RASSEGNA STAMPA SULL'AREA E CITTA' METROPOLITANA MILANESE




IL CORRIERE DELLA SERA Venerdì, 24 Aprile 1992

Inchiesta hinterland 2010 - Programmazione edilizia e obiettivi dell'area metropolitana nei piani della Provincia - Milano moltiplicato 5 di Guardini Laura

HINTERLAND 2010 . Programmazione e obiettivi dell'area metropolitana nei piani della Provincia - Milano moltiplicato cinque Sviluppo autonomo ma coordinato per capoluogo, cintura Sud, Vimercatese, Brianza e Gallaratese La rete dei collegamenti richiederà un investimento di 17 mila miliardi nei prossimi dieci anni.

MILANO. Non una città, ma un sistema di città necessarie l'una all'altra, collegate tra loro e con il resto del mondo da una rete di trasporti che richiede 17 mila miliardi di investimenti nel prossimo decennio. A legare tra loro i "quartieri" della città policentrica, però, è il verde : parchi e aree agricole, spesso già esistenti ma da risanare o salvaguardare, sono il tessuto connettivo dell'area metropolitana futura, dove nel 2010 gli abitanti (3,8 milioni nel 1989) potranno crescere fino a 4,2 milioni. Il ritratto del Milanese del prossimo millennio è stato tracciato dal Centro Studi Pim per incarico della Provincia in trecento pagine che fotografano la situazione attuale dell'area metropolitana, i suoi bisogni, le sue carenze e i suoi progetti. E cominciano a delineare anche quelli che i tecnici coordinati da Luciano Minotti, Guido De Carolis e Pierluigi Roccatagliata chiamano "gli scenari possibili per il futuro". Per ora, il "Piano direttore territoriale provinciale" è ancora una "relazione preliminare". Lo scopo dello studio è di aiutare gli amministratori della futura città metropolitana a cambiare i criteri della programmazione: non più un piano regolatore per ciascun comune, ma linee guida valide sull'intera area. Sulla carta della Provincia di Milano (185 comuni: il Lodigiano è scorporato) il Pim ha disegnato cinque "sub-sistemi territoriali". Area centrale. Comprende Milano e tutti i comuni della prima cintura (grosso modo, i 34 che fanno parte dell'area omogenea istituita contro l'emergenza .smog). Se il capoluogo rappresenta la "centralità storica", è però dalle periferie e dalla prima cintura, secondo il Pim, che vengono le occasioni più interessanti di sviluppo, rappresentate dal recupero delle aree industriali dismesse e dei quartieri.dormitorio cresciuti negli anni Cinquanta e Sessanta specialmente nella zona Nord. A Sud si sono invece insediati, più recentemente, centri direzionali e commerciali. Risanamento delle zone degradate, parchi urbani di cintura, migliori collegamenti pubblici nell'area urbana e con il sistema delle tangenziali sono gli elementi della riorganizzazione. Cintura agricola del Sud. Sacrificare questa "formidabile risorsa" agli insediamenti abitativi in aumento negli ultimi anni, avverte il Pim, sarebbe un guaio per l'ecosistema dell'intera area metropolitana. Sì a nuovi quartieri, quindi, ma solo dopo averne progettato attentamente dimensioni e distribuzione lungo linee di trasporto pubblico che li colleghino a Milano ma anche a Pavia, Lodi, Crema. Il Nord Est. Nel Vimercatese e lungo le linee celeri dell'Adda, dagli anni Sessanta in avanti lo sviluppo è stato abbastanza equilibrato. Una tendenza da rafforzare assegnando a questa zona funzioni strategiche per l'intera area metropolitana come chiede la sua vocazione per l'elettronica e l'alta tecnologia. La Brianza milanese. Tra la Comasina e la Valassina si spiega "il fronte più compatto e denso dell'agglomerazione metropolitana", oggi in difficoltà perché le qualità "storiche" della Brianza (imprenditorialità, specializzazione nei settori del mobile e tessile) si scontrano con profondi mutamenti del mercato e del sistema produttivo. Anche qui va migliorata la rete dei trasporti, vanno ristrutturati settori in crisi (il polo chimico di Cesano), vanno salvate le "specializzazioni", ma soprattutto va creato un sistema di relazioni "orizzontali", completamente nuove perché non passano più attraverso Milano: Monza, secondo centro dell'area metropolitana, è, per esempio, la "cerniera" tra il territorio a Nord e quello a Nord Est, fino a Bergamo e Brescia. Il Nord Ovest Milanese. Intorno alla statale del Sempione, il polo che va da Rho e Gallarate avrà il suo punto di forza nella nuova Malpensa, riferimento per un sistema produttivo "sensibilmente articolato". Se Malpensa farà di Legnano, Busto e Gallarate "uno dei principali punti di forza dello sviluppo metropolitano", è anche necessario, però, che lo scalo intercontinentale abbia un "effetto a rete": non un solo grande agglomerato di uffici, centri direzionali e servizi, ma relazioni estese fino a Novara, Varese, Saronno, Castano Primo, Magenta.


IL CORRIERE DELLA SERA Martedì, 18 luglio 1995

Si riapre dopo cinque anni la discussione su un punto cruciale della riforma degli enti locali – Grande Milano, camicia stretta di Siro Marziali

Molti Comuni perplessi di fronte all'ipotesi di essere assorbiti entro il '97 nell'area metropolitana. Il presidente della Provincia: "Brianza e Legnanese più autonomi, ma bisognerà lavorare assieme".

MILANO. I 188 comuni superstiti della provincia, 3 milioni e 700 mila abitanti circa dopo la recente "secessione" del Lodigiano, potrebbero ritrovarsi tra pochi mesi, Milano in testa, in quella grande Città metropolitana che la legge 142 "Ordinamento delle autonomie locali" prevedeva sin dal giugno 1990. Ora i tempi per la grande svolta sembrano maturi: la commissione Affari costituzionali ha approvato la proposta di legge che prevede la definizione territoriale delle aree metropolitane entro il '96, mentre nel '97 se ne eleggeranno i sindaci. L'istituzione delle aree metropolitane è prevista nei comprensori di Milano, Torino, Bologna, Venezia, Genova, Firenze, Roma, Napoli e Bari. Ma la prospettiva di finire tutti quanti sotto l'etichetta "Città metropolitana", definizione affascinante e al tempo stesso nebulosa, non ha ancora convinto tutti gli interessati. Per ora si sono infatti sentite più le voci dei Comuni che preferirebbero stare fuori dalla "grande famiglia", che di quelli decisi a sposare la tesi dell'articolo 17 della legge 142: "Costituiscono l'area metropolitana i comuni i cui insediamenti abbiano rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali". Il nuovo presidente della Provincia, Livio Tamberi, ha posto il problema della Città metropolitana tra i punti prioritari e qualificanti del programma. Tamberi, tanto per incominciare, non ha in mente di inserire tutti i 188 comuni della provincia nel nuovo contenitore istituzionale: ipotizza la creazione di una vasta area omogenea attorno a Milano, ma pensa a una valorizzazione autonoma di alcune zone "pregiate", come la Brianza e il Legnanese. Spiega il presidente: "L'autonomia locale è il perno della democrazia, quindi niente interventi con bulldozer. Occorre però cambiare funzioni e responsabilità dei comuni, che dovranno imparare a lavorare in gruppo, con pari dignità, tenendo sempre presenti i problemi di tutto il territorio metropolitano". Prosegue Tamberi: "Viviamo in un territorio che per oltre la metà è ancora verde produttivo o parco agricolo protetto. C'è però un forte squilibrio tra una Milano che non ha più terreni edificabili, ma mette a disposizione di tutti un'infinità di servizi, e certe zone dell'hinterland che hanno grandi superfici verdi e sono invece deficitarie per il resto. Non credo a una Città metropolitana automaticamente aggregata a Milano; sarebbe una ripetizione degli errori commessi negli anni Venti, quando molti comuni dell'hinterland vennero risucchiati nella città, guadagnandosi solo il titolo di periferia". La Provincia avrà modo, quanto prima, di sperimentare una parte importante del ruolo istituzionale che toccherà poi alla Città metropolitana: "La Regione ci affiderà i poteri della pianificazione, il governo dei trasporti pubblici e la programmazione della viabilità" spiega Ugo Targetti, assessore al Territorio di Palazzo Isimbardi. Proprio questa sera la giunta presenta in Consiglio un progetto per la formazione del piano territoriale di coordinamento, con il quale affronteremo i grandi temi urbanistici del Milanese. Una consulta, con Comuni, Regione, imprenditori, sindaca ti, istituzioni scolastiche e di ricerca, raccoglierà le proposte. Un comitato scientifico operativo seguirà la seconda fase, quella decisionale. Credo che la Regione delimiterà l'area metropolitana entro il '97, mentre la Provincia dovrebbe presenta re il suo piano territoriale entro il '99. Solo allora, valutato tutto, i comuni potranno decidere se entrare nell'area metropolitana o dar vita a piccole province autonome". E Milano quale ruolo avrà? L'assessore all'Urbanistica della metropoli, Elisabetta Serri, risponde: "Sono d'accordo con Tamberi di salvare le autonomie locali. La cosa importante, se vogliamo creare un meccanismo veramente utile, è che si avvii una politica di interventi coordinati sul territorio, con Milano in funzione di grande motore per tutti i Comuni della Città metropolitana".


CORRIERE DELLA SERA Martedì, 18 luglio 1995
 

I borgomastri puntano alla "secessione" 

MILANO . Le prime ipotesi di area metropolitana non sembrano più percorribili. Secondo una vecchia proposta della Regione (1992), l'area metropolitana sarebbe dovuta coincidere con l'attuale provincia, escluso il Lodigiano. Un "supersindaco" come coordinatore di tutti i Comuni e la città di Milano suddivisa in sei municipalità, ognuna con il suo sindaco, che avrebbero ricalcato le zone delle Usl. Il Pim (Piano Intercomunale Milanese) disegnò invece, in uno studio commissionato dalla Provincia sempre nel '92, una città metropolitana divisa in cinque sub sistemi territoriali: area centrale, con Milano e 34 comuni della prima cintura; cintura agricola del Sud, comprendente i centri del triangolo Peschiera Borromeo Melegnano Abbiategrasso; area Nord Est, con i comuni del Vimercatese; Brianza Milanese, compresa tra le statali Comasina e Valassina; Nord Ovest Milanese, con la zona del Sempione e il Gallaratese fino a Malpensa. Le aperture del presidente Tamberi verso le aspirazioni di autonomia di Monza e Legnano, però, non bastano a i due sindaci leghisti del Nord Milano. "E davvero un brutto esordio, quello di Tamberi: le aree metropolitane, così come le ha previste la legge, sono fallite in tutta Europa. Il nuovo presidente farebbe bene a compiere un viaggio di studio": Aldo Moltifiori, sindaco leghista di Monza, non cede di un millimetro. Alla Provincia della Brianza la sua giunta ha dedicato perfino un assessorato, di "grande Milano" non vuol neppure sentir parlare, mentre 23 comuni della zona, Monza in testa, hanno già chiesto l'istituzione della nuova provincia. Nemmeno Marco Turri, sindaco di Legnano, vuole mettere nel cassetto l'idea di una provincia dell'Alto milanese: "Stiamo preparando la documentazione per la nuova Provincia. Se Tamberi dice che il Legnanese merita un'attenzione particolare, sono d'accordo. Ma, in assenza di risultati concreti, dovremmo pensare seriamente a un nuovo ente". E conclude: "Le aree lontane da Milano fanno le spese della mancanza di coordinamento tra Regione e Provincia di Milano su problemi che vanno dallo smaltimento dei rifiuti alla gestione delle scuole, senza tralasciare la manutenzione delle strade e la viabilità".


