia proposta da Palazzo Valentini fino al progetto veltroniano del riconoscimento di questo status speciale, coinvolgendo anche l'hinterland romano, con una legge ordinaria, dando applicazione alla riforma federale approvata con l'ultimo referendum.

    La diversità dei progetti sul tappeto finora ha rallentato la marcia della città verso il conseguimento di un nuovo ruolo che rimane obiettivo comune e prioritario di Storace, Veltroni e Moffa. Il prevedere un luogo istituzionale nel quale vedersi con cadenza regolare per approfondire la questione e coordinare le rispettive azioni politiche, potrebbe invece consentire l'accelerazione del pressing sul Governo e ottenere in tempi rapidi un risultato.


    Secolo d’Italia – 5 luglio 2002
    Roma Capitale, la Regione propone un accordo a tre di Francesco Storace Presidente della Regione Lazio

    Per la prima volta insieme, Regione Lazio, Comune e Provincia di Roma potrebbero stringere un patto tripartito per disegnare un nuovo destino per la capitale. La Regione Lazio fa oggi la sua parte approvando in giunta la delibera che sancisce la proposta alle altre istituzioni del territorio di adottare un protocollo d’intesa. Si tratta di un vero e proprio manifesto che scandisce impegni e modalità organizzative, con l’obiettivo di dare finalmente corpo a quella reciproca e leale collaborazione, che dovrebbe sempre presiedere alle attività istituzionali, con l’ambizione di tentare di risolvere definitivamente l’annoso problema dello sviluppo di Roma e di colmare il vuoto storico della sua funzione istituzionale e della sua collocazione costituzionale.

    Come è noto il tema è nelle nostre corde politiche da sempre (e non a caso ribadito nel documento congressuale di An a Bologna) e trova ora la sua coerente legittimazione istituzionale nell’avvio della riforma federalista. Questa, infatti, rafforza significativamente il "modo d’esistenza politica" delle autonomie, inserendo nel sistema quella forte delega di poteri la cui misura d’attribuzione discende il grado stesso di federalismo.

    Emerge così con tutta evidenza che la lievitazione dei poteri, primi fra tutti alle Regioni, avvicinerà l’Italia a modelli federali tout court, nei quali è costante l’assegnazione alla città capitale di un ruolo speciale ed istituzionalmente rafforzato, sia per bilanciare istituzionalmente la delega di poteri, sia per svolgere coerentemente le particolari e gravose funzioni assegnate.

    Roma oggi è un gigante zoppo: è capitale d’Italia, è sede del Vaticano, è una metropoli mondiale con 2,8 milioni d’abitanti, vanta un patrimonio culturale unico al mondo, è polo d’attrazione universale. Tuttavia possiede angusti orizzonti amministrativi, fotocopia per tutti gli 8.000 comuni d’Italia, è priva di trasferimenti finanziari speciali, adeguati ai compiti richiesti dalle multiformi funzioni istituzionali, è carente di strumenti programmazione territoriali ed economico-sociali, è ingessata da una ciclica quotidianità che, come una idrovora, drena senza sosta risorse ed energie.

    Ecco la stridente contraddizione che ha sinora impedito alla Città Eterna di assolvere dignitosamente il ruolo che le compete di chiaro riferimento istituzionale per l’intero Paese. Risulta quindi che un problema di riassetto di competenze trova la sua ragione nella riconosciuta, oggettiva, peculiarità ed unicità di Roma. E va affrontato compiendo scelte conseguenti.

    Su questo "vulnus" s’innesta dunque il protocollo d’intesa che proponiamo a Comune e Provincia che punta a descrivere un nuovo destino per la Capitale.

    Il patto non consiste in una mera rivendicazione di maggiori risorse (peraltro necessarie), ma pone direttamente la questione sul piano istituzionale, con l’obiettivo di dar corpo ad una concertazione continua e mirata tra le istituzioni che ponga le basi per arrivare, in un futuro prossimo, a scrivere una sorta di vera e propria legge fondamentale per la città di Roma con funzioni e poteri secondo necessità. Prevediamo, infatti, di affrontare insieme un nuovo status per la Capitale, ottenendo per Roma nuovi e diversi poteri che siano strumento agile e certo per uniformarsi alle altre capitali europee.

    Non solo, oltre alle risorse derivate, tenteremo di individuare percorsi procedurali che accelerino i processi di sviluppo, eliminando quelle sovrapposizioni burocratiche ostacoli della crescita. L’azione comune dovrà poi programmare sinergie che diano corpo a tutte le potenzialità del sistema romano: basti pensare ai centri di cultura e di ricerca, alle industrie come la cinematografia, le nuove tecnologie e la new economy, alla diversificazione d’impresa, tutte eccellenze che esprimono grandissime opportunità, sinora non sistematizzate compiutamente.

    C’è poi il problema dei rapporti con tutti gli organismi nazionali presenti nell’Urbe, che impongono la necessità di stabilire un concerto istituzionalizzato con il riconoscimento, di fronte ai suoi obblighi e compiti, di risorse specifiche ed infrastrutture adeguate.

    Non ultimo, abbiamo previsto strumenti mirati e diversificati per il coinvolgimento in questo processo d’idee, programmazione e sviluppo – che potremmo definire costituente – di tutti i cittadini, delle associazioni, delle forze attive dell’imprenditorialità, del mondo sociale. E questo in ossequio a quel principio che si chiama sussidiarietà e che in questo contesto diviene il caposaldo di una nuova cittadinanza attiva.

    L’occasione è dunque veramente storica e lo stesso nuovo approccio che abbiamo voluto disegnare insieme a Comune e provincia assume la forza trainante di un’affascinante idea guida e getta le basi per arrivare ad offrire risposte finalmente definitive che raccolgano il guanto di sfida della complessità e della compiuta modernizzazione di Roma.


    Il Tempo – 6 luglio 2002 (www.iltempo.it)
    Storace, accordo a tre per Roma capitale. Protocollo con Comune e Provincia.

    La Regione per Roma capitale propone un accordo a tre con il Comune e la Provincia. "Per la prima volta insieme i tre Enti potrebbero stringere un patto tripartito per disegnare un nuovo destino per la capitale". "Roma oggi - ha ricordato il governatore - è un gigante zoppo: è capitale d'Italia, è sede del Vaticano, è una metropoli mondiale con 2,8 milioni di abitanti, vanta un patrimonio culturale unico al mondo, è polo d'attrazione universale. Tuttavia possiede angusti orizzonti amministrativi, fotocopia per tutti gli ottomila comuni d'Italia. È priva di trasferimenti finanziari speciali, adeguati ai compiti richiesti dalle multiformi funzioni istituzionali, è carente di strumenti programmazione territoriali ed economico-sociali, è ingessata da una ciclica quotidianità che, come una idrovora, drena senza sosta risorse ed energie".

    Il protocollo d'intesa che la Regione propone a Comune e Provincia "non consiste in una mera rivendicazione di maggiori risorse, ma - ha continuato Storace - pone direttamente la questione sul piano istituzionale, con l’obiettivo di dar corpo ad una concertazione continua e mirata tra le istituzioni che ponga le basi per arrivare, in un futuro prossimo, a scrivere una sorta di vera e propria legge fondamentale per la città di Roma con funzioni e poteri secondo necessità".


    Formez – Archivio news luglio 2002
    Intervista a Storace: "Roma centro storico del Lazio, il decentramento amministrativo sul territorio" di Maria Rosaria Benanti

    Da tempo è iniziata un'intensa stagione di riforme legislative riguardanti le autonomie amministrative e politiche delle Regioni. I Governatori sono investiti di poteri che sino a pochi anni fa non erano programmabili. Quali sono le linee programmatiche della Regione Lazio?

    "La strada del federalismo è stata imboccata, ma è ora necessario portarla avanti con maggior forza. La Regione sta procedendo con un deciso lavoro di decentramento, che dia maggiori possibilità ai cittadini di sentire vicini a loro i centri decisionali, che consenta a tutti di accertare le responsabilità delle scelte portate avanti dalle amministrazioni. Con una delibera approvata in Giunta lo scorso 14 giugno, solo per citare l'ultimo atto, la Giunta ha dato il via libera al trasferimento alle Province, ai Comuni e alle Comunità montane del Lazio, di alcune tra le competenze e funzioni che erano proprie della Regione, oltre alle risorse economiche e al personale necessario. Gli ambiti interessati sono tutti quelli di competenza regionale, dallo sviluppo economico e agricolo alle opere pubbliche, mobilità e i trasporti, dall'ambiente e protezione civile all'urbanistica e alla casa, dalle politiche del lavoro, scuola e formazione professionale, ai servizi sociali, cultura, turismo, e sanità.(omissis)

    La realtà della Regione Lazio è particolare: al suo interno è presente Roma, capitale amministrativa e politica della Nazione, oltre che città più popolata. I problemi che l'affliggono non possono più essere risolti solo nel ristretto ambito delle competenze comunali, sia in termini di disponibilità finanziarie sia in termini di estensione territoriale.

    "Tutti i ragionamenti che stiamo facendo, ovviamente, vanno modulati in maniera particolare per la presenza nel territorio regionale di Roma. E ne ho fatto già un accenno per la sanità. Da tempo tuttavia ho avanzato una proposta che ha avuto l'effetto di accendere i fari sulla questione: quella cioè di conferire alla Capitale lo status di Regione a statuto speciale. Ritengo infatti che solo la modifica della Carta Costituzionale possa essere lo strumento idoneo a conferire a Roma le potenzialità necessarie per competere allo stesso piano delle altre grandi capitali europee. Puntare solamente a trasferimenti finanziari straordinari, come da più di un secolo si fa, non risolve il grande problema di una vera programmazione, di un progetto serio e definitivo per Roma, perché rimane il problema delle leve amministrative, spuntate. Roma, infatti, è sede del governo centrale, ospita il Vaticano, è una metropoli mondiale da 2,8 milioni di abitanti e vanta un patrimonio culturale unico al mondo. Ma oggi è un gigante zoppo: come si fa, infatti, a pensare di continuare ad amministrarla con gli strumenti offerti dal testo unico sugli enti locali, corpo legislativo ritagliato su competenze "omnibus" che possono andar bene anche per un comunello di 100 abitanti? Noi oggi stiamo facendo la nostra parte con questa proposta di forte impatto, semplice da praticare e probabilmente risolutiva, che aprirà scenari inaspettati per la capitale offrendole poteri legislativi, di programmazione e di gestione oggi impossibili. In attesa che si concretizzi, però, è intanto necessario trovare un concerto con tutte le altre realtà istituzionali che gravitano sulla Capitale e individuare un percorso condiviso. Proprio per questo ho proposto un patto per la capitale, un tavolo delle idee, con il sindaco di Roma Veltroni e il presidente della Provincia Moffa, che sembra aver trovato l'interesse di entrambi. In Giunta abbiamo già approvato il relativo protocollo d'intesa; attendiamo ora "adesione degli altri". (omissis)


    Il Tempo – 9 luglio 2002 (www.iltempo.it)
    Tidei propone tre province.

    Si svolgerà oggi presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati un seminario nazionale sul tema "un nuovo ordinamento per Roma Capitale" promosso dalla Lega delle Autonomie Locali.

    Il seminario sarà presieduto dall’onorevole Pietro Tidei, quale presidente delle Legautonomie del Lazio e vedrà la partecipazione del sindaco di Roma, Walter Veltroni. Nel corso del convegno Tidei proporrà la costituzione di tre nuove province nell’area metropolitana di Roma: a nord Civitavecchia-Etruria, a sud-est Tivoli e a sud-ovest Castelli Romani. "Il seminario odierno è un momento di particolare importanza per le prospettive istituzionali di Civitavecchia e per l’avanzamento della proposta di legge istitutiva della Provincia Etruria da me depositata alla Camera dei Deputati", ha dichiarato l’On. Tidei.


    Il Tempo – 10 luglio 2002 (www.iltempo.it)
    Roma Capitale, subito la legge Veltroni chiede più poteri e più risorse. Confronto Comune-Regione di Alberto di Majo

    Nuovo ordinamento per Roma Capitale, continua il confronto tra Comune e Regione.

    Il sindaco chiede rapidità per approvare una legge ordinaria che assegni uno status adeguato alla capitale che ha ancora pochi poteri e poche risorse. Meno delle capitali europee, meno anche delle città italiane. "I poteri - ha spiegato Veltroni - servono per agire su problemi come il traffico, il trasporto, la pulizia della città. Altre realtà, come Milano, ne possono già disporre. Non possiamo più accettare finanziamenti straordinari ma abbiamo bisogno di fondi ordinari, insieme alle deleghe, così che la capitale possa decidere i propri destini".

    E se Francesco Storace, presidente della Regione, aveva invitato alla concertazione e alla formazione di una sorta di "triumvirato" fra Regione, Comune e Provincia per "porre le basi per arrivare, in un futuro prossimo, a scrivere una sorta di vera e propria legge fondamentale per la Città di Roma con funzioni e poteri secondo necessità", gli ha risposto oggi, durante il seminario sul nuovo ordinamento di Roma capitale a Palazzo San Macuto, Luca Nitiffi, presidente della commissione Roma capitale: "Se la proposta del presidente Storace ha un senso - ha detto il consigliere comunale - che assegni subito le deleghe alla capitale e il presidente Moffa, con un bilancio in attivo di 400 miliardi di vecchie lire, proponga interventi per Roma. E si modifichi immediatamente la legge 396/90 che vincola i fondi di Roma capitale agli interventi strutturali e che non copre invece le spese straordinarie che ricadono sulla capitale per manifestazioni nazionali".

