DOCUMENTAZIONE SULL'AREA E CITTA' METROPOLITANA BARESE


La pagina che segue consente di avere un’idea della realtà regionale pugliese e dunque del contesto in cui si pone la tematica dell’area metropolitana barese. (N.d.A.)
 

Puglia Popolosa regione dell'Italia meridionale (19.357 kmq, 4.049.372 ab.), è seconda solo al Veneto per l'estensione delle aree pianeggianti: 53% del territorio (Veneto 56%).
L'emigrazione anche in Puglia, come in molte regioni meridionali, ha condizionato la struttura demografica e sociale della popolazione, soprattutto nel periodo tra 1951 e 1981, con un esodo di quasi 800.000 persone. Nell'ultimo decennio il numero delle partenze è inferiore a quello dei rientri degli emigrati dall'estero e dalle regioni del Nord; a questi si devono aggiungere i massicci spostamenti di profughi dall'Europa dell'Est (Albania, ex Jugoslavia). Il tasso di natalità (12,1 per mille) è ancora leggermente superiore al tasso medio nazionale, ma è in continuo calo; il tasso di incremento naturale è del 4,2 per mille nel 1992.
Il profilo economico della regione è definito dal confronto fra i diversi "pesi": 7,1% della popolazione italiana, 5,2% del reddito (71.016 miliardi), 10,8% della produzione agricola, 3,7% della produzione industriale, 2,7% del fatturato turistico. Il reddito per ab. - 17,5 milioni - è superiore a quello della Campania e della Sicilia, ma inferiore di un quarto alla media italiana.
Il quadro complessivo dell'economia pugliese è quello di una regione che non ha ancora iniziato la fase dello sviluppo autopropulsivo. Basi della crescita sono le zone di agricoltura moderna ad alto reddito, il potenziale turistico, i nuclei di attività industriale associati alle maggiori aree urbane, la buona dotazione di infrastrutture autostradali e portuali. L'agricoltura pugliese è caratterizzata da zone ben definite di monocoltura: grano nel Tavoliere, olivi nelle Murge e nel Salento, vigneti ed alberi da frutto nella Terra di Bari. Un settore attivo del comparto primario è la pesca, che realizza il 15% del pescato italiano.
Le attività industriali moderne sono concentrate nelle grandi aree urbane: Foggia (meccanica), Bari (meccanica), Brindisi (petrolchimica), Taranto (siderurgia). In alcuni centri minori si sviluppano lavorazioni del comparto tessile-abbigliamento e delle calzature, o come produzioni per conto terzi commissionate da imprese extraregionali (emiliane, marchigiane) o come iniziative imprenditoriali locali. La presenza di grandi impianti di industria di base comporta un elevato fabbisogno di energia: con una produzione industriale di 16.000 miliardi (3,7% del totale italiano), la Puglia detiene una quota del 6% del consumo nazionale di energia elettrica per usi industriali. Questo fabbisogno è coperto dalle centrali termoelettriche regionali, che producono 13 miliardi di kwh. I porti pugliesi hanno un movimento che è un decimo del traffico portuale italiano: Bari 2,5 milioni di t., Brindisi 3,3 e Taranto oltre 27 milioni di t. Con 360.000 passeggeri, l'aeroporto di Bari è il secondo del Mezzogiorno, dopo Napoli.
La Puglia ha una capacità ricettiva alberghiera di 46.000 posti letto, a cui se ne aggiungono 105.000 in campeggi e villaggi turistici (2,5% del totale nazionale). Nel 1992 sono stati registrati 1.400.000 turisti, con 6,9 milioni di giornate di presenza. Gli stranieri sono soltanto il 10% del movimento turistico. La valorizzazione del potenziale turistico della Puglia è ancora parziale.
 