IL CORRIERE DELLA SERA Domenica, 26 Novembre 1995
Convegno sull’Area Metropolitana - Milano divisa in mini-città di E. So.
MILANO - Rieccovi l'area metropolitana. La citazione, che alcuni anni fa era diventata di moda, è poi caduta in disuso ma sta tornando prepotentemente alla ribalta delle cronache. Ieri si è svolto a Palazzo Isimbardi, sede dell'amministrazione provinciale, l'ennesimo convegno dedicato a questo argomento e il sindaco Marco Formentini ha rilanciato la sua posizione: "E assolutamente indispensabile che anche Milano venga suddivisa in un numero di piccoli comuni destinati a confluire in una stessa g rande istituzione". Insomma: il capoluogo dovrebbe articolarsi in zone "da sei a dieci" che comprenderebbero anche alcuni paesi dell'hinterland e che andrebbero a confluire nella metropoli guidata da una sorta di super-sindaco. Il disegno complessivo è stato abbozzato più volte e in sedi diverse ma deve essere ancora effettivamente definito: "Di sicuro - ha ribadito Marco Formentini - andrebbero mantenute competenze specifiche per ogni microstruttura". E lecito dunque immaginare un futuro con una città spezzettata in zone, tanti borgomastri e gestioni diversificate? Malgrado le buone intenzioni degli amministratori locali, di qui alla realizzazione del piano (fra l'altro previsto dalla legge 142 sulle autonomie) il passo è ancora lungo. Ma la presa di posizione del sindaco ha suscitato più di una reazione positiva. Il maggior tifoso dell'area metropolitana resta il presidente della Provincia Livio Tamberi, che di recente ha fra l'altro annunciato l'intenzione di aggiungere sulla facciata di Palazzo Isimbardi, sede della sua giunta, la dicitura "città metropolitana". Ieri Tamberi, dopo aver ribadito di essere in sintonia con la linea Formentini, ha precisato che "in un certo senso il decentramento si sta già realizzando in alcuni settori, come quello culturale, come il sistema bibliotecario o quello dei parchi". La dichiarazione del sindaco è piaciuta soprattutto al consigliere pidiessino Paolo Hutter, che ha assistito alla tavola rotonda alla quale hanno partecipato alcuni deputati coautori della proposta di legge "per la costituzione delle autorità metropolitane" presentata all'inizio dell'anno in Parlamento. "Formentini ha lanciato un buon segnale - ha osservato Hutter - anche perché questo progetto porterebbe a una gestione più razionale del territorio e sarebbe di aiuto su molte questioni avere un solo sindaco per tutta l'area". Al convegno svoltosi ieri non era presente l'assessore regionale agli Enti Locali Elena Gazzola, che proprio nei giorni scorsi aveva polemizzato con Formentini per la sua mancata disponibilità a incontrarla per discutere anche di area metropolitana.

La Gazzola aveva comunque illustrato il suo punto di vista a Tamberi e a molti sindaci della zona interessata alla eventuale nascita di un'area metropolitana, prendendo una posizione decisamente in controtendenza: "Rispetto a tutti quelli che continuano a parlare di area metropolitana, spesso anche senza avere le idee chiare sulle leggi di riferimento, io chiedo che si valuti seriamente l'opportunità di muovere questo passo. Siamo davvero sicuri che l'area metropolitana servirà a qualcosa?".


IL CORRIERE DELLA SERA Martedì, 28 maggio 1996
Supercittà - La Provincia rilancia il progetto

Rilanciare il progetto "area metropolitana": per questo ieri si sono incontrati a Palazzo Isimbardi 24 deputati, 10 senatori e 52 sindaci e hanno insediato un comitato di esperti che, tra sei mesi, farà il punto della situazione. A fare gli onori di casa il presidente della Provincia, Livio Tamberi, e gli assessori al Territorio, Ugo Targetti, e all'Ambiente, Renato Aquilani. Di area metropolitana si parla ormai da anni: la legge 142 del '90 prevedeva che le "super città" sarebbero nate nel giro di un anno a Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli. Ci sono stati dibattiti, ma nessun atto concreto. "Su questo tema - ha detto il vicepresidente Ugo Targetti - vogliamo procedere anche con il contributo dei neoeletti parlamentari, perché prima di tutto ci sono da definire i poteri dell'area metropolitana. La delimitazione è successiva: prima di stabilirne i confini, si deve pensare che il Milanese ha una forte unità geografica e strutturale, ma i comuni hanno tutti un'autonomia storica e tradizioni irrinunciabili". Lunedì anche la Regione terrà un convegno sulla futura area metropolitana

 
IL CORRIERE DELLA SERA Corriere Milano
Martedì, 25 Giugno 1996
LA LETTERA di PAOLO HUTTER
Per spiegare la mia proposta di "autoscioglimento responsabile" del Consiglio comunale che porti alle elezioni anticipate di fine novembre parto dal fondo, dal punto finale del processo che ho pensato e studiato in queste settimane. E lo faccio con l a forse abusata ma imminente immagine del 2000. I festeggiamenti per l'arrivo del Terzo Millennio li dovrà organizzare il Consiglio comunale metropolitano della grande Milano. Non è pensabile continuare a lungo con l'attuale anacronistica dimensione del comune di Milano, troppo grande e accentrata per gestire i problemi dei quartieri, troppo piccola e quindi impotente per gestire i problemi della conurbazione vera di tre milioni di persone che vivono dentro e attorno a ciò che chiamiamo Milano . Tutti (o quasi) dicono che occorre un ricambio alla guida politica di Milano, tutti dicono che occorre un rilancio. Lo dice chi punta a un rilancio più tradizionale e borghesotto dello sviluppo, lo dice chi punta a un rilancio più incentrato sull'ambientalismo e la giustizia sociale. Che uomini nuovi e forze oggi all'opposizione vadano alla guida di Palazzo Marino potrà essere utile. Ma il rilancio vero lo si potrà avere solo con la città metropolitana, un Super Consiglio e un Super Sindaco eletti congiuntamente dagli abitanti di questo cuore centrale della Lombardia, mentre l'attuale Milano si articolerà in un numero logico e praticabile di Comuni, otto o nove, strutture vere (e non di carta come le attuali venti circoscrizioni) con risorse e poteri. La Provincia si scioglierebbe conferendo i suoi finora scarsi poteri al Super-Comune alla Città Metropolitana. Questo è il pezzo di riforma federalista dello Stato di cui ha bisogno la nostra area milanese. L'attesa della città metropolitana è stato il principale - o uno dei principali motivi - per cui ho esitato a chiedere le elezioni anticipate e la fine della debole e contraddittoria esperienza di Formentini. Speravo che Formentini potesse essere l'ultimo Sindaco della vecchia Milano e che alla sua scadenza naturale - giugno '97 - si potesse già eleggere la Città Metropolitana. Adesso mentre il gruppo leghista in Consiglio Comunale approfondisce la sua crisi, devo anche constatare che i creatori della istituzione Città Metropolitana sono ancora troppo indietro per avere tutto pronto nel giugno '97. E se aspettiamo il giugno '97 per eleggere l'ultimo Sindaco e l'ultimo Consiglio "vecchi"... dopo rischiamo di non riuscire a completare la fase costituente per il '99 e tutto slitterebbe ancora. Insomma: facciamo partire subito i cantieri della Città Metropolitana ed eleggiamo al più presto - cioè a fine novembre perché prima non si può - il nuovo "ultimo" Consiglio. Per entrare in questo turno amministrativo di novembre occorre che l'attuale Consiglio di Milano si sciolga entro il 15 settembre. Da adesso ad allora utilizziamo le settimane preziose che ci mancano per risolvere quanti più problemi possibile, dalla partenza dei mutui per i lavori pubblici, alla riapertura regolare dei servizi dopo l'estate. Ciascuno faccia il meglio che può, dal Consiglio, dalla Giunta, da fuori, ma evitiamo un autunno-inverno di convulsioni, come rischia di essere con l'attuale Consiglio. E soprattutto cominciamo a mettere in campo le alternative, i programmi, i candidati: le elezioni non le vincerà chi sarà stato capace di gridare di più contro la Giunta Formentini, ma chi sarà più credibile nelle proposte per migliorare la vita in città. E a tutti i partiti chiedo di firmare l'impegno a costruire entro il '99 la Città Metropolitana.


IL CORRIERE DELLA SERA
Domenica, 20 Ottobre 1996
Domani vertice degli amministratori milanesi sull’area metropolitana – La guerra delle autonomie - Regione contro Roma: ci punisce per favorire le Provinciedi Siro Marziali

MILANO - Domani alle 15, Sala Pirelli, l'assessore alle Autonomie locali della Regione, Elena Gazzola, ha chiamato a raccolta la Provincia, il Comune di Milano, i sindaci dell'hinterland e associazioni varie per un convegno sull'area metropolitana. Più che un convegno, però, l'incontro, dopo la proposta del ministro Napolitano che vorrebbe affidare alle Province, a danno delle Regioni, i poteri istitutivi delle aree metropolitane, ha tutta l'aria di diventare uno scontro o una specie di conta tra "chi è con me e chi è contro di me". L'assessore Gazzola è furente: " Ho accolto malissimo l'iniziativa di Napolitano, tanto male che per protesta mi sarei anche dimessa. Non si può espellere una Regione come la Lombardia da un problema di così vasta portata! E una follia. Un'area metropolitana come quella di Milano diventerà sicuramente il punto di forza di tutta la regione. Non capisco allora per quali motivi, se non quelli strettamente politici, noi dovremmo metterci da parte e lasciare guidare il 'motore' di questa delicatissima macchina alla Provincia, l'istituzione che dovrebbe poi chiudere bottega con la nascita della 'grande Milano'".