    Risponde Gigliola Brocchieri, presidente della commissione regionale Roma capitale: "Non ha senso dare le deleghe se prima non si stabilisce qual è l'assetto di Roma e quali sono le competenze da trasferire. Trovo questa posizione del tutto strumentale".


    Il Tempo – 11 luglio 2002 (www.iltempo.it)
    Tidei (DS) "Nuovi consensi per la provincia".

    La provincia di Civitavecchia arriva in Parlamento. Ma, almeno per ora, si ferma al pur prestigioso refettorio di Palazzo Chigi, dove si è tenuto il seminario nazionale su Roma Capitale.

    L’iniziativa promossa dalla Lega Autonomie del Lazio, ha visto la presenza di autorevoli delegazioni di enti locali, parlamentari, studiosi, di diritto costituzionale ed ha presto infilato anche la strada di Civitavecchia e delle altre possibili province nell’ambito dell’attuale hinterland romano.

    Un’idea che, negli ultimi tempi, il deputato Pietro Tidei dei Ds sta carezzando insistentemente. "Nel contesto geopolitico aperto dalle soluzioni costituzionali per Roma capitale – spiega Tidei – la definizione di tre nuovi perimetri provinciali (Civitavecchia-Etruria, Tivoli e Castelli Romani) diventa un obiettivo di sviluppo per comprensori che sono cresciuti economicamente e socialmente. Il percorso avviato con la presentazione alla Camera della mia legge per l’istituzione della provincia si è arricchito di nuovi e autorevoli consensi, ora speriamo nel sostegno anche dei Comuni".

    "E' una proposta campanilistica che non considera cosa significhi sviluppo metropolitano" di Anna Piersanti

    Liquida con una battuta il presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa e vicepresidente dell'Unione delle Province d'Italia - l'associazione che sulla istituzione di nuove province ha già espresso la propria contrarietà - il rilancio, fatto oggi alla Camera dei Deputati dall'onorevole Pietro Tidei(DS), in un convegno su Roma Capitale.

    Una "certezza" che torna a riaccendere le speranze di diventare provincia per tre grandi città dell'hinterland romano: Tivoli, Velletri e Civitavecchia. Tre città che potrebbero cucirsi addosso, il nome di capoluogo, secondo quanto l'onorevole Tidei è andato sostenendo con l'indicazione che "l'autonomia politico istituzionale sarà già resa possibile con la prossima realizzazione dell'area metropolitana".

    "La città di Tivoli negli ultimi anni è andata crescendo ed assumendo un ruolo guida per l'intera area a Nord Est - afferma Marco Vincenzi (DS) primo cittadino della città dell'Arte e la proposta di diventare capoluogo va senz'altro auspicata e messa nella giusta considerazione però c'è da tener presente che se Tivoli, sia numericamente che qualitativamente, ha tutti i numeri, ricordiamo da ultimo anche l'istituzione del Tribunale, per diventare provincia bisognerà rapportare questa possibilità con la definizione dell'area metropolitana e di Roma capitale. Bisognerà lavorare quindi su un piano istituzionale con reciproco rispetto e su un ruolo paritario per definire innanzitutto i confini di questa area".

    "Non per la città vogliamo essere provincia - afferma il primo cittadino Bruno Cesaroni alla guida di una coalizione che ha la sua maggioranza nelle Casa delle Libertà - ma per l'intero territorio che vede in questa "battaglia" schierati, all'unanimità, tutti i partiti fondando inoltre la sua forza sulla coesione con gli altri comuni. Da trent'anni, e bisogna ricordare che Velletri è già stata provincia, ogni anno viene sollecitata e votata, in Consiglio, una delibera di indirizzo per rafforzare questa volontà. D'altro canto la città è già sede di molti uffici come del carcere mandamentale e del tribunale. In fondo noi siamo già provincia".

    E non solo voglia di provincia ma necessità di dare al territorio questa autonomia e il riconoscimento al territorio dell'Etruria di una sua caratteristica e specificità, viene dal sindaco di Civitavecchia Alessio De Sio (F.I.). "Di Civitavecchia provincia si parla dal 1969, nel '96 la prima proposta presentata dall'onorevole Becchetti (FI) e dal 99 abbiamo costituito un comitato che sta lavorando a questo che non definirei un sogno ma una volontà di dare mezzi e possibilità per una crescita economica ed istituzionale alla città come all'entroterra ed al porto".


    Italia online del 15 luglio 2002
    La Provincia recepisce l'intesa di Francesco Storace. Nuovi poteri per Roma Capitale. Moffa sottoporrà il piano alla Giunta Provinciale di Antonio Venditti

    La proposta, lanciata da Francesco Storace, per la costruzione tra Regione Lazio, Comune di Roma e Provincia, di un "tavolo delle idee", per la definizione di un nuovo volto amministrativo per Roma Capitale, ricco di certezze di sviluppo, sta prendendo sempre più consistenza.

    Dopo l'approvazione, la scorsa settimana, da parte della Giunta Regionale, di un protocollo che codifica questa nuova collaborazione istituzionale tra Pisana, Campidoglio e Palazzo Valentini, nella settimana entrante, il presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa sottoporrà all'approvazione della Giunta Provinciale il Protocollo d'intesa proposto da Storace per la concertazione istituzionale, finalizzata al nuovo status di Roma Capitale, al suo sviluppo organico, compreso quello della sua provincia e dell'intero territorio regionale.

    Obiettivo dell'intesa è promuovere e sostenere un processo di sviluppo armonico, indispensabile per la Capitale, mettendo in campo un pacchetto di azioni coordinate tra le tre istituzioni locali, utile per affrontare ed approfondire, in comunione di intenti e di idee, nuovi percorsi condivisi, tenendo ben presenti le peculiarità della Capitale.

    "Il Protocollo - ha detto Moffa - segna il passaggio importante per avviare un dialogo costruttivo su tutte le questioni che riguardano il territorio ed in particolare la Capitale. Occorre ora - ha continuato Moffa - passare ad una fase operativa, anche perché non si può perdere più tempo nella costruzione di un assetto metropolitano coerente al disegno di una Capitale moderna e fortemente competitiva".

    La Provincia di Roma anche in questa fase mostra l'inversione di rotta rispetto alle precedenti Giunte che hanno governato Palazzo Valentini, perché chiamata ad inserirsi nei piani programmatici concepiti per la risoluzione delle problematiche della Capitale. In questo è stata determinante l'azione politica perseguita in questi tre anni di governo della Provincia di Roma, con l'instaurazione di rapporti paritetici con il Campidoglio, inserendosi nella risoluzione delle problematiche della Capitale e rapportandole alle esigenze dei Comuni che la circondano.

    "Una visione d'area vasta - osserva Moffa - un'attenta lettura dei fenomeni insediativi e lavorativi, una maggiore consapevolezza dei servizi da rendere al cittadino per migliorare la qualità della vita, una più attenta valutazione dell'impatto ambientale di talune opere infrastrutturali, una condivisione allargata di strategie complessive su ambiti territoriali ottimali, al di là degli stessi confini amministrativi dei Comuni e delle città: ecco un nuovo modo di progettare il futuro e di rendere moderne ed attraenti le amorfe conurbazioni".

    L'intesa prevede l'impegno di Regione, Comune e Provincia ad ottenere per Roma nuovi poteri, accompagnati da adeguate risorse, in modo da uniformare la città alle principali capitali europee. Si vogliono anche coinvolgere, in questo responsabile processo programmatico e di sviluppo, i cittadini, le associazioni di categoria e le forze imprenditoriali.


    Italia online - 18 Luglio 2002
    Roma Capitale: la parola passa al Campidoglio di Antonio Venditti

    Alla proposta delle scorse settimane di Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, di costituire un tavolo di concertazione istituzionale tra la Pisana, il Campidoglio e Palazzo Valentini per conferire nuovo sviluppo alla Capitale, ha dato la sua risposta Silvano Moffa, presidente della Provincia di Roma.

    La Giunta provinciale, in linea con quella regionale, ha approvato il protocollo d'intesa, concepito da Storace, finalizzato a creare per Roma un nuovo ordinamento specifico, attraverso incontri periodici. "Con l'approvazione del Protocollo d'intesa - ha detto Moffa - ribadiamo il nostro impegno per l'avvio di collaborazioni interistituzionali volte alla soluzione delle problematiche del territorio. Sono convinto - ha continuato Moffa - che le tre maggiori istituzioni della regione sapranno trovare un punto d'incontro al di là delle rispettive posizioni politiche. Quando è in gioco la costruzione di. un assetto metropolitano moderno e competitivo - ha concluso Moffa - le scelte del governo non possono, più che mai, che guardare a un solo obiettivo: l'interesse dei cittadini".

    La finalità del protocollo d'intesa consiste nella promozione di un processo di sviluppo organico per la Capitale, in rapporto alle sue caratteristiche peculiari. A Roma, infatti, devono essere assegnate competenze adeguate al suo ruolo di Capitale ed alle molteplici funzioni istituzionali di competenza, naturalmente con gli idonei trasferimenti statali. Insomma, nuovi poteri, per Roma, ma anche adeguate risorse economiche, che le permettano di allinearsi alla maggiori Capitali europee. Nonostante il suo patrimonio storico, artistico e culturale unico al mondo, Roma si trova ancora chiusa nell'ambito di orizzonti amministrativi ormai completamente superati. Si dovrà anche cercare di snellire al massimo i percorsi procedurali e la burocrazia, che costituiscono un ostacolo allo sviluppo della città e al sud sistema produttivo, al quale sono indispensabili infrastrutture adeguate alle esigenze proprie di una metropoli.

    Un richiamo in tal senso è stato effettuato anche dal presidente dell'Unione dei Commercianti di Roma e provincia Cesare Pambianco, per il quale "servono regole nuove e strumenti finanziari adeguati per dotare Roma Capitale di forti risorse economiche e di un piano per il commercio che abbia pari dignità del Piano Regolatore".

    Ora, la parola passa al Campidoglio, che, approvando il protocollo d'intesa, potrà dare l'avvio a quel "tavolo delle idee", "disegnato" dal presidente della Regione Lazio, intorno al quale sederanno insieme a Storace, Moffa e Veltroni, per creare concordemente il nuovo status di Roma e di conseguenza assicurare migliori prospettive di sviluppo alla Capitale. Del resto, Veltroni ha già ribadito che il dovere delle "istituzioni è quello di collaborare, di essere strette da un patto che riguarda il destino delle comunità che amministrano. Roma ha bisogno di nuove risorse e di nuovi poteri . Io preferisco – ha osservato il Sindaco di Roma - la strada della legge ordinaria, semplicemente perché si fa prima".


    www.cronacheitaliane.it anno III, n. 281, 21 luglio 2002
    Una proposta di protocollo d'intesa per avviare una concertazione istituzionale. Il progetto è stato presentato dall'assessore agli enti locali Donato Robilotta. La Regione propone un nuovo patto a provincia e comune

    ROMA - La Giunta del Lazio ha approvato la proposta di protocollo d'intesa da sottoporre alla Provincia e al Comune di Roma per avviare una concertazione istituzionale "continua e mirata", presentata dall'assessore agli Affari istituzionali ed Enti locali, Donato Robilotta. Obiettivo dell'intesa è quel- lo di sostenere e valorizzare un processo di sviluppo armonico della capitale, per mezzo di un'azione coordinata tra istituzioni che affrontino e approfondiscano insieme nuovi percorsi condivisi, tenendo conto degli aspetti peculiari della città.

    Roma infatti, pur essendo capitale d'Italia, metropoli mondiale con un patrimonio culturale unico, possiede angusti orizzonti amministrativi (fotocopia per tutti gli 8mila Comuni italiani), ed è priva di competenze e trasferimenti statali adeguati ai compiti richiesti dalle multiformi funzioni istituzionali. A questo proposito, l'intesa prevede che Regione, Provincia e Comune s'impegnino ad affrontare e approfondire un nuovo status per la capitale e quindi a ottenere per Roma nuovi poteri con le relative risorse derivate, così da uniformare la città alle capitali europee; a individuare percorsi procedurali che accelerino lo sviluppo, eliminando sovrapposizioni burocratiche.

    E inoltre: a programmare e ad attivare sinergie che diano corpo a tutte le potenzialità del sistema romano; a promuovere congiuntamente incontri specifici e mirati con il Governo e con i ministri interessati per far sì che la capitale abbia riconosciute risorse specifiche e infrastrutture adeguate; a coinvolgere nel processo delle idee, della programmazione e dello sviluppo i cittadini e le loro associazioni, non- ché le forze attive dell'imprenditorialità e del sociale.

    L'intesa, infine, prevede l'impegno per Regione, Provincia e Comune a rendere sistematici e strutturati gli incontri, attivando tavoli mirati alle azioni da perseguire.

    Due parlamentari rilanciano l’ipotesi di creare altri enti intermedi. Pepe (Forza Italia) pensa ai Castelli, Tidei (Ds) alla suddivisione in tre dell’hinterland. Scoppia la voglia di Provincia. Nuove proposte dai due poli: capoluoghi Tivoli, Velletri e Civitavecchia. di Luigi Jovino

    Nasceranno le province di Velletri, Tivoli e Civitavecchia? A giudicare dalla discussioni che infiammano l'estate l'ipotesi non sembra poi tanto peregrina.

