| I mulini ad acqua intorno alla città erano alla fine del
'700 ben 14, così dislocati da nord verso sud: Remole, Falle,
Martellina (o Girone), S. Andrea a Candeli, Alessandri, Rovezzano,
S. Niccolò, di Sopra dei Renai, di Sotto dei Renai, Pescaia
d'Ognissanti, Porticciola, Barco, Petriolo e S. Mauro. Tutti
erano situati vicino a una gora d'acqua o a una pescaia e
a volte, nelle vicinanze, venivano costruite le gualchiere. In
questi edifici "industriali", già appartenenti alla
Corporazione dell'Arte della Lana, si gualcavano e si follavano
- ovvero si battevano per ammorbidirle - le stoffe di lana bagnate.
Famose le gualchiere di Remole (presso Le Sieci), risalenti al
Medioevo e restaurate, che oggi il Comune ha messo in vendita, ma
anche quelle di Quintole e del Girone. Queste attività che
utilizzavano la forza dell'acqua persero d'importanza con la
diffusione, nella seconda metà dell'800, di nuove tecnologie in
grado di sfruttare il vapore come forza motrice. L'Arno causava
seri problemi a causa della sua periodica siccità: per garantire il
regolare funzionamento dei mulini - quasi sempre di proprietà di
privati, che pagavano una tassa per lo sfruttamento delle acque
pubbliche -, la Comunità apriva le dighe (dette
anche cateratte) per aumentare la portata dell'acqua; a volte, su
invito degli stessi mugnai e fornai, dovette interrompere l'attività
delle gualchiere del Girone e di Remole. |
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Olio su tela
di L. De Cuppis delle mulina a S. Niccolò (sec.
XIX)
( MFCE, Archivio fotografico, v. 3, n. 8042 ). |
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