"Non nascondo - conclude la Gazzola - che ci siano state negligenze e scarsa volontà politica anche in giunta, ma si può rimediare. Per questo, lancerò un appello anche alle altre regioni interessate". Di aree metropolitane si incominciò a parlarne ufficialmente sei anni fa, quando la legge 142 sulle autonomie locali delineò per Milano, Torino , Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli uno "status" particolare: con l'aggregazione dei centri dell'hinterland "strettamente integrati per attività economiche, servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali", le nove metropoli avrebbero di fatto eliminato le rispettive province. Tutto doveva essere deciso entro il 1991, con le Regioni nella funzione di promotrici della delimitazione territoriale di ciascuna area metropolitana. Non si è fatto nulla. A Milano, intanto, la provincia si è ristretta con la separazione consensuale del Lodigiano. E di proroga in proroga, il termine per l'istituzione delle aree metropolitane è slittato al 31 dicembre prossimo. Le modifiche di Napolitano alla legge 142 prevedono tre fasi: una Conferenza metropolitana, composta dal presidente della Provincia e dai sindaci interessati, che delimita l'area; tracciati i confini e acquisiti i poteri in materia di urbanistica, viabilità, traffico, trasporti, raccolta e distribuzione delle acque e delle fonti energetiche, sviluppo economico e grande distribuzione commerciale, nasce la città metropolitana. Con un sindaco, una giunta e un consiglio proprio, mentre spariranno la Conferenza e i comuni destinati a farne parte. Solo in caso di un "nulla di fatto" la Regione riprenderebbe l'iniziativa. Elisabetta Serri, assessore all'Urbanistica di Milano, commenta così il braccio di ferro Regione-Provincia: "Francamente non vedo quale ruolo possa avere la seconda in una Conferenza metropolitana. Occorre ancora chiarire e definire il ruolo di Milano, che non deve essere prevaricante, rispetto alle altre realtà dell'hinterland; le fusioni possono essere utili per aree omogenee, non per semplici motivi geografici. Mi preoccupa - conclude - quel grande piano regolatore generale (il Piano Territoriale di Coordinamento) che la Provincia sta studiando sulla testa di tutti, puntando più a uniformare che a valorizzare la capillarità di comuni e zone affini". La Provincia ribadisce quanto dichiarato dal presidente, Livio Tamberi, nel discorso programmatico del maggio '95: "Riteniamo che la città metropolitana debba organizzarsi su un'area vasta, all'interno della quale si dovrà prevedere una valorizzazione istituzionale di alcuni ambiti definiti, come la Brianza e il Legnanese. Milano e la Regione devono prendere atto che la Provincia è tutt'altro che morta: siamo in piena forma".




CORRIERE DELLA SERA - Corriere di Milano
Martedì 10 febbraio 1998
 
IL DIBATTITO SUL RILANCIO DELLA CITTA' 
A Milano e tornato l'impegno, ma ora serve il governo metropolitano 
Alberto Zorzoli, Vicepresidente, Regione Lombardia 

Milano è ancora una città con notevoli risorse. È sicuramente una città cambiata, sia dal punto di vista economico e sociale sia da quello etnografico e culturale rispetto allo stereotipo della Milano degli Anni cinquanta/sessanta (e fortunatamente non è più la Milano da bere degli Anni ottanta) ma rappresenta ancora il principale punto di riferimento del Paese sia sul piano economico-finanziario sia sul terreno dell'innovazione e del cosmopolitismo. D'altronde Milano continua ad andare avanti. La società civile, come hanno ben scritto, su queste stesse pagine, il direttore De Bortoli e l'editore Archinto, continua a distinguersi nelle imprese, nelle professioni, nel commercio, nella cultura. Perché questa è la peculiarità dei milanesi e dei lombardi. Come già scriveva Carlo Cattaneo della sua Lombardia, nel lontano 1845, nel saggio "Industria e Morale": "Questa terra per nove decimi non è opera della natura; è opera delle nostre mani; è una patria artificiale... Dacché il desti no dell'uomo fu quello di vivere coi sudori della fronte, ogni regione civile si distingue dalle selvatiche in questo, ch'ella è un immenso deposito di fatiche". Ora questa società civile, che già opera con profitto nel suo lavoro quotidiano, non deve aspettare un segnale dalla politica, ma deve tornare, dopo il salutare smarrimento di Tangentopoli, a impegnarsi con passione civile anche nel pubblico, nelle associazioni, nei giornali e nei circoli culturali, ma anche nei partiti e nella Politica (con la P maiuscola) per affrontare le grandi questioni sul futuro della città. Perché così ha sempre fatto la società milanese. Questo è principalmente quello che manca oggi: le grandi discussioni, anche ideali, sul ruolo e sullo sviluppo della città, che indirizzino l'attività dell'amministrazione. Il senso di appartenenza è la conseguenza di questo impegno. Una città cosmopolita e con una economia in massima parte non assistita, come Milano, si sviluppa non per mezzo delle pur necessarie iniziative ed opere comunali, ma con il rimettere in moto entusiasmi ed energie della società civile più laboriosa e più competente, a favore della collettività. Trovo sia un segnale molto positivo l'impegno diretto in politica, alle ultime amministrative, di personaggi di primo piano della società milanese, come Albertini e Fumagalli. L'amministrazione comunale deve (non vorrei dire solo) coniugare le esigenze della società e del mercato con quelle della collettività e offrire un esempio d i buona amministrazione. L'economia italiana riparte e, come sempre, Milano e la Lombardia sono il termometro più sensibile. Come ha segnalato nei giorni scorsi il presidente di Assolombarda, Benedini, la previsione di crescita per il 1998 è del 5, 7 per cento in Lombardia rispetto a una previsione nazionale del 2,5 per cento. I temi per guidare la ripresa non mancano. A cominciare, a mio avviso, dal rilancio di un sistema urbano secondo una visione metropolitana della città. Chi può negare ormai che Milano si estenda oltre i confini cittadini? Milano è troppo grande per assicurare la necessaria attenzione alla qualità urbana, troppo piccola per governare i problemi di una vasta area che gravita sulla città. Occorre una dimensione di governo metropolitana. Per dare forza a questa iniziativa cominciamo a coinvolgere la società civile in un ampio dibattito su questo tema, che ha importanti effetti anche in due settori strategici del programma della giunta regionale: il processo di federalismo e gli investimenti nelle infrastrutture dei trasporti nel nostro territorio.
 
 

Il Carroccio ottiene l’impegno della Giunta Colli di fare della Brianza una realtà amministrativa
Monza a un passo dalla Provincia: Palazzo Isimbardi approva un ordine del giorno di Lega e Forza Italia di Carlo Dagradi

Palazzo Isimbardi chiede l’istituzione della provincia di Brianza: e lo fa attraverso un ordine del giorno proposto dalla Lega Nord e appoggiato da Forza Italia e Alleanza Nazionale, approvato martedì sera in consiglio provinciale a Milano. Monza sarà capitale di Brianza, svincolata dai dettami della legge 142/90, la Bassanini, che prefigurava la costituzione della Città Metropolitana di Milano. Questa almeno l’intenzione espressa dall’amministrazione guidata da Ombretta Colli, dopo i 28 voti su 40 che hanno fatto passare l’Odg. "Con l’approvazione della Bassanini - esordisce il testo - si formò un comitato nettamente contrario all’inclusione del nostro territorio tra i confini della città Metropolitana di Milano. Rilevato che da anni è in corso un dibattito sulla creazione della Provincia di Monza e della Brianza, preso atto che con delibera 847 del 01/04/’98 il consiglio regionale esprimeva parere favorevole, il consiglio provinciale di Milano impegna il presidente e la Giunta... a porre in essere tutti gli atti amministrativi ritenuti idonei ad accelerare i tempi per la costituzione della nuova Provincia di Brianza, riconoscendo quindi la piena legittimità delle aspirazioni all’indipendenza amministrativa della maggioranza dei cittadini residenti nei comuni del territorio di Brianza". L’ordine del giorno è stato presentato da Mario Morelli, capogruppo della Lega Nord, e dagli esponenti lumbard Enrico Elli e Ambrogio Fossati, insieme a Mauro De Simone, Marco Di Valerio e Arrilio Gavazzi, di Forza Italia. Martedì sera, dopo una riunione dei capigruppo e l’aggiunta di un emendamento, la proposta è passata con 28 voti favorevoli e 12 contrari. "La Lega Nord - ha detto in aula il capogruppo Morelli - già dal 1992 ha istituito nel proprio programma politico la Provincia di Monza e Brianza. Il primo progetto di legge sulla questione era stato presentato nel ’90 dall’allora senatore Umberto Bossi, a cui sono seguiti quelli di Formenti, Radice, Rubino, De Luca e Mantica. Una indagine demoscopica dell’istituto Idam - continua Morelli - nel maggio del 1994, affermava che il 74% dei cittadini brianzoli era favorevole all’istituzione della Provincia. E l’indagine stessa evidenziava che un abitante della Brianza ha mediamente un contatto all’anno con gli uffici provinciali milanesi, con un dispendio medio di due ore e mezza di tempo". Morelli, dopo il risultato positivo di martedì le forze di sinistra vi hanno tacciato di campanilismo..."È un’accusa del tutto infondata. L’istituzione di questa provincia darà effetti benefici anche allo stesso capoluogo regionale, poiché si vedrebbe in parte ridotta la mobilità veicolare che grava su Milano. Non si tratta - spiega Morelli - di una battaglia per istituire una provincia nuova, ma un riconoscimento della necessità per la Brianza di avere servizi, investimenti e politiche provinciali calibrate sulla sua realtà e non più residuali o subordinati a quelli della Metropoli. Pensiamo che sia chiaro per tutti che l’istituzione dell’area metropolitana non gioverebbe a Monza e alla Brianza. Un numero di Comuni che rappresenta più della metà dei cittadini residenti nel territorio brianzolo ha espresso la propria avversità all’ingresso nell’area metropolitana. E comunque, la stessa legge 142 prevede che gli enti locali interessati all’eventuale ingresso debbano essere consultati: non vorremmo fosse solo un mero rituale, ma venisse considerato come un passaggio di sostanziale importanza per non far passare provvedimenti calati dall’alto sulla testa delle comunità locali, magari, come in questo caso, contro la loro volontà". L’ordine del giorno è stato firmato da esponenti forzisti. E in sede di voto, tutto il Polo si è espresso in modo compatto. Un modo per "saggiare" la situazione del ventilato accordo? "No, in questo caso l’accordo politico, se ci sarà, non c’entra. Questi bisogni non hanno colore politico, questa è una battaglia che io ed i miei colleghi eletti nei collegi brianzoli abbiamo il dovere di portare avanti. È ben noto che questa zona presenta caratteristiche evidenti, che la differenziano dal territorio milanese. Oltre 750mila abitanti, la presenza della terza città industriale lombarda, 24mila fra aziende industriali e artigianali, il 9% di tutta l’occupazione industriale lombarda: potrebbero solo questi dati darci la fondatezza di quanto sosteniamo, per dare rappresentanza e dignità istituzionale a un territorio di grandi tradizioni storiche che affondano le proprie radici fin nel Medioevo".E adesso, quale sarà il futuro di Monza e della Brianza? "Si è espressa in modo univoco la più importante amministrazione locale dopo le Regioni: Roma non può continuare a far finta di nulla, lasciando nei cassetti il progetto presentato già da 10 anni. Roma si deve svegliare: la smetta di favorire il centralismo e prenda atto che la Brianza che lavora, che produce, la Brianza che esiste come entità storica e culturale è una realtà che non ha nulla a che fare con l’area metropolitana di Milano. In fondo si tratta solo di realizzare la volontà di un popolo, volontà democratica, espressa attraverso i metodi richiesti dalla legge. Una risposta è assolutamente doverosa. La Regione, i Comuni e la Provincia l’hanno fornita. E Roma?".