    Nel corso di un convegno svoltosi ad Ariccia Mario Pepe, deputato di Forza Italia, ha rilanciato la proposta di istituire la provincia dei Castelli con Velletri capoluogo(*) ed ha invitato il sindaco di Ariccia a non intralciare le pratiche per problemi di campanilismo. "L'ipotesi di istituire una provincia ai Castelli - ha spiegato Pepe - nasce dalla proposta di Storace di fare di Roma una "città regione". Se l'idea va in porto si pone il problema dell'identità istituzionale dei paesi della provincia romana. I Castelli per le caratteristiche storiche, culturali e sociali possono ambire a diventare un distretto istituzionale con un parlamentino provinciale proprio". E l'intenzione è stata trasformata in proposta di legge al vaglio da qualche mese delle commissioni statali competenti.

    "E' un’idea folcloristica - commenta però il consigliere regionale Ds Tonino D'Annibale, presente all'incontro - perfettamente in linea con la sagra della porchetta che si è appena celebrata ad Ariccia". Più complesso, invece, il ragionamento del deputato Ds Pietro Tidei, fatto nel corso di un convegno della Lega delle autonomie locali.

    "Nell'ambito della legge attuativa di Roma Capitale - dice Tidei - si dovranno assegnare diritti, risorse e competenze alla Città eterna. Dopo nascerà il problema della città metropolitana che orfana di Roma dovrà trovare un assetto istituzionale proprio". La proposta Tidei individua tre province (Civitavecchia, Tivoli e Velletri) per il governo dei problemi di area vasta mentre il coordinamento istituzionale dovrebbe essere assicurato da un comitato permanente di programmazione costituito dai presidenti delle tre province e dal sindaco di Roma. Ai sindaci dei paesi della provincia romana la proposta riconosce la libera scelta di aderire ad una delle tre Province o al Comune di Roma.

    "Le discussioni sono premature e non tengono conto di studi e di progettazioni già avviate in altri contesti" secondo Silvano Moffa, presidente della Provincia di Roma. "Non si sa ancora che Capitale vogliamo fare - dice ancora Moffa - e già si parla del futuro della provincia. Le indicazioni dell’UPI (Unione Province italiane) sono contro l'istituzione di nuovi distretti provinciali perché si finisce con costruire livelli istituzionali deboli. L'ambito provinciale, invece, è stato definito ottimale se riesce a costruire forti polarità tra la metropoli ed il suo hinterland. Se cominciamo a dividere problemi avranno sia Roma che i paesi limitrofi". Uno studio della Provincia di Roma ha individuato una Comunità metropolitana, guidata da un presidente e da un assemblea dei sindaci dei paesi della provincia e dei vari municipi romani".

    "Troppo localismo - afferma il deputato regionale Ds Angiolo Marroni -. L'unico rimedio è sedersi intorno ad un tavolo e proporre un assetto adeguato per risolvere i problemi della gente che già sono drammatici".

    (*) N.d.A. Si tratta della proposta di legge n. 853 "Istituzione della provincia dei Castelli Romani", presentata alla Camera dei Deputati il 14 giugno 2001. Frutto di esasperate aspirazioni locali queste proposte di legge sono accomunate dalla caratteristica di tendere tutte, se ce ne fosse bisogno, a complicare il già intricato quadro istituzionale sulla creazione delle città metropolitane. Per chi volesse avere il quadro complessivo delle iniziative parlamentari in oggetto può consultare lo "Stupidario Parlamentare" del 17 gennaio 2001.


    ANSA - Roma, 24 Luglio 2002
    Regioni: La Loggia, riconoscere forme di autonomia la Lazio

    ''Stiamo lavorando per riconoscere particolari forme di autonomia alla Regione Lazio proprio perché all'interno vi è Roma capitale''. E' l'annuncio fatto dal ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, in visita oggi nella sede della Regione Lazio. ''Se ciò avverrà nel corso dell'anno venturo o nei primi mesi dell'anno successivo - ha aggiunto il ministro - sarebbe già un ottimo risultato. Purtroppo, i tempi delle procedure non sono i tempi dei nostri desideri''. Il ministro ha assicurato che la nuova riforma garantirà un equilibrio tra la città di Roma e il resto del territorio del Lazio. ''Dovremo stabilire se queste forme di autonomia - ha proseguito - porteranno all'istituzione di uno status giuridico particolare, come può essere quello del distretto''. Per La Loggia, ''altrettanto importante ed urgente da porre sull’agenda politica del Governo nazionale'' è che ''in attesa di ciò non si può prescindere dall'attribuire risorse aggiuntive alla Regione Lazio''. ''Tutto ciò - ha spiegato - non è un'affermazione romano-centrica, ma la constatazione di una necessità su cui tutti dobbiamo convenire. Tutto questo non potrà accadere a discapito di altre zone del Paese, ma va a creare un nuovo equilibrio''.

    Il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, dopo aver ribadito che il suo sogno è di avere una capitale con i poteri che ha Berlino, ha voluto ''rassicurare gli altri enti locali sulle intenzioni della Regione: noi vogliamo andare dal Governo insieme a Comune e Provincia facendo un percorso condiviso perché non voglio su questo tema litigare con Veltroni e Moffa''.

    Regioni: Barrera, una legge ad hoc per Roma e il Lazio
    ''Per assicurare a Roma regole, poteri e risorse degni di una moderna capitale europea c'è la strada maestra indicata dalla Costituzione''. E' il commento del direttore dell'ufficio speciale del Comune di Roma per la riforma dell'ordinamento della capitale, Pietro Barrera, alle dichiarazioni rese oggi dal ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia.
    ''Da novembre - ha aggiunto Barrera - la città attende una legge speciale sull'ordinamento della capitale. A febbraio il sindaco Walter Veltroni ha portato al governo un progetto concreto e aperto per affrontare i nodi fondamentali in coerenza con il quadro costituzionale vigente. Non servono uscite propagandistiche che rinviano gli impegni concreti ad orizzonti vaghi e remoti. Bisogna - ha concluso - promuovere la necessaria convergenza politica e istituzionale partendo da un dato incontrovertibile, Roma e' la capitale della Repubblica e i suoi problemi vanno affrontati innanzitutto con il sindaco di Roma''


    Il Giornale - 25 luglio 2002
    La Loggia e Storace: maggiore autonomia nel futuro di Roma. Il suo status cambierà. di Carlotta Ricci

    Roma come Berlino, Bruxelles o Madrid. Questo è il sogno del Presidente della Regione Lazio Francesco Storace. Per realizzarlo non sono stati ancora individuati tempie strumenti tecnici, ma, come ha confermato Enrico La Loggia, ministro per gli Affari regionali, "stiamo lavorando per far si che avvenga entro il termine della legislatura".

    Il governo risponde alle richieste di maggiore autonomia avanzate dalla Regione. Ieri il ministro si è recato in visita ufficiale alla Regione: un incontro programmato da tempo, un'occasione per discutere di temi fondamentali. Primo fra tutti, lo status della capitale. Si parte da alcuni dati che mostrano Il forte squilibrio esistente in tema di riscossione e redistribuzione delle risorse finanziarie. Il Lazio è la nona regione per estensione territoriale, la terza per popolazione e la seconda per produzione di ricchezza: da sola contribuisce al Pii nazionale per una quota pari al 10 per cento. Quando si tratta di ricevere risorse, però, il Lazio risulta fortemente penalizzato.

    Tre risultano gli ambiti più sacrificati: sanità, trasporti e sostegno alle imprese.

    Secondo Storace "Roma non può essere trattata alla stessa stregua degli altri 8mila comuni italiani." Per questo bisogna studiare forme di autonomia decisionale e finanziaria.

    La proposta più ambiziosa riguarda la trasformazione di Roma in una vera e propria Provincia. Come Berlino o Madrid, appunto. Solo così la capitale acquisterebbe una serie di validi strumenti di autogestione: potere legislativo, possibilità di decidere autonomamente sulle politiche del territorio, diritto a sedere al Tavolo delle Regioni presso l'Unione europea, più poteri nelle decisioni di spesa. Insomma, godrebbe di autonomia specifica ma "affrontata in modo molto più saggio rispetto al pasticcio della riforma, del Titolo V della Costituzione realizzata dall'Ulivo", ha concluso Storace. Contro la stessa riforma si è espresso anche il Ministro La Loggia: "Sembra un’ovvietà, ma le riforme devono essere fatte nell’interesse dei cittadini. E ogni volta che si programma un intervento si deve verificare che risponda a tre criteri: servizi più. efficaci, più efficienti e a minore costo".

    Nell'attesa che si approvi una "riforma della riforma", punto fondamentale dell'agenda politica del governo, non si può prescindere dall'attribuire alla Regione Lazio una maggiore quantità di risorse. "Ma - ha tenuto a precisare il ministro: non a discapito di qualcuno, ne in una logica di "romanocentrismo", accusa che spesso ci è stata rivolta. Ciò che vogliamo creare noi è un nuovo equilibrio". Si tratta, tuttavia, di un progetto. Per ciò che riguarda il maggiore trasferimento di risorse, un'ipotesi potrebbe essere la legge finanziaria. Ma si parla ancora di ipotesi.


    Provincia di Roma – Comunicato stampa - Roma, 25 luglio 2002
    Pascucci: Autonomia speciale sia per Roma Capitale che per il Lazio

    Il Presidente del Consiglio della Provincia di Roma Alberto Pascucci dialoga a distanza con il Presidente della Regione Lazio Francesco Storace e con il Ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia, che ieri hanno discusso insieme dell'ipotesi di trasformare il Lazio in una Regione ad autonomia speciale.

    Alberto Pascucci rilancia l'idea di adottare per Roma e per il Lazio il modello trentino. Roma Capitale dovrebbe avere lo status di una Provincia autonoma, con poteri legislativi e accesso diretto ai fondi europei, mentre la Regione Lazio potrebbe venire rafforzata nella sua potestà legislativa nei confronti del territorio extra-romano.

    Intanto su iniziativa del Dipartimento Decentramento di Roma (FI) in tutti i Municipi è stato presentato un documento volto: a sollecitare l'approvazione della legge per Roma Capitale, ad ottenere la trasformazione dei Municipi in veri e propri Comuni, ad attribuire poteri legislativi al futuro ente di governo di Roma Capitale.

    Su impulso dei Consiglieri Municipali Mario Remoli (V), Mauro Corsi (VI), Demetrio Fedeli (IX), Pasquale Calzetta (XII), Francesco Petrucci e Fabio Valente (XX), già cinque Consigli Municipali romani, due di centrodestra (XII e XX) e tre di centrosinistra (V, VI, e IX) hanno preso posizione sulla legge per Roma Capitale.

    Tutti i Municipi hanno chiesto di diventare veri e propri Comuni.

    I Municipi V, XII e XX hanno poi sollecitato l'attribuzione di poteri legislativi a Roma Capitale.

    Altri Municipi (XI, XIII, XVII, XVIII, XIX) stanno per deliberare sull'argomento.

    "Si tratta di stipulare una vera e propria intesa istituzionale dal basso – ha spiegato il Presidente del Consiglio della Provincia di Roma Alberto Pascucci -, un "patto federativo" per Roma Capitale, tra la Regione Lazio, la Provincia di Roma e i 19 Municipi di Roma, di cui il Parlamento dovrà tenere conto". "Speriamo – ha proseguito Pascucci - che anche il Campidoglio voglia fare la sua parte. Il Sindaco Veltroni potrebbe infatti mostrarsi più coraggioso e ragionare in grande, anziché chiudersi a riccio rifiutando il varo di un reale decentramento e difendendo lo status quo. Anche lui dovrebbe richiedere i poteri legislativi per Roma Capitale".


    Il Resto del Carlino – 26 luglio 2002
    Tonino D'Annibale (DS): "E' un'idea folcloristica". Dopo aver deciso, il destino di Roma, la Regione comincia a parlare dì Velletri Provincia. La proposta condivisa da D'Annibale, a suo avviso, sarà da valutare solo in un momento successivo

    II consigliere regionale dei DS Tonino D’Annibale commenta la politica del centro destra sulla Riforma Istituzionale, che si sta discutendo per il Lazio, come una "idea folcloristica", perché da più comuni dei Castelli Romani arrivano rivendicazioni di fare una propria provincia.

    Il problema principale dichiara D'Annibale è che "bisogna prima porre le condizioni per una Riforma istituzionale dell’intera regione Lazio e dopo parlare di province, senza privilegiare quel sindaco o l'altro".

    Il consigliere prosegue che una riforma deve per prima accontentare e beneficiare i cittadini, che in questo caso non lo saranno se va in porto l’idea di Storace di dividere la Regione Lazio in "una di serie A con Roma e una di serie B con gli altri comuni". Per questa l'obiettivo fondamentale che si pone D'Annibale ed il partito dei DS è quello di andare contro 1'idea di Storace di fare di Roma una "Città Regione" a queste condizioni.

    Per i Castelli. Pietro Tidei, deputato dei DS, propone di creare tre province, Civitavecchia, Tivoli e Velletri per il governo dei problemi di vasta area, mentre il coordinamento istituzionale dovrebbe essere assicurato da un comitato permanente di programmazione costituito dai presidenti delle tre province e dal Sindaco di Roma. La proposta condivisa da D'Annibale, a suo avviso. sarà da valutare in un momento successivo.

    L'idea di istituire la provincia dei Castelli con Velletri capoluogo, rilanciata ultimamente anche dal deputato di Forza Italia, Mario Pepe, in occasione di un convegno sa Ariccia, critica D'Annibale, fa acqua da tutte le parti sia per le rivendicazioni campanilistiche dei singoli comuni dei Castelli, che per le condizioni in cui riversa il comune di Velletri. Il Consigliere dei DS conclude rivendicando la necessita di rilanciare il patrimonio storico e sociale di un comune che probabilmente presto diventerà capoluogo di provincia.


    Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli Affari Generali – Gli incontri del Ministro La Loggia
    ASCA – Roma - 30 luglio 2002
    Roma Capitale: La Loggia, da settembre al lavoro per il DDL

    Comincerà dal mese di settembre il confronto tra il Comune di Roma e il Governo per la redazione del disegno di legge che dovrà conferire maggiori poteri all'amministrazione comunale della capitale. E' quanto ha annunciato il ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia, che questa mattina si e' incontrato in Campidoglio con il sindaco di Roma, Walter Veltroni.

    In una conferenza stampa congiunta, La Loggia ha comunque sottolineato che si tratta di ''un rimedio provvisorio, in vista della più ampia riforma costituzionale che é in cantiere''. Il ministro non ha avuto difficoltà a riconoscere che la capitale ''ha un insieme di esigenze particolari'' ed e' per questo che bisogna ''prevedere particolari forme di autonomia''.

    Il sindaco Veltroni, dopo aver ricordato che lo scorso anno il Comune ha speso 55 milioni di euro per assicurare servizi nell'ambito del suo ruolo di capitale, ha rilanciato la proposta di destinare a Roma l'uno per mille delle entrate fiscali.


    ANSA – Roma - 30 luglio 2002
    Roma Capitale: La Loggia – Veltroni. Più poteri, intesa su iter: prima una legge ordinaria e poi una legge costituzionale.

    Si sblocca il confronto tra Campidoglio e Governo sulla necessità di dotare Roma di maggiori poteri e finanziamenti, nel rispetto del suo effettivo ruolo di capitale.

    Tra il sindaco di Roma Walter Veltroni e il ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia c'è stata piena intesa sull'iter da seguire per centrare questi obiettivi.

    Al termine di un incontro avuto oggi in Campidoglio, il sindaco Veltroni e il ministro La Loggia, hanno concordato sulla procedura per riconoscere la ''specificità di Roma'' in tempi certi, in linea con quanto previsto ormai anche dalla Costituzione, che riconosce Roma come capitale.

    In primo luogo, in tempi brevi, si procederà a definire con una legge ordinaria maggiori poteri e finanziamenti per la città. Già a settembre, ha assicurato il ministro La Loggia che non ha escluso la possibilità di ''un disegno di legge autonomo'', ci potrà esser un nuovo incontro per discutere, più nel merito, le proposte di articolato del provvedimento. Successivamente, questa specificità di Roma, potrà essere sancita anche con un disegno di legge costituzionale che dia fondi certi alla città e la doti di autonomia, in un sistema di equilibrio con la Regione Lazio.

    La riforma costituzionale si inserirebbe nell'ambito del disegno di legge sulla devolution e quindi, potrà essere affrontata più avanti, nella prima metà del prossimo anno, ha valutato La Loggia.

    C'è stata intesa anche sulla necessità di dotare la capitale di maggiori fondi. Il sindaco ha ricordato che per i grandi eventi ospitati nella capitale (dai vertici Nato e della FAO alla canonizzazione di Padre Pio), l'amministrazione comunale ha speso 55 milioni di euro. La richiesta del Campidoglio é' quella di destinare a Roma, ogni anno, l'uno per mille delle entrate tributarie dello Stato. La questione sarà affrontata però con il ministero dell'Economia e delle Finanze. ''Su questi temi, come e' giusto che sia tra istituzioni, c'è un dialogo "bipartisan". E' possibile giungere in tempi brevi ad un'intesa. La novità di oggi é che governo e Comune concordano su una procedura che da' tempi certi per dotare Roma di maggiori poteri e risorse. E' poi importante che la proposta sui contenuti dei provvedimenti partirà dal Comune'', ha commentato il sindaco Veltroni.

    ''Oggi - ha osservato il ministro La Loggia - ci sono le condizioni per un dialogo costruttivo. Il disegno di legge ordinario possiamo costruirlo insieme''. A chi gli chiedeva se il ministro alle Riforme Umberto Bossi potesse esser un ostacolo a questo progetto, La Loggia ha osservato: ''Non mi sembra che ci sia un problema del genere. Quando Bossi parla di federalismo lo fa sempre con grande senso di responsabilità, sapendo bene che un equilibrio tra le diverse parti del territorio e' la base del federalismo stesso''.


    AGI - Roma, 30 luglio 2002
    Roma Capitale: La Loggia – Veltroni, accordo per Ddl ordinario

    Un disegno di legge ordinario che dia più poteri, più autonomia e più risorse finanziarie a Roma, riconoscendo la specificità della città. E' questo il primo passo per realizzare concretamente Roma Capitale sul quale concordano il sindaco capitolino Walter Veltroni e il ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia incontratosi questa mattina in Campidoglio. Entro settembre i due si rivedranno per un primo esame dell'articolato, al quale poi far seguire il provvedimento vero e proprio.

    Sia il ministro che il Sindaco hanno sottolineato nella successiva conferenza stampa l'importanza di questa intesa e di questo percorso che si vuole avviare. "Al di là del fatto che sia presto parlare di cifre - ha detto Veltroni - va rilevato che il governo della città e il governo nazionale, rappresentato dal ministro, concordano finalmente su una procedura che attribuirà a Roma poteri particolari". Veltroni ha insistito molto sulla necessità che dal punto di vista istituzionale venga riconosciuta a Roma una specificità attraverso una legge ordinaria che dia l’opportunità di poter avere responsabilità e poteri particolari. Veltroni ha insistito molto sulla necessità che dal punto di vista istituzionale venga riconosciuta a Roma una specificità attraverso una legge ordinaria che dia l'opportunità di poter avere responsabilità e poteri particolari. Veltroni ha insistito molto anche sulla necessità di poter disporre di adeguate risorse finanziarie, individuando le voci in bilancio dello stato da cui attingere per poter far fronte alla gestione delle spese correnti. Nel solo 2002 il comune di Roma spenderà 55 milioni di euro per questo capitolo. Il sindaco ha parlato anche di dialogo istituzionale, di riforme, che si fanno nel tentativo di dotare complessivamente il paese dei migliori strumenti per operare.

    Il ministro La Loggia ha detto che non è sicuramente una banalità dire che Roma è la capitale d'Italia, "stiamo parlando di una sorta di patrimonio nazionale ed è giusto che abbia una specificità, che non deve creare incomprensioni, e del resto è la stessa Costituzione che riconosce a Roma questo peso". Il ministro ha parlato anch'egli di "percorso da compiere, prevedendo particolari forme di autonomia individuando mezzi e strumenti". E' il primo strumento a disposizione, "è l'attuazione del dettato costituzionale".

    La Loggia ha ricordato che anche per la Regione Lazio si procederà su questa linea, avendo anch'essa una sua specificità. L'argomento affrontato questa mattina – ha aggiunto – forse meritava di essere preso in esame con più determinazione negli anni, nei decenni passati, "c'è sicuramente ritardo, ma forse oggi ci sono finalmente le condizioni per instaurare un dialogo costruttivo e profondo". La Loggia ha anche sottolineato che le istituzioni "hanno il dovere di non litigare", e dunque il dialogo tra governo e in questo caso il Campidoglio rientra in una tale logica.

    Quanto al percorso che il disegno di legge seguirà, bisognerà attendere la riforma costituzionale, che avverrà nel prossimo anno, e che risolverà i problemi relativi al federalismo. Da essa deriveranno i poteri particolari alla città di Roma ma anche alla Provincia e alla Regione Lazio e realizzeranno forme di autonomia che daranno stabilità al reperimento di risorse.

    Il ministro La Loggia ha anche detto che non ritiene si possano essere problemi di sorta da parte della Lega nord e di Bossi: "non credo che abbia intenzione di mettere in discussione l'equilibrio tra le diverse parti del territorio e quindi riconoscere a Roma, per il ruolo che questa esercita una specificità".


    Adnkronos - Roma, 30 luglio 2002

    II sindaco di Roma Walter Veltroni e il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia incontratisi questa mattina in Campidoglio, si sono detti sostanzialmente d'accordo sia nel riconoscere la specificità di Roma fra le città italiane, sia sul percorso da attuare per rendere Roma in grado di svolgere le proprie funzioni di capitale. Maggiori risorse economiche, quindi, ed un'autonomia normativa che potrà essere realizzata prima tramite legge ordinaria, e poi tramite una riforma costituzionale.

    "Sono lieto di poter registrare questa linea di accordo fra il governo nazionale e quello della città", ha detto Veltroni. Con il ministro La Loggia - ha esordito il sindaco in conferenza stampa – siamo d'accordo su tre punti che ritengo estremamente importanti: in prima linea la questione della specificità di Roma, una prospettiva senza la quale ogni approccio ai problemi di questa città risulta impedito". "Per rispondere a questa esigenza – ha proseguito il sindaco - possiamo servirci di un doppio strumento: in prima battuta di una legge ordinaria, che introduca il problema di una maggiore autonomia normativa per la nostra città. E in un secondo momento, di una riforma costituzionale, che possa sancire a pieno titolo la situazione di Roma e del Lazio".

    Il terzo punto in questione, argomento su cui il Comune ritorna da tempo, riguarda le risorse finanziarie. "Per svolgere le funzioni di capitale che le competono - ha ricordato Veltroni - Roma ha speso quest'anno 55 milioni di euro. Questo significa che dobbiamo aprire una riflessione per garantire che a Roma vengano affidate maggiori risorse economiche". A riguardo, la principale proposta avanzata da Veltroni, è che alla città venga affidato l’uno per mille delle entrate tributarie nazionali. "Si tratterebbe circa di 700 miliardi di vecchie lire - precisa il sindaco - una cifra che risulterebbe sufficiente a coprire le nostre necessità.

    "Sono d'accordo con il sindaco - ha detto dal suo canto il ministro La Loggia – nel dire che dobbiamo studiare forme di autonomie per Roma e per la Regione Lazio. Ovviamente c'è un percorso da compiere, di cui la legge ordinaria rappresenta solo il prologo". "Immagino anche che ogni italiano sarebbe d'accordo nell'assegnare ulteriori risorse economiche a quella che è la capitale d'Italia, e i cui problemi sono troppo grandi per essere affrontati con i mezzi attualmente a disposizione - ha proseguito il ministro - Io sono qui per dimostrare la sensibilità del Governo per questo problema: su tali temi di pubblico interesse le istituzioni hanno il dovere di non litigare. Lo afferma la Costituzione, e anche il buon senso".

    Per quanto riguarda i tempi del percorso, secondo il ministro settembre potrebbe veder pronto il testo della legge ordinaria, mentre per la riforma costituzionale è probabile che si slitti alla primavera del 2003.


    RomaOne, 30 luglio 2002 (www.RomaOne.it)
    Paolo Cento: "Già c'è legge per Roma Capitale". Il leader Verde:"La proposta prevede, tra l'altro, il riordino con la Città metropolitana delle autonomie locali, un piano di interventi straordinari per svolgere le funzioni di capitale"

    Roma - ''Già c'è la proposta di legge per avviare l'iter su Roma Capitale''. Parole del deputato verde Paolo Cento, primo firmatario della proposta di legge 454 presentata il 4 giugno 2001, dal titolo ''Norme speciali per la città di Roma, capitale della Repubblica italiana", pronunciate dopo il confronto odierno tra il ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia e il sindaco di Roma Walter Veltroni.

    ''Dopo i ritardi del governo - afferma Cento - e' positiva la disponibilità espressa oggi dal ministro ad individuare un percorso legislativo per una legge ordinaria e una costituzionale per Roma capitale.

    Per avviare l'iter parlamentare, noi Verdi mettiamo a disposizione la nostra proposta che prevede il riordino attraverso la Città metropolitana di Roma delle autonomie locali esistenti, un piano di interventi straordinari per svolgere le funzioni di capitale, la promozione di una migliore tutela e valorizzazione del patrimonio storico e artistico della città, assicurare il soddisfacimento delle esigenze della Santa Sede e delle altre organizzazioni internazionali operanti nel territorio di Roma''. ''La nostra proposta - conclude - già nella scorsa legislatura aveva trovato il consenso di molte altre forze politiche ed e' aperta ad una discussione che, soprattutto sul riordino dei poteri locali, deve coinvolgere tutti i soggetti economici, culturali e sociali, oltre alle forze politiche della nostra regione. Sarà anche l'occasione per introdurre con una legge la proposta del bilancio partecipativo approvata a Porto Alegre dal Forum mondiale degli amministratori locali''. G.L.P.


    Il Nuovo – La Città – Roma – 30 luglio 2002
    A settembre la legge per Roma Capitale. In autunno Governo e Campidoglio presenteranno le bozze del disegno di legge per dotare la città di maggiori risorse e poteri. Il Governatore irritato potrebbe ritirare la collaborazione con il Comune. di Alessandro Calvi

    Roma - La Capitale avrà molto presto poteri e risorse per assolvere al proprio ruolo di rappresentanza dell'intero Paese. E sarà lo stesso Campidoglio, d'intesa con il Governo, a definire le materie sulle quali al Comune verrà concessa una potestà che ricorda molto da vicino quella legislativa già propria delle Regioni.

    Con questo risultato si è concluso il vertice di oggi in Campidoglio tra il sindaco, Walter Veltroni, e il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, che soltanto la settimana scorsa aveva incontrato anche il Governatore, Francesco Storace.

    E proprio il presidente della Regione sembra non aver gradito l'accordo fra sindaco e ministro e sembra voglia tornare sui suoi passi sulla proposta di collaborazione istituzionale con Comune e Provincia. Sindaco e ministro si sono trovati d'accordo sulla necessità di riconoscere formalmente la specificità della Capitale e sul fatto che questo riconoscimento debba avvenire al più presto.