L'organizzazione del territorio
Un aspetto che differenzia la Puglia dalle altre regioni italiane, ad eccezione della Sicilia, è il notevole accentramento della popolazione: i centri abitati accolgono il 97% dei residenti, mentre solo il 3% è distribuito in nuclei e case sparse. L'insediamento sparso raggiunge valori elevati solo nella Murgia dei trulli, oasi zootecnica della Puglia agricola. Questo assetto insediativo è dovuto all'insicurezza (brigantaggio) e all'insalubrità (paludi, malaria) che caratterizzarono per lungo tempo buona parte delle campagne pugliesi e all'organizzazione produttiva del settore primario, basato su colture (grano, olivo, vite) che, per il loro ciclo produttivo, non richiedono costante applicazione di lavoro.
Fino agli anni '50, nelle zone interne alla rarefazione della presenza umana in campagna si contrapponeva l'accentramento nei borghi rurali, che per lungo tempo sono stati serbatoio di manodopera e che formavano la base di una debole armatura urbana ai cui livelli più alti si trovavano i capoluoghi provinciali. Successivamente l'industrializzazione ha determinato la desertificazione di molti spazi rurali (Subappennino Dauno, Gargano, Murgia Alta, Tarantino nordoccidentale, Salento meridionale) e il rafforzamento dei centri costieri e dei capoluoghi provinciali.
Città e spazi locali
Le città pugliesi, benché in rapida crescita con tassi che vanno dal 40% di Lecce al 60% di Foggia, formano una rete di inquadramento del territorio a maglie tuttora molto larghe, al cui interno lo spazio regionale si frammenta in una molteplicità di quadri ambientali di matrice rurale. Nel suo insieme la rete urbana è equilibrata per le dimensioni dei centri e la loro distribuzione sul territorio, ma poco integrata. Negli ultimi anni, la provincia di Bari mostra un tessuto urbano in profonda trasformazione; gli elementi di novità hanno trovato riconoscimento da parte della regione Puglia che ha previsto il distacco dalla provincia di Bari di quattro comuni (Barletta, Canosa di Puglia, Minervino delle Murge e Spinazzola) che, assieme a tre del foggiano (Trinitapoli, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia) dovrebbero costituire la nuova provincia dell'Ofanto.
Nel 1990 è stata creata l'area metropolitana di Bari, che comprende 44 comuni con una popolazione complessiva di 1.400.000 abitanti; tale ente territoriale, che manca ancora di operatività, dovrebbe consentire il raggiungimento di una maggiore efficienza nel governo del territorio e favorire l'integrazione dei centri abitati dell'hinterland in un rapporto dinamico con il capoluogo.
Bari (342.129 ab.) è una metropoli regionale di tradizione recente e con attrezzatura incompleta: le sue banche operano a un raggio provinciale, la regione è largamente aperta a rapporti diretti con Roma.
Le specializzazioni produttive nel comparto metalmeccanico, il commercio, la serie di importanti occasioni di incontro fra operatori economici (Fiera del Levante, Expo Levante, ecc.) e, in particolare, il terziario superiore (università, istituti di ricerca, parco tecnologico di Tecnopolis, ecc.) fanno comunque di Bari un polo d'attrazione che travalica i confini regionali e copre con la sua influenza anche parte della provincia di Matera. Il territorio provinciale è favorito dalla densa rete stradale, che consente una fitta trama di flussi pendolari verso la fascia costiera e Bari. La stretta striscia costiera, con una densità ormai vicina a 900 ab. per kmq., costituisce l'elemento dominante dell'assetto territoriale pugliese. Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta sono i principali centri urbani, dotati di una struttura economica abbastanza diversificata (calzature, tessile-abbigliamento). Sulla costa a sud di Bari prevalgono invece funzioni turistiche, con una proliferazione di seconde residenze.
Foggia (155.674 ab.), relativamente isolata rispetto ad altre città al centro della sua vasta provincia, ha registrato un alto tasso di crescita demografica, grazie all'intensificazione delle sue funzioni tradizionali di mercato agricolo e di nodo di comunicazioni del Tavoliere, dove si è sviluppata una agricoltura moderna ad alto reddito. Brindisi (95.565 ab.) è il più importante porto del sistema Adriatico-Ionio per il movimento passeggeri. La costituzione, nel 1960, di un polo petrolchimico, non ha invece avuto effetti propulsivi: nella seconda metà degli anni '70 inizia il declino della produzione e la costante diminuzione della manodopera che passa dalle iniziali 6.000 unità alle attuali 2.300. Taranto (230.207 ab.) ha avuto un ruolo fondamentale nell'industrializzazione "guidata" del Meridione con la costruzione del IV Centro Siderurgico dell'Italsider; nonostante il forte calo della produzione e dell'occupazione, l'impianto siderurgico contava ancora nel 1991 15.500 unità, pari all'86% dell'intera area industriale di Taranto.
Nel Salento, Lecce (100.508 ab.), grazie alla maggiore distanza da Bari e ad una individualità storica che la lega più alla Calabria che al resto della Puglia, presenta alcuni elementi di autonomia subregionale (università, banche locali) assenti nelle altre città capoluogo di provincia.
 