VARESENEWS 4.10.2000

Gallarate - Scatto d'orgoglio dei politici. Obiettivo: consorziare alcuni pubblici servizi. Ma ora bisogna convincere gli altri comuni

Gallarate, su la testa: "Vogliamo la città a capo dell'area metropolitana"

Una città dormitorio, spogliata dei centri decisionali fondamentali. E' il rischio che corre Gallarate; città in difficoltà, che negli ultimi anni ha visto diminuire il suo peso all'interno della Provincia. L'ultima mazzata qualche giorno fa, con la notizia che ENEL sta per traslocare a Busto Arsizio. Le contromisure, finora, si sono limitate al lamento. L'altra sera, invece, sono state approvate due delibere che tentano di invertire la rotta. Da una parte la richiesta di avere il centro direzionale dello scalo Hupac e dall'altra la costituzione di un'area metropolitana con a capo proprio la città dei due galli.
Un'ampia maggioranza politica si é detta favorevole al progetto. Di che si tratta? In pratica si otterrebbe in questo modo un consorzio tra comuni per gestire alcune questioni amministrative. "Penso in primo luogo a una centrale unica delle Polizie municipali - spiega Angelo Luini (Ape) promotore dell'iniziativa -. Il secondo passo vedrebbe la costituzione di un ufficio del commercio e della pubblica amministrazione per sveltire tutte le pratiche burocratiche e infine una commissione sovracomunale in materia di territorio e occupazione".
Un progetto laborioso. Tantopiù che l'idea é di mettere insieme ben 32 comuni, alcuni dei quali già consorziati tra loro per la gestione di alcuni servizi. L'impressione é che non sarà certo facile trovare un accordo con le altre amministrazioni. Il progetto ha una valenza prevalentemente amministrativa, ben diverso da esprimere velleità di indipendenza politica dall'ente Provincia; una tentazione forte che ha per esempio Busto Arsizio. Ciononostante, dall'amministrazione gallaratese non é ancora arrivato nessun progetto concreto a riguardo. In pratica, siamo all'anno zero. L'unica mossa finora fatta dal consiglio é l'approvazione generale della proposta, che, in questo momento, va forse vista più come lo scatto d'orgoglio di una classe politica che, giustamente, non vuole accettare uno scadimento del ruolo di Gallarate.
L'"Area metropolitana di Malpensa" si appoggerebbe alla legge 142 del 1990. Al di là dello stato dell'arte, ancora come si diceva del tutto futuribile, una logica forte ce l'ha: Malpensa e il suo territorio possono diventare, se condotti con intelligenza, un volano per l'economia del territorio. A questo proposito, però, il vero nodo, più che una polizia municipale unificata, sta nel progetto della Liuc sul Business Park della 336. Il Sindaco aveva annunciato un'emissione da 50 miliardi di buoni ordinari comunali per finanziare una struttura pubblica di servizi alle imprese, tra cui lo "sportello unico", come "incubatrice" dello sviluppo dell'area. Ma é risaputo che l'assessore all'urbanistica Mucci non ama quel progetto e che preferirebbe uno sviluppo condotto dai privati, ritenuto più dinamico. "Gallarate capoluogo di Malpensa" dipende anche da quale di queste due interpretazioni sia la più giusta.
Roberto Rotondo



da La Repubblica - 18 gennaio 2001

"La metropoli ha perso la sua anima borghese"
Parla l’architetto Vittorio Gregotti - l’intervista

CARLO BRAMBILLA

Le viene un po’ di tristezza pensando a Milano, come è ridotta oggi? Pausa di riflessione. "Beh, se devo mettere insieme tutto, direi proprio di sì. E le spiego perché. Il povero Albertini ha fatto quel che poteva fare. Ma il risultato resta davvero deprimente". Nel suo studio di architettura, in via Matteo Bandello, con vista sull’immenso muro grigio del carcere di San Vittore, Vittorio Gregotti alterna sorrisi tirati e alzate di spalla rassegnate per la sua città. L’entusiasmo è solo per grandi progetti internazionali, che lo portano a lavorare lontano da Milano. Come la nuova grande sala da concerti che sta per realizzare nel centro di Parigi, a due passi dal Beauboug, in boulevard Sebastopol. Un concorso appena vinto, nel totale disinteresse dei media italiani. Gregotti, uno degli "esiliati del design italiano", insieme a Gae Aulenti ed Ettore Sottsass, tanto per citare i nomi più noti, accetta di parlare, alla vigilia degli Stati generali, della sua nuova creatura parigina. E di tutto quello che si potrebbe fare a Milano. Se solo esistesse una strategia urbanistica di fondo.

Come sarà la nuova grande opera che sta per realizzare a Parigi?

"Il Comune di Parigi ha deciso di utilizzare un vecchio teatro del 1865, chiuso da moltissimi anni, per fare una nuova sala, per 2.000 persone. Voglio realizzare una sala in cui in primo piano ci sia il suono, non la vista. Penso a un’architettura semplice e chiara, che non esageri coi propri formalismi e non distragga l’ascoltatore".

Molti grandi architetti milanesi vengono chiamati a lavorare all’estero. E Milano, capitale della moda e del design, fatica a realizzare un grande museo, un’opera significativa. Come mai?

"Da noi ci si occupa di problemi dell’architettura molto meno che in altre nazioni. Milano, in particolare, è carica di tensioni politiche, difficili da superare. E inoltre la città è in evidente crisi di entusiasmo".

Perché la ricca Milano, la sua borghesia, le sue imprese, non riescono a realizzare, d’accordo col Comune, non dico quello che viene fatto a Parigi o San Francisco, ma neanche musei all’altezza di Barcellona o Bilbao?

"Perché non c’è identificazione tra Milano e la sua popolazione. Questo è il grande problema. C’è stata in passato una borghesia importante e grande, la generazione dei Pirelli, dei Falk, dei Bassetti, che si identificava con Milano. C’era una sorta di orgoglio di appartenenza. Adesso tutto è cambiato. Milano ha perso le sue industrie. E la nuova borghesia, più globalizzata, ha le sue corrispondenze fuori dalla città".

Il sindaco ha convocato gli Stati generali di Milano in un’area dismessa della città. Non le pare che questa delle aree dismesse sia stata la grande occasione perduta?

"Diciamo che è una grande occasione non ancora compiuta. L’unica area davvero recuperata è quella della Bicocca. Un’area dismessa è una grandissima risorsa se diventa un elemento strategico di trasformazione della città: se la si utilizza solo per riempirla di case o uffici, non si fa una cosa molto interessante. E si perde una grande occasione che non si ripeterà per secoli".

Le menti migliori di Milano si sono scatenate nella polemica sull’illuminazione del Castello Sforzesco. Lei cosa ne pensa?

"Una polemica stupida, di nessun conto. Un peccato veniale della giunta. Illuminare il Castello è un’ottima idea. Certo, non bisogna confondere un castello con un lampadario. Bisogna illuminarlo con un po’ di discrezione".

Con luci azzurre?

"Beh, quelle sono assolutamente ridicole. Da Disneyland".

E un po’ ridicola, a molti, appare anche piazzale Cadorna.

"Ma no. In piazzale Cadorna, tutto sommato, c’è stato uno sforzo di riordino. Secondo me è importante che sia stato fatto, al di là del mio giudizio estetico. E che sia stato fatto da una persona competente. Io capisco che un’amministrazione abbia bisogno di far vedere nei punti più vivi e centrali, che lei si interessa. L’importante, però, è che non ci si dimentichi dei problemi strutturali della città e del territorio".

I problemi che legano Milano alla sua area metropolitana?

"Esatto. Per esempio tutta la relazione col nord Milano. Un problema molto complesso. Milano ha due confini molto diversi: un sud agricolo, quello che Cattaneo chiamava il "sud bagnato", e un nord industriale. Tutti i cambiamenti strutturali della città si sono concentrati in questa seconda parte. È arrivato il momento di trovare una sede per avere una politica territoriale un po’ più vasta di quella del Comune. Non si può più pensare a Milano solo come Milano centro".

Una vicenda urbanistica infinita sembra essere quella che riguarda l’area, centralissima, delle "Varesine". Doveva sorgere qui la "Città della moda", ma la proprietà vuole edificare due grattacieli.

"Un progetto tremendo. Il grattacielo è nato a Chicago nella seconda metà del XIX secolo, quale simbolo delle capacità tecnologiche e del potere delle compagnie industriali. Ma a Milano non c’è un problema di scarsità di spazio che giustifichi la costruzione di grattacieli. Soprattutto non si può gabellare questo per "modernizzazione". C’è un signore che fa i suoi affari a decide di costruire un grattacielo. Lo dica chiaramente e buonanotte".

Affari, soldi e speculazioni. Milano non sembra guardare molto lontano.

"Milano è in evidente crisi di entusiasmo. Che qui non ci sia un museo d’arte contemporanea tutti lo sanno. Che il museo del Castello, non le luci, sia ancora lì da risolvere, è noto. Che Palazzo Reale sia in corso di riforma da 25 anni anche. Che a Milano sia povera di grandi manifestazioni culturali è un dato di fatto. Sì questa amministrazione qualcosa ha fatto. Un certo interesse c’è stato. Ma non siamo all’altezza di una città come Milano".