    Si apre così la strada a una mini riforma, che però è una vera e propria rivoluzione per l'Italia e che sarà attuata in tempi rapidi con una legge ordinaria, come da sempre andava chiedendo il sindaco. In questo modo si avvierà il trasferimento alla Capitale di poteri e risorse che però dovrà essere completato con una legge di riforma costituzionale, cosa invece richiesta da tempo da Storace, che verrà inserita nella riforma federalista sulla quale in Parlamento si comincia a lavorare.

    I tempi non saranno rapidissimi in questo caso mentre la speranza, a questo punto fondata considerando l'accordo che sembra essere stato trovato tra le diverse istituzioni interessate, è che la legge ordinaria si possa votare molto presto alle Camere. Per questo, Campidoglio e Governo si vedranno ancora ed entro settembre potrebbe essere già pronta una bozza di quella legge.

    Dopo mesi di dibattito - un dibattito che ha infiammato il mondo politico romano e che ha visto sindaco e Governatore fare fronte comune per ottenere maggiori poteri e risorse per la città di Roma - sembra finalmente aprirsi uno spiraglio perché la Capitale possa ottenere qualcosa di concreto in tempi brevi. L'intesa raggiunta oggi è infatti una sorta di spartiacque, un punto fermo, e indietro non sembra si possa più tornare. Roma ha ottenuto il riconoscimento che chiedeva e ad assicurarlo sono esponenti del Governo nazionale.

    Ora si tratta di mettere sulla carta e rendere operative le decisioni che entro breve verranno definitivamente prese. Se però sulla necessità di riconoscere a Roma un ruolo particolare nel Paese tutti sembrano d'accordo, l'accordo non sembra invece esserci sulle forme per riconoscere la specificità di Roma in funzione del ruolo di Capitale che svolge. Proprio questo, d'altra parte, è il punto che ha sempre diviso Storace e Veltroni. Sul tappeto, però, c'è la novità maturata in questa settimana prima con l'incontro Governo-Regione e oggi con quello in Campidoglio.

    Sembra così aprirsi la porta a una sorta di terza via tra le proposte di Storace e Veltroni che comporta anche un compromesso sugli strumenti tecnici da utilizzare. Ecco dunque che la prima tappa del percorso ormai avviato sarà una legge ordinaria alla quale seguirà la definitiva riforma con legge costituzionale. Si tratterebbe di un buon compromesso del quale tutti, a questo punto, potrebbero dirsi soddisfatti e rivendicare almeno in parte la paternità.

    Fatto, questo, assai importante anche in vista della campagna elettorale ormai alle porte per le provinciali romane del 2003, un test sul quale sia il centrodestra sia il centrosinistra intendono misurare le forze a disposizione e preparare l'assalto alla Pisana e, ma soltanto nel 2006, al Campidoglio.

    Il Governatore però sembra non aver gradito, o almeno questo sembra il clima che si respira alla Pisana. "Il Governo dice una cosa alla Regione e l'opposto al Campidoglio", avrebbe commentato Storace appena avuta notizia dell'intesa Veltroni-La Loggia.

    E avrebbe dato ordine a Donato Robilotta, assessore agli Affari Istituzionali, di preparare una delibera di revoca del protocollo d'intesa che doveva formalizzare il cosiddetto caminetto istituzionale, ovvero la collaborazione tra Regione, Provincia e Comune, lanciato proprio da Storace e accolto subito con entusiasmo da Silvano Moffa, presidente di Palazzo Valentini. Calda era stata anche l'accoglienza da parte del Campidoglio, che però non ha ancora ratificato la proposta di Storace.

    E forse proprio l'attivismo del sindaco, unito alla mancata accettazione della proposta di collaborazione, potrebbe aver fatto storcere il naso al Governatore. Più probabilmente, però, la vera partita Storace la sta giocando all'interno della sua coalizione. I suoi avversari oggi sembrano più i vari Bossi o Berlusconi, se non addirittura i colonnelli di An a partire dal ministro Gasparri, che non il sindaco della Capitale con il quale il patto di non belligeranza in questa fase sembra ancora tenere. Storace, dunque, sembra non fidarsi dei suoi alleati e probabilmente prova a rilanciare e ad alzare la posta.

    Di Veltroni, invece, deve fidarsi per forza, così come il sindaco è costretto a fidarsi del Governatore. Gli interessi che hanno in comune e gli obiettivi che si sono prefissi, dall'Agenzia satellitare europea fino al riconoscimento del ruolo della Capitale, sono troppo importanti per la città, per l'economia e per l'occupazione. E, in fondo, anche per il futuro politico dei due leader con, appunto, una campagna elettorale ormai alle porte.


    ANSA - 30-luglio 2002
    Roma Capitale: Storace potrebbe revocare protocollo con Roma

    Roma – "II Governo dice una cosa alla Regione Lazio e l'opposto al Campidoglio". Avrebbe commentato così il presidente della Regione Lazio Francesco Storace l’esito dell'incontro tra il ministro La Loggia e il sindaco della capitale Veltroni sulla configurazione istituzionale di Roma. L'irritazione di Storace potrebbe avere come conseguenza la revoca della proposta di protocollo di intesa sull'argomento tra Regione, Provincia e Comune di Roma già sottoscritto dalla Provincia di Roma e alla quale il Campidoglio non ha ancora risposto.

    L'indiscrezione è filtrata da persone vicine al governatore del Lazio il quale avrebbe reagito con stupore alle assicurazioni date da La Loggia al sindaco di Roma circa i tempi e i modi per procedere a una legge ordinaria che riconosca maggiori poteri e finanziamenti a Roma per la sua specificità di città capitale, e in seguito a un disegno di legge costituzionale che le riconosca fondi e autonomia "in un sistema di equilibrio con la Regione Lazio".

    A quanto si è appreso, l'assessore regionale agli Affari Istituzionali ed Enti Locali Donato Robilotta sarebbe stato incaricato da Storace di predisporre una delibera di revoca della proposta di protocollo di intesa da sottoporre alla giunta nella seduta di venerdì prossimo


    Provincia di Roma – Comunicato stampa – Dichiarazione – 30 luglio 2002
    Moffa: Aspettiamo La Loggia in Provincia

    "Dopo aver visitato la Regione ed il Campidoglio, forse è il caso che La Loggia venga anche in Provincia, e magari anche nei municipi, se non altro per rendersi conto del lavoro che si sta facendo sull'area metropolitana". E' quanto ha affermato il presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, commentando l'incontro tra il ministro per gli Affari regionali e il sindaco di Roma.

    "Potremmo ricordare a La Loggia - ha continuato Moffa - che per dotare Roma di uno status speciale e di poteri effettivi tipici di una Capitale di uno Stato federale la via di una legge ordinaria è assolutamente impraticabile. Vorrebbe soltanto dire lasciare le cose più o meno come sono, mortificare la specificità di Roma ed illudere i cittadini sul fatto che si possano risolvere così problemi complessi che soffocano la città e che hanno una valenza di area vasta".

    "Il Governo - ha concluso Moffa - dovrebbe evitare di provocare equivoci dialogando a singhiozzi con le Istituzioni locali, soprattutto in un momento in cui si sta cercando una collaborazione interistituzionale per superare l’empasse di un difficile progetto di riforma"


    ANSA - 30 luglio 2002
    Roma Capitale: Moffa, aspettiamo La Loggia in provincia. Governo eviti equivoci, no a legge ordinaria.

    Roma - ''Dopo aver visitato la Regione e il Campidoglio, forse è il caso che La Loggia venga anche in Provincia e magari anche nei municipi, se non altri per rendersi conto del lavoro che si sta facendo sull'area metropolitana". L'invito è arrivato dal presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa. "Potremmo ricordare a La Loggia - ha aggiunto Moffa – che per dotare Roma di uno status speciale e di poteri effettivi tipici di una capitale di uno Stato federale, la via di una legge ordinaria è assolutamente impraticabile. Vorrebbe soltanto dire lasciare le cose più o meno come sono, mortificare la specificità di Roma e illudere i cittadini sul fatto che si possano risolvere così problemi complessi che soffocano la città e che hanno una valenza di area vasta".

    Per Moffa, il Governo "dovrebbe evitare di provocare equivoci dialogando a singhiozzi con le istituzioni locali, soprattutto in un momento in cui si sta cercando una collaborazione interistituzionale per superare l'empasse di un difficile progetto di riforma".


    Corriere della Sera, 31 luglio 2002
    Accordo Veltroni-La Loggia, si procede per via ordinaria. An vuole una modifica costituzionale Legge per Roma capitale, il compromesso scontenta Storace. Fini sostiene le obiezioni del presidente della Regione Lazio: la strada scelta non è convincente di G. Pull.

    FINANZIAMENTI E POTERI: il sindaco di Roma Walter Veltroni e il presidente della Regione Lazio Francesco Storace chiedono al governo più poteri, fondi e autonomia per la capitale

    L'INTESA: Veltroni e il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia hanno raggiunto un accordo secondo il quale per "Roma capitale" si farà prima una legge ordinaria

    ROMA REGIONE: Storace vorrebbe per Roma più poteri da subito con una legge costituzionale per trasformarla in città-regione

    Roma - Sul futuro istituzionale della Capitale da ieri si registra un'inedita intesa tra il sindaco Walter Veltroni (centrosinistra) e il governo (in particolare, il ministro Enrico La Loggia, FI), mentre è polemica tra il "governatore" del Lazio Francesco Storace (An) e lo stesso titolare degli Affari regionali. Il contrasto nasce dal fatto che la proposta di La Loggia di dare nuovi poteri e risorse alla Capitale sceglie, per i tempi brevi, lo strumento di una legge ordinaria, come previsto di recente dalla Costituzione. Si tratta di un'opzione sostenuta da tempo dal centrosinistra, mentre la C.d.L. aveva privilegiato finora una legge costituzionale, più completa ma di più difficile approvazione. Mentre si deve presumere che una tale "svolta" sia stata fatta dal ministro con il diretto consenso di Berlusconi, che ha incontrato più volte Veltroni sul tema della Capitale, sta agli atti che il "non ci sto" espresso da Storace alla notizia dell'intesa tra ministro e sindaco è stato immediatamente avallato dallo stesso vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini.

    Il suo portavoce Mario Landolfi, infatti, ha subito affermato che le prospettive delineate da La Loggia sul futuro istituzionale della Capitale "non sono convincenti". An punta, come è stato deciso nell'ultimo congresso, a dare nuovi poteri legislativi e anche nuove risorse finanziarie alla Capitale attraverso una legge costituzionale. Roma, secondo la destra, e Storace in particolare, deve diventare una Città-Regione e ciò non può che essere attuato con una riforma costituzionale.

    In verità il ministro, in pieno accordo con Veltroni, ha chiarito che la legge ordinaria riguardai tempi brevi (sarebbe votata in primavera) e i primi provvedimenti in favore della Capitale: in seguito si completerebbe l'operazione con una legge costituzionale. In serata, ha poi ulteriormente precisato che la strategia della C.d.L. non cambia, rivendicando una posizione "lineare e coerente".

    Ma il compromesso raggiunto, che metterebbe fine a un contrasto consolidato fra i due poli, sembra alla destra una soluzione troppo avanzata. E sul futuro della Capitale potrebbe crearsi uno stato critico nel governo, con An e FI su posizioni contrapposte mentre corre un'intesa fra una sua parte e il prestigioso comandante dell'avamposto romano del centrosinistra.

    A conclusione dell'incontro tenuto nello studio del sindaco in Campidoglio, Veltroni ha sottolineato con soddisfazione la necessità di "condurre un dialogo bipartisan" sui problemi istituzionali mentre La Loggia ha detto che "di fronte al riconoscimento delle specificità della Capitale e a ciò che ne deve conseguire nessuno può alzare polemiche".

    Storace s'è detto "stupito" per l'intesa annunciata in Campidoglio. "Il governo con la Regione parla di legge costituzionale, con il Comune di legge ordinaria. Dice una cosa e il suo contrario: è un atteggiamento poco serio. Se poi loro vogliono andare avanti, io non ci sto". Il "governatore" ha delineato un inasprimento dei rapporti col Campidoglio, di recente più sereni di prima.

    Nelle nuove norme previste potestà legislative. Saranno riconosciute competenze speciali anche alla Regione e alla Provincia. Più poteri e fondi per la Capitale, sì alla legge. Accordo fra esecutivo e Campidoglio, ma An frena: non possono smentire le posizioni congressuali. Il ministro La Loggia: le istituzioni non possono certo litigare sul ruolo di Roma di G. Pull.

    Poteva essere un incontro "tecnico" tra il sindaco e il ministro per gli Affari regionali sulle prospettive riguardanti ruolo e funzioni di Roma Capitale e invece al termine dello "scambio di idee" tra Veltroni (Ds) e Enrico La Loggia (FI), ieri mattina in Campidoglio, si è fatta avanti la grande politica.

    In pochi minuti è stato risolto con una mossa a due tempi un problema che sembrava insormontabile: se riconoscere un nuovo status giuridico (maggiori poteri e risorse) alla Capitale con una legge ordinarla, come previsto recentemente dalla stessa Costituzione, oppure con una ben più complessa legge costituzionale. Le posizioni antagoniste di Ulivo (sostenitore della legge ordinaria) e del Polo (legge costituzionale) sono state superate e si è aperta la strada al concreto miglioramento delle condizioni funzionali e finanziarie della Capitale.

    Ma con la soluzione del problema sono anche arrivate le polemiche, innestate dal "non ci sto" di Francesco Storace (An), presidente della Regione Lazio e difensore della legge costituzionale.