E nasce un’altra proposta di legge. Sinisi primo firmatario

La questione della istituzione di una sesta provincia pugliese ha radici molto antiche, ma trova fondamento e ragion d’essere in una analisi approfondita delle dinamiche socio-economiche del territorio e da una lettura attenta delle sue linee di tendenza. Si tratta di un vasto territorio, ricomprendente dodici comuni e segnatamente Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia, Corato, Margherita di Savoia, Minervino Murge, Ruvo di Puglia, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola, Trani e Trinitapoli, di cui nove attualmente ricadenti nella provincia di Bari e tre in quella di Foggia.
E’ un’area-sistema del tutto peculiare, poiché ne fanno parte città densamente popolate, legate fra di loro da solidi legami culturali e con un elevato indice di complementarietà economica, raccolta all’interno di un progetto comune di sviluppo largamente rappresentativo come il Patto territoriale europeo per l’occupazione cui hanno aderito quasi tutte le comunità interessate. Questi elementi, che avrebbero potuto rappresentare un formidabile punto di forza a sostegno della domanda di raccogliersi intorno ad un’unica istituzione politico amministrativa provinciale, sono stati invece un momento di debolezza per il protrarsi di un confronto serrato tra le singole municipalità che vantavano ciascuna titoli e legittimazione per candidarsi ad essere promotrici e capofila d una siffatta iniziativa.
Ed invero questa disputa non era del tutto irrazionale, sol che si tenga conto del fatto che molte delle città coinvolte hanno dimensioni più rilevanti di altri capoluoghi di provincia italiani e con una grande storia che le ha viste protagoniste di istanze politiche successive volte a riconoscere a più d’una di queste il medesimo ruolo. Un lungo e paziente lavoro di quanti negli ultimi anni hanno assunto responsabilità di governo locale ha favorito una maggiore consapevolezza della originalità di questa area-sistema e della esigenza di trovare una soluzione specifica che tenesse conto delle peculiarità.
Nasce così la piena condivisione dell’idea di riunire questo territorio e le comunità che su di esso insistono intorno ad una provincia policentrica, le cui funzioni di capoluogo siano assegnate non ad una sola città, ma al cuore dell’area-sistema, ovvero alle città di Andria, Barletta e Trani, che da sole rappresentano una popolazione di oltre 240 mila abitanti e con la caratterizzazione di un alto livello di decentramento dei servizi che coinvolga tutte le città interessate per aderire alla particolare armatura urbana e funzionale del territorio. Questo orientamento è stato formalizzato in un documento che i sindaci delle dodici città hanno presentato al Governo il 3 settembre 1999 e che costituisce il punto più avanzato del percorso di collaborazione che i governi locali hanno svolto in questi anni per gestire in maniera efficiente ed economica le risorse disponibili.
Anche la condivisione del capoluogo volge nella medesima direzione, rispondendo non ad una velleità campanilistica, ma alla volontà di tener conto dei processi di inurbazione fra due grandi città come Andria e Barletta, che contano insieme 185 mila abitanti, e di mettere a fattor comune alcune istituzioni, come quelle giudiziarie, già oggi presenti nella città di Trani, sede di Tribunale, e che potrebbero essere messe in discussione dalla individuazione di un diverso capoluogo.
Le problematiche dei trasporti sono tra quelle principali e più evidenti e rappresentano meri indici sintomatici di una realtà ben più ricca e complessa consistente nello straordinario patrimonio di ciascuna delle città in questione e nella quantità di interazioni fra le singole comunità. Ogni giorno sono decine di migliaia le persone di questo territorio che si mettono in movimento attraverso il sistema di trasporti locali ed il sistema viario per raggiungere un’altra città di questo stesso ambito per svolgere le normali attività quotidiane, siano esse quelle lavorative, di svago o anche solo in ragione delle proprie relazioni familiari o personali. Un sistema di relazioni che ha diritto ad avere un progetto di sviluppo comune attraverso un riferimento istituzionale unitario nella nuova provincia.
La individuazione del capoluogo in più città ha precedenti nel nostro ordinamento in Massa - Carrara e in Pesaro - Urbino e si ritrova nella proposta di legge della provincia del Verbano - Cusio - Ossola, anche se trovò una diversa definizione nel corso dei lavori. Nella denominazione, che ugualmente deve rispecchiare le caratteristiche di policentricità, è giusto riconoscere che nella storia più recente del processo costitutivo vi è stato un particolare attivismo della città di Barletta, che ha saputo mantenere viva l’attenzione del territorio su questa prospettiva.
Sarebbe troppo lungo e difficile riprendere le fila del ragionamento dalle singole proposte istitutive che hanno interessato nel tempo le città ricomprese nel perimetro della sesta provincia, ma è certo che ciascuno di questi passaggi è stato un tassello del mosaico sapientemente costruito verso una nuova proposta che possa essere unanimemente condivisa.
Resta da aggiungere una questione non marginale, ovvero che ben nove dei dodici comuni interessati, quelli attualmente appartenenti alla provincia di Bari, saranno chiamati ad esprimersi sull’adesione all’Area metropolitana. Al di là di ogni giudizio sul merito, resta il fatto che quasi tutti i comuni n questione hanno già scelto di non aderire all’Area metropolitana barese. Da qui si desume non solo l’urgenza di procedere speditamente verso la definizione in positivo degli assetti istituzionali del territorio, evitando la nascita di una provincia "residuale", ma anche la fondatezza dell’istanza che viene avanzata dalle dodici città interessate.
Allo stesso modo, anche se più genericamente, giova ricordare che le nuove funzioni regionali nella prospettiva del federalismo impongono una maggiore prossimità delle istituzioni di gestione amministrativa sul territorio e che le province assumeranno un rilievo ancora maggiore.
Solo l’attività istruttoria, se mai ve ne fosse bisogno di fronte alla palmare evidenza, potrà dare ulteriore conferma della sussistenza dei requisiti di legge, ovvero delle dimensioni e del consenso; ma oltre quello che potrà risultare, credo possa esprimersi fin d’ora il fondato convincimento che nel futuro di quel territorio e di quelle popolazioni vi è la prospettiva dello stare insieme, dell’agire insieme, dentro un progetto comune. E’ dovere della politica svolgere, secondo una visione lungimirante, una funzione regolatrice che favorisca i processi di coesione sociale e di sviluppo del territorio. Ed è per questo che riteniamo che la proposta di istituzione della provincia di Barletta, Andria e Trani meriti l’attenzione e la pronuncia favorevole del Parlamento.
Il testo sottoposto alla Commissione
Art. 1
Nell’ambito della Regione Puglia è istituita la provincia di Barletta, Andria e Trani. La provincia di Barletta-Andria-Trani è costituita dai comuni di: Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia,, Corato, Margherita di Savoia, Minervino Murge, Ruvo di Puglia, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola, Trani e Trinitapoli. Il capoluogo è nelle città di Andria, Barletta e Trani.