Il Giorno – Milano – 6 marzo 2001
Una legge speciale su Milano metropoli di Gi. Gu.

Due senatori, due ex sindaci e un candidato sindaco per indicare il futuro di Milano. I senatori Felice Besostri e Antonio Duva, gli ex sindaci Aldo Aniasi e Carlo Tognoli, il candidato sindaco dell'Ulivo, Sandro Antoniazzi, si sono trovati ieri al Circolo di via De Amicis per illustrare (e discutere) il disegno di legge per l'istituzione dell'area metropolitana di Milano, presentato dai due parlamentari e dal senatore Massimo Villone.

La proposta - che secondo i promotori potrà trovare ampio spazio nel dibattito elettorale e costituirà comunque una indicazione e un obiettivo anche per la prossima legislatura - prevede la costituzione di una Città metropolitana di Milano "ente locale ad autonomia speciale", comprendente il capoluogo e i Comuni della attuale provincia di Milano. A governarla dovrebbe essere un Consiglio metropolitano, composto da 80 consiglieri, 23 dei quali eletti nell'attuale Comune di Milano, 42 eletti nei comuni dell'hinterland e 15 eletti con la lista legata direttamente al nominativo del candidato sindaco (a suffragio universale diretto).

Il progetto prevede inoltre la suddivisione del territorio dell'attuale Comune di Milano in piccoli Comuni corrispondenti alle zone storiche della città. In questo modo ai sindaci dei Comuni dell'hinterland si affiancherebbero i sindaci di Affori, Greco e degli altri quartieri milanesi.

"Il progetto - ha detto Aniasi - rilancia e tenta di risolvere un problema avvertito dagli amministratori delle grandi città fin dagli anni 60". "Di fatto - ha aggiunto - quando il sindaco di Milano prende una decisione coinvolge inevitabilmente in essa anche i cittadini dei Comuni vicini". Da qui la necessità di un coordinamento, che trovò una prima risposta nella costituzione del Piano Intercomunale Milanese. Ora l'obiettivo della legge è passare da una fase volontaristica ad una fase istituzionale, definendo anche una nuova struttura capace di resistere al rischio di un nascente "centralismo regionale".

"Si è fatta una legge per Roma Capitale - ha detto Besostri – ma Milano ne avrebbe ancora più bisogno perché è una vera città metropolitana".

Antoniazzi ha sottolineato l'importanza della proposta invitando però a non dividersi fra maggioranza e opposizione, ma a costituire, dopo le elezioni, "un gruppo di lavoro bipartisan".

Favorevole al progetto anche Carlo Tognoli, che ha colto l'occasione per criticare un punto della legge sul federalismo: "Con la Città metropolitana - ha detto - scomparirebbe la Provincia e invece con la legge sul federalismo la Provincia ce la troviamo addirittura costituzionalizzata".

 
 
 
ALSOLE – Notiziario associazione –gennaio 2002
Governo Metropolitano

Da oltre un quarto di secolo, la società milanese, le Istituzioni a partire dal Comune di Milano, dichiarano, operano per realizzare il governo metropolitano del territorio. Per definire modalità e compiti, in modo volontario, i Comuni interessati, hanno dato vita - negli scorsi decenni - al P.I.M. - Piano Intercomunale Milanese. Si è operato, elaborato, ma la costruzione del governo metropolitano milanese non ha fatto passi avanti. Lo scorso anno, il Parlamento, ha approvato la modifica del Titolo V della Costituzione (regioni, provincie, città metropolitane e comuni) ed un successivo referendum ha confermato la modifica costituzionale che è entrata in vigore nel novembre 2001. Questa riforma, fra l'altro, prevede, all'art. 114 e successivi, la costituzione delle Città metropolitane. Roma si sta muovendo in questa direzione: i Consigli di zona sono stati trasformati in municipalità, presiedute da prosindaci, gestiscono quote del bilancio, ecc. Riteniamo che - sulla base delle norme costituzionali - si debba attuare il Governo Metropolitano Milanese, trasformare i nuovi C.d.Z. - Consigli di zona - in municipalità, con poteri e gestione e quote di bilancio (come già si attua per il Comune di Roma). Presso l'Associazione si sta costituendo "un gruppo di lavoro" sull'insieme delle problematiche riguardanti la realizzazione del "governo metropolitano milanese".

 
 
 
Il Giorno – Brianza – 17 febbraio 2002
PRI: no alla provincia

Monza – La provincia di Monza e Brianza continua a non piacere ai repubblicani, che hanno deciso di perorare la causa dell’area metropolitana "allargata" a Palazzo Isimbardi. La presidente della Provincia di Milano, Ombretta Colli, ha ricevuto ieri il segretario provinciale del Pri, Massimo Torchiana, e il segretario cittadino del partito, Giacomo Properzj. Nell’incontro, i dirigenti repubblicani hanno espresso le loro preoccupazioni sulla costituzione della nuova Provincia di Monza, che a loro dire "verrebbe a pregiudicare la nascita della città metropolitana". Il Pri – che ha invitato Ombretta Colli al convegno organizzato su questo tema per metà febbraio – giudica "inderogabile l’applicazione delle leggi che prevedono la nascita del nuovo Ente, come dimostra anche la recente emergenza inquinamento".

  ALSOLE – Notiziario associazione – 25 giugno 2002
Disegno di legge "Norme speciali per la città di Milano"

Nel primo semestre, di questo 2002, intensa è stata l'attività del gruppo di lavoro "Per la città ed il governo metropolitano milanese, la costituzione delle municipalità", costituitosi presso le nostra Associazione Al Sole. Vari incontri si sono realizzati, con la partecipazione di consiglieri di zona dei quartieri milanesi, consiglieri comunali, dirigenti politici e sociali. Dopo mesi di discussione, la produzione di un fascicolo di documentazione sulle "città e governo metropolitano", in raccordo con un gruppo di senatori, il 15 maggio è stato presentato un Disegno di legge riguardante: "Norme speciali per la città di Milano" (n° A.S. 1410). Questo testo, di proposta di legge, è stato al centro di vivaci confronti sviluppatisi fra consiglieri di vari Consigli di zona, la cui sintesi si è tratta il 21 giugno, in Via Marconi, angolo Piazza Duomo, presso il Consiglio di zona 1. A questi confronti hanno partecipato Consiglieri e rappresentanti dell'insieme delle forze democratiche di centro sinistra (Margherita, DS, PRC, PdCI, Verdi, Italia dei Valori, SDI) e rappresentanti del mondo sociale e civile e si sono conclusi con le seguenti decisioni:

Ds - Federazione Metropolitana Milanese - Coordinamento della Segreteria – Notiziario sulle attività – 1 luglio 2002

La federazione metropolitana milanese dei DS organizza un seminario per giovedì 18 luglio p.v., dalle ore 9.30 alle ore 19.00, presso la Cascina Caremma di Besate.

Si tratta del primo passaggio per affrontare il tema delle sedi di governo dell'area metropolitana milanese insieme con due importanti questioni di merito come la mobilità e la casa, proseguendo la discussione che ci deve portare alla definizione del progetto dei Democratici di Sinistra per lo sviluppo dell'area metropolitana milanese.

Programma del "Seminario sull’area metropolitana"

ore 9.30 - relazione introduttiva di Bruna Brembilla "Quali sedi di governo dell’Area metropolitana milanese".
ore 13.00 - pranzo
ore 14.30 – Sessione sulla mobilità e i trasporti - Introduce Maria Chiara Bisogni
ore 16.30 – Sessione sulle politiche della Casa - Introduce Franco Cazzaniga
ore 18.30 - conclusioni di Filippo Penati

Hanno assicurato fino ad ora l'intervento: Cerami, Cipriano, Fiano, Gasparini, Matteucci, Minotti, Panzeri, Pizzinato, Puddu, Ravasi, Rozza, Scanagatti, Vitali.

 
 
ALSOLE – Notiziario associazione -19 luglio 2002
Terto integrale del disegno di legge "Città Metropolitana di Milano".

Al termine delle consultazioni, avviate dopo il 15 maggio 2002 e conclusesi con la riunione del Coordinamento sulla città metropolitana, si è provveduto ad apportare le modifiche al testo del Disegno di legge – n. 1410 – riguardante la realizzazione della Città e Governo metropolitano di Milano e la suddivisione in municipalità di Milano. Anche per rispondere alle continue sollecitazioni, di seguito, riportiamo il testo integrale del Disegno di legge, nel testo definitivo, presentato al Senato e di tutti i firmatari. Segnaliamo che il comitato sulla città metropolitana dell'Associazione ALSOLE ha avviato l'attività preparatoria per la realizzazione, in autunno, di un convegno sugli aspetti istituzionali, economici, infrastrutturali, dei servizi e sociali della Città metropolitana di Milano. Chi è interessato alla partecipazione delle attività preparatorie lo segnali alla segreteria dell'Associazione ALSOLE "Gruppo città metropolitana di Milano"

  Corriere della Sera – 20 luglio 2002
La Grande Milano ora è un'occasione. Città metropolitana motore per Milano. di Salvatore Carruba -Assessore alla Cultura

Una ricerca Ceartet-Bocconi ha riaperto il dibattito sulle condizioni di competitività di Milano, di cui ci è stata presentata una serie di indicatori, non sempre entusiasmanti. Pochi hanno osservato come questi indicatori non si riferiscano alla città ma all'area provinciale. E come, dunque, la competitivita di Milano non si basi sulle forze esclusive della città ma debba considerare attentamente le condizioni circostanti. È proprio sulla base di tale convinzione, tra l'altro, che il prossimo protocollo per le attività di promozione di Milano vedrà tra i suoi firmatari anche la Provincia. Si tratta di un'ulteriore conferma di quanto sia tornato attuale il dibattito in corso sul Corriere della Sera, un dibattito antico nella nostra città, arricchito decenni fa dal contributo di alcuni tra i politici più visionari e lungimiranti. tra i quali Piero Bassetti e Giovanni Malagodi. Aprendolo, i parlamentari Luigi Casero e Maurizio Lupi hanno posto un problema di assetti istituzionali che non è più rinviabile; e che, aggiungo, gode ora di condizioni quali raramente si presentano, ossia la concordanza politica delle maggioranze nazionale, regionale, provinciale e comunale; il centro-destra perderebbe dunque un'occasione storica se mancasse di affrontare con spirito aperto e di risolvere efficacemente un problema annoso che, nel frattempo, è stato consacrato dal nuovo Titolo V della Costituzione che contempla le Città metropolitane tra i soggetti che "costituiscono la Repubblica".