    Gli ha dato subito man forte Gianfranco Fini, che ha incaricato il portavoce Mario Landolfi di annunciare che "il percorso legislativo ipotizzato da La Loggia non convince An, poiché smentiremmo le nostre stesse posizioni congressuali".

    Il "Caso Roma" potrebbe provocare una fibrillazione estiva tra gli alleati di governo: forse per questo La Loggia ha precisato in serata che la strategia della C.d.L. non cambia anche se "con un sereno confronto si ricorre ad una legge normale che abbia tempi brevi. In base all'intesa, a settembre Comune e ministero predisporranno insieme il testo di un disegno di legge che riconoscerà a Roma un primo "pacchetto" di nuovi poteri amministrativi e più risorse.

    La Loggia prevede per la primavera la trasformazione in legge. Nello stesso periodo, nell'ambito della devoluzione, sarà discussa una legge costituzionale per dare alla Capitale poteri legislativi. Anche alla Regione Lazio, così come alla Provincia di Roma, saranno riconosciute competenze e poteri speciali. A fine giugno Berlusconi, riconoscendo la "grande prova di civiltà" data da Roma in occasione dei vertici Nato e Fao, aveva lanciato un segnale delle intenzioni di sbloccare la situazione.

    "Il dialogo tra le istituzioni deve essere bipartisan" ha commentato soddisfatto il sindaco, che ha ripetuto a La Loggia la richiesta di destinare l’1 per mille dei cespiti tributari alla Capitale.

    "Roma è un patrimonio nazionale, non ci possono essere polemiche nel riconoscere la sua specificità di fronte ad altre città" ha detto il ministro. "I suoi problemi devono trovare soluzioni condivise - ha aggiunto La Loggia- anche perché le istituzioni non possono certo litigare sulla Capitale anche se hanno un colore politico diverso".

    Abilità politica di Veltroni nel portare il governo a un compromesso? O lungimiranza tattica del governo (o di una sua parte) nell'ascoltare il senso comune del maggior bacino elettorale d'Italia? Storace si sente ingannato dal governo, dagli stessi alleati (vedi intervista in pagina); i Verdi, intanto, ricordano (Paolo Cento) che dal giugno 2001 hanno già pronto il testo della legge ordinaria per rafforzare i poteri e ampliare le risorse della Capitale. I Ds ne hanno predisposto un altro.


    La Stampa - 31 luglio 2002
    Polemiche. Un incontro tra Veltroni e il ministro La Loggia scatena l'ira di Storace. Successo per l'Altare della Patria. Il Vittoriano unisce. Su Roma Capitale la politica si divide. di Grignetti

    (omissis) Roma è sempre più Capitale, insomma. La politica, però, litiga sulla legge futura che darà soldi e funzioni a Roma. Il sindaco Walter Veltroni e il ministro Enrico La Loggia (Affari regionali) si sono incontrati ieri per definire modalità e tempi delle riforme.

    La Loggia s'è detto d'accordo con il sindaco su un'iniziativa legislativa in due tempi: prima una legge ordinaria, poi la riforma costituzionale che chiede Storace. "Sono d'accordo con il sindaco - ha detto il ministro - nel dire che dobbiamo studiare forme di autonomie per Roma e per la Regione Lazio. Ovviamente c'è un percorso da compiere, di cui la legge ordinaria rappresenta solo il prologo".

    Ma Storace non ci sta. Ha fatto sapere che venerdì la giunta regionale potrebbe stracciare l'accordo preliminare con Provincia e Comune. "Il governo – è la reazione del Governatore - dice a noi una cosa e al Comune un'altra". Mezza Alleanza nazionale s'è schierata con lui.


    Secolo d'Italia – 32 luglio 2002
    Landolfì: non convince la procedura annunciata dal ministro La Loggia. Roma Capitale. Storace e An vogliono una legge costituzionale.

    Roma - La questione di Roma Capitale è stata ieri posta con forza da An come punto irrinunciabile dell'agenda di governo. Alla base di tutta la "querelle" vi è l'intesa di massima che il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia ha raggiunto ieri con il sindaco di Roma Walter Veltroni dopo un incontro in Campidoglio.

    La Loggia avrebbe acconsentito a dotare Roma, in linea con il suo ruolo di capitale stabilito nella Costituzione, di maggiori poteri e risorse procedendo con una legge ordinaria. La Loggia ha accolto in pratica la proposta di Veltroni, il quale da tempo va dicendo che la tormentata questione di Roma capitale può essere risolta con una legge ordinaria che conferisca al sindaco maggiori poteri in alcune materie e, soprattutto, più congrue risorse.

    Il fatto è che il presidente della Regione Lazio Francesco Storace, e con lui tutta An, la pensano in modo diverso: ci vuole una legge costituzionale per definire il futuro assetto di Roma capitale (attualmente il Campidoglio ha gli stessi poteri degli altri comuni italiani) possibilmente attribuendo all'Aula Giulio Cesare quei poteri legislativi che sono propri di un consiglio regionale, come nel caso di Berlino. Un'ipotesi sulla quale il ministro La Loggia, che aveva incontrato il governatore del Lazio lo scorso 24 luglio, sembrava concordare.

    Ieri, invece, è arrivato l'annuncio dell'intesa di massima raggiunta con Veltroni. La Loggia ha anche chiarito, va detto, che un eventuale disegno di legge costituzionale avrebbe potuto far parte in futuro della riforma sulla devolution.

    Una mossa che ha irritato il governatore del Lazio Storace e che potrebbe avere, come conseguenza, la revoca della proposta di protocollo di intesa su Roma Capitale tra Regione, Provincia e Comune già sottoscritto da Palazzo Valentini ,ma non ancora firmata dal Campidoglio. In serata An, con una nota ufficiale del suo portavoce Mario Landolfi che sull'argomento si è consultato direttamente con il vicepremier Gianfranco Fini, ha fatto sapere di essere al fianco di Storace: "II percorso legislativo ipotizzato dal ministro La Loggia - si legge nella nota - per riconoscere la specificità di Roma capitale non ci convince.

    Alleanza nazionale non potrebbe infatti smentire se stessa e procedere con una legge ordinaria dopo aver sostenuto, anche nel documento congressuale, che è indispensabile una legge costituzionale, come più volte affermato anche dal presidente Storace in molteplici occasioni di confronto con il governo e con le altre istituzioni territoriali".


    Il Nuovo - Castelli – 31 luglio 2002
    Storace si infuria con il Governo n Patto per Roma rischia la deriva

    "Il Governo? Dice una cosa alla Regione Lazio e l'opposto al Campidoglio". Avrebbe commentato così il presidente della Giunta, Francesco Storace, l'esito dell'incontro di ieri tra il ministro La Loggia e il sindaco della capitale Veltroni sulla configurazione istituzionale di Roma.

    L'irritazione di Storace potrebbe avere come conseguenza la revoca della proposta di protocollo di intesa sull'argomento tra Regione, Provincia e Comune di Roma già sottoscritto dalla Provincia di Roma e alla quale il Campidoglio non ha ancora risposto.

    L'indiscrezione è filtrata da persone vicine al governatore del Lazio il quale avrebbe reagito con stupore alle assicurazioni date da La Loggia al sindaco di Roma circa i tempi e i modi per procedere a una legge ordinaria che riconosca maggiori poteri e finanziamenti a Roma per la sua specificità di città capitale.

    A quanto si è appreso, l'assessore regionale agli Affari Istituzionali sarebbe stato incaricato da Storace di predisporre una delibera di revoca della proposta di protocollo di intesa da sottoporre alla giunta nella seduta di venerdì prossimo.


    Il Tempo – 31 luglio 2002 (www.iltempo.it)
    Roma capitale, il governo appoggia Veltroni. Critiche da Storace, pronto a revocare il protocollo d'intesa con Comune e Provincia Il sindaco incontra il ministro La Loggia: sì a una legge ordinaria per dare nuovi poteri alla città.

    Una legge ordinaria per dotare Roma di nuovi poteri, degli di una capitale. È l'accordo scaturito dall'incontro ieri tra il sindaco e il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia.

    Un accordo che ha fatto infuriare il presidente della Regione Francesco Storace, favorevole invece a una riforma costituzionale per dare nuovi poteri alla città (nella foto il palazzo del Campidoglio). Tanto che già nella giunta regionale di venerdì potrebbe essere approvata una delibera che revoca quella con la quale veniva istituito un tavolo a tre con Comune e Regione per discutere del nuovo ruolo della Capitale.

    Al termine dell'incontro Veltroni e La Loggia hanno concordato sulla procedura per riconoscere la "specificità di Roma" in tempi certi, in linea con quanto previsto ormai anche dalla Costituzione.

    In primo luogo, in tempi brevi, si procederà a definire con una legge ordinaria maggiori poteri e finanziamenti per la città. Già a settembre, ha assicurato il ministro La Loggia che non ha escluso la possibilità di "un disegno di legge autonomo", ci potrà esser un nuovo incontro per discutere, più nel merito, le proposte di articolato del provvedimento. Successivamente, questa specificità di Roma, potrà essere sancita anche con un disegno di legge costituzionale che dia fondi certi alla città e la doti di autonomia, in un sistema di equilibrio con la Regione.

    La riforma costituzionale si inserirebbe nell'ambito del disegno di legge sulla devolution e potrà quindi essere affrontata più avanti, nella prima metà del prossimo anno, ha valutato La Loggia. C'è stata intesa anche sulla necessità di dotare la capitale di maggiori fondi. "Oggi - ha osservato il ministro La Loggia - ci sono le condizioni per un dialogo costruttivo. Il disegno di legge ordinario possiamo costruirlo insieme".

    Parole che non sono piaciute a Storace e all'assessore agli affari istituzionali Donato Robilotta. "La legge ordinaria - ha replicato quest'ultimo - non risolve alcun problema di Roma. Siamo convinti che la via maestra per definire un nuovo assetto di poteri per la Capitale debba arrivare da una modifica costituzionale. Con una legge ordinaria, infatti, non sarà possibile sganciare Roma dalla configurazione amministrativa prevista in fotocopia per gli 8 mila Comune d'Italia".

    "Recentemente - ha proseguito Robilotta - abbiamo proposto a Comune e Provincia un protocollo d'intesa per avviare un tavolo comune delle idee sul destino della Capitale. Dalla Provincia abbiamo avuto subito una risposta affermativa, dal Comune nulla. Evidentemente non sono interessati, per questo revocheremo la delibera.

    Non sono mancate altre reazioni del mondo politico.

    "Il percorso legislativo ipotizzato dal ministro La Loggia per riconoscere la specificità di Roma Capitale non ci convince - ha commentato Mario Landolfi, portavoce di An - Alleanza Nazionale non potrebbe infatti smentire se stessa e procedere con una legge ordinaria dopo aver sostenuto, anche nel documento congressuale, che è indispensabile una legge costituzionale, come più volte affermato anche dal Presidente Storace in molteplici occasioni di confronto con il governo e con le altre istituzioni territoriali".

    Di parere ovviamente opposto il segretario regionale dei Ds Michele Meta: "Per la prima volta il Governo sembra aprire uno spiraglio sulla questione di Roma, sui nuovi poteri e sulle nuove funzioni da attribuire alla capitale. Io al momento mi accontenterei di varare subito la legge ordinaria prevista dal Titolo V della Costituzione. Se poi il ministro La Loggia ritiene che il tema, nei tempi da lui descritti, merita di essere affrontato in un secondo round con la devolution, ben venga. Troppa grazia Sant'Antonio".

    Sull'ipotesi di una revoca del protocollo per il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli è "doveroso che su una scelta così importante Storace venga subito a riferire in aula. Il presidente non può credere di utilizzare le istituzioni ad uso e consumo personale".


    Il Messageronline – Cronaca di Roma – 31 luglio 2002
    Accordo tra il ministro La Loggia e il sindaco Veltroni: in attesa della riforma costituzionale da settembre si studierà una legge ordinaria. Più autonomia e fondi per la Capitale. Intesa Governo-Comune: poteri speciali alla città. Ma nel Polo scoppia la polemica. di Claudio Marincola

    Roma - Governo e Campidoglio lavoreranno insieme ad una legge ordinaria per dotare Roma di poteri e finanziamenti speciali. È la prima pietra di un percorso lastricato di difficoltà che potrebbe sbloccare una lunga fase di stallo.

    Ma è subito polemica tra il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace ed Enrico La Loggia. Il ministro per gli Affari regionali, ieri, al termine di un colloquio con Veltroni in Campidoglio, ha annunciato la scelta del governo: accelerare i tempi per dare subito una risposta alle attese della città in attesa di una riforma costituzionale che richiederà un iter molto più lungo.

    Storace, preso atto delle conclusioni a cui sindaco e ministro sono giunti, ha revocato la proposta di protocollo d’intesa tra Comune-Regione e Provincia. La Loggia e Veltroni hanno infatti convenuto che la strada più breve per riconoscere il ruolo istituzionale di Roma Capitale passa attraverso una legge ordinaria: già a settembre si discuterà nel concreto l’articolato. La successiva riforma costituzionale infatti si andrebbe a inserire nel disegno di legge sulla Devoluzione che verrà affrontato a partire dalla prossima primavera.

    "Ci sono le condizioni per un dialogo costruttivo - ha commentato il ministro - Il disegno di legge ordinario possiamo scriverlo insieme. L’idea è concordare una procedura per riconoscere in tempi certi la specificità di Roma, in linea con quanto previsto dal Titolo V della Costituzione, una modifica dello statuto in un sistema di equilibrio con la Regione Lazio".