Art. 2
Le province di Bari e di Foggia, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, procedono alla ricognizione delle proprie dotazioni organiche di personale e deliberano lo stato di consistenza del proprio patrimonio ai fini delle conseguenti ripartizioni, da effettuare con apposite deliberazioni della giunta, in proporzione al territorio e alla popolazione trasferiti alla nuova provincia. Gli adempimenti di cui al comma 1 sono effettuati da un commissario nominato dal Ministero dell’Interno, con il compito di curare ogni adempimento connesso alla istituzione della nuova provincia fino all’insediamento degli organi elettivi. Le prime elezioni per il Consiglio provinciale della provincia di Barletta-Andria-Trani hanno luogo entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le elezioni per il rinnovo del medesimo Consiglio provinciale hanno luogo in concomitanza con il rinnovo dei consigli provinciali del restante territorio dello Stato. Fino alla elezione del nuovo Consiglio provinciale i provvedimenti necessari per consentire il funzionamento della nuova provincia sono adottati dal commissario di cui al comma 2.

Art. 3
Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sono determinate le tabelle delle circoscrizioni dei collegi elettorali delle province di Bari, di Foggia e di Barletta-Andria-Trani, ai sensi dell’articolo 9 della legge 8 marzo 1951, n. 122, come modificato dall’articolo 2 della legge 10 settembre 1960, n. 962.

Art. 4
I ministri competenti, con proprio decreto, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, adottano i provvedimenti necessari alla istituzione, nella nuova provincia di Barletta-Andria-Trani, degli uffici periferici dello Stato. I ministri di cui al comma 1 sono autorizzati a provvedere alle occorrenti variazioni dei ruoli del personale. Il ministro dei lavori pubblici delega la Regione Puglia a provvedere al reperimento e all’adattamento degli edifici necessari per il funzionamento degli uffici statali, ferma restando la relativa spesa a carico del bilancio dello Stato.

Art. 5
Gli atti e gli affari amministrativi pendenti, alla data di entrata in vigore della presente legge, presso la Prefettura e gli altri organi dello Stato costituiti nell’ambito delle province di Bari e di Foggia e relativi a cittadini ed enti compresi nel territorio dei comuni di cui al comma 2 dell’articolo 1, sono attribuiti alla competenza dei rispettivi organi ed uffici della provincia di Barletta-Andria-Trani.

Art. 6
La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.



A cura di C. Romagnoli
03-12-2003