Cosa debba essere questa "Città metropolitana" e quali i rapporti coi soggetti esistenti, a partire dalla Provincia e dalla Regione, è tutto ancora da valutare e da decidere. Ma è il momento di farlo: sia a livello istituzionale, magari con un impegno delle grandi città e delle province per aprire un confronto col Governo; sia a livello di opinione pubblica. La quale capisce bene che i problemi come l'inquinamento, la tutela ambientale, il traffico, le infrastrutture, i trasporti non possono essere decisi solitariamente da Milano.

Milano non esternalizza i costi (pensiamo all'inquinamento industriale) ma esporta opportunità: dall'alba alla notte, offre soluzioni all'area circostante, si tratti del lavoro di giorno o del divertimento di sera. In cambio, assorbe una massa di "consumatori" che non è nella sua storia considerare estranei, ma ai quali si deve assicurare una serie di servizi (dalla mobilità alla sicurezza) per i quali non può imporre alcun tributo. Lo strumento del ticket, di cui si discute a Milano e che a Venezia è già in atto per i bus turistici, rappresenta la risposta, discutibile quanto si vuole (e dunque discutiamone con spirito aperto e senza insulti), all'esigenza delle grandi città di dover fornire servizi a un numero molto superiore dei cittadini contribuenti, cioè, appunto, di gestire problemi che hanno dimensioni sovra-comunali. Il che trascina il problema della distribuzione delle risorse, e di una maggiore autonomia tributaria da riconoscere, magari sull'esempio degli Usa.

Capisco la diffidenza che molti possono provare nei confronti di una presunta "invadenza" di Milano. Proprio per questo, è opportuno discutere serenamente, non solo tra di noi milanesi. Evitando di fare di questo dibattito uno scontro tra competenze e gelosie.

  ALSOLE – Notiziario associazione –3 settembre 2002
Contributi al dibattito: Decentramento e area metropolitana di Ivano Grioni - Consigliere D.S. Zona 7

(omissis) Il panorama urbano si presenta con una distribuzione della popolazione non uniforme, con zone ad elevata concentrazione ed altre a bassissima densità, centri e periferie, aree forti e aree dipendenti, vale a dire con le più importanti funzioni urbane al centro e le periferie in condizione di assoggettamento alla prima. È in questa contrapposizione che nasce e si identifica l'area metropolitana, un'area urbana che si è estesa oltre i limiti amministrativamente determinati, risultato di una stretta integrazione fra la città centrale (il capoluogo) e i centri minori, ancorati da un rapporto di dipendenza socio-economica e funzionale. Le risorse finanziarie non bastano e nelle aree metropolitane i problemi attraversano i confini amministrativi e coinvolgono comuni diversi.

La Città metropolitana costituisce anche una significativa risposta al problema della irrazionale articolazione di un sistema comunale che vede trattati sostanzialmente alla stessa maniera i grandi Comuni che hanno milioni di abitanti e i piccolissimi Comuni che hanno poche decine di cittadini. Sono questioni ascrivibili alle politiche di scala metropolitana: questione del traffico, della mobilità e grandi infrastrutture, gestione dei servizi del nuovo welfare locale, questioni ambientali e problema sicurezza. E’ infatti impossibile pensare ad esempio, come si fa ora, su trasporti e inquinamento ragionando solo sino al limite del Comune di Milano; i trasporti vanno pensati ed organizzati per arrivare in tutta l'area metropolitana, consentendo ai cittadini l'uso del mezzo pubblico, diminuendo quindi il traffico privato, prima causa d'inquinamento. Ticket d'ingresso, a cosa arriveremo? Che ogni Comune istituirà il suo ticket? Smaltimento rifiuti: Milano oltre ai rifiuti dei propri cittadini, deve farsi carico anche di quelli prodotti da coloro che tutti i giorni vengono a lavorarci. Poi oltre che a bruciarli, li porta in discariche dell'hinterland; possiamo pensare di risolvere questi problemi all'interno dei confini cittadini? E questi ovviamente sono problemi che in gran parte si scaricano sul capoluogo e che Milano ha tutto l'interesse a risolvere.

In tale direzione si orienta un disegno di Legge presentato il 15 maggio scorso dal Senatore Pizzinato intitolato "Norme speciali per la Città di Milano". Questo progetto (che ovviamente qui descrivo in modo molto succinto) prevede la Città metropolitana che fonde le amministrazioni della provincia e del comune, procedendo così ad una semplificazione e razionalizzazione dell'assetto di governo dell'area; dall'altro, con la grande novità rappresentata dalla trasformazione in comuni delle attuali circoscrizioni comunali (vedi Parigi con i suoi Arrondissements), e con la possibilità di attribuire personalità giuridica alle attuali circoscrizioni finché tale trasformazione non sia avvenuta.

L'area di Milano è quindi governata, in base al presente disegno di legge da due livelli istituzionali:

- i comuni compresi nell'area metropolitana, che conservano i propri poteri di un comune, salvo quanto è necessario affidare all'area metropolitana;

- la Città metropolitana con il suo sindaco, la sua giunta, il suo consiglio composto da ottanta consiglieri, rappresentanti tutti i cittadini del capoluogo e dei Comuni compresi (ndr).

Oltre ai poteri della provincia (che scomparirebbe), alla Città Metropolitana spettano le seguenti funzioni: la pianificazione territoriale strategica, la realizzazione e la gestione di grandi infrastrutture, dei servizi di trasporto a livello metropolitano, dei servizi pubblici a rete (acqua, energia, smaltimento rifiuti), dei servizi per lo sviluppo e per le politiche attive del lavoro, la pianificazione commerciale della grande distribuzione e delle grandi strutture di vendita, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e dell'ambiente, il monitoraggio del territorio anche attraverso la costituzione di reti informatiche integrative.

Questa è la battaglia di avanguardia e di reale devolution che i cittadini e le forze politiche di Milano e di tutta l'area metropolitana debbono portare avanti nell'interesse di tutti.

 
 
ALSOLE – Notiziario associazione – 29 settembre 2002
Confronto sul governo metropolitano

Sabato 26 ottobre 2002 alle ore 10.00, presso l'Aula Consiliare del Comune di Cusano Milanino, P.zza Martiri di Thienanmen, 1, è previsto un confronto sulla costituzione della Città Metropolitana di Milano con la partecipazione di Parlamentari, sindaci del Nord Milano e di rappresentanti del Comune di Milano e della Provincia.

  La Stampa – Interno - 3 ottobre 2002
La Russa: a Roma la Capitale politica, a Milano invece quella economica.

Una capitale non basta. Meglio un’Italia con due centri istituzionali: una capitale per la politica e l’altra per l’economia. E’ più che un’idea, sarà l’ipotesi contenuta in una proposta di legge presentata da Alleanza nazionale, che il capogruppo alla Camera Ignazio La Russa illustrerà stamani alla stampa. Intanto La Russa anticipa il succo del documento: "E’ un provvedimento – spiega il presidente dei deputati di An – che sulla stessa piattaforma della legge 5 dicembre 1990, n. 396 per Roma Capitale, stabilisce interventi speciali per la città di Milano". Forse La Russa ha scelto il basso profilo, per dribblare le immancabili polemiche, ma sta di fatto che il titolo della proposta di legge definisce "Milano capitale economica della Repubblica". Con buona pace anche del popolo leghista.

  Adnkronos – Roma _ 3 ottobre 2002
Milano: Moffa, proposta La Russa interessante anche per Roma

"Una proposta interessante per come si articola sul territorio e per il coinvolgimento delle varie istituzioni. Ne servirebbe una anche per Roma, perché se Milano è la capitale economica, Roma è la Capitale d’Italia." Il Presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa commenta così la proposta di legge del capogruppo alla Camera di An Ignazio la Russa, che punta a rafforzare il ruolo di Milano in quanto capitale economica del paese, e ricorda all’Adnkronos il suo progetto per Roma.

  ALSOLE – Notiziario associazione – 26 ottobre 2002

Il giorno 25 ottobre alle ore 20.30, presso il Salone 1° Maggio di via Sebenico 21 a Milano si è tenuto un dibattito sul tema "Realizzare le municipalità in città attuando il governo metropolitano", con la partecipazione dei Comitati milanesi, dei consiglieri comunali di zona, rappresentanti del Comune di Milano e della Provincia e il sen. Antonio Pizzinato.

  Il Giorno – 27 ottobre 2002
Città metropolitana: ridefinire confini e poteri territoriali di Giuseppe Nava

Cusano Milanino - I comuni dell'area Nord Milano chiedono a gran voce la realizzazione della città metropolitana negli attuali confini della Provincia di Milano. E' questo il messaggio che gli amministratori locali di Bresso, Cinisello Balsamo, Cormano, Cusano Milanino, Paderno Dugnano e Sesto San Giovanni esprimono per riproporre una nuova configurazione della zona che comprende Milano, l'hinterland e paesi esterni alla cintura della metropoli.

Due sono i progetti presentati dalle forze di governo e dell'opposizione al Senato e alla Camera dei Deputati per organizzare una città metropolitana in grado di sostenere con finanziamenti e progetti le autonomie locali. La costituzione dell'area metropolitana rivoluzionerebbe la divisione attuale del territorio provinciale di Milano; i 188 Comuni manterrebbero le loro autonomie, mentre Milano verrebbe suddivisa in una decina di municipalità.
Addio, quindi, alla grande città di Milano e alle funzioni politiche della provincia milanese. La nuova struttura territoriale avrebbe come organo elettivo e decisionale un Consiglio, composto da 80 consiglieri, che rappresenterebbe sia le nuove municipalità che i Comuni. Una ridefinizione dei confini territoriali e dei poteri aiuterebbe le città del comprensorio ad affrontare con più serenità i problemi dei trasporti, dell'inquinamento, della sanità e dell'igiene urbana: una soluzione questa molto gradita a chi ogni giorno deve fare i conti con problematiche tipiche della trasformazione industriale dell'hinterland.

Alla tavola rotonda, tenutasi ieri mattina a Cusano Milanino, Pietro Garbagnati, primo cittadino cusanese, Fortunato Zinni, assessore alle Infrastrutture Industriali di Bresso, Daniela Gasparini, sindaco di Cinisello Balsamo, Ezio Casati, sindaco di Paderno Dugnano, e Giulio Gallera, assessore al Decentramento del Comune di Milano hanno sottolineato quanto i Comuni della zona e il capoluogo ritengano necessaria la costituzione di una città metropolitana per realizzare con il consenso di tutti i partecipanti le infrastrutture indispensabili per garantire vivibilità e sicurezza alla zona. "Grazie alla città metropolitana –sostiene Antonio Pizzinato, senatore Ds e promotore di uno dei progetti in discussione in Parlamento – sarà possibile organizzare servizi intercomunali e di mobilità oggi non attuabili dai singoli Comuni".