    Il disegno di legge rappresenterebbe, dunque, nelle intenzione del governo e del Campidoglio, un "rimedio provvisorio" quasi "un prologo" alla soluzione costituzionale.

    "La novità di oggi - ha rimarcato il sindaco Veltroni - è che governo e comune concordano su una procedura che dà tempi certi per dotare Roma di poteri e risorse". A questo punto il primo cittadino ha citato la cartina geografica che ormai estrae ad ogni incontro istituzionale. Mostra come la Capitale sia per estensione otto volte Milano anche se il livello dei trasferimenti erariali pro-capite si attesta a 256 euro per abitante contro la media nazionale dei comuni capoluogo, fissata a 277 euro. E c’è intesa anche su questo punto, sulla necessità di dotare la capitale di maggiori fondi dato il riconoscimento ancora insufficiente delle spese che ricadono sull’amministrazione comunale per eventi di carattere nazionale (nel 2001 hanno comportato un esborso di 55 milioni di euro).

    "Nella proposta di legge per l’ordinamento della Capitale - ha ricordato Veltroni - è stato proposto un finanziamento speciale pari all’1 per mille dell’entrate tributarie dello Stato, circa 330 milioni di euro".

    E Bossi? Cosa ne penserebbe il ministro leghista di una Roma non più costretta a elemosinare fondi bussando a destra e a manca? "Non mi sembra che ci sia un problema del genere - ha chiosato il ministro La Loggia - Quando Bossi parla di federalismo lo fa sempre con grande senso di responsabilità, sapendo bene che un equilibrio tra le diverse parti del Paese è alla base della devolution".

    Più poteri vorrebbe dire correggere un’anomalia che dura da tempo. Veltroni è costretto persino ad invidiare il collega milanese Albertini che in tema di traffico ha i poteri di un commissario di governo.

    Paradosso che rientra nelle logiche che hanno sempre accompagnato gli amministratori capitolini sottoposti da sempre. Dai tempi del Regno pontificio, quando tutto passava attraverso la Camera apostolica, ai "Piemontesi", a Palazzo Chigi. Roma-Capitale è un lungo elenco di occasioni perdute. Basti pensare in tempi moderni, anche nelle più recenti legislature, alla sorte toccata ai tanti decreti e disegni di legge decaduti, reiterati e di nuovi decaduti, per scadenza termini. Interventi "speciali per Roma" sfioriti nonostante il dibattito fuori e dentro Montecitorio. Risultato: una città che dipende da sempre in tutto e per tutto dal potere centrale con un sindaco che deve districarsi in un groviglio di competenze diverse. Qualche esempio: per intervenire sulla via del Mare, l’arteria che collega Roma con Ostia (cioè Roma con Roma) e che causa ogni anno decine e decine di vittime, il sindaco deve passare attraverso le autorizzazioni di Regione Lazio, Provincia e ANAS. Altro esempio è quello del Tevere. La settimana scorsa per decidere chi dovesse intervenire per eliminare le carcasse dei pesci morti è stato necessario un vertice in Prefettura del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Oltre a Comune, Provincia e Regione, si rimpallavano la responsabilità altri 15 enti.

    Le reazioni. Storace: " E’ un dietrofront". L'ira del presidente della Regione: "Con noi altri discorsi". "Revoco il protocollo con Campidoglio e Provincia". Il portavoce di An, Landolfi: "Questo iter non ci convince" di C. Mar.

    Roma – "Il governo dice una cosa alla Regione Lazio e l'opposto al Campidoglio". Il presidente della Regione Lazio Francesco Storace ha un diavolo per capello.

    Il 24 luglio scorso aveva incontrato il ministro agli Affari regionali La Loggia e nel colloquio si era parlato del nuovo assetto di Roma capitale. Il ministro aveva praticamente escluso, ricorda Storace, una legge ordinaria per dare attuazione al Titolo V della Costituzione che fissa l'origine del ruolo istituzionale della Capitale. Ieri, all’improvviso, il dietrofront.

    L'irritazione di An ha come immediata conseguenza la revoca della proposta di protocollo d’intesa tra Regione, Provincia e Comune di Roma già sottoscritto dalla Provincia e alla quale il Campidoglio non ha ancora risposto. "La mia non è una reazione istintiva ma ragionata - commenta il presidente - prendo atto che il Comune non ha risposto. Evidentemente il sindaco Veltroni non ha firmato il protocollo perché aveva già ricevuto le sue assicurazioni. Bisogna essere chiari, il Campidoglio non ha risposto alla nostra proposta ed io ho l'obbligo di revocare quella delibera perché non è un atto finto ma un provvedimento adottato da una istituzione. Mi piacerebbe però capire perché hanno rifiutato la collaborazione. La proposta era più che modificabile perché era stata indicata senza preconcetti. Invece non c'è stato mai dialogo".

    Storace non condivide tempi, modi e procedure di una legge ordinaria che riconosca maggiori poteri e finanziamenti alla Capitale. E ha già dato incarico all'assessore regionale agli Affari Istituzionali Donato Robilotta di predisporre una delibera di revoca della proposta di protocollo di intesa da sottoporre alla giunta venerdì.

    Con il presidente si schiera compatta Alleanza Nazionale. "Il percorso legislativo ipotizzato dal governo non ci convince - dichiara Mario Landolfi, portavoce di An, appena uscito da un colloquio con Gianfranco Fini - il partito non potrebbe smentire se stesso dopo aver sostenuto nel documento congressuale la legge costituzionale".

    Di equivoco parla il capogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio, Alfredo Antoniozzi e il presidente della Provincia, Silvano Moffa, che invita La Loggia: "Dopo Pisana e Campidoglio, sarebbe gradito ospite anche a Palazzo Valentini per spiegare le sue idee".

    Il ministro, appresa la reazione di Storace, conferma tutto, punto per punto: "La mia posizione - afferma - è assolutamente lineare; coerente. Un conto è una nuova riforma che dia nuove forme di autonomia al Lazio ed alla città di Roma, il che - come è facilmente prevedibile - richiederà tempi non brevi. Altra cosa è invece verificare. attraverso un sereno ed aperto confronto fra tutte le istituzioni interessate, cosa è possibile realizzare attraverso una legge ordinaria in tempi sicuramente più rapidi ma che non pregiudichino l'insieme del percorso. Non ci sono quindi, da parte mia, né contraddizioni ne cambiamenti di linea".

    La polemica si è subito accesa. Schierato con Storace anche il segretario della Federazione romana di An. Vincenzo Piso: "II riconoscimento delle specificità della capitale - ha insistito - deve passare soltanto per una legge costituzionale".

    Dello stesso avviso l’Assessore Robilotta: "La legge ordinaria non risolve nessuno dei problemi di Roma".

    E l'opposizione: "Mi rifiuto di credere che il presidente regionale Storace possa avere reagito così stizzito - è il commento del segretario regionale dei Ds Michele Meta -. Per la prima volta il governo sembra aprire uno spiraglio sulla questione di Roma, sui nuovi poteri e sulle nuove funzioni da attribuire alla capitale".

    Per il capogruppo regionale dei Comunisti italiani, Alessio D'Amato "sarebbe grave arrivare alla revoca di protocolli con Roma".

    Ironizza il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale Salvatore Bonadonna "E proprio vero che al ridicolo non c'è limite".


    Clarence News – Regione Lazio – Adnkronos - 3 l luglio 2002
    Roma: An, proposta Veltroni-La Loggia inadeguata. Si a progetto Storace per Roma-Regione

    Roma, - "La proposta Veltroni-La Loggia sulla legge per Roma è inadeguata". Lo affermano i senatori di An Riccardo Pedrizzi, presidente della commissione Finanza e Tesoro di palazzo Madama, e Michele Bonatesta, membro della direzione nazionale del partito, dopo il sostegno del ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, alla proposta ulivista di una legge ordinaria per Roma Capitale. "E’" vero che oggi esiste, ed è presente, il problema di riconoscere adeguatamente la peculiarità rivestita dal ruolo della città di Roma, assegnandole uno status consono e conferendole poteri idonei a svolgere le funzioni cui è chiamata, - hanno detto gli esponenti di An - ma questo problema di grande rilevanza non si risolve certo con la proposta minimale di Veltroni sposata da La Loggia, di una legge ordinaria". "Si risolve - concludono i senatori di AN - con il progetto di Storace, fatto proprio da Alleanza nazionale e inserito nel Documento congressuale, sul quale anche Bossi si disse favorevole. La proposta dì Storace - ricordano infine Pedrizzi e Bonatesta - è ben diversa, vuole porre la questione direttamente sul piano costituzionale, conferendo a Roma il ruolo e le funzioni di città regione".


    Il Messageronline – Cronaca di Roma – 3 agosto 2002
    Intesa istituzionale. A settembre la firma del Patto per Roma

    Le polemiche non frenano l’intesa a tre per Campidoglio, Regione e Provincia di Roma. Il Patto per Roma per affrontare il "nodo" del nuovo assetto istituzionale della capitale si farà.

    Dopo le polemiche seguite all'intesa tra il sindaco e il ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia, Veltroni ha scritto al presidente della Regione Francesco Storace comunicando la disponibilità del Campidoglio a siglare il patto. Così la giunta regionale ha deciso che a settembre sarà dato seguito al patto a tre, facendo rientrare la minaccia di sospendere l'intesa.

    L'assessore regionale agli Affari istituzionali Donato Robilotta ha tenuto una relazione sullo schema di protocollo d'intesa proposto dalla Regione, e approvato il 5 luglio, alla Provincia e al Comune per avviare una concertazione istituzionale. "Obiettivi previsti dall'intesa - ricorda l'assessore- sono sostenere e valorizzare un processo di sviluppo armonico della capitale per mezzo di un'azione coordinata tra istituzioni; affrontare e approfondire un nuovo status per Roma; promuovere congiuntamente incontri specifici e mirati con il Governo".

    Il 17 luglio, la giunta della Provincia di Roma ha approvato lo schema di protocollo. Il 30 luglio sono esplose le polemiche sull'incontro tra Veltroni e La Loggia."

    Solamente il 31 luglio - ha sottolineato Robilotta - cioè il giorno seguente le polemiche e l'annuncio, da parte nostra, del ritiro del protocollo, Veltroni ha scritto al presidente Storace, lettera pervenuta il primo agosto. La Giunta ha comunque apprezzato lo spirito della lettera. A settembre sarà dato seguito al protocollo".


    Il Messageronline – Cronaca di Roma – 27 agosto 2002
    Moffa: "Il futuro è nella Comunità metropolitana"

    "Il futuro di Roma non può che essere legato al progetto di Comunità metropolitana individuato da Palazzo Valentini".

    Silvano Moffa, presidente della Provincia, commenta così le previsioni demografiche fissate nel documento di Programmazione finanziaria del Comune di Roma. Entro il 2011 la Capitale conterà 100 mila abitanti in meno, con un esodo massiccio verso l’hinterland.

    "E’ opportuno, allora — sottolinea Moffa — che si marci tutti insieme per la costruzione di una Capitale che interagisca organicamente con il territorio che la circonda, nell’ambito di un allargamento delle infrastrutture e dei servizi. Pena il collasso dei comuni dell’hinterland". L’obiettivo, insomma, è un sistema amministrativo allargato e partecipato.

    "Mi auguro — conclude — che il sindaco Veltroni tragga le giuste e logiche conclusioni".


    Il Nuovo – Castelli – 7 settembre 2002
    L’intervista. Parla il Presidente della Giunta regionale Francesco Storace "Come sistemo il Lazio"

    (omissis) Lo sviluppo di Roma. Un grande aiuto potrebbe arrivare se alla Capitale fosse riconosciuto quello status speciale che lei, Veltroni e Moffa, seppur in forme diverse, chiedete da tempo al Governo. Prima della pausa estiva c’è stato un giro di colloqui con il ministro La Loggia. Cosa ci si deve aspettare con la ripresa d’autunno?

    "Intanto daremo seguito a quello che è stato definito Patto per Roma, vale a dire l’intesa a tre tra Campidoglio, Regione e Provincia di Roma. Ricevuta la disponibilità del sindaco Veltroni, che ha risposto positivamente alla richiesta di siglare il Patto. Lo schema di protocollo proposto dalla Giunta Regionale punta ad una concertazione istituzionale, che sostenga e valorizzi un processo di sviluppo armonico della capitale. Le tre istituzioni dovranno, in definitiva, affrontare ed approfondire il tema di un nuovo status per Roma e promuovere congiuntamente incontri specifici mirati con il Governo. Credo che questa sia la strada giusta per arrivare, finalmente, a dare alla Capitale nuovi poteri, così come avviene per le grandi metropoli europee e mondiali. Non è più pensabile che il sindaco di Roma, Capitale d’Italia, abbia gli stessi poteri del Sindaco del più piccolo Comune italiano"(*)

    (*) N.d.A. Il più piccolo comune italiano è Morterone, in provincia di Lecco, con 33 abitanti.


    Il Nuovo – Castelli – 22 settembre 2002
    Caforio illustra la sua tesi: "Velletri, Tivoli e Civitavecchia le città di riferimento". Aree metropolitane l'ipotesi. "Una "regione" dedicata ai Castelli Romani con la Provincia di Roma super partes. di C. R.

    Prove di autonomia: aree metropolitane e la provincia di Roma.

    Lo studioso Francesco Caforio apre il dibattito. "Nel corso di questi ultimi anni le aspirazioni di autonomia di alcuni dei più grandi comuni della provincia di Roma-Civitavecchia, Velletri e si parla anche di Tivoli - hanno portato anche ad iniziative legislative per l'istituzione di nuove province basate più su motivazioni politiche-elettorali che su motivazioni territoriali o funzionali dei servizi.

