Una città e il suo fiume: la vita lungo l'Arno
Indice del percorso Mulini, gualchiere e siccità
I mulini ad acqua intorno alla città erano alla fine del '700 ben 14, così dislocati da nord verso sud: Remole, Falle, Martellina (o Girone), S. Andrea a Candeli, Alessandri, Rovezzano, S. Niccolò, di Sopra dei Renai, di Sotto dei Renai, Pescaia d'Ognissanti, Porticciola, Barco, Petriolo e S. Mauro. Tutti erano situati vicino a una gora d'acqua o a una pescaia e a volte, nelle vicinanze, venivano costruite le gualchiere. In questi edifici "industriali", già appartenenti alla Corporazione dell'Arte della Lana, si gualcavano e si follavano - ovvero si battevano per ammorbidirle - le stoffe di lana bagnate. Famose le gualchiere di Remole (presso Le Sieci), risalenti al Medioevo e restaurate, che oggi il Comune ha messo in vendita, ma anche quelle di Quintole e del Girone. Queste attività che utilizzavano la forza dell'acqua persero d'importanza con la diffusione, nella seconda metà dell'800, di nuove tecnologie in grado di sfruttare il vapore come forza motrice. L'Arno causava seri problemi a causa della sua periodica siccità: per garantire il regolare funzionamento dei mulini - quasi sempre di proprietà di privati, che pagavano una tassa per lo sfruttamento delle acque pubbliche -, la Comunità apriva le dighe (dette anche cateratte) per aumentare la portata dell'acqua; a volte, su invito degli stessi mugnai e fornai, dovette interrompere l'attività delle gualchiere del Girone e di Remole.
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Acquerello a china di G. Piacento e C. del Bigio del 1907 delle gualchiere di Remole
( ASCFi, Fondo disegni, 39/5 )
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Olio su tela di L. De Cuppis delle mulina a S. Niccolò (sec. XIX)
( MFCE, Archivio fotografico, v. 3, n. 8042 ).
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