  ALSOLE – Notiziario associazione – 28 ottobre 2002

I soggetti erano diversi, ma identica la richiesta: realizzare presto la città metropolitana e sia il Parlamento ad approvare la legge costitutiva. Questo è quanto è emerso dai due convegni sulla città metropolitana svoltosi, il 25 ottobre, presso il Circolo 1° maggio di Milano, ed il 26 ottobre, nel Palazzo comunale di Cusano Milanino. Sia i Comitati di quartiere, i Consiglieri di Zona di Milano, che i sindaci del Nord Milano hanno sottolineato l'esigenza, e l'urgenza, che il Parlamento nazionale definisca ed approvi – partendo dalle due proposte di legge presentate al Senato che hanno come primi firmatari, uno il sen. Antonio Pizzinato, l'altro, il sen. Antonio Del Pennino – la legge istitutiva della città metropolitana milanese, la realizzazione delle municipalità nella città di Milano. Tutti hanno convenuto sulla necessità di sollecitare il Presidente del Senato, Sen. Marcello Pera, ad avviare l'esame delle due proposte di legge, sulla città metropolitana, attuativa della riforma del Titolo V della Costituzione.

  Il Corriere della Sera- 19 novembre 2002
L’intervento: Area metropolitana. Progetto bipartisan di Pier Luigi Mantini (deputato della Margherita)

(omissis) Ed infine, per non andare lontano, è possibile sostenere insieme, centrodestra e centrosinistra, una proposta di legge per il governo metropolitano di Milano, come ha chiesto anche il Corriere? Senza richiedere necessariamente un nuovo ente, con tutte le suppellettili conseguenti: bastava una "conferenza metropolitana", una sede stabile di accordi di programma e di intese, tra Milano e i comuni che su base volontaria (e non coattiva) intendevano partecipare al governo (funzionale) del territorio metropolitano. Un modello più flessibile e meno entificato simile a quello che ha ben funzionato con la legge per Roma Capitale nel 1990. Senonché sono trascorsi molti anni, ma invano. Milano continua a funzionare sulle gambe del suo vecchio e glorioso comune troppo piccolo per la metropoli, troppo distante dalle sue tante (e asfittiche) "zone" interne. Ma perché Barcellona, Parigi, Londra, Toronto possono permettersi un governo metropolitano e noi no? Se non vogliamo costringere in una logica riduttiva, monocentrica, autarchica e in definitiva inefficiente le soluzioni per il governo della città occorre pensare Milano in grande ed occorrono nuovi strumenti istituzionali. Si può farlo insieme, con un confronto positivo.

  ALSOLE – Notiziario associazione – 22 novembre 2002
Per la Brianza metropolitana

Un vivace confronto si è svolto, lunedì 19 novembre 2002, presso le scuole medie di via Monginevro ad Arcore.

Dopo le relazioni introduttive svolte da Valentino Ballabio e dal Sen. Antonio Pizzinato, si sono avuti diecine di interventi da parte di cittadini, Consiglieri e Assessori comunali, ecc., che hanno approfondito le diverse tematiche riguardanti l’attuazione della riforma del Capo V° della Costituzione e la realizzazione della Città metropolitana milanese. Riportiamo di seguito l’appello che costituisce la base dell’iniziativa svoltasi ed in atto in Brianza.

Appello per la Brianza metropolitana

No alla provincia di Monza: da evitare, perché la malattia è purtroppo vera ma il rimedio si riduce ad un illusorio ed inutile palliativo, che oscura la corretta diagnosi e propina un’inefficace terapia.

La causa della sofferenza della capacità di governo, che provoca ritardi ed omissioni in tema di mobilità delle persone e dei mezzi, salvaguardia ambientale, efficienza dei servizi, infrastrutturazione del territorio, risiede infatti nello squilibrato assetto istituzionale della vasta area metropolitana che unisce, attraverso una pressoché continua conurbazione, la Milano tradizionale con il suo Nord, compresa certamente la parte piana della Brianza.

Questa vasta ed intensa entità, per i problemi che sono fuori dalla possibilità di intervento dei Comuni, non è governata da alcuno se non, in modo improprio ed unilaterale, dal Comune di Milano, titolare, oltre che di un proprio ingente peso economico e politico, della partecipazione ad Aziende ed Enti che estendono la propria funzione ben oltre i confini amministrativi. Il Sindaco di Milano diviene pertanto di fatto "governatore" di tutto l’intorno pur essendo eletto dai soli residenti anagrafici, ovvero meno di un terzo della popolazione di tutta l’area.

Tale deficit di democrazia, insieme al giustificato fastidio verso l’ingombrante e prepotente vicino di casa, ha generato la risposta più istintiva ed emotiva: cercare di staccarsi, scappare, erigere una sia pur fittizia e virtuale barriera protettiva. Da qui l’istanza, purtroppo del tutto illusoria, di ritagliarsi un’ingannevole autonomia attraverso il più debole e spuntato degli strumenti: una nuova Provincia.

Se del caso sarà comunque la mano invisibile del mercato a farsi beffe di ogni artificioso steccato. Il mercato immobiliare ed il mercato del lavoro continueranno a tenere indissolubilmente legate Milano, Monza, Sesto San Giovanni & C. , obbedendo soltanto ad una incontrollata legge del più forte. Le indubbie specifiche caratteristiche produttive di un’imprenditoria brianzola operosa ed un po’ ruspante richiedono semmai servizi decentrati e flessibili (possibili se si applicassero sul serio le Leggi Bassanini) non certo orpelli burocratici e prefettizi.

Né si può ignorare che il nuovo centro metropolitano degli studi, della cultura e della ricerca, che sorge sulle aree ex Pirelli e Falck, assegna alla parte nord dell’Hinterland, un tempo frontiera, il ruolo di cerniera dell’integrazione sociale ed economica dell’intera area.

Né può infine valere l’argomento della tutela della "identità culturale" della Brianza, in realtà da sempre poco omogenea (tra città e campagna, tra riva destra e sinistra del Lambro) ed oggi del tutto svanita. La migrazione residenziale di almeno 300.000 ex milanesi e l’omologazione linguistica e paesaggistica rendono del tutto residuale tale pittoresca reminiscenza. No alla provincia di Milano: da abolire, perché non si giustifica un Ente elettivo relegato ad esercitare poche competenze settoriali, in gran parte (tranne la caccia e la pesca!) sovrapposte a quelle dei Comuni e delle loro forme associate; debole e subalterno rispetto allo strapotere del Capoluogo. L’unica funzione importante assegnatale nel 1990 (il Piano Territoriale di coordinamento) risulta, a distanza di 12 anni, mancata: tanto da parte del centro-sinistra, che ha improvvidamente rinunciato, quanto del centro-destra, che ha approntato un piano finto ovvero, come si dice in meneghino, "di tolla". E vero che la nuova Costituzione (Art. 114) annovera ancora le Province tra gli Enti costitutivi la Repubblica; ma esse vanno intese come enti generali di rappresentanza, inserite nella scala di sussidiarietà verticale tra i Comuni da una lato e le Regioni dall’altro, tuttavia in alternativa secca rispetto alle Città Metropolitane, che le sostituiscono in base ai principi di adeguatezza e differenziazione (Art. 118).

No al comune di Milano, da suddividere in autonome Municipalità, per garantire anche ai milanesi residenti, soprattutto nelle periferie, il diritto ad eleggere amministratori locali vicini e raggiungibili, con cui poter comunicare in riguardo agli specifici problemi di quartiere e di zona.

Verrebbero pertanto trasformate le attuali Circoscrizioni, che così come sono travalicano l’ordinamento costituzionale; ed inoltre perpetuano un’assurda anomalia: assemblee elettive senza esecutivo e senza bilancio (tranne che per le proprie spese di autoconservazione!) a dispetto della elementare tripartizione dei poteri che connota il moderno ordine democratico. Il decentramento della macchina amministrativa inoltre adeguerebbe maggiormente a più evoluti criteri di flessibilità ed elasticità il funzionamento di quella che si configura come l’ultima pachidermica fabbrica "fordista" rimasta su territorio, rendendo meno burocratico e gerarchico il rapporto tra organi politici ed apparato tecnico e funzionale. Infine il venir meno del gigante centrale (e centralistico!) eliminerebbe alla radice le cause del male oscuro che ha originato sia le spinte centrifughe che la rassegnazione a subire l’esistente da parte dei Comuni periferici.

Si alla citta(dinanza) metropolitana, unica titolare dei poteri e delle competenze strategiche per un territorio non minore dell’attuale Provincia di Milano, legittimata da un diritto di voto uguale al centro come alla periferia.

Sussidiare, semplificare, selezionare le istituzioni locali ed intermedie significherebbe non soltanto razionalizzare il funzionamento del motore della pubblica amministrazione, superando le remore dei conflitti di competenza, dei rimpalli di responsabilità, degli improbabili tavoli concertativi, applicando pertanto una buona ingegneria istituzionale. Significherebbe soprattutto restituire senso e contenuto a tutti i livelli elettivi; dunque salvare e sviluppare la democrazia ed i diritti politici fondamentali. Significherebbe abbattere il "muro di Berlino" della cinta daziaria che dimezza i diritti dei cittadini-elettori, escludendo quelli esterni dalle decisioni strategiche e, reciprocamente, quelli interni dalla prossimità tra amministratori ed amministrati per affrontare meglio i problemi quotidiani.

Il principio socialista di corrispondenza delle sovrastrutture politiche ed istituzionali alle strutture sociali ed economiche si salderebbe per altro con il principio liberale che lega il voto alla tassazione, e dunque ad un bilancio. Verrebbe infatti eliminata la doppia anomalia di organi del Palazzo Marino che detengono un bilancio pieno benché eletti solo dai milanesi "di notte", escludendo i quasi più numerosi "pendolari" che sono attivi dentro ma risiedono fuori il confine anagrafico; e di organi del Palazzo Isimbardi che invece sono eletti a suffragio pieno per amministrare un bilancio pressoché irrilevante. La rete istituzionale si conformerebbe finalmente alla realtà materiale, economica e sociale. La scala di sussidiarietà delle funzioni diverrebbe coerente con i vari livelli di esercizio del diritto di voto: municipale, metropolitano, regionale, statale, europeo. "Pensare globalmente ed agire localmente": vincerebbe allora la subcultura dei "padroni in casa propria" che – escludendo ogni limite rispetto a regole e poteri sovraordinati – dà luogo nel piccolo all’abusivismo edilizio ed in grande alla deregulation di vasta area. Infatti – con le dovute proporzioni – il discorso vale anche per i Comuni ed i rispettivi strumenti di pianificazione urbanistica. L’autonomia comunale oggi pienamente acquisita necessita infatti di un’autoregolazione, di una "cessione di sovranità", che riservi ad un’autorità altrettanto legittimata dal voto popolare il compito di pianificare su larga maglia il territorio, governare nel suo insieme il sistema della mobilità e delle infrastrutture, compresi gli effetti indesiderati della congestione e dell’inquinamento, salvaguardare con rigore il verde ed i residui preziosi valori ambientali, coordinare le politiche di sicurezza e qualità della vita.
 