    Appare carente la visione della realtà dell'area della provincia di Roma che subirebbe in pratica un processo di estinzione con la suddivisione e frammentazione del territorio in due o più circoscrizioni provinciali.

    Appare inoltre opportuno rammentare che l'istituzione di nuove province necessita di una popolazione non inferiore ai 200.000 abitanti che deve comunque conseguire l'adesione della maggioranza dei Comuni dell'area interessata che rappresentino la maggioranza della popolazione complessiva dell'area stessa, di una deliberazione assunta a maggioranza dei consiglieri assegnati, condizione questa ultima che, in considerazione del campanilismo e della gelosa conservazione delle tradizioni locali, appare di difficile attuazione.

    Ecco quindi i pareri contrari a tali aspirazioni espressi da conosciuti esponenti politici dei due poli. In tale contesto va anche considerata l'attuale situazione della finanza pubblica, ed in particolare della finanza locale oramai stremata, stretta dal Patto di stabilità che ha costretto il potere centrale al taglio dei finanziamenti alla periferia.

    Fatte queste premesse è d'altra parte opportuno ed urgente soddisfare queste aspirazioni di autonomia con soluzioni adeguate alle effettive necessità dei Comuni interessati.

    In primo luogo è da rilevare che in materia di autonomie locali oggi si è in una fase di transizione legislativa in quanto la riforma del Titolo V della Costituzione è ancora in via di attuazione ed una esplicitazione delle materie delegabili agli enti locali è quanto mai auspicabile é attesa. In ogni caso non sarebbe "centra norma" l'istituzione di alcune aree metropolitane nell'ambito della Provincia di Roma - ferma restando la città metropolitana di Roma con la propria area - soluzione che comporterebbe un riordino territoriale senza apportare lacerazioni, frammentazioni, o revisione alla provincia stessa.

    Si potrebbe quindi pensare alla creazione di aree metropolitane che abbiano come riferimento le città di Civitavecchia, Tivoli e Velletri e ne sarebbe illogico prevedere un'area metropolitana "dedicata" alla zona dei Castelli Romani con riferimento alla città di Frascati.

    In sintesi, ferme restando la città metropolitana di Roma e la Provincia di Roma, quest'ultima super partes e con opera di raccordo di tali aree metropolitane che ne compongono il territorio, verrebbero a formarsi quelle che potrebbero definirsi comunità metropolitane con sede nei comuni citati e con organi che rappresentino tutte le esponenzialità, località che compongono ogni singola area metropolitana: a tali comunità potrebbero essere conferiti o delegati poteri regionali e provinciali e su questo poi sarà utile vedere la vera attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione.

    Il criterio prospettato vuole essere un contributo al dibattito, recentemente ripreso, riguardante le aree metropolitane della provincia di Roma ed è quello di una articolazione delle aree secondo una classificazione omogenea, tipologica, sociologica, storica e rispettosa delle tradizioni locali.

    L'autorità di governo, conferita agli organi della municipalità metropolitana, può produrre solo vantaggi, prospettive di sviluppo delle aree stesse e salvaguardare - specialmente se con funzioni e poteri autonomi - l'esigenza di quei micro-comuni, definiti sprezzatamene "ridicolaggini giuridico - sociali", come nel caso di un'area metropolitana interessante Tivoli e la Valle dell'Aniene. L'attribuzione di una specifica potestà statutaria alla municipalità metropolitana disciplinerà poi i rapporti intercorrenti con i comuni che costituiscono ogni singola area, i diritti e i doveri, le rispettive funzioni e servizi. Di fronte ad una situazione di stallo è importante sperimentare istituti nuovi nel rispetto dei principi di autonomia degli enti locali e nella visione di quei criteri che diano agli enti stessi risultati di efficienza e di economicità".


    Il Tempo – Guidonia – 7 ottobre 2002
    "Si alla comunità metropolitana". Sull’ipotesi di divorzio laconico il presidente Moffa ieri a Villalba. di Carlo Argeni

    La proposta di legge sull’istituzione della provincia Guidonia-Tivoli continua a tenere alto il dibattito politico. E ieri, nel corso della quinta edizione della "Festa Tricolore" tenutasi a Villalba, a dire la sua è stato il Presidente della Provincia Silvano Moffa. " Si tratta di una proposta legittima – ci ha detto – che nasce dal territorio, dall’analisi di una conurbazione che si è allargata a dismisura e di un sistema che non può più essere più, evidentemente, la provincia di Roma.

    C’è un ragionamento più ampio che deve anticipare la determinazione di eventuali nuove province che è quello della dimensione del sistema metropolitano. Fino a quando noi non riusciremo a capire che cosa è Roma Capitale, i suoi poteri e come andrà a dimensionarsi il territorio metropolitano è chiaro che avremo iniziative legislative territoriali ma non un quadro di assieme complessivo. Noi abbiamo lavorato per una comunità metropolitana, superando al città metropolitana, proprio perché ci rendiamo conto che la provincia come territorio deve dialogare con il comune di Roma e che quest’ultimo ha bisogno della provincia per lo sviluppare la Capitale."

    E Messa, che ha presentato la proposta, come la pensa?

    "Il riassetto più generale – ha precisato – è indispensabile. Se non si ripensano i rapporti tra la città di Roma, la Regione e la Provincia sono legittime le richieste dei territori che chiedono di riaggregarsi o disaggregarsi rispetto alle nuove esigenze economiche e sociali che si sono venute a determinare negli ultimi anni".


    Il Giornale – 21 ottobre 2002
    Storace: "Nuovo assetto per Roma e per il Lazio"

    È stata la richiesta del leader della Pisana intervenuto al forum degli amministratori. Un nuovo assetto istituzionale per Roma e per il Lazio. È quello che ha chiesto il presidente della giunta regionale Francesco Storace, intervenendo a Latina al "forum degli amministratori locali" di Alleanza Nazionale.

    Alla presenza di sindaci, consiglieri provinciali e comunali, ai quadri del partito, Storace ha concluso la giornata di lavoro che era dedicata, come ha detto il presidente provinciale di An Giuseppe Mochi "a fare il punto sulle infrastrutture, l'università, il rapporto tra amministrazioni e cittadini).

    Storace ha detto che "è ormai urgente dare un assetto diverso alla Capitale e alla Regione", riallacciandosi al discorso del sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo che in tal senso alla Camera ha presentato una proposta di legge costituzionale. Lo stesso sindaco aveva sottolineato "l'importanza di una decisione in tal senso, perché città come Latina non possono più essere governate dovendo subire l'inevitabile peso di Roma e con fondi notevolmente ridotti da investire"(omissis).


    Il Tempo - 19 novembre 2002 (www.iltempo.it)
    Capitale senza status. Questo il vero problema di Roma dell’Assessore agli Affari Istituzionali della Regione Lazio Donato Robilotta

    Le vicende di questi giorni sui fondi della Finanziaria mettono in evidenza il problema reale: manca lo status di Capitale per Roma. Nell'ambito di un vero progetto federalista non si può prescindere da Roma-Capitale nell'interesse non della Regione Lazio ma anche e soprattutto perché Roma rappresenta l'unità del nostro Paese.

    Fino ad oggi il Campidoglio e l'opposizione sono sfuggiti ad un confronto serio sullo status speciale di Roma , fingendo di non sapere che i cittadini del Lazio si sobbarcano l'onere di spesa per tutti gli italiani e stranieri, che usufruiscono di Roma come capitale della politica, della diplomazia, del turismo; di conseguenza, Roma assorbe più risorse della sua popolazione, che vengono sottratte a tutto il territorio ed in particolare ai comuni più piccoli e bisognosi.

    Si deve riconoscere a Roma uno "status" speciale, quello di una metropoli che è allo stesso tempo Capitale italiana e della Cristianità, sede del governo centrale e delle Istituzioni, oltre ad essere per tutti la "città Eterna". È necessario definire il ruolo istituzionale di Roma per conferirle le risorse ed i poteri legislativi di cui ha bisogno. Non è più possibile identificare la Regione Lazio con Roma. Un'Italia europea deve fare di Roma una città con gli stessi poteri di Berlino, sbloccando così risorse per la Regione e ridefinendo il ruolo di una grande città. Per risolvere definitivamente il nodo dei finanziamenti occorre riconoscere a Roma risorse straordinarie per non gravare più sui cittadini romani e del Lazio ma ripartendo finalmente gli oneri e i costi sulla collettività.

    Dunque Roma-Regione è la soluzione per equiparare lo status di Roma a quello delle altre capitali estere, è quindi indispensabile ed urgente alzare il livello del dibattito ed evitare i sotterfugi, Roma non può e non deve aspettare.


    Il Tempo - 22 novembre 2002 (www.iltempo.it)
    Per Valori la città ha bisogno di una forma amministrativa "speciale". II presidente di Confindustria Lazio invita ad assegnare a Roma maggiori poteri e fondi di Alberto Di Majo

    Il Presidente dell'Unione degli industriali capitolini, Giancarlo Elia Valori, interviene nella discussione sui fondi destinati dal governo alla capitale che, mai come quest'anno, sembrano davvero a rischio. Professor Valori, perché Roma è l'unica atta della nostra Europa a essere maltrattata dal governo centrale?
    "È difficile rispondere con un perché. Non voglio pensare che esista una scelta di merito che penalizza Roma, quanto un'eredità pesante che viene dalla non identificazione, in un lunghissimo arco di tempo, del ruolo di Roma Capitale del Paese e grande città internazionale. I dati parlano chiaro: Roma ancora oggi riceve trasferimenti statali di 256 euro per abitante contro i 270 di Milano, i 398 di Palermo i 552 di Napoli e i 277 della media nazionale. Roma, inoltre, è 25° nella classifica del Pil per abitante in Italia, mentre città come Parigi e Londra sono in testa nei rispettivi Paesi. In una logica federalista deve al contrario essere garantita alla città Capitale una definizione speciale, nei contenuti e nell'ammontare dei fondi erogati dallo Stato. Roma rappresenta, proprio in termini di federalismo, il vero elemento dell'unità nazionale, la sede del governo centrale e delle Istituzioni, la Capitale dello Stato italiano e della Chiesa cattolica".

    Come è possibile far quadrare i conti della Capitale se le risorse sono poche?
    "Intanto attribuiamo a Roma - senza ulteriori ritardi e vincoli politici - le risorse esistenti già stanziate, cominciando dai 60 milioni di euro previsti nella Legge finanziaria per il 2003. Far mancare le risorse alla Capitale significa penalizzare la qualità della vita dei cittadini, che si sobbarcano quotidianamente l'onere di spesa per tutti gli italiani e per gli stranieri che usufruiscono di Roma come Capitale della politica, della diplomazia, del cattolicesimo e del turismo; ma significa anche nuocere fortemente ai settori economici di eccellenza di Roma, che hanno impellenza di investimenti consistenti: turismo, servizi, piccole e medie imprese dell'industria".

    Ritiene che Roma sia trattata alla stregua di una grande metropoli internazionale oppure che ancora ci sia molto da fare?
    "Risponderò evidentemente con un no alta prima parte della domanda e con un sì alla seconda. A Roma non sono ancora riconosciuti gli oneri che competono non soltanto ad una grande Capitale, ma ad un comune che è il più vasto d'Europa dopo Londra per dimensioni fisiche, con tutte le conseguenze in termini di mobilità, trasporti, pulizia e decoro. Inoltre, come ho già evidenziato, a Roma competono tutti i costi aggiuntivi dell'essere atta di grandi eventi internazionali, che vanno dalla politica estera alle celebrazioni religiose, dagli eventi artistici alle manifestazioni sportive, dell'essere città della pace e coacervo di tutte le civiltà, sempre accolte, e Capitale storica e attuale della costruzione europea. Viene proprio spontaneo domandarsi: perché tanto interesse a fare di Roma la città della firma dell'Euroconvenzione se poi non le si riconosce alcun ruolo internazionale concreto? Roma deve rimanere per il nostro Governo solo storia o anche economia e sviluppo, solo città eterna o metropoli globale?"

    Pensa si tratti di un problema anche politico o unicamente economico?
    "Vorrei che non si trattasse ne dell'uno ne dell'altro. Sono convinto che non debba ad esempio esservi un problema di scelta fra Nord e Sud o fra Roma e Milano. Si tratta, a mio parere, soltanto di un problema di cultura dell'azione. Deve infatti essere sottolineato che l'urgenza e l'importanza della questione romana è tale da aver coagulato intorno a sé tutte le forze politiche locali, di qualunque colore politico, le Associazioni di categoria, i Sindacati. Per dare soluzione ai problemi di Roma ora il Governo deve saper fare la sua parte concreta e il tempo stringe".

    Che cosa direbbero gli industriali capitolini al nostro Governo?
    "Quello che ho appena affermato: bisogna agire. Trasformare le parole dell'ari 114 della Costituzione che recita che Roma è la Capitale della Repubblica in un fatto concreto e non solo in una solenne enunciazione. Un'enunciazione che deve significare poteri maggiori, fondi maggiori e una nuova forma amministrativa "speciale", che renda facile ed efficiente il governo della città. Le imprese si misurano infatti principalmente con l'efficienza e l'attrattività economica e infrastrutturale del loro territorio e con una forte capacità finanziaria e operativa della città dove agiscono e si sviluppano le loro attività, in un'ottica che garantisca l'attuazione di programmi di medio-lungo periodo. Il Governo deve garantire alla sua Capitale un futuro certo, anche in una logica imprenditoriale".
     




    A cura di C. Romagnoli
    17-11-2003