Il Corriere della Sera- 25 novembre 2002
L’intervento: Area metropolitana. I giorni della svolta. Eleggiamo il sindaco della grande Milano. di Carlo Tognoli

La recente modifica del Titolo V della Costituzione stabilisce che (art. 114) "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni e dallo Stato". Si aggiunge che si tratta di "enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni (...)" e che "Roma è la capitale della Repubblica" il cui ordinamento è disciplinato da legge dello Stato. La lunga storia (virtuale) delle leggi (mai attuate) sui governi metropolitani è a una svolta, perché dar vita a questo ente è ora un adempimento costituzionale. Nascono allora diversi interrogativi su chi debba legiferare per la fase attuativa.

Eleggiamo il sindaco della grande Milano

Si tratta di capire se debbano essere le Regioni a indicare la normativa per i confini e le funzioni, oppure lo Stato per la legislazione elettorale e gli organi di governo. Bisognerebbe stabilire quante sono le "città metropolitane", evitando le solite rincorse "all'italiana" ai riconoscimenti dai quali si spera di trarre vantaggi. Veniamo a Milano, una delle poche aree "veramente" metropolitane del Paese.

Ci sono già proposte di legge che riprendono quanto suggerito dalle novità costituzionali. Alcune di queste prospettano, per il nuovo livello di governo, oltreché le competenze della Provincia, quelle (sovracomunali) dell'urbanistica, dei trasporti e delle grandi infrastrutture, della difesa del suolo, delle acque e delle fonti energetiche, dei servizi per l'economia - e prevedono l'elezione diretta del sindaco metropolitano (e, ovviamente, di un consiglio). Per rendere compatibile la presenza dei Comuni dell'hinterland (molto più piccoli) con Milano, viene proposta la disarticolazione del capoluogo in più Comuni (10 o 15) che avrebbero le stesse caratteristiche e gli stessi poteri degli altri, fatte salve le competenze del governo sovracomunale. Si tornerebbe alla situazione di 130 anni fa, quando all'esterno delle Mura spagnole c'era il comune a corona circolare dei "Corpi Santi" (suddiviso in mandamenti coi nomi delle porte, Ticinese, Tosa, Vercellina, Orientale, Romana, Comasina) annesso a Milano nel 1873 e gli altri comuni autonomi (Affori, Baggio, Chiaravalle, Gorla Precotto, Greco, Lambrate, Niguarda, Trenno e Vigentino) annessi nel 1923.

In questo quadro c'è chi sostiene, e sono molti, che la grande Milano non è circoscrivibile alla Provincia, ma è rappresentata dalla vasta area che comprende Varese, Como, Lecco, Bergamo, Crema, Lodi, Pavia. Sarebbe questa l'autentica città policentrica formata dalla storia, con le dimensioni di Los Angeles. Così suggerivano peraltro gli "architetti razionalisti", in un piano dello studio BBPR, già nel 1944, in vista della ricostruzione di Milano. Ci sono almeno due scuole di pensiero: i metropolitanisti e i regionalisti.

Il governo metropolitano non deve escludere una particolare attenzione alla concezione della scala regionale, che era la stessa cui si erano ispirati i nostri bisnonni per le Ferrovie Nord o il Comune di Milano quando, nel 1983, con Regione e Ferrovie dello Stato, avviò il Passante ferroviario. Del resto questa è la dimensione giusta per affrontare (e risolvere) i grandi temi: dal secondo Passante, alle comunicazioni e alla viabilità tra i capoluoghi delle Province lombarde, alla creazione di grandi polmoni di verde, al futuro di Malpensa e così via. Su questa problematica l'associazione Amare Milano e la Lombardia terrà una tavola rotonda nel gennaio 2003, con legislatori, amministratori, operatori economici ed esperti.

  Il Corriere della Sera – 18 dicembre 2002
Lettera di Del Pennino al "Corriere della Sera": I governi locali e l'area metropolitana

La constatazione che nella nostra città le autorità comunali agiscono su un territorio assai più ristretto della realtà urbana che le circonda ha evidenziato la necessità d'individuare strumenti più adeguati per dare risposta alle esigenze della "grande Milano". La soluzione a questo problema, peraltro, può essere trovata solo se lo s'inquadra nella più generale questione della forma di governo da dare alle aree metropolitane. Senza una definizione del "nodo" istituzionale si rischia, infatti, di aprire la strada a una serie di mere rivendicazioni economiche nei confronti del governo centrale da parte delle diverse realtà territoriali.

Le recenti polemiche sui fondi straordinari per Roma ne sono un esempio. D'altro canto, dopo la recente riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione, che ha previsto la Città metropolitana come uno dei soggetti dello Stato ordinamento, titolare di funzioni amministrative proprie, è impensabile che un ente territoriale a rilevanza costituzionale resti disciplinato, come avviene oggi, da norme che ne contemplano solo l'istituzione facoltativa.

Per questo, insieme ai colleghi di Forza Italia, Cantoni, Rizzi e Zorzoli, ho presentato al Senato un disegno di legge che prevede, almeno per le aree di Torino, Milano, Roma e Napoli, l'istituzione della Città metropolitana quale unica autorità di governo locale di area vasta, dotata di autonomia speciale, in luogo della Provincia e del Comune capoluogo della Regione. In tali realtà, l'amministrazione si dovrà articolare su due livelli: quello della Città metropolitana e quello dei Comuni.

Alla Città metropolitana saranno attribuite, oltre alle funzioni di competenza provinciale, anche quelle normalmente affidate ai Comuni, quando le stesse hanno precipuo carattere sovracomunale e, conseguentemente, possono essere svolte in modo più economico ed efficiente a livello metropolitano.

Poiché, com'è noto, le principali resistenze all'istituzione delle Città metropolitane derivano dalla preoccupazione dei Comuni minori di essere soffocati dall'egemonia del Comune capoluogo e, per un altro verso, appare assurda la coesistenza della nuova grande unità primaria di governo locale con un megacomune, la Regione, una volta definito l'ambito territoriale della Città metropolitana, dovrà provvedere al riordino delle circoscrizioni comunali, attraverso lo "smembramento" del Comune capoluogo in nuovi Comuni corrispondenti ai quartieri tradizionali o alle attuali circoscrizioni di decentramento. In tal modo, si assicurerà un equilibrato rapporto tra le dimensioni demografiche e territoriali dei diversi Comuni facenti parte della Città metropolitana.

  La Stampa – 23 dicembre 2002

Area metropolitana milanese. Le istituzioni tacciono. Regione, Comune e Provincia dovrebbero favorire il coordinamento delle politiche territoriali, invece pensano solo a beghe interne di partito di Pietro Rutelli

I confini delimitano, chiariscono le aree geografiche, rafforzano identità e appartenenze all' interno e verso l'esterno. Tutto ciò è vero se siamo in tempi di stabilità e continuità con il passato, molto meno se maturano in fretta i tempi dell' innovazione e del cambiamento. Oggi di fronte a necessità urgenti e sempre più improrogabili come, per esempio, il rapporto tra il traffico pubblico e privato, la qualità dell' ambiente, le priorità sullo sviluppo delle infrastrutture, la sicurezza del territorio, l'equilibrio idrogeologico, la mobilità delle merci, come è pensabile che un singolo comune possa o voglia affrontare da solo problemi che richiedono invece soluzioni in scala intercomunale?

La regione Lombardia, la provincia di Milano, e lo stesso comune di Milano dovrebbero favorire il coordinamento delle politiche territoriali, ambientali e intercomunali ma non sembrano ancora attivarsi con decisione per lanciare, per esempio, il progetto dell' Area metropolitana Milanese. La giunta di centro destra continua a progettare e pensare a soluzioni all'interno dei suoi confini quando le vere soluzioni non possono che essere intercomunali. Qualcosa non funziona, eppure Regione, Provincia e Comune di Milano sono da molti anni retti da maggioranze tra loro omogenee. Si ha l'impressione che beghe interne ai partiti, i poteri di questo o quel comune, interessi di candidatura di questo o quel leader politico frenino decisioni necessarie per l'interesse generale.

Tra un anno e mezzo si vota per il rinnovo della Provincia di Milano, quali sono le posizioni in campo sul tema dell' area metropolitana? Chi è favorevole o contrario ? Credo che chi desidera il prevalere del bene comune a interessi di parte dovrebbe scegliere il nuovo assetto amministrativo e territoriale (l'istituzione dell'area metropolitana milanese), peraltro già inscritto nella riforma voluta dal Parlamento nella scorsa legislatura e confermata da un Referendum popolare. Il Governatore Formigoni, la Presidente Colli e il Sindaco Albertini cosa aspettano?

Per par-condicio sia i partiti di centrodestra che di centrosinistra dovrebbero dire ufficialmente il loro punto di vista. Sinora si è sentita la voce solo di singoli politici (Tognoli, Mantini) o di singoli commentatori (Perini di Assolombarda), tutti favorevoli, ma non basta; occorre che le Istituzioni e i Partiti si esprimano con decisione. Come in ogni democrazia moderna e liberale le Istituzioni, Università e Imprese dovrebbero essere coinvolte per costruire progetti che diano slancio economico, sociale e culturale a questi nuovi organismi su scala internazionale. Ma la cultura del centro destra che governa Regione, Provincia e Comune di Milano non ha in tutti questi anni promosso nulla se non la propria singola immagine. Potrebbe essere un'occasione favorevole se le Istituzioni organizzassero, magari su iniziativa del Sindaco Albertini, in coordinamento tra maggioranza e opposizione, un Consiglio Comunale sul tema invitando i Sindaci dei Comuni limitrofi e gli esponenti della Provincia di Milano e della Regione Lombardia. E' questa un' idea utile per far progredire il dibattito, ma per essere realizzata richiede il consenso di molti, attendiamo fiduciosi.


A cura di C. Romagnoli
11-